Submitted by chiara.mezzalira on Gio, 28/11/2024 - 09:33
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Va in scena a Lastra a Signa (Firenze), il 29 novembre 2024 (ore 21) al Teatro Cinema delle Arti, lo spettacoloBepi Colombo, Il pescatore di stelle, ideato da David Burigana, professore Unipd, in occasione delle celebrazioni dell'800° anniversario della fondazione dell'Università di Padova. Lo spettacolo verrà poi riproposto anche a Roma, il 16 dicembre.
Con questo spettacolo abbiamo celebrato Giuseppe Colombo (1920-1984), da tutti conosciuto come Bepi Colombo, matematico, fisico, ingegnere e un astronomo Unipd, che con il suo contributo ha, tra l’altro, modificato la storia dei viaggi spaziali.
Nel suo studio di Padova, già sofferente della malattia che lo porterà alla morte, lo scienziato si confida a un giornalista affascinato dalla sua vicenda umana e dalla forza delle sue intuizioni. Il racconto si dipana lungo gli anni secondo un percorso a ritroso, accompagnando gli spettatori nei luoghi raggiunti dal lavoro di Colombo: dall’università patavina allo Smithsonian Institution in Massachuttes, dalla Parigi dell’ESA al JPL della NASA, dal chiuso del suo studio allo spazio cosmico. Studioso itinerante in continuo movimento, al tempo stesso rigoroso e geniale, solitario e estroverso, Colombo percepiva la responsabilità della ricerca scientifica quale forma di arricchimento per l’intero genere umano e, in piena Guerra Fredda, osava immaginare una maggiore collaborazione tra le potenze mondiali per rispondere alle sfide globali, come lo stesso riscaldamento terrestre.
L’iniziativa rientra nel progetto “L’Università di Padova e lo spazio. Dall’esplorazione robotica e umana dello spazio alla Science Diplomacy” coordinato da David Burigana con la consulenza scientifica di Enrico Lorenzini e realizzato con il patrocinio del Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali e del Centro di Studi e attività spaziali “Giuseppe Colombo” dell'Università di Padova.
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Con questo spettacolo abbiamo celebrato Giuseppe Colombo (1920-1984), da tutti conosciuto come Bepi Colombo, matematico, fisico, ingegnere e un astronomo Unipd, che con il suo contributo ha, tra l’altro, modificato la storia dei viaggi spaziali.
Nel suo studio di Padova, già sofferente della malattia che lo porterà alla morte, lo scienziato si confida a un giornalista affascinato dalla sua vicenda umana e dalla forza delle sue intuizioni. Il racconto si dipana lungo gli anni secondo un percorso a ritroso, accompagnando gli spettatori nei luoghi raggiunti dal lavoro di Colombo: dall’università patavina allo Smithsonian Institution in Massachuttes, dalla Parigi dell’ESA al JPL della NASA, dal chiuso del suo studio allo spazio cosmico. Studioso itinerante in continuo movimento, al tempo stesso rigoroso e geniale, solitario e estroverso, Colombo percepiva la responsabilità della ricerca scientifica quale forma di arricchimento per l’intero genere umano e, in piena Guerra Fredda, osava immaginare una maggiore collaborazione tra le potenze mondiali per rispondere alle sfide globali, come lo stesso riscaldamento terrestre.
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Con questo spettacolo abbiamo celebrato Giuseppe Colombo (1920-1984), da tutti conosciuto come Bepi Colombo, matematico, fisico, ingegnere e un astronomo Unipd, che con il suo contributo ha, tra l’altro, modificato la storia dei viaggi spaziali.
Nel suo studio di Padova, già sofferente della malattia che lo porterà alla morte, lo scienziato si confida a un giornalista affascinato dalla sua vicenda umana e dalla forza delle sue intuizioni. Il racconto si dipana lungo gli anni secondo un percorso a ritroso, accompagnando gli spettatori nei luoghi raggiunti dal lavoro di Colombo: dall’università patavina allo Smithsonian Institution in Massachuttes, dalla Parigi dell’ESA al JPL della NASA, dal chiuso del suo studio allo spazio cosmico. Studioso itinerante in continuo movimento, al tempo stesso rigoroso e geniale, solitario e estroverso, Colombo percepiva la responsabilità della ricerca scientifica quale forma di arricchimento per l’intero genere umano e, in piena Guerra Fredda, osava immaginare una maggiore collaborazione tra le potenze mondiali per rispondere alle sfide globali, come lo stesso riscaldamento terrestre.
