Psilocibina a basse dosi: benefici metabolici senza effetti psichedelici
29.01.2026
Uno studio preclinico, pubblicato sulla rivista «Pharmacological Research» e guidato dalle Università di Padova e Milano, mostra che la somministrazione cronica di dosi molto basse e non psichedeliche di psilocibina produce benefici metabolici in modelli di obesità, diabete di tipo 2 e steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD).
In un modello di malattia metabolica indotta dalla dieta, il trattamento a lungo termine con psilocibina ha determinato una riduzione dell’aumento ponderale, un miglioramento della sensibilità insulinica, la normalizzazione della glicemia e una regressione della steatosi epatica, senza ridurre l’assunzione di cibo e senza effetti collaterali sul sistema nervoso centrale.
Attraverso analisi molecolari, lo studio ha mostrato una quasi completa normalizzazione del metabolismo epatico, riducendo i grassi “tossici” e riattivando i meccanismi che permettono all’insulina di funzionare correttamente; questi cambiamenti si riflettono anche in un miglioramento visibile della struttura del fegato e dei principali indicatori metabolici.
«Questi dati mettono in discussione l’idea che il potenziale terapeutico della psilocibina sia necessariamente legato all’esperienza psichedelica – osserva Sara De Martin, corresponding author della ricerca e docente al Dipartimento di Scienze del farmaco dell’Università di Padova –. A basse dosi croniche, la psilocibina agisce come modulatore periferico del metabolismo, in particolare a livello epatico, attraverso un pathway serotoninergico distinto».
«Questi studi, condotti in un modello sperimentale nel topo, suggeriscono che la psilocibina potrebbe rappresentare una nuova cura per MASLD, il diabete di tipo 2 e l’obesità nell’uomo» aggiunge Franco Folli, corresponding author e docente al Dipartimento di Scienze della salute dell’Università di Milano.
Lo studio è stato condotto nell’ambito di una collaborazione internazionale e multi-istituzionale, guidata dall’Università di Padova e dall’Università di Milano, con l’Institute of Oncology Research (IOR) di Bellinzona, l’Azienda Socio-Sanitaria Territoriale (ASST) dei Sette Laghi di Varese e l’Università dell’Insubria, supportata da MGGM Therapeutics (New York) e Neuroarbor Therapeutics (Delaware), coinvolgendo centri di ricerca in Italia, Svizzera, Germania e Stati Uniti.


