Il ruolo cruciale della serotonina nei sintomi negativi della schizofrenia
30.01.2026
Uno studio condotto dal King’s College di Londra in collaborazione con l’Università di Padova ha fornito la prima evidenza diretta che un eccessivo rilascio di serotonina in specifiche aree del cervello è correlato ai sintomi più debilitanti della schizofrenia. Pubblicato su «JAMA Psychiatry» con il titolo “Role of Serotonin in the Neurobiology of Schizophrenia and Association With Negative Symptoms”, la ricerca ha identificato un potenziale nuovo obiettivo terapeutico per la malattia. Mattia Veronese e Lucia Maccioni, entrambi affiliati al Dipartimento di Ingegneria dell'informazione dell'Università di Padova, hanno partecipato allo studio, che ha, così, individuato un possibile nuovo bersaglio per il trattamento della schizofrenia.
Lo studio basato su un campione di pazienti, dimostra che la schizofrenia è associata a un rilascio significativamente maggiore di serotonina nella corteccia frontale, area fondamentale per la motivazione e la pianificazione. Questo eccesso è strettamente correlato alla gravità dei cosiddetti "sintomi negativi" della malattia, quali l’isolamento sociale, la mancanza di motivazione e la perdita di piacere per la vita.
Le ricercatrici e i ricercatori hanno analizzato 54 persone (26 con schizofrenia e 28 sane) sottoponendoli a scansioni PET con un radio-tracciante che si lega ai recettori cerebrali della serotonina. Dopo una singola dose di d-amfetamina, che induce il rilascio di serotonina, hanno notato un rilascio molto più marcato nella corteccia frontale e nelle persone con schizofrenia rispetto al gruppo di controllo. È stato stabilito un legame diretto tra questo picco, la severità dei sintomi negativi e il grado di disabilità funzionale. L’ipotesi del coinvolgimento del sistema serotoninergico nella schizofrenia era stata proposta scientificamente oltre 60 anni fa, ma non era mai stata dimostrata in vivo un’alterazione del rilascio di serotonina in pazienti affetti da schizofrenia. I risultati della ricerca identificano, così,
Il team dell’Università di Padova che ha partecipato alla ricerca, ha contribuito alla misurazione del legame tra l’azione farmacologica della d-amfetamina e le alterazioni molecolari associate alla schizofrenia. «L’integrazione delle scienze bioingegneristiche sottolinea come la ricerca medica sperimentale moderna sia sempre più multidisciplinare e richieda competenze avanzate nelle tecnologie dell’informazione e nell’elaborazione dei dati», dice Mattia Veronese del Dipartimento di Ingegneria dell'informazione dell'Università di Padova.


