Progetto Arrupe: un'opportunità concreta di riscatto e realizzazione per studentesse e studenti rifugiati

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Progetto Arrupe offre supporto abitativo, burocratico e formativo a studentesse e studenti rifugiati, per dar loro l’opportunità di studiare e costruire il proprio futuro serenamente. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Popoli Insieme e le residenze universitarie padovane: Messori, Antonianum, Collegio Mazza e la Residenza familiare Marilena e Gabriella. Sin dalle sue origini, il progetto si è svolto in stretta collaborazione con l’Area Relazioni internazionali dell'Università di Padova, permettendo così una risposta più puntuale e completa alle necessità dei beneficiari, in termini informativi, ma anche abitativi e relazionali.

Poter studiare in Italia è un’opportunità di riscatto, di realizzazione, e, in alcuni casi, essa rappresenta l’unica possibilità per costruirsi un futuro in un contesto diverso da quello di origine, in un contesto di pace. Il Progetto Arrupe nasce come risposta ad un'esigenza concreta: supportare studenti e studentesse rifugiati o provenienti da contesti a rischio che a Padova faticano a trovare un alloggio ma anche a formare una rete relazionale e sociale che, tra le altre cose, li aiuti ad orientarsi sul territorio.

Il progetto si è svolto in fase sperimentale nell’anno accademico 2022-2023, con l'accoglienza di 5 studenti e studentesse. Considerato il buon esito della prima annualità di progetto, unito ad un positivo interesse di nuove residenze, si è voluto riproporre il Progetto Arrupe 23/24, estendendo il numero di residenze coinvolte e dunque anche il numero di studentesse e studenti accolti, ossia 10.

Il 26 ottobre pv si terrà un “Welcome day Arrupe”, dalle 17.30 alle 19, presso il Centro Antonianum: un’occasione di incontro e conoscenza tra gli studenti e le studentesse e i partner di progetto.

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Poter studiare in Italia è un’opportunità di riscatto, di realizzazione, e, in alcuni casi, essa rappresenta l’unica possibilità per costruirsi un futuro in un contesto diverso da quello di origine, in un contesto di pace. Il Progetto Arrupe nasce come risposta ad un'esigenza concreta: supportare studenti e studentesse rifugiati o provenienti da contesti a rischio che a Padova faticano a trovare un alloggio ma anche a formare una rete relazionale e sociale che, tra le altre cose, li aiuti ad orientarsi sul territorio.

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Il 26 ottobre pv si terrà un “Welcome day Arrupe”, dalle 17.30 alle 19, presso il Centro Antonianum: un’occasione di incontro e conoscenza tra gli studenti e le studentesse e i partner di progetto.

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Progetto Arrupe offre supporto abitativo, burocratico e formativo a studentesse e studenti rifugiati, per dar loro l’opportunità di studiare e costruire il proprio futuro serenamente. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Popoli Insieme e le residenze universitarie padovane: Messori, Antonianum, Collegio Mazza e la Residenza familiare Marilena e Gabriella. Sin dalle sue origini, il progetto si è svolto in stretta collaborazione con l’Area Relazioni internazionali dell'Università di Padova, permettendo così una risposta più puntuale e completa alle necessità dei beneficiari, in termini informativi, ma anche abitativi e relazionali.

Poter studiare in Italia è un’opportunità di riscatto, di realizzazione, e, in alcuni casi, essa rappresenta l’unica possibilità per costruirsi un futuro in un contesto diverso da quello di origine, in un contesto di pace. Il Progetto Arrupe nasce come risposta ad un'esigenza concreta: supportare studenti e studentesse rifugiati o provenienti da contesti a rischio che a Padova faticano a trovare un alloggio ma anche a formare una rete relazionale e sociale che, tra le altre cose, li aiuti ad orientarsi sul territorio.

Il progetto si è svolto in fase sperimentale nell’anno accademico 2022-2023, con l'accoglienza di 5 studenti e studentesse. Considerato il buon esito della prima annualità di progetto, unito ad un positivo interesse di nuove residenze, si è voluto riproporre il Progetto Arrupe 23/24, estendendo il numero di residenze coinvolte e dunque anche il numero di studentesse e studenti accolti, ossia 10.

Il 26 ottobre pv si terrà un “Welcome day Arrupe”, dalle 17.30 alle 19, presso il Centro Antonianum: un’occasione di incontro e conoscenza tra gli studenti e le studentesse e i partner di progetto.

