T4L Dipartimento di Medicina Molecolare (DMM)

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Responsabile del progetto: Beatrice Mercorelli.
Keywords: soft skills; innovazione didattica; medical biotechnologies; competenze trasversali.

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T4L DMMIl progetto “Soft Skills Lab2”, svolto tra il 2023 e il 2024, ha introdotto elementi di innovazione nella didattica curriculare e non curriculare prevedendo un ciclo di seminari tenuti da esperti esterni e interni all'Ateneo, nonché da ex Alumni, con l'obiettivo di stimolare l'acquisizione di competenze verticali, tecniche e trasversali non coperte dai percorsi formativi tradizionali. In particolare, sono stati realizzati un workshop della durata di un giorno e sei seminari di circa tre ore ciascuno, svolti nel secondo semestre dell'A.A. 2023/2024. Le attività erano rivolte agli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Medical Biotechnologies, agli studenti di altri Corsi di Laurea in ambito Life Science afferenti al DMM per il tirocinio di laurea, e ai dottorandi del PhD in Molecular Medicine. Attraverso questa iniziativa, il progetto ha offerto opportunità di apprendimento complementari al percorso accademico, arricchendo la formazione degli studenti con competenze verticali, tecniche e trasversali di grande rilevanza per il loro futuro professionale. L'approccio adottato ha promosso l'innovazione nella didattica, introducendo elementi formativi non contemplati nei curricula tradizionali, ma fondamentali per una preparazione completa e competitiva.

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T4L DMMIl progetto “Soft Skills Lab2”, svolto tra il 2023 e il 2024, ha introdotto elementi di innovazione nella didattica curriculare e non curriculare prevedendo un ciclo di seminari tenuti da esperti esterni e interni all'Ateneo, nonché da ex Alumni, con l'obiettivo di stimolare l'acquisizione di competenze verticali, tecniche e trasversali non coperte dai percorsi formativi tradizionali. In particolare, sono stati realizzati un workshop della durata di un giorno e sei seminari di circa tre ore ciascuno, svolti nel secondo semestre dell'A.A. 2023/2024. Le attività erano rivolte agli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Medical Biotechnologies, agli studenti di altri Corsi di Laurea in ambito Life Science afferenti al DMM per il tirocinio di laurea, e ai dottorandi del PhD in Molecular Medicine. Attraverso questa iniziativa, il progetto ha offerto opportunità di apprendimento complementari al percorso accademico, arricchendo la formazione degli studenti con competenze verticali, tecniche e trasversali di grande rilevanza per il loro futuro professionale. L'approccio adottato ha promosso l'innovazione nella didattica, introducendo elementi formativi non contemplati nei curricula tradizionali, ma fondamentali per una preparazione completa e competitiva.

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T4L Acquisizione e valutazione di competenze pratiche degli studenti del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia secondo metodica OSCE

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T4L DIMEDIl progetto, realizzato tra il 2023 e il 2024,  ha sviluppato un percorso di formazione pratica sulle skills di posizionamento sondino-naso-gastrico e catetere vescicale per gli studenti del IV anno di Medicina e Chirurgia, con l'obiettivo di valutare l'acquisizione delle competenze tramite la metodologia OSCE. È stata effettuata una formazione specifica per i docenti su tale metodologia, seguita dalla creazione di protocolli standardizzati per le simulazioni da valutare. Le attività pratiche si sono svolte presso lo skill-lab, con esercitazioni a piccoli gruppi su 6 stazioni, coinvolgendo tutti gli studenti del IV anno in 11 giornate di formazione. Al termine, gli studenti hanno ricevuto feedback sull'esecuzione delle manovre secondo le procedure standardizzate. Nell'a.a. successivo, è stata aggiunta una fase di valutazione OSCE per verificare la capacità di riprodurre correttamente le procedure apprese. Parallelamente, il MOOC "Exercise in Medicine" è stato revisionato con nuovi contenuti pratici e facilitazione attiva, e integrato in 4 insegnamenti blended di diversi Corsi di Laurea, ottenendo ottime valutazioni. A partire dal prossimo anno accademico, l'attività di formazione OSCE sarà riproposta come parte integrante del tirocinio professionalizzante del IV anno di Medicina e Chirurgia.