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Con questo spettacolo abbiamo celebrato Giuseppe Colombo (1920-1984), da tutti conosciuto come Bepi Colombo, matematico, fisico, ingegnere e un astronomo Unipd, che con il suo contributo ha, tra l’altro, modificato la storia dei viaggi spaziali.
Nel suo studio di Padova, già sofferente della malattia che lo porterà alla morte, lo scienziato si confida a un giornalista affascinato dalla sua vicenda umana e dalla forza delle sue intuizioni. Il racconto si dipana lungo gli anni secondo un percorso a ritroso, accompagnando gli spettatori nei luoghi raggiunti dal lavoro di Colombo: dall’università patavina allo Smithsonian Institution in Massachuttes, dalla Parigi dell’ESA al JPL della NASA, dal chiuso del suo studio allo spazio cosmico. Studioso itinerante in continuo movimento, al tempo stesso rigoroso e geniale, solitario e estroverso, Colombo percepiva la responsabilità della ricerca scientifica quale forma di arricchimento per l’intero genere umano e, in piena Guerra Fredda, osava immaginare una maggiore collaborazione tra le potenze mondiali per rispondere alle sfide globali, come lo stesso riscaldamento terrestre.
L’iniziativa rientra nel progetto “L’Università di Padova e lo spazio. Dall’esplorazione robotica e umana dello spazio alla Science Diplomacy” coordinato da David Burigana con la consulenza scientifica di Enrico Lorenzini e realizzato con il patrocinio del Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali e del Centro di Studi e attività spaziali “Giuseppe Colombo” dell'Università di Padova.
Va in scena a Lastra a Signa (Firenze), il 29 novembre 2024 (ore 21) al Teatro Cinema delle Arti, lo spettacoloBepi Colombo, Il pescatore di stelle, ideato da David Burigana, professore Unipd, in occasione delle celebrazioni dell'800° anniversario della fondazione dell'Università di Padova. Lo spettacolo verrà poi riproposto anche a Roma, il 16 dicembre.
Con questo spettacolo abbiamo celebrato Giuseppe Colombo (1920-1984), da tutti conosciuto come Bepi Colombo, matematico, fisico, ingegnere e un astronomo Unipd, che con il suo contributo ha, tra l’altro, modificato la storia dei viaggi spaziali.
Nel suo studio di Padova, già sofferente della malattia che lo porterà alla morte, lo scienziato si confida a un giornalista affascinato dalla sua vicenda umana e dalla forza delle sue intuizioni. Il racconto si dipana lungo gli anni secondo un percorso a ritroso, accompagnando gli spettatori nei luoghi raggiunti dal lavoro di Colombo: dall’università patavina allo Smithsonian Institution in Massachuttes, dalla Parigi dell’ESA al JPL della NASA, dal chiuso del suo studio allo spazio cosmico. Studioso itinerante in continuo movimento, al tempo stesso rigoroso e geniale, solitario e estroverso, Colombo percepiva la responsabilità della ricerca scientifica quale forma di arricchimento per l’intero genere umano e, in piena Guerra Fredda, osava immaginare una maggiore collaborazione tra le potenze mondiali per rispondere alle sfide globali, come lo stesso riscaldamento terrestre.
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Con questo spettacolo abbiamo celebrato Giuseppe Colombo (1920-1984), da tutti conosciuto come Bepi Colombo, matematico, fisico, ingegnere e un astronomo Unipd, che con il suo contributo ha, tra l’altro, modificato la storia dei viaggi spaziali.