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Progetto Arrupe offre supporto abitativo, burocratico e formativo a studentesse e studenti rifugiati, per dar loro l’opportunità di studiare e costruire il proprio futuro serenamente. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Popoli Insieme e le residenze universitarie padovane: Messori, Antonianum, Collegio Mazza e la Residenza familiare Marilena e Gabriella. Sin dalle sue origini, il progetto si è svolto in stretta collaborazione con l’Area Relazioni internazionali dell'Università di Padova, permettendo così una risposta più puntuale e completa alle necessità dei beneficiari, in termini informativi, ma anche abitativi e relazionali.

Poter studiare in Italia è un’opportunità di riscatto, di realizzazione, e, in alcuni casi, essa rappresenta l’unica possibilità per costruirsi un futuro in un contesto diverso da quello di origine, in un contesto di pace. Il Progetto Arrupe nasce come risposta ad un'esigenza concreta: supportare studenti e studentesse rifugiati o provenienti da contesti a rischio che a Padova faticano a trovare un alloggio ma anche a formare una rete relazionale e sociale che, tra le altre cose, li aiuti ad orientarsi sul territorio.

Il progetto si è svolto in fase sperimentale nell’anno accademico 2022-2023, con l'accoglienza di 5 studenti e studentesse. Considerato il buon esito della prima annualità di progetto, unito ad un positivo interesse di nuove residenze, si è voluto riproporre il Progetto Arrupe 23/24, estendendo il numero di residenze coinvolte e dunque anche il numero di studentesse e studenti accolti, ossia 10.

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Il progetto si è svolto in fase sperimentale nell’anno accademico 2022-2023, con l'accoglienza di 5 studenti e studentesse. Considerato il buon esito della prima annualità di progetto, unito ad un positivo interesse di nuove residenze, si è voluto riproporre il Progetto Arrupe 23/24, estendendo il numero di residenze coinvolte e dunque anche il numero di studentesse e studenti accolti, ossia 10.

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Poter studiare in Italia è un’opportunità di riscatto, di realizzazione, e, in alcuni casi, essa rappresenta l’unica possibilità per costruirsi un futuro in un contesto diverso da quello di origine, in un contesto di pace. Il Progetto Arrupe nasce come risposta ad un'esigenza concreta: supportare studenti e studentesse rifugiati o provenienti da contesti a rischio che a Padova faticano a trovare un alloggio ma anche a formare una rete relazionale e sociale che, tra le altre cose, li aiuti ad orientarsi sul territorio.

Il progetto si è svolto in fase sperimentale nell’anno accademico 2022-2023, con l'accoglienza di 5 studenti e studentesse. Considerato il buon esito della prima annualità di progetto, unito ad un positivo interesse di nuove residenze, si è voluto riproporre il Progetto Arrupe 23/24, estendendo il numero di residenze coinvolte e dunque anche il numero di studentesse e studenti accolti, ossia 10.

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Progetti Erasmus+ European Universities

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Erasmus+ Virtual Exchange Possibili finanziamenti

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Erasmus+ Virtual Exchange Open Badge Virtual Exchange

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L’Università di Padova eroga un Open Badge specifico destinato alle studentesse ed agli studenti che abbiano concluso con successo un programma di virtual exchange.  

L’Open Badge può essere erogato a studentesse e studenti dell’Università di Padova e delle altre università che partecipano allo scambio, previa comunicazione dei nominativi da parte dei docenti di riferimento. 

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L’Università di Padova eroga un Open Badge specifico destinato alle studentesse ed agli studenti che abbiano concluso con successo un programma di virtual exchange.  

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L’Università di Padova eroga un Open Badge specifico destinato alle studentesse ed agli studenti che abbiano concluso con successo un programma di virtual exchange.  

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L’Università di Padova eroga un Open Badge specifico destinato alle studentesse ed agli studenti che abbiano concluso con successo un programma di virtual exchange.  

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L’Università di Padova eroga un Open Badge specifico destinato alle studentesse ed agli studenti che abbiano concluso con successo un programma di virtual exchange.  

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L’Università di Padova eroga un Open Badge specifico destinato alle studentesse ed agli studenti che abbiano concluso con successo un programma di virtual exchange.  

L’Open Badge può essere erogato a studentesse e studenti dell’Università di Padova e delle altre università che partecipano allo scambio, previa comunicazione dei nominativi da parte dei docenti di riferimento. 

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A cinque anni da Vaia, ad Asiago la riforestazione premia la biodiversità

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La sera del 29 ottobre 2018 violente piogge e un vento fortissimo, che soffiò anche a 200 chilometri all’ora, abbatterono milioni di alberi, 8,5 milioni di metri cubi di legno per la precisione, in quattro regioni italiane. Era la terribile conclusione di quattro giorni di tempesta Vaia, che provocò danni da inondazioni e schianti per quasi 3 miliardi di euro in Trentino e Alto Adige, Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, e 8 morti.