Responsabili del progetto: Marcello Rattazzi.
Keywords: medicina; formazione pratica; objective structured clinical examination; skill-lab.

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T4L DIMEDIl progetto, realizzato tra il 2023 e il 2024,  ha sviluppato un percorso di formazione pratica sulle skills di posizionamento sondino-naso-gastrico e catetere vescicale per gli studenti del IV anno di Medicina e Chirurgia, con l'obiettivo di valutare l'acquisizione delle competenze tramite la metodologia OSCE. È stata effettuata una formazione specifica per i docenti su tale metodologia, seguita dalla creazione di protocolli standardizzati per le simulazioni da valutare. Le attività pratiche si sono svolte presso lo skill-lab, con esercitazioni a piccoli gruppi su 6 stazioni, coinvolgendo tutti gli studenti del IV anno in 11 giornate di formazione. Al termine, gli studenti hanno ricevuto feedback sull'esecuzione delle manovre secondo le procedure standardizzate. Nell'a.a. successivo, è stata aggiunta una fase di valutazione OSCE per verificare la capacità di riprodurre correttamente le procedure apprese. Parallelamente, il MOOC "Exercise in Medicine" è stato revisionato con nuovi contenuti pratici e facilitazione attiva, e integrato in 4 insegnamenti blended di diversi Corsi di Laurea, ottenendo ottime valutazioni. A partire dal prossimo anno accademico, l'attività di formazione OSCE sarà riproposta come parte integrante del tirocinio professionalizzante del IV anno di Medicina e Chirurgia.

Responsabili del progetto: Marcello Rattazzi.
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T4L DIMEDIl progetto, realizzato tra il 2023 e il 2024,  ha sviluppato un percorso di formazione pratica sulle skills di posizionamento sondino-naso-gastrico e catetere vescicale per gli studenti del IV anno di Medicina e Chirurgia, con l'obiettivo di valutare l'acquisizione delle competenze tramite la metodologia OSCE. È stata effettuata una formazione specifica per i docenti su tale metodologia, seguita dalla creazione di protocolli standardizzati per le simulazioni da valutare. Le attività pratiche si sono svolte presso lo skill-lab, con esercitazioni a piccoli gruppi su 6 stazioni, coinvolgendo tutti gli studenti del IV anno in 11 giornate di formazione. Al termine, gli studenti hanno ricevuto feedback sull'esecuzione delle manovre secondo le procedure standardizzate. Nell'a.a. successivo, è stata aggiunta una fase di valutazione OSCE per verificare la capacità di riprodurre correttamente le procedure apprese. Parallelamente, il MOOC "Exercise in Medicine" è stato revisionato con nuovi contenuti pratici e facilitazione attiva, e integrato in 4 insegnamenti blended di diversi Corsi di Laurea, ottenendo ottime valutazioni. A partire dal prossimo anno accademico, l'attività di formazione OSCE sarà riproposta come parte integrante del tirocinio professionalizzante del IV anno di Medicina e Chirurgia.

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T4L DFAIl progetto “Preparing for Societal Challenges through Active Learning”, sviluppato tra il 2023 e il 2024 e rivolto primariamente a studentesse e studenti del corso di laurea magistrale Physics of Data, ha affrontato in modo interdisciplinare alcune delle sfide attuali come quelle relative ai cambiamenti climatici, allo sviluppo sostenibile e all’impatto dell'Intelligenza Artificiale, formando competenze scientifiche e tecnologiche. Per supportare gli studenti, anche internazionali, sono state realizzate attività di tutorato con metodologie di apprendimento attivo e workshop intensivi con esperti di modelli di inferenza, analisi dati e calcolo. È stato organizzato un ciclo di seminari sulla didattica universitaria della fisica con relatori internazionali, ponendo le basi per una faculty learning community. Sono state condotte analisi sulle carriere degli studenti e un questionario per indagare i loro bisogni formativi, le motivazioni, le difficoltà e i costrutti socio-motivazionali, con particolare attenzione alla popolazione internazionale. Queste iniziative hanno voluto offrire a tutti gli studenti e le studentesse pari opportunità di completare con successo il percorso universitario, favorendo l'incontro con esperienze di ricerca avanzata e applicazioni aziendali.