Nel suo studio di Padova, già sofferente della malattia che lo porterà alla morte, lo scienziato si confida a un giornalista affascinato dalla sua vicenda umana e dalla forza delle sue intuizioni. Il racconto si dipana lungo gli anni secondo un percorso a ritroso, accompagnando gli spettatori nei luoghi raggiunti dal lavoro di Colombo: dall’università patavina allo Smithsonian Institution in Massachuttes, dalla Parigi dell’ESA al JPL della NASA, dal chiuso del suo studio allo spazio cosmico. Studioso itinerante in continuo movimento, al tempo stesso rigoroso e geniale, solitario e estroverso, Colombo percepiva la responsabilità della ricerca scientifica quale forma di arricchimento per l’intero genere umano e, in piena Guerra Fredda, osava immaginare una maggiore collaborazione tra le potenze mondiali per rispondere alle sfide globali, come lo stesso riscaldamento terrestre.
L’iniziativa rientra nel progetto “L’Università di Padova e lo spazio. Dall’esplorazione robotica e umana dello spazio alla Science Diplomacy” coordinato da David Burigana con la consulenza scientifica di Enrico Lorenzini e realizzato con il patrocinio del Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali e del Centro di Studi e attività spaziali “Giuseppe Colombo” dell'Università di Padova.
Per gli atti di concessione di sovvenzioni, contributi e vantaggi economici di qualunque genere gestiti dai Dipartimenti si rinvia alla pagina Amministrazione trasparente - sezione “Sovvenzioni, contributi, sussidi, vantaggi economici” di ciascun Dipartimento:
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Nell'ambito del National Biodiversity Future Center (NBFC), primo centro italiano di ricerca sulla biodiversità, l'Università di Padova, insieme alla Sapienza Università di Roma, è capofila dello Spoke 7 dedicato a scienza e società. In questo ambito si inserisce il progetto di digitalizzazione dell'erbario di Padova che, proprio in questi giorni, organizzato con cura in scatole numerate, ha iniziato a viaggiare per raggiungere gli spazi della sezione botanica del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze dove verrà fotografato e riprodotto in formato digitale. Gli erbari sono veri e propri archivi di biodiversità, frutto di ricerche ed esplorazioni scientifiche condotte nel corso dei secoli da scienziate e scienziati, storici o persone appassionate di tutto il mondo. Ancora oggi, queste collezioni naturalistiche rappresentano un riferimento indispensabile per comprendere la ricchezza, la varietà e le trasformazioni del pianeta.
«Si tratta di un progetto di ampia portata che per la prima volta valorizza in maniera sinergica le collezioni d’erbario italiane, con l’obiettivo di renderle disponibili e farle conoscere a un pubblico più vasto - spiega Elena Canadelli, docenteall’Università di Padova, responsabile del Museo botanico Unipd e responsabile scientifica del progetto nazionale di digitalizzazione massiva dello Spoke 7, condotto grazie alla collaborazione con l’Università di Firenze -. Con un finanziamento di 7 milioni di euro è stata avviata la digitalizzazione massiva di 4 milioni e 200mila campioni (settecentomila dell'erbario di Padova), partendo dall'Erbario Centrale Italiano di Firenze (la conclusione del progetto nazionale è prevista per la fine di agosto 2025)».
Attraverso l'utilizzo di tecniche avanzate, per acquisire l'immagine dei campioni senza alterarne lo stato di conservazione, l’intervento prevede il posizionamento dei fogli d’erbario su alcuni rulli: una volta sistemati, questi vengono fotografati e infine descritti registrando i contenuti di biodiversità presenti nelle etichette, che rivelano luogo di raccolta, data e nome scientifico di ogni esemplare.
«I dati di biodiversità del passato vengono così messi a disposizione della ricerca scientifica attuale: i fogli di erbario escono dagli armadi per raggiungere ogni parte del mondo - commenta Canadelli -. Il lavoro sull’erbario patavino durerà un paio di mesi, al termine dei quali la collezione tornerà all'Orto Botanico di Padova per essere ricollocata nei grandi armadi della sede storica, temporaneamente svuotati proprio per poter realizzare il progetto, che riunisce esemplari essiccati a partire dalla fine del Settecento fino ai giorni nostri. Una selezione è esposta anche nella Galleria degli Erbari del Museo Botanico.»