A distanza di cinque anni dal quel primo grande evento conseguenza della crisi climatica, è tempo di tracciare un bilancio di come si sta tentando di ripristinare il patrimonio boschivo devastato. Un quadro che presenta luci e ombre, da un punto di vista ambientale ed economico. Da un lato il grande lavoro per togliere dai boschi indeboliti gli alberi sradicati non è riuscito ad evitare l’espandersi del bostrico tipografo, un insetto dell’ordine dei coleotteri che deposita le uova sotto la corteccia delle piante più deboli; da queste nascono poi le larve che causano la morte repentina delle piante ospiti. Alcune stime nei territori colpiti da Vaia e dal bostrico hanno quantificato una perdita del patrimonio boschivo anche del 60% rispetto alla situazione pre 2018: un danno enorme per l’ambiente, le comunità e l’economia di queste aree.

Da un altro punto di vista, quello del rimboschimento: “un bosco non è una somma di alberi –– spiega Giuseppe Bonanno, Direttore di FSC Italia - e ricostituire un ecosistema forestale richiede in primo luogo il ripristino delle sue funzioni e servizi, come la biodiversità. Se Vaia e il bostrico stanno distruggendo i boschi del Nordest per come li conosciamo, questi eventi hanno indotto alcune amministrazioni e gestori forestali locali a progettare i boschi che verranno”. Le aree colpite sono spesso luoghi dove reimpianti e selvicoltura hanno premiato principalmente il valore economico del bosco, a scapito dei valori ambientali. “È attraverso boschi ‘diversi’ per specie ed età e gestiti in modo responsabile che passa una delle soluzioni alle sfide ambientali che ci attendono nei prossimi decenni, come dimostra il progetto ‘Oltre Vaia’ realizzato nei boschi certificati FSC del Comune di Asiago insieme alla Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, all’Università di Padova, FSC Italia e Treedom”.

“In un’area di tre ettari sulla sommità monte Mosciagh, a 1.550 metri sul livello del mare – spiega Marco Pellegrini, dottore agronomo e forestale Unipd e coordinatore tecnico di Oltre Vaia – abbiamo cercato di imitare la natura, lasciando una parte del bosco ad evoluzione naturale, mentre nel resto si è proceduto attraverso impianti di specie differenti e autoctone. Sono state così messe a dimora 6.000 piantine di otto specie diverse (abete bianco, abete rosso, larice, sorbo degli uccellatori, sorbo montano, betulla, faggio e salicone) con l’obiettivo di rendere il bosco più resiliente attraverso la ricostituzione della sua complessità”.

L’area è diventata un vero e proprio laboratorio a cielo aperto: qui vengono le scolaresche in visita didattica (sono stati posizionate bacheche informative sul progetto) e i ricercatori e le ricercatrici dell’Università di Padova (Dipartimento Territorio e sistemi agroforestali) a studiare il metodo utilizzato per verificarne l’efficacia in caso di eventi estremi futuri. Anche l’impianto ha seguito modalità innovative, privilegiando i “cluster”, ossia impianti di alberelli disposti in gruppi di diverse dimensioni, imitando quanto così bene fa la natura.

A questo si affianca il progetto "Bosco 800", ideato e realizzato dal Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell'Università di Padova, che ha l’obiettivo di rinverdire una superficie forestale di complessivi 8 ettari& in una zona storica e ben visibile tra Asiago e Monte Zebio, attraverso un accordo con il comune di Asiago. In ogni ettaro vengono piantumate 2000 piante di un'altezza media di 30-40 cm. Il progetto prevede la possibilità di contribuire al rimboschimento, con una donazione di 10 euro per ogni albero.

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“In un’area di tre ettari sulla sommità monte Mosciagh, a 1.550 metri sul livello del mare – spiega Marco Pellegrini, dottore agronomo e forestale Unipd e coordinatore tecnico di Oltre Vaia – abbiamo cercato di imitare la natura, lasciando una parte del bosco ad evoluzione naturale, mentre nel resto si è proceduto attraverso impianti di specie differenti e autoctone. Sono state così messe a dimora 6.000 piantine di otto specie diverse (abete bianco, abete rosso, larice, sorbo degli uccellatori, sorbo montano, betulla, faggio e salicone) con l’obiettivo di rendere il bosco più resiliente attraverso la ricostituzione della sua complessità”.

