formula chimica della psilocina
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Depressione, verso terapie senza effetti allucinogeni: nuovi sviluppi dalla ricerca italiana

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23.03.2026

Un gruppo di ricerca guidato dall'Università di Padova ha sviluppato nuove versioni della psilocina, il principio attivo dei funghi psichedelici, con l'obiettivo di trattare disturbi come depressione e ansia riducendo gli effetti allucinogeni.
Negli ultimi anni la psilocibina è stata sempre più studiata per le sue potenzialità in ambito neuropsichiatrico. Tuttavia, le alterazioni della percezione che provoca ne limitano ancora l'uso su larga scala.

Molecole modificate per un rilascio controllato
Per superare questo ostacolo, il team coordinato da Un team di ricercatori, guidato da Andrea Mattarei e Sara De Martin del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell'Università di Padova e da Paolo Manfredi di NeuroArbor Therapeutics, ha progettato derivati della psilocina in grado di essere rilasciati nel cervello in modo più lento e controllato. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Journal of Medicinal Chemistry. 

Un candidato promettente
Le ricercatrici e i ricercatori hanno sintetizzato cinque nuovi derivati della psilocina e ne hanno valutato stabilità, assorbimento e attività biologica. Tra questi, un composto denominato 4e si è dimostrato il candidato più promettente grazie alla capacità di rilasciare psilocina in modo graduale mantenendo una forte attività sui recettori della serotonina. Negli esperimenti su modelli murini, il composto è stato in grado di attraversare efficacemente la barriera emato-encefalica, producendo livelli cerebrali di psilocina più bassi ma più prolungati rispetto alla psilocibina.

I risultati dei test preclinici
Nei test preliminari su modelli animali, queste molecole hanno mantenuto l'attività sui recettori della serotonina, mostrando però effetti psichedelici significativamente ridotti rispetto alla psilocibina tradizionale.«I nostri risultati suggeriscono che gli effetti psichedelici e l'attività serotoninergica della psilocina potrebbero essere separabili», spiega Andrea Mattarei. «Questo apre la strada allo sviluppo di nuovi farmaci che mantengano l'efficacia terapeutica riducendo al tempo stesso gli effetti allucinogeni».

Prospettive e prossimi passi
Tra i composti analizzati, uno in particolare si è distinto per la capacità di rilasciare la sostanza attiva in modo graduale, garantendo livelli cerebrali più bassi ma più duraturi.
«Questi risultati dimostrano la possibilità di sviluppare derivati capaci di mantenere l'attività sui recettori serotoninergici riducendo gli effetti acuti di alterazione della percezione», aggiunge il ricercatore, sottolineando però che «saranno necessari ulteriori studi per valutarne pienamente il potenziale terapeutico e la sicurezza nell'uomo».
La ricerca è stata sostenuta anche da NeuroArbor Therapeutics, in collaborazione con MGGM Therapeutics.

In questa direzione si inserisce anche un altro recente studio dell’Università di Padova sulla psilocibina a basse dosi, che ha mostrato benefici metabolici in modelli preclinici senza indurre effetti psichedelici.