Nato nel 1835, grazie a un primo nucleo donato da Giuseppe Antonio Bonato, allora Prefetto dell’Orto, nel tempo, l’Erbario dell’Università di Padova si è arricchito grazie a donazioni e acquisti. Oggi si stima custodisca circa 700.000 campioni tra piante, funghi, alghe e galle che raccontano la biodiversità italiana e del resto del mondo.
La collezione di Padova conserva campioni raccolti da illustri botanici come Augusto Béguinot, Roberto de Visiani, Adriano Fiori, Achille Forti e Pier Andrea Saccardo, da semplici appassionati come Wilhelm Pfaff e, ancora, da figure note in ambiti diversi da quelli botanici, tra questi Luigi Tibertelli, conosciuto come Filippo de Pisis, pittore ferrarese della prima metà del Novecento che donò a Padova le sue raccolte.
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«Si tratta di un progetto di ampia portata che per la prima volta valorizza in maniera sinergica le collezioni d’erbario italiane, con l’obiettivo di renderle disponibili e farle conoscere a un pubblico più vasto - spiega Elena Canadelli, docenteall’Università di Padova, responsabile del Museo botanico Unipd e responsabile scientifica del progetto nazionale di digitalizzazione massiva dello Spoke 7, condotto grazie alla collaborazione con l’Università di Firenze -. Con un finanziamento di 7 milioni di euro è stata avviata la digitalizzazione massiva di 4 milioni e 200mila campioni (settecentomila dell'erbario di Padova), partendo dall'Erbario Centrale Italiano di Firenze (la conclusione del progetto nazionale è prevista per la fine di agosto 2025)».
Attraverso l'utilizzo di tecniche avanzate, per acquisire l'immagine dei campioni senza alterarne lo stato di conservazione, l’intervento prevede il posizionamento dei fogli d’erbario su alcuni rulli: una volta sistemati, questi vengono fotografati e infine descritti registrando i contenuti di biodiversità presenti nelle etichette, che rivelano luogo di raccolta, data e nome scientifico di ogni esemplare.
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«Si tratta di un progetto di ampia portata che per la prima volta valorizza in maniera sinergica le collezioni d’erbario italiane, con l’obiettivo di renderle disponibili e farle conoscere a un pubblico più vasto - spiega Elena Canadelli, docenteall’Università di Padova, responsabile del Museo botanico Unipd e responsabile scientifica del progetto nazionale di digitalizzazione massiva dello Spoke 7, condotto grazie alla collaborazione con l’Università di Firenze -. Con un finanziamento di 7 milioni di euro è stata avviata la digitalizzazione massiva di 4 milioni e 200mila campioni (settecentomila dell'erbario di Padova), partendo dall'Erbario Centrale Italiano di Firenze (la conclusione del progetto nazionale è prevista per la fine di agosto 2025)».
Attraverso l'utilizzo di tecniche avanzate, per acquisire l'immagine dei campioni senza alterarne lo stato di conservazione, l’intervento prevede il posizionamento dei fogli d’erbario su alcuni rulli: una volta sistemati, questi vengono fotografati e infine descritti registrando i contenuti di biodiversità presenti nelle etichette, che rivelano luogo di raccolta, data e nome scientifico di ogni esemplare.
«I dati di biodiversità del passato vengono così messi a disposizione della ricerca scientifica attuale: i fogli di erbario escono dagli armadi per raggiungere ogni parte del mondo - commenta Canadelli -. Il lavoro sull’erbario patavino durerà un paio di mesi, al termine dei quali la collezione tornerà all'Orto Botanico di Padova per essere ricollocata nei grandi armadi della sede storica, temporaneamente svuotati proprio per poter realizzare il progetto, che riunisce esemplari essiccati a partire dalla fine del Settecento fino ai giorni nostri. Una selezione è esposta anche nella Galleria degli Erbari del Museo Botanico.»
Nato nel 1835, grazie a un primo nucleo donato da Giuseppe Antonio Bonato, allora Prefetto dell’Orto, nel tempo, l’Erbario dell’Università di Padova si è arricchito grazie a donazioni e acquisti. Oggi si stima custodisca circa 700.000 campioni tra piante, funghi, alghe e galle che raccontano la biodiversità italiana e del resto del mondo.