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A distanza di cinque anni dal quel primo grande evento conseguenza della crisi climatica, è tempo di tracciare un bilancio di come si sta tentando di ripristinare il patrimonio boschivo devastato. Un quadro che presenta luci e ombre, da un punto di vista ambientale ed economico. Da un lato il grande lavoro per togliere dai boschi indeboliti gli alberi sradicati non è riuscito ad evitare l’espandersi del bostrico tipografo, un insetto dell’ordine dei coleotteri che deposita le uova sotto la corteccia delle piante più deboli; da queste nascono poi le larve che causano la morte repentina delle piante ospiti. Alcune stime nei territori colpiti da Vaia e dal bostrico hanno quantificato una perdita del patrimonio boschivo anche del 60% rispetto alla situazione pre 2018: un danno enorme per l’ambiente, le comunità e l’economia di queste aree.

Da un altro punto di vista, quello del rimboschimento: “un bosco non è una somma di alberi –– spiega Giuseppe Bonanno, Direttore di FSC Italia - e ricostituire un ecosistema forestale richiede in primo luogo il ripristino delle sue funzioni e servizi, come la biodiversità. Se Vaia e il bostrico stanno distruggendo i boschi del Nordest per come li conosciamo, questi eventi hanno indotto alcune amministrazioni e gestori forestali locali a progettare i boschi che verranno”. Le aree colpite sono spesso luoghi dove reimpianti e selvicoltura hanno premiato principalmente il valore economico del bosco, a scapito dei valori ambientali. “È attraverso boschi ‘diversi’ per specie ed età e gestiti in modo responsabile che passa una delle soluzioni alle sfide ambientali che ci attendono nei prossimi decenni, come dimostra il progetto ‘Oltre Vaia’ realizzato nei boschi certificati FSC del Comune di Asiago insieme alla Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, all’Università di Padova, FSC Italia e Treedom”.

“In un’area di tre ettari sulla sommità monte Mosciagh, a 1.550 metri sul livello del mare – spiega Marco Pellegrini, dottore agronomo e forestale Unipd e coordinatore tecnico di Oltre Vaia – abbiamo cercato di imitare la natura, lasciando una parte del bosco ad evoluzione naturale, mentre nel resto si è proceduto attraverso impianti di specie differenti e autoctone. Sono state così messe a dimora 6.000 piantine di otto specie diverse (abete bianco, abete rosso, larice, sorbo degli uccellatori, sorbo montano, betulla, faggio e salicone) con l’obiettivo di rendere il bosco più resiliente attraverso la ricostituzione della sua complessità”.

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A distanza di cinque anni dal quel primo grande evento conseguenza della crisi climatica, è tempo di tracciare un bilancio di come si sta tentando di ripristinare il patrimonio boschivo devastato. Un quadro che presenta luci e ombre, da un punto di vista ambientale ed economico. Da un lato il grande lavoro per togliere dai boschi indeboliti gli alberi sradicati non è riuscito ad evitare l’espandersi del bostrico tipografo, un insetto dell’ordine dei coleotteri che deposita le uova sotto la corteccia delle piante più deboli; da queste nascono poi le larve che causano la morte repentina delle piante ospiti. Alcune stime nei territori colpiti da Vaia e dal bostrico hanno quantificato una perdita del patrimonio boschivo anche del 60% rispetto alla situazione pre 2018: un danno enorme per l’ambiente, le comunità e l’economia di queste aree.

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A questo si affianca il progetto "Bosco 800", ideato e realizzato dal Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell'Università di Padova, che ha l’obiettivo di rinverdire una superficie forestale di complessivi 8 ettari& in una zona storica e ben visibile tra Asiago e Monte Zebio, attraverso un accordo con il comune di Asiago. In ogni ettaro vengono piantumate 2000 piante di un'altezza media di 30-40 cm. Il progetto prevede la possibilità di contribuire al rimboschimento, con una donazione di 10 euro per ogni albero.

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A distanza di cinque anni dal quel primo grande evento conseguenza della crisi climatica, è tempo di tracciare un bilancio di come si sta tentando di ripristinare il patrimonio boschivo devastato. Un quadro che presenta luci e ombre, da un punto di vista ambientale ed economico. Da un lato il grande lavoro per togliere dai boschi indeboliti gli alberi sradicati non è riuscito ad evitare l’espandersi del bostrico tipografo, un insetto dell’ordine dei coleotteri che deposita le uova sotto la corteccia delle piante più deboli; da queste nascono poi le larve che causano la morte repentina delle piante ospiti. Alcune stime nei territori colpiti da Vaia e dal bostrico hanno quantificato una perdita del patrimonio boschivo anche del 60% rispetto alla situazione pre 2018: un danno enorme per l’ambiente, le comunità e l’economia di queste aree.