Responsabile del progetto: Cinzia Sada.

Keywords: active learning; physics of data; sustainable development; tutorato internazionale.

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T4L DFAIl progetto “Preparing for Societal Challenges through Active Learning”, sviluppato tra il 2023 e il 2024 e rivolto primariamente a studentesse e studenti del corso di laurea magistrale Physics of Data, ha affrontato in modo interdisciplinare alcune delle sfide attuali come quelle relative ai cambiamenti climatici, allo sviluppo sostenibile e all’impatto dell'Intelligenza Artificiale, formando competenze scientifiche e tecnologiche. Per supportare gli studenti, anche internazionali, sono state realizzate attività di tutorato con metodologie di apprendimento attivo e workshop intensivi con esperti di modelli di inferenza, analisi dati e calcolo. È stato organizzato un ciclo di seminari sulla didattica universitaria della fisica con relatori internazionali, ponendo le basi per una faculty learning community. Sono state condotte analisi sulle carriere degli studenti e un questionario per indagare i loro bisogni formativi, le motivazioni, le difficoltà e i costrutti socio-motivazionali, con particolare attenzione alla popolazione internazionale. Queste iniziative hanno voluto offrire a tutti gli studenti e le studentesse pari opportunità di completare con successo il percorso universitario, favorendo l'incontro con esperienze di ricerca avanzata e applicazioni aziendali.

Responsabile del progetto: Cinzia Sada.

Keywords: active learning; physics of data; sustainable development; tutorato internazionale.

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T4L DFAIl progetto “Preparing for Societal Challenges through Active Learning”, sviluppato tra il 2023 e il 2024 e rivolto primariamente a studentesse e studenti del corso di laurea magistrale Physics of Data, ha affrontato in modo interdisciplinare alcune delle sfide attuali come quelle relative ai cambiamenti climatici, allo sviluppo sostenibile e all’impatto dell'Intelligenza Artificiale, formando competenze scientifiche e tecnologiche. Per supportare gli studenti, anche internazionali, sono state realizzate attività di tutorato con metodologie di apprendimento attivo e workshop intensivi con esperti di modelli di inferenza, analisi dati e calcolo. È stato organizzato un ciclo di seminari sulla didattica universitaria della fisica con relatori internazionali, ponendo le basi per una faculty learning community. Sono state condotte analisi sulle carriere degli studenti e un questionario per indagare i loro bisogni formativi, le motivazioni, le difficoltà e i costrutti socio-motivazionali, con particolare attenzione alla popolazione internazionale. Queste iniziative hanno voluto offrire a tutti gli studenti e le studentesse pari opportunità di completare con successo il percorso universitario, favorendo l'incontro con esperienze di ricerca avanzata e applicazioni aziendali.

Responsabile del progetto: Cinzia Sada.

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T4L ELISIR (Enhanced LearnIng Space In a chemistry Room)

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T4L DISCIl progetto “ELISIR (Enhanced LearnIng Space In a chemistry Room), realizzato tra il 2023 e il 2024, è intervenuto per migliorare gli ambienti e le metodologie didattiche, promuovendo un approccio innovativo e centrato sullo studente. Una delle principali realizzazioni è stata la riorganizzazione di un'aula informatica, trasformandola in uno spazio di apprendimento flessibile e all'avanguardia. L'aula è stata dotata di sedute ergonomiche, banchi mobili, lavagne interattive, schermi digitali e connessione wi-fi, creando un ambiente stimolante e tecnologicamente avanzato. Sono stati acquistati 18 nuovi portatili e un mobile per la ricarica, consentendo a 22 studenti di lavorare contemporaneamente durante le esercitazioni e la licenza perpetua del software Gaussian 16 per il calcolo chimico computazionale, utilizzato nei corsi di Chimica. È stato co-finanziato l'acquisto di un server di Virtual Machines per distribuire ambienti operativi configurati agli studenti e sono stati organizzati seminari formativi per i docenti in materia di apprendimento innovativo e di valutazione delle competenze. Le attività hanno promosso un ambiente tecnologicamente avanzato, adottando un approccio che integra innovazione digitale, strumenti all'avanguardia e didattica attiva per migliorare l'esperienza dell’apprendimento.