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Nato nel 1835, grazie a un primo nucleo donato da Giuseppe Antonio Bonato, allora Prefetto dell’Orto, nel tempo, l’Erbario dell’Università di Padova si è arricchito grazie a donazioni e acquisti. Oggi si stima custodisca circa 700.000 campioni tra piante, funghi, alghe e galle che raccontano la biodiversità italiana e del resto del mondo.
La collezione di Padova conserva campioni raccolti da illustri botanici come Augusto Béguinot, Roberto de Visiani, Adriano Fiori, Achille Forti e Pier Andrea Saccardo, da semplici appassionati come Wilhelm Pfaff e, ancora, da figure note in ambiti diversi da quelli botanici, tra questi Luigi Tibertelli, conosciuto come Filippo de Pisis, pittore ferrarese della prima metà del Novecento che donò a Padova le sue raccolte.
Nell'ambito del National Biodiversity Future Center (NBFC), primo centro italiano di ricerca sulla biodiversità, l'Università di Padova, insieme alla Sapienza Università di Roma, è capofila dello Spoke 7 dedicato a scienza e società.
Nell'ambito del National Biodiversity Future Center (NBFC), primo centro italiano di ricerca sulla biodiversità, l'Università di Padova, insieme alla Sapienza Università di Roma, è capofila dello Spoke 7 dedicato a scienza e società. In questo ambito si inserisce il progetto di digitalizzazione dell'erbario di Padova che, proprio in questi giorni, organizzato con cura in scatole numerate, ha iniziato a viaggiare per raggiungere gli spazi della sezione botanica del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze dove verrà fotografato e riprodotto in formato digitale. Gli erbari sono veri e propri archivi di biodiversità, frutto di ricerche ed esplorazioni scientifiche condotte nel corso dei secoli da scienziate e scienziati, storici o persone appassionate di tutto il mondo. Ancora oggi, queste collezioni naturalistiche rappresentano un riferimento indispensabile per comprendere la ricchezza, la varietà e le trasformazioni del pianeta.
«Si tratta di un progetto di ampia portata che per la prima volta valorizza in maniera sinergica le collezioni d’erbario italiane, con l’obiettivo di renderle disponibili e farle conoscere a un pubblico più vasto - spiega Elena Canadelli, docenteall’Università di Padova, responsabile del Museo botanico Unipd e responsabile scientifica del progetto nazionale di digitalizzazione massiva dello Spoke 7, condotto grazie alla collaborazione con l’Università di Firenze -. Con un finanziamento di 7 milioni di euro è stata avviata la digitalizzazione massiva di 4 milioni e 200mila campioni (settecentomila dell'erbario di Padova), partendo dall'Erbario Centrale Italiano di Firenze (la conclusione del progetto nazionale è prevista per la fine di agosto 2025)».
Attraverso l'utilizzo di tecniche avanzate, per acquisire l'immagine dei campioni senza alterarne lo stato di conservazione, l’intervento prevede il posizionamento dei fogli d’erbario su alcuni rulli: una volta sistemati, questi vengono fotografati e infine descritti registrando i contenuti di biodiversità presenti nelle etichette, che rivelano luogo di raccolta, data e nome scientifico di ogni esemplare.
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Attraverso l'utilizzo di tecniche avanzate, per acquisire l'immagine dei campioni senza alterarne lo stato di conservazione, l’intervento prevede il posizionamento dei fogli d’erbario su alcuni rulli: una volta sistemati, questi vengono fotografati e infine descritti registrando i contenuti di biodiversità presenti nelle etichette, che rivelano luogo di raccolta, data e nome scientifico di ogni esemplare.
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Nato nel 1835, grazie a un primo nucleo donato da Giuseppe Antonio Bonato, allora Prefetto dell’Orto, nel tempo, l’Erbario dell’Università di Padova si è arricchito grazie a donazioni e acquisti. Oggi si stima custodisca circa 700.000 campioni tra piante, funghi, alghe e galle che raccontano la biodiversità italiana e del resto del mondo.