Da un altro punto di vista, quello del rimboschimento: “un bosco non è una somma di alberi –– spiega Giuseppe Bonanno, Direttore di FSC Italia - e ricostituire un ecosistema forestale richiede in primo luogo il ripristino delle sue funzioni e servizi, come la biodiversità. Se Vaia e il bostrico stanno distruggendo i boschi del Nordest per come li conosciamo, questi eventi hanno indotto alcune amministrazioni e gestori forestali locali a progettare i boschi che verranno”. Le aree colpite sono spesso luoghi dove reimpianti e selvicoltura hanno premiato principalmente il valore economico del bosco, a scapito dei valori ambientali. “È attraverso boschi ‘diversi’ per specie ed età e gestiti in modo responsabile che passa una delle soluzioni alle sfide ambientali che ci attendono nei prossimi decenni, come dimostra il progetto ‘Oltre Vaia’ realizzato nei boschi certificati FSC del Comune di Asiago insieme alla Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, all’Università di Padova, FSC Italia e Treedom”.

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A questo si affianca il progetto "Bosco 800", ideato e realizzato dal Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell'Università di Padova, che ha l’obiettivo di rinverdire una superficie forestale di complessivi 8 ettari& in una zona storica e ben visibile tra Asiago e Monte Zebio, attraverso un accordo con il comune di Asiago. In ogni ettaro vengono piantumate 2000 piante di un'altezza media di 30-40 cm. Il progetto prevede la possibilità di contribuire al rimboschimento, con una donazione di 10 euro per ogni albero.

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Da un altro punto di vista, quello del rimboschimento: “un bosco non è una somma di alberi –– spiega Giuseppe Bonanno, Direttore di FSC Italia - e ricostituire un ecosistema forestale richiede in primo luogo il ripristino delle sue funzioni e servizi, come la biodiversità. Se Vaia e il bostrico stanno distruggendo i boschi del Nordest per come li conosciamo, questi eventi hanno indotto alcune amministrazioni e gestori forestali locali a progettare i boschi che verranno”. Le aree colpite sono spesso luoghi dove reimpianti e selvicoltura hanno premiato principalmente il valore economico del bosco, a scapito dei valori ambientali. “È attraverso boschi ‘diversi’ per specie ed età e gestiti in modo responsabile che passa una delle soluzioni alle sfide ambientali che ci attendono nei prossimi decenni, come dimostra il progetto ‘Oltre Vaia’ realizzato nei boschi certificati FSC del Comune di Asiago insieme alla Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, all’Università di Padova, FSC Italia e Treedom”.

“In un’area di tre ettari sulla sommità monte Mosciagh, a 1.550 metri sul livello del mare – spiega Marco Pellegrini, dottore agronomo e forestale Unipd e coordinatore tecnico di Oltre Vaia – abbiamo cercato di imitare la natura, lasciando una parte del bosco ad evoluzione naturale, mentre nel resto si è proceduto attraverso impianti di specie differenti e autoctone. Sono state così messe a dimora 6.000 piantine di otto specie diverse (abete bianco, abete rosso, larice, sorbo degli uccellatori, sorbo montano, betulla, faggio e salicone) con l’obiettivo di rendere il bosco più resiliente attraverso la ricostituzione della sua complessità”.

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A questo si affianca il progetto "Bosco 800", ideato e realizzato dal Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell'Università di Padova, che ha l’obiettivo di rinverdire una superficie forestale di complessivi 8 ettari& in una zona storica e ben visibile tra Asiago e Monte Zebio, attraverso un accordo con il comune di Asiago. In ogni ettaro vengono piantumate 2000 piante di un'altezza media di 30-40 cm. Il progetto prevede la possibilità di contribuire al rimboschimento, con una donazione di 10 euro per ogni albero.

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La sera del 29 ottobre 2018 violente piogge e un vento fortissimo, che soffiò anche a 200 chilometri all’ora, abbatterono milioni di alberi, 8,5 milioni di metri cubi di legno per la precisione, in quattro regioni italiane. Era la terribile conclusione di quattro giorni di tempesta Vaia, che provocò danni da inondazioni e schianti per quasi 3 miliardi di euro in Trentino e Alto Adige, Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, e 8 morti.

