Botulismo, anche dosi minime di tossina possono indurre infezioni intestinali
05.03.2026
Quantità molto basse di neurotossine botuliniche, insufficienti a causare la paralisi tipica del botulismo, possono comunque indebolire le difese dell'intestino e favorire infezioni batteriche. È quanto emerge da uno studio di un team del Dipartimento di Scienze biomediche dell'Università di Padova, pubblicato su «Science Advances».
Il botulismo è una malattia rara ma potenzialmente letale causata da tossine prodotte da batteri del genere Clostridium, capaci di bloccare il rilascio dei neurotrasmettitori e provocare paralisi muscolare. Proprio per la loro elevata pericolosità, le tossine botuliniche rientrano tra gli agenti a potenziale uso bioterroristico. Allo stesso tempo, la loro specificità d'azione le rende preziose in medicina: sono utilizzate, in dosi controllate, per trattare distonie, spasticità, iperidrosi, emicrania cronica, vescica iperattiva e anche in medicina estetica.
Secondo Ornella Rossetto, docente del Dipartimento di Scienze biomediche dell'Università di Padova, co-corresponding author dello studio, "le tossine botuliniche sono in grado di entrare nei neuroni del sistema nervoso enterico, bloccando il rilascio di acetilcolina e quindi alterando funzioni fondamentali per la difesa della mucosa intestinale". L'effetto, spiegano i ricercatori, riguarda in particolare i neuroni colinergici dell'intestino: "L'inibizione dei neuroni colinergici enterici determina un'alterazione della peristalsi intestinale e riduce il rilascio di muco protettivo favorendo così le infezioni da batteri patogeni quali Salmonella e Shigella".
Cesare Montecucco, professore emerito dell'Università di Padova, anche lui co-corresponding author, richiama episodi recenti: «Come è successo nei casi verificatesi in Calabria ed in Sardegna nell'estate 2025, il botulismo si manifesta in gruppi di persone che hanno condiviso alimenti contenenti la tossina botulinica». Montecucco descrive tre profili clinici: i casi gravi con rischio di morte prima della diagnosi, quelli salvati grazie alla terapia intensiva e un terzo gruppo con sintomi lievi o lievissimi, soprattutto intestinali, considerato spesso poco rilevante. Ma, avverte, «Abbiamo invece dimostrato che dosi bassissime di tossina botulinica ingerita con cibi contaminati possono favorire infezioni intestinali». Da qui l'invito a monitorare attentamente i pazienti con botulismo dopo la dimissione e anche chi ha ingerito quantità minime, valutando «opportune terapie antibiotiche per prevenire l'insorgenza di infezioni intestinali».
Lo studio offre inoltre una chiave di lettura per un sintomo frequente ma poco considerato nelle intossicazioni botuliniche: la costipazione. L'alterazione della peristalsi intestinale, infatti, viene interpretata come conseguenza diretta dell'azione della tossina sul sistema nervoso enterico, spesso definito il nostro "secondo cervello".
Per il primo autore Federico Fabris, ricercatore del Dipartimento di Scienze biomediche dell'Università di Padova, i risultati impongono anche una revisione del modello classico della malattia: «Finora l'intestino era considerato principalmente come una porta d'ingresso della tossina, il nostro studio dimostra invece che l'intestino, e in particolare il sistema nervoso enterico, rappresenta il primo sito d'azione funzionale della tossina», con effetti locali che possono aumentare la suscettibilità alle infezioni.
La ricerca, dal taglio multidisciplinare (neurobiologia, microbiologia, immunologia e fisiologia), apre nuove prospettive sul modo in cui le neurotossine botuliniche possono influenzare l'equilibrio tra organismo e microbiota intestinale anche quando non provocano botulismo conclamato.