La collezione di Padova conserva campioni raccolti da illustri botanici come Augusto Béguinot, Roberto de Visiani, Adriano Fiori, Achille Forti e Pier Andrea Saccardo, da semplici appassionati come Wilhelm Pfaff e, ancora, da figure note in ambiti diversi da quelli botanici, tra questi Luigi Tibertelli, conosciuto come Filippo de Pisis, pittore ferrarese della prima metà del Novecento che donò a Padova le sue raccolte.
Nell'ambito del National Biodiversity Future Center (NBFC), primo centro italiano di ricerca sulla biodiversità, l'Università di Padova, insieme alla Sapienza Università di Roma, è capofila dello Spoke 7 dedicato a scienza e società. In questo ambito si inserisce il progetto di digitalizzazione dell'erbario di Padova che, proprio in questi giorni, organizzato con cura in scatole numerate, ha iniziato a viaggiare per raggiungere gli spazi della sezione botanica del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze dove verrà fotografato e riprodotto in formato digitale. Gli erbari sono veri e propri archivi di biodiversità, frutto di ricerche ed esplorazioni scientifiche condotte nel corso dei secoli da scienziate e scienziati, storici o persone appassionate di tutto il mondo. Ancora oggi, queste collezioni naturalistiche rappresentano un riferimento indispensabile per comprendere la ricchezza, la varietà e le trasformazioni del pianeta.
«Si tratta di un progetto di ampia portata che per la prima volta valorizza in maniera sinergica le collezioni d’erbario italiane, con l’obiettivo di renderle disponibili e farle conoscere a un pubblico più vasto - spiega Elena Canadelli, docenteall’Università di Padova, responsabile del Museo botanico Unipd e responsabile scientifica del progetto nazionale di digitalizzazione massiva dello Spoke 7, condotto grazie alla collaborazione con l’Università di Firenze -. Con un finanziamento di 7 milioni di euro è stata avviata la digitalizzazione massiva di 4 milioni e 200mila campioni (settecentomila dell'erbario di Padova), partendo dall'Erbario Centrale Italiano di Firenze (la conclusione del progetto nazionale è prevista per la fine di agosto 2025)».
Attraverso l'utilizzo di tecniche avanzate, per acquisire l'immagine dei campioni senza alterarne lo stato di conservazione, l’intervento prevede il posizionamento dei fogli d’erbario su alcuni rulli: una volta sistemati, questi vengono fotografati e infine descritti registrando i contenuti di biodiversità presenti nelle etichette, che rivelano luogo di raccolta, data e nome scientifico di ogni esemplare.
«I dati di biodiversità del passato vengono così messi a disposizione della ricerca scientifica attuale: i fogli di erbario escono dagli armadi per raggiungere ogni parte del mondo - commenta Canadelli -. Il lavoro sull’erbario patavino durerà un paio di mesi, al termine dei quali la collezione tornerà all'Orto Botanico di Padova per essere ricollocata nei grandi armadi della sede storica, temporaneamente svuotati proprio per poter realizzare il progetto, che riunisce esemplari essiccati a partire dalla fine del Settecento fino ai giorni nostri. Una selezione è esposta anche nella Galleria degli Erbari del Museo Botanico.»
Nato nel 1835, grazie a un primo nucleo donato da Giuseppe Antonio Bonato, allora Prefetto dell’Orto, nel tempo, l’Erbario dell’Università di Padova si è arricchito grazie a donazioni e acquisti. Oggi si stima custodisca circa 700.000 campioni tra piante, funghi, alghe e galle che raccontano la biodiversità italiana e del resto del mondo.
La collezione di Padova conserva campioni raccolti da illustri botanici come Augusto Béguinot, Roberto de Visiani, Adriano Fiori, Achille Forti e Pier Andrea Saccardo, da semplici appassionati come Wilhelm Pfaff e, ancora, da figure note in ambiti diversi da quelli botanici, tra questi Luigi Tibertelli, conosciuto come Filippo de Pisis, pittore ferrarese della prima metà del Novecento che donò a Padova le sue raccolte.