A distanza di cinque anni dal quel primo grande evento conseguenza della crisi climatica, è tempo di tracciare un bilancio di come si sta tentando di ripristinare il patrimonio boschivo devastato. Un quadro che presenta luci e ombre, da un punto di vista ambientale ed economico. Da un lato il grande lavoro per togliere dai boschi indeboliti gli alberi sradicati non è riuscito ad evitare l’espandersi del bostrico tipografo, un insetto dell’ordine dei coleotteri che deposita le uova sotto la corteccia delle piante più deboli; da queste nascono poi le larve che causano la morte repentina delle piante ospiti. Alcune stime nei territori colpiti da Vaia e dal bostrico hanno quantificato una perdita del patrimonio boschivo anche del 60% rispetto alla situazione pre 2018: un danno enorme per l’ambiente, le comunità e l’economia di queste aree.

Da un altro punto di vista, quello del rimboschimento: “un bosco non è una somma di alberi –– spiega Giuseppe Bonanno, Direttore di FSC Italia - e ricostituire un ecosistema forestale richiede in primo luogo il ripristino delle sue funzioni e servizi, come la biodiversità. Se Vaia e il bostrico stanno distruggendo i boschi del Nordest per come li conosciamo, questi eventi hanno indotto alcune amministrazioni e gestori forestali locali a progettare i boschi che verranno”. Le aree colpite sono spesso luoghi dove reimpianti e selvicoltura hanno premiato principalmente il valore economico del bosco, a scapito dei valori ambientali. “È attraverso boschi ‘diversi’ per specie ed età e gestiti in modo responsabile che passa una delle soluzioni alle sfide ambientali che ci attendono nei prossimi decenni, come dimostra il progetto ‘Oltre Vaia’ realizzato nei boschi certificati FSC del Comune di Asiago insieme alla Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, all’Università di Padova, FSC Italia e Treedom”.

“In un’area di tre ettari sulla sommità monte Mosciagh, a 1.550 metri sul livello del mare – spiega Marco Pellegrini, dottore agronomo e forestale Unipd e coordinatore tecnico di Oltre Vaia – abbiamo cercato di imitare la natura, lasciando una parte del bosco ad evoluzione naturale, mentre nel resto si è proceduto attraverso impianti di specie differenti e autoctone. Sono state così messe a dimora 6.000 piantine di otto specie diverse (abete bianco, abete rosso, larice, sorbo degli uccellatori, sorbo montano, betulla, faggio e salicone) con l’obiettivo di rendere il bosco più resiliente attraverso la ricostituzione della sua complessità”.

L’area è diventata un vero e proprio laboratorio a cielo aperto: qui vengono le scolaresche in visita didattica (sono stati posizionate bacheche informative sul progetto) e i ricercatori e le ricercatrici dell’Università di Padova (Dipartimento Territorio e sistemi agroforestali) a studiare il metodo utilizzato per verificarne l’efficacia in caso di eventi estremi futuri. Anche l’impianto ha seguito modalità innovative, privilegiando i “cluster”, ossia impianti di alberelli disposti in gruppi di diverse dimensioni, imitando quanto così bene fa la natura.

A questo si affianca il progetto "Bosco 800", ideato e realizzato dal Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell'Università di Padova, che ha l’obiettivo di rinverdire una superficie forestale di complessivi 8 ettari& in una zona storica e ben visibile tra Asiago e Monte Zebio, attraverso un accordo con il comune di Asiago. In ogni ettaro vengono piantumate 2000 piante di un'altezza media di 30-40 cm. Il progetto prevede la possibilità di contribuire al rimboschimento, con una donazione di 10 euro per ogni albero.

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La sera del 29 ottobre 2018 violente piogge e un vento fortissimo, che soffiò anche a 200 chilometri all’ora, abbatterono milioni di alberi, 8,5 milioni di metri cubi di legno per la precisione, in quattro regioni italiane. Era la terribile conclusione di quattro giorni di tempesta Vaia, che provocò danni da inondazioni e schianti per quasi 3 miliardi di euro in Trentino e Alto Adige, Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, e 8 morti.

A distanza di cinque anni dal quel primo grande evento conseguenza della crisi climatica, è tempo di tracciare un bilancio di come si sta tentando di ripristinare il patrimonio boschivo devastato. Un quadro che presenta luci e ombre, da un punto di vista ambientale ed economico. Da un lato il grande lavoro per togliere dai boschi indeboliti gli alberi sradicati non è riuscito ad evitare l’espandersi del bostrico tipografo, un insetto dell’ordine dei coleotteri che deposita le uova sotto la corteccia delle piante più deboli; da queste nascono poi le larve che causano la morte repentina delle piante ospiti. Alcune stime nei territori colpiti da Vaia e dal bostrico hanno quantificato una perdita del patrimonio boschivo anche del 60% rispetto alla situazione pre 2018: un danno enorme per l’ambiente, le comunità e l’economia di queste aree.