Responsabile del progetto: Laura Orian.

Keywords: apprendimento innovativo; chimica computazionale; spazio di apprendimento flessibile; tecnologie didattiche.

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Responsabile del progetto: Laura Orian.

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Responsabile del progetto: Laura Orian.

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T4L DISCIl progetto “ELISIR (Enhanced LearnIng Space In a chemistry Room), realizzato tra il 2023 e il 2024, è intervenuto per migliorare gli ambienti e le metodologie didattiche, promuovendo un approccio innovativo e centrato sullo studente. Una delle principali realizzazioni è stata la riorganizzazione di un'aula informatica, trasformandola in uno spazio di apprendimento flessibile e all'avanguardia. L'aula è stata dotata di sedute ergonomiche, banchi mobili, lavagne interattive, schermi digitali e connessione wi-fi, creando un ambiente stimolante e tecnologicamente avanzato. Sono stati acquistati 18 nuovi portatili e un mobile per la ricarica, consentendo a 22 studenti di lavorare contemporaneamente durante le esercitazioni e la licenza perpetua del software Gaussian 16 per il calcolo chimico computazionale, utilizzato nei corsi di Chimica. È stato co-finanziato l'acquisto di un server di Virtual Machines per distribuire ambienti operativi configurati agli studenti e sono stati organizzati seminari formativi per i docenti in materia di apprendimento innovativo e di valutazione delle competenze. Le attività hanno promosso un ambiente tecnologicamente avanzato, adottando un approccio che integra innovazione digitale, strumenti all'avanguardia e didattica attiva per migliorare l'esperienza dell’apprendimento.

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T4L DISCIl progetto “ELISIR (Enhanced LearnIng Space In a chemistry Room), realizzato tra il 2023 e il 2024, è intervenuto per migliorare gli ambienti e le metodologie didattiche, promuovendo un approccio innovativo e centrato sullo studente. Una delle principali realizzazioni è stata la riorganizzazione di un'aula informatica, trasformandola in uno spazio di apprendimento flessibile e all'avanguardia. L'aula è stata dotata di sedute ergonomiche, banchi mobili, lavagne interattive, schermi digitali e connessione wi-fi, creando un ambiente stimolante e tecnologicamente avanzato. Sono stati acquistati 18 nuovi portatili e un mobile per la ricarica, consentendo a 22 studenti di lavorare contemporaneamente durante le esercitazioni e la licenza perpetua del software Gaussian 16 per il calcolo chimico computazionale, utilizzato nei corsi di Chimica. È stato co-finanziato l'acquisto di un server di Virtual Machines per distribuire ambienti operativi configurati agli studenti e sono stati organizzati seminari formativi per i docenti in materia di apprendimento innovativo e di valutazione delle competenze. Le attività hanno promosso un ambiente tecnologicamente avanzato, adottando un approccio che integra innovazione digitale, strumenti all'avanguardia e didattica attiva per migliorare l'esperienza dell’apprendimento.

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Ricerca Unipd. Trombosi: ruolo di Mpro nel coronavirus Sars-Cov-2

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Le malattie trombotiche rappresentano la principale causa di morte e di ricovero ospedaliero. Possono insorgere come patologie indipendenti o essere associate a complicazioni di altre malattie (diabete di tipo 2, cancro, malattie autoimmuni a base infiammatoria e amiloidosi). Le evidenze cliniche indicano che anche le malattie infettive, causate da batteri o virus, rappresentano dei fattori di rischio importanti per le patologie trombotiche. La coagulazione, di per sé, è un processo fisiologico finalizzato a prevenire la perdita di sangue dal sistema cardio-circolatorio; se attivato però in maniera anomala si determinano coaguli patologici (trombi) che causano l’occlusione dei vasi sanguigni e la morte dei tessuti che si trovano a valle dell’occlusione.