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Nell'ambito del National Biodiversity Future Center (NBFC), primo centro italiano di ricerca sulla biodiversità, l'Università di Padova, insieme alla Sapienza Università di Roma, è capofila dello Spoke 7 dedicato a scienza e società. In questo ambito si inserisce il progetto di digitalizzazione dell'erbario di Padova che, proprio in questi giorni, organizzato con cura in scatole numerate, ha iniziato a viaggiare per raggiungere gli spazi della sezione botanica del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze dove verrà fotografato e riprodotto in formato digitale. Gli erbari sono veri e propri archivi di biodiversità, frutto di ricerche ed esplorazioni scientifiche condotte nel corso dei secoli da scienziate e scienziati, storici o persone appassionate di tutto il mondo. Ancora oggi, queste collezioni naturalistiche rappresentano un riferimento indispensabile per comprendere la ricchezza, la varietà e le trasformazioni del pianeta.
«Si tratta di un progetto di ampia portata che per la prima volta valorizza in maniera sinergica le collezioni d’erbario italiane, con l’obiettivo di renderle disponibili e farle conoscere a un pubblico più vasto - spiega Elena Canadelli, docenteall’Università di Padova, responsabile del Museo botanico Unipd e responsabile scientifica del progetto nazionale di digitalizzazione massiva dello Spoke 7, condotto grazie alla collaborazione con l’Università di Firenze -. Con un finanziamento di 7 milioni di euro è stata avviata la digitalizzazione massiva di 4 milioni e 200mila campioni (settecentomila dell'erbario di Padova), partendo dall'Erbario Centrale Italiano di Firenze (la conclusione del progetto nazionale è prevista per la fine di agosto 2025)».
Attraverso l'utilizzo di tecniche avanzate, per acquisire l'immagine dei campioni senza alterarne lo stato di conservazione, l’intervento prevede il posizionamento dei fogli d’erbario su alcuni rulli: una volta sistemati, questi vengono fotografati e infine descritti registrando i contenuti di biodiversità presenti nelle etichette, che rivelano luogo di raccolta, data e nome scientifico di ogni esemplare.
«I dati di biodiversità del passato vengono così messi a disposizione della ricerca scientifica attuale: i fogli di erbario escono dagli armadi per raggiungere ogni parte del mondo - commenta Canadelli -. Il lavoro sull’erbario patavino durerà un paio di mesi, al termine dei quali la collezione tornerà all'Orto Botanico di Padova per essere ricollocata nei grandi armadi della sede storica, temporaneamente svuotati proprio per poter realizzare il progetto, che riunisce esemplari essiccati a partire dalla fine del Settecento fino ai giorni nostri. Una selezione è esposta anche nella Galleria degli Erbari del Museo Botanico.»
Nato nel 1835, grazie a un primo nucleo donato da Giuseppe Antonio Bonato, allora Prefetto dell’Orto, nel tempo, l’Erbario dell’Università di Padova si è arricchito grazie a donazioni e acquisti. Oggi si stima custodisca circa 700.000 campioni tra piante, funghi, alghe e galle che raccontano la biodiversità italiana e del resto del mondo.
La collezione di Padova conserva campioni raccolti da illustri botanici come Augusto Béguinot, Roberto de Visiani, Adriano Fiori, Achille Forti e Pier Andrea Saccardo, da semplici appassionati come Wilhelm Pfaff e, ancora, da figure note in ambiti diversi da quelli botanici, tra questi Luigi Tibertelli, conosciuto come Filippo de Pisis, pittore ferrarese della prima metà del Novecento che donò a Padova le sue raccolte.
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«Si tratta di un progetto di ampia portata che per la prima volta valorizza in maniera sinergica le collezioni d’erbario italiane, con l’obiettivo di renderle disponibili e farle conoscere a un pubblico più vasto - spiega Elena Canadelli, docenteall’Università di Padova, responsabile del Museo botanico Unipd e responsabile scientifica del progetto nazionale di digitalizzazione massiva dello Spoke 7, condotto grazie alla collaborazione con l’Università di Firenze -. Con un finanziamento di 7 milioni di euro è stata avviata la digitalizzazione massiva di 4 milioni e 200mila campioni (settecentomila dell'erbario di Padova), partendo dall'Erbario Centrale Italiano di Firenze (la conclusione del progetto nazionale è prevista per la fine di agosto 2025)».