Da un altro punto di vista, quello del rimboschimento: “un bosco non è una somma di alberi –– spiega Giuseppe Bonanno, Direttore di FSC Italia - e ricostituire un ecosistema forestale richiede in primo luogo il ripristino delle sue funzioni e servizi, come la biodiversità. Se Vaia e il bostrico stanno distruggendo i boschi del Nordest per come li conosciamo, questi eventi hanno indotto alcune amministrazioni e gestori forestali locali a progettare i boschi che verranno”. Le aree colpite sono spesso luoghi dove reimpianti e selvicoltura hanno premiato principalmente il valore economico del bosco, a scapito dei valori ambientali. “È attraverso boschi ‘diversi’ per specie ed età e gestiti in modo responsabile che passa una delle soluzioni alle sfide ambientali che ci attendono nei prossimi decenni, come dimostra il progetto ‘Oltre Vaia’ realizzato nei boschi certificati FSC del Comune di Asiago insieme alla Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, all’Università di Padova, FSC Italia e Treedom”.

“In un’area di tre ettari sulla sommità monte Mosciagh, a 1.550 metri sul livello del mare – spiega Marco Pellegrini, dottore agronomo e forestale Unipd e coordinatore tecnico di Oltre Vaia – abbiamo cercato di imitare la natura, lasciando una parte del bosco ad evoluzione naturale, mentre nel resto si è proceduto attraverso impianti di specie differenti e autoctone. Sono state così messe a dimora 6.000 piantine di otto specie diverse (abete bianco, abete rosso, larice, sorbo degli uccellatori, sorbo montano, betulla, faggio e salicone) con l’obiettivo di rendere il bosco più resiliente attraverso la ricostituzione della sua complessità”.

L’area è diventata un vero e proprio laboratorio a cielo aperto: qui vengono le scolaresche in visita didattica (sono stati posizionate bacheche informative sul progetto) e i ricercatori e le ricercatrici dell’Università di Padova (Dipartimento Territorio e sistemi agroforestali) a studiare il metodo utilizzato per verificarne l’efficacia in caso di eventi estremi futuri. Anche l’impianto ha seguito modalità innovative, privilegiando i “cluster”, ossia impianti di alberelli disposti in gruppi di diverse dimensioni, imitando quanto così bene fa la natura.

A questo si affianca il progetto "Bosco 800", ideato e realizzato dal Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell'Università di Padova, che ha l’obiettivo di rinverdire una superficie forestale di complessivi 8 ettari& in una zona storica e ben visibile tra Asiago e Monte Zebio, attraverso un accordo con il comune di Asiago. In ogni ettaro vengono piantumate 2000 piante di un'altezza media di 30-40 cm. Il progetto prevede la possibilità di contribuire al rimboschimento, con una donazione di 10 euro per ogni albero.

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A distanza di cinque anni dal quel primo grande evento conseguenza della crisi climatica, è tempo di tracciare un bilancio di come si sta tentando di ripristinare il patrimonio boschivo devastato. Un quadro che presenta luci e ombre, da un punto di vista ambientale ed economico. Da un lato il grande lavoro per togliere dai boschi indeboliti gli alberi sradicati non è riuscito ad evitare l’espandersi del bostrico tipografo, un insetto dell’ordine dei coleotteri che deposita le uova sotto la corteccia delle piante più deboli; da queste nascono poi le larve che causano la morte repentina delle piante ospiti. Alcune stime nei territori colpiti da Vaia e dal bostrico hanno quantificato una perdita del patrimonio boschivo anche del 60% rispetto alla situazione pre 2018: un danno enorme per l’ambiente, le comunità e l’economia di queste aree.

Da un altro punto di vista, quello del rimboschimento: “un bosco non è una somma di alberi –– spiega Giuseppe Bonanno, Direttore di FSC Italia - e ricostituire un ecosistema forestale richiede in primo luogo il ripristino delle sue funzioni e servizi, come la biodiversità. Se Vaia e il bostrico stanno distruggendo i boschi del Nordest per come li conosciamo, questi eventi hanno indotto alcune amministrazioni e gestori forestali locali a progettare i boschi che verranno”. Le aree colpite sono spesso luoghi dove reimpianti e selvicoltura hanno premiato principalmente il valore economico del bosco, a scapito dei valori ambientali. “È attraverso boschi ‘diversi’ per specie ed età e gestiti in modo responsabile che passa una delle soluzioni alle sfide ambientali che ci attendono nei prossimi decenni, come dimostra il progetto ‘Oltre Vaia’ realizzato nei boschi certificati FSC del Comune di Asiago insieme alla Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, all’Università di Padova, FSC Italia e Treedom”.

“In un’area di tre ettari sulla sommità monte Mosciagh, a 1.550 metri sul livello del mare – spiega Marco Pellegrini, dottore agronomo e forestale Unipd e coordinatore tecnico di Oltre Vaia – abbiamo cercato di imitare la natura, lasciando una parte del bosco ad evoluzione naturale, mentre nel resto si è proceduto attraverso impianti di specie differenti e autoctone. Sono state così messe a dimora 6.000 piantine di otto specie diverse (abete bianco, abete rosso, larice, sorbo degli uccellatori, sorbo montano, betulla, faggio e salicone) con l’obiettivo di rendere il bosco più resiliente attraverso la ricostituzione della sua complessità”.

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Da un altro punto di vista, quello del rimboschimento: “un bosco non è una somma di alberi –– spiega Giuseppe Bonanno, Direttore di FSC Italia - e ricostituire un ecosistema forestale richiede in primo luogo il ripristino delle sue funzioni e servizi, come la biodiversità. Se Vaia e il bostrico stanno distruggendo i boschi del Nordest per come li conosciamo, questi eventi hanno indotto alcune amministrazioni e gestori forestali locali a progettare i boschi che verranno”. Le aree colpite sono spesso luoghi dove reimpianti e selvicoltura hanno premiato principalmente il valore economico del bosco, a scapito dei valori ambientali. “È attraverso boschi ‘diversi’ per specie ed età e gestiti in modo responsabile che passa una delle soluzioni alle sfide ambientali che ci attendono nei prossimi decenni, come dimostra il progetto ‘Oltre Vaia’ realizzato nei boschi certificati FSC del Comune di Asiago insieme alla Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, all’Università di Padova, FSC Italia e Treedom”.

“In un’area di tre ettari sulla sommità monte Mosciagh, a 1.550 metri sul livello del mare – spiega Marco Pellegrini, dottore agronomo e forestale Unipd e coordinatore tecnico di Oltre Vaia – abbiamo cercato di imitare la natura, lasciando una parte del bosco ad evoluzione naturale, mentre nel resto si è proceduto attraverso impianti di specie differenti e autoctone. Sono state così messe a dimora 6.000 piantine di otto specie diverse (abete bianco, abete rosso, larice, sorbo degli uccellatori, sorbo montano, betulla, faggio e salicone) con l’obiettivo di rendere il bosco più resiliente attraverso la ricostituzione della sua complessità”.

L’area è diventata un vero e proprio laboratorio a cielo aperto: qui vengono le scolaresche in visita didattica (sono stati posizionate bacheche informative sul progetto) e i ricercatori e le ricercatrici dell’Università di Padova (Dipartimento Territorio e sistemi agroforestali) a studiare il metodo utilizzato per verificarne l’efficacia in caso di eventi estremi futuri. Anche l’impianto ha seguito modalità innovative, privilegiando i “cluster”, ossia impianti di alberelli disposti in gruppi di diverse dimensioni, imitando quanto così bene fa la natura.

A questo si affianca il progetto "Bosco 800", ideato e realizzato dal Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell'Università di Padova, che ha l’obiettivo di rinverdire una superficie forestale di complessivi 8 ettari& in una zona storica e ben visibile tra Asiago e Monte Zebio, attraverso un accordo con il comune di Asiago. In ogni ettaro vengono piantumate 2000 piante di un'altezza media di 30-40 cm. Il progetto prevede la possibilità di contribuire al rimboschimento, con una donazione di 10 euro per ogni albero.

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Projects and Mobility Office - Settore Strategic Partnerships

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Palazzo Anselmi,
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Projects and Mobility Office Generico

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Laurea magistrale in Italian food and wine - alimenti e vini d'italia

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Informazioni: docente Matteo Marangon, Dipartimento di Agronomia animali alimenti risorse naturali e ambiente

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Decreto di rettifica Ulteriori borse di dottorato di ricerca a.a. 2023/24 - XXXIX ciclo

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CONVERSAZIONI SULLA MECCANICA QUANTISTICA: INCONTRO DIVULGATIVO APERTO AL PUBBLICO A PALAZZO DEL MONTE DI PIETÀ

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