La pandemia Covid-19, da Coronavirus Sars-Cov-2, ha messo in evidenza l’associazione tra infezione virale grave e complicazioni trombotiche e la correlazione stringente tra l’insorgenza delle complicazioni trombotiche e la mortalità. Nelle forme gravi di Covid-19 si ha una forte attivazione della risposta immunitaria innata e un massiccio rilascio di proteine e peptidi pro-infiammatori (citochine e bradichinina) che, a loro volta, indurrebbero l’attivazione della coagulazione. L’infezione da Sars-Cov-2 aumenterebbe quindi il rischio trombotico per via indiretta, inducendo un forte stato infiammatorio.

Nonostante l’ipercoagulabilità del sangue sia una caratteristica del Covid-19, i meccanismi molecolari mediante i quali le infezioni da Sars-Cov-2 determinano l’attivazione della coagulazione non sono ancora ben conosciuti.

Un team di ricerca dell’Università di Padova, coordinati da Vincenzo De Filippis del Dipartimento di Scienze del Farmaco, ha pubblicato su «Communications Biology» lo studio dal titolo “The main protease (Mpro) from SARS-CoV-2 triggers plasma clotting in vitro by activating coagulation factors VII and FXII” (Anna Pagotto, Federico Uliana, Elena Cavedon, Giulia Nordio, Andrea Pierangelini, Laura Acquasaliente, Maria Ludovica Macchia, Massimo Bellanda, Barbara Gatto, Giustina De Silvestro, Piero Marson, Dario Gregori, Paolo Simioni, Paola Picotti & Vincenzo De Filippis), in cui si dimostra che il virus può attivare la cascata coagulativa anche per via diretta e determinare la formazione di coaguli patologici. Lo fa tramite la proteasi principale, Mpro, un enzima capace di tagliare i legami chimici nelle proteine. In particolare, Mpro produce le subunità proteiche che poi andranno a formare il guscio indispensabile per la sopravvivenza del virus. Mpro, come già dimostrato, può essere rilasciata dal virus nello spazio extracellulare e circolare nel sangue ed in altri fluidi biologici. Mpro rappresenta un bersaglio molecolare utile per lo sviluppo di nuovi farmaci capaci di inibire l’enzima, nonché di bloccare la maturazione del virus.

mpro

«In condizioni fisiologiche la coagulazione viene innescata dall’esposizione di proteine che si trovano nello strato che riveste internamente i vasi sanguigni e vengono attivati i fattori della coagulazione VII e XII. Nel nostro lavoro abbiamo dimostrato che Mpro causa la coagulazione del plasma umano - commenta Vincenzo De Filippis, coordinatore della ricerca -. In particolare, Mpro è capace di attivare i fattori della coagulazione esattamente a livello degli stessi legami peptidici che vengono tagliati in condizioni fisiologiche e che determinano la coagulazione del sangue. Non solo, Mpro è prodotta dal virus Sars-Cov-2, che appartiene alla famiglia dei coronavirus - sottolinea De Filippis -. I coronavirus mostrano un elevato grado di mutabilità genetica e per questo motivo sono i candidati preferenziali per nuove infezioni virali su larga scala che potrebbero presentarsi in futuro. Lo studio, che identifica un possibile meccanismo mediante il quale le infezioni gravi da Sars-Cov-2 causano trombosi, ci porta a ritenere - conclude De Filippis - che lo sviluppo di farmaci capaci di inibire Mpro non solo permetterebbe di bloccare la maturazione e replicazione del virus, ma anche di prevenire gli effetti trombotici associati all’infezione causata da coronavirus».

 

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Le malattie trombotiche rappresentano la principale causa di morte e di ricovero ospedaliero. Possono insorgere come patologie indipendenti o essere associate a complicazioni di altre malattie (diabete di tipo 2, cancro, malattie autoimmuni a base infiammatoria e amiloidosi). Le evidenze cliniche indicano che anche le malattie infettive, causate da batteri o virus, rappresentano dei fattori di rischio importanti per le patologie trombotiche. La coagulazione, di per sé, è un processo fisiologico finalizzato a prevenire la perdita di sangue dal sistema cardio-circolatorio; se attivato però in maniera anomala si determinano coaguli patologici (trombi) che causano l’occlusione dei vasi sanguigni e la morte dei tessuti che si trovano a valle dell’occlusione.

La pandemia Covid-19, da Coronavirus Sars-Cov-2, ha messo in evidenza l’associazione tra infezione virale grave e complicazioni trombotiche e la correlazione stringente tra l’insorgenza delle complicazioni trombotiche e la mortalità. Nelle forme gravi di Covid-19 si ha una forte attivazione della risposta immunitaria innata e un massiccio rilascio di proteine e peptidi pro-infiammatori (citochine e bradichinina) che, a loro volta, indurrebbero l’attivazione della coagulazione. L’infezione da Sars-Cov-2 aumenterebbe quindi il rischio trombotico per via indiretta, inducendo un forte stato infiammatorio.

Nonostante l’ipercoagulabilità del sangue sia una caratteristica del Covid-19, i meccanismi molecolari mediante i quali le infezioni da Sars-Cov-2 determinano l’attivazione della coagulazione non sono ancora ben conosciuti.

Un team di ricerca dell’Università di Padova, coordinati da Vincenzo De Filippis del Dipartimento di Scienze del Farmaco, ha pubblicato su «Communications Biology» lo studio dal titolo “The main protease (Mpro) from SARS-CoV-2 triggers plasma clotting in vitro by activating coagulation factors VII and FXII” (Anna Pagotto, Federico Uliana, Elena Cavedon, Giulia Nordio, Andrea Pierangelini, Laura Acquasaliente, Maria Ludovica Macchia, Massimo Bellanda, Barbara Gatto, Giustina De Silvestro, Piero Marson, Dario Gregori, Paolo Simioni, Paola Picotti & Vincenzo De Filippis), in cui si dimostra che il virus può attivare la cascata coagulativa anche per via diretta e determinare la formazione di coaguli patologici. Lo fa tramite la proteasi principale, Mpro, un enzima capace di tagliare i legami chimici nelle proteine. In particolare, Mpro produce le subunità proteiche che poi andranno a formare il guscio indispensabile per la sopravvivenza del virus. Mpro, come già dimostrato, può essere rilasciata dal virus nello spazio extracellulare e circolare nel sangue ed in altri fluidi biologici. Mpro rappresenta un bersaglio molecolare utile per lo sviluppo di nuovi farmaci capaci di inibire l’enzima, nonché di bloccare la maturazione del virus.

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«In condizioni fisiologiche la coagulazione viene innescata dall’esposizione di proteine che si trovano nello strato che riveste internamente i vasi sanguigni e vengono attivati i fattori della coagulazione VII e XII. Nel nostro lavoro abbiamo dimostrato che Mpro causa la coagulazione del plasma umano - commenta Vincenzo De Filippis, coordinatore della ricerca -. In particolare, Mpro è capace di attivare i fattori della coagulazione esattamente a livello degli stessi legami peptidici che vengono tagliati in condizioni fisiologiche e che determinano la coagulazione del sangue. Non solo, Mpro è prodotta dal virus Sars-Cov-2, che appartiene alla famiglia dei coronavirus - sottolinea De Filippis -. I coronavirus mostrano un elevato grado di mutabilità genetica e per questo motivo sono i candidati preferenziali per nuove infezioni virali su larga scala che potrebbero presentarsi in futuro. Lo studio, che identifica un possibile meccanismo mediante il quale le infezioni gravi da Sars-Cov-2 causano trombosi, ci porta a ritenere - conclude De Filippis - che lo sviluppo di farmaci capaci di inibire Mpro non solo permetterebbe di bloccare la maturazione e replicazione del virus, ma anche di prevenire gli effetti trombotici associati all’infezione causata da coronavirus».

 

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La pandemia Covid-19, da Coronavirus Sars-Cov-2, ha messo in evidenza l’associazione tra infezione virale grave e complicazioni trombotiche e la correlazione stringente tra l’insorgenza delle complicazioni trombotiche e la mortalità. Nelle forme gravi di Covid-19 si ha una forte attivazione della risposta immunitaria innata e un massiccio rilascio di proteine e peptidi pro-infiammatori (citochine e bradichinina) che, a loro volta, indurrebbero l’attivazione della coagulazione. L’infezione da Sars-Cov-2 aumenterebbe quindi il rischio trombotico per via indiretta, inducendo un forte stato infiammatorio.

Nonostante l’ipercoagulabilità del sangue sia una caratteristica del Covid-19, i meccanismi molecolari mediante i quali le infezioni da Sars-Cov-2 determinano l’attivazione della coagulazione non sono ancora ben conosciuti.

Un team di ricerca dell’Università di Padova, coordinati da Vincenzo De Filippis del Dipartimento di Scienze del Farmaco, ha pubblicato su «Communications Biology» lo studio dal titolo “The main protease (Mpro) from SARS-CoV-2 triggers plasma clotting in vitro by activating coagulation factors VII and FXII” (Anna Pagotto, Federico Uliana, Elena Cavedon, Giulia Nordio, Andrea Pierangelini, Laura Acquasaliente, Maria Ludovica Macchia, Massimo Bellanda, Barbara Gatto, Giustina De Silvestro, Piero Marson, Dario Gregori, Paolo Simioni, Paola Picotti & Vincenzo De Filippis), in cui si dimostra che il virus può attivare la cascata coagulativa anche per via diretta e determinare la formazione di coaguli patologici. Lo fa tramite la proteasi principale, Mpro, un enzima capace di tagliare i legami chimici nelle proteine. In particolare, Mpro produce le subunità proteiche che poi andranno a formare il guscio indispensabile per la sopravvivenza del virus. Mpro, come già dimostrato, può essere rilasciata dal virus nello spazio extracellulare e circolare nel sangue ed in altri fluidi biologici. Mpro rappresenta un bersaglio molecolare utile per lo sviluppo di nuovi farmaci capaci di inibire l’enzima, nonché di bloccare la maturazione del virus.

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«In condizioni fisiologiche la coagulazione viene innescata dall’esposizione di proteine che si trovano nello strato che riveste internamente i vasi sanguigni e vengono attivati i fattori della coagulazione VII e XII. Nel nostro lavoro abbiamo dimostrato che Mpro causa la coagulazione del plasma umano - commenta Vincenzo De Filippis, coordinatore della ricerca -. In particolare, Mpro è capace di attivare i fattori della coagulazione esattamente a livello degli stessi legami peptidici che vengono tagliati in condizioni fisiologiche e che determinano la coagulazione del sangue. Non solo, Mpro è prodotta dal virus Sars-Cov-2, che appartiene alla famiglia dei coronavirus - sottolinea De Filippis -. I coronavirus mostrano un elevato grado di mutabilità genetica e per questo motivo sono i candidati preferenziali per nuove infezioni virali su larga scala che potrebbero presentarsi in futuro. Lo studio, che identifica un possibile meccanismo mediante il quale le infezioni gravi da Sars-Cov-2 causano trombosi, ci porta a ritenere - conclude De Filippis - che lo sviluppo di farmaci capaci di inibire Mpro non solo permetterebbe di bloccare la maturazione e replicazione del virus, ma anche di prevenire gli effetti trombotici associati all’infezione causata da coronavirus».

 

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Le malattie trombotiche rappresentano la principale causa di morte e di ricovero ospedaliero. Possono insorgere come patologie indipendenti o essere associate a complicazioni di altre malattie (diabete di tipo 2, cancro, malattie autoimmuni a base infiammatoria e amiloidosi). Le evidenze cliniche indicano che anche le malattie infettive, causate da batteri o virus, rappresentano dei fattori di rischio importanti per le patologie trombotiche. La coagulazione, di per sé, è un processo fisiologico finalizzato a prevenire la perdita di sangue dal sistema cardio-circolatorio; se attivato però in maniera anomala si determinano coaguli