Attraverso l'utilizzo di tecniche avanzate, per acquisire l'immagine dei campioni senza alterarne lo stato di conservazione, l’intervento prevede il posizionamento dei fogli d’erbario su alcuni rulli: una volta sistemati, questi vengono fotografati e infine descritti registrando i contenuti di biodiversità presenti nelle etichette, che rivelano luogo di raccolta, data e nome scientifico di ogni esemplare.
«I dati di biodiversità del passato vengono così messi a disposizione della ricerca scientifica attuale: i fogli di erbario escono dagli armadi per raggiungere ogni parte del mondo - commenta Canadelli -. Il lavoro sull’erbario patavino durerà un paio di mesi, al termine dei quali la collezione tornerà all'Orto Botanico di Padova per essere ricollocata nei grandi armadi della sede storica, temporaneamente svuotati proprio per poter realizzare il progetto, che riunisce esemplari essiccati a partire dalla fine del Settecento fino ai giorni nostri. Una selezione è esposta anche nella Galleria degli Erbari del Museo Botanico.»
Nato nel 1835, grazie a un primo nucleo donato da Giuseppe Antonio Bonato, allora Prefetto dell’Orto, nel tempo, l’Erbario dell’Università di Padova si è arricchito grazie a donazioni e acquisti. Oggi si stima custodisca circa 700.000 campioni tra piante, funghi, alghe e galle che raccontano la biodiversità italiana e del resto del mondo.
La collezione di Padova conserva campioni raccolti da illustri botanici come Augusto Béguinot, Roberto de Visiani, Adriano Fiori, Achille Forti e Pier Andrea Saccardo, da semplici appassionati come Wilhelm Pfaff e, ancora, da figure note in ambiti diversi da quelli botanici, tra questi Luigi Tibertelli, conosciuto come Filippo de Pisis, pittore ferrarese della prima metà del Novecento che donò a Padova le sue raccolte.
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«Si tratta di un progetto di ampia portata che per la prima volta valorizza in maniera sinergica le collezioni d’erbario italiane, con l’obiettivo di renderle disponibili e farle conoscere a un pubblico più vasto - spiega Elena Canadelli, docenteall’Università di Padova, responsabile del Museo botanico Unipd e responsabile scientifica del progetto nazionale di digitalizzazione massiva dello Spoke 7, condotto grazie alla collaborazione con l’Università di Firenze -. Con un finanziamento di 7 milioni di euro è stata avviata la digitalizzazione massiva di 4 milioni e 200mila campioni (settecentomila dell'erbario di Padova), partendo dall'Erbario Centrale Italiano di Firenze (la conclusione del progetto nazionale è prevista per la fine di agosto 2025)».
Attraverso l'utilizzo di tecniche avanzate, per acquisire l'immagine dei campioni senza alterarne lo stato di conservazione, l’intervento prevede il posizionamento dei fogli d’erbario su alcuni rulli: una volta sistemati, questi vengono fotografati e infine descritti registrando i contenuti di biodiversità presenti nelle etichette, che rivelano luogo di raccolta, data e nome scientifico di ogni esemplare.
«I dati di biodiversità del passato vengono così messi a disposizione della ricerca scientifica attuale: i fogli di erbario escono dagli armadi per raggiungere ogni parte del mondo - commenta Canadelli -. Il lavoro sull’erbario patavino durerà un paio di mesi, al termine dei quali la collezione tornerà all'Orto Botanico di Padova per essere ricollocata nei grandi armadi della sede storica, temporaneamente svuotati proprio per poter realizzare il progetto, che riunisce esemplari essiccati a partire dalla fine del Settecento fino ai giorni nostri. Una selezione è esposta anche nella Galleria degli Erbari del Museo Botanico.»
Nato nel 1835, grazie a un primo nucleo donato da Giuseppe Antonio Bonato, allora Prefetto dell’Orto, nel tempo, l’Erbario dell’Università di Padova si è arricchito grazie a donazioni e acquisti. Oggi si stima custodisca circa 700.000 campioni tra piante, funghi, alghe e galle che raccontano la biodiversità italiana e del resto del mondo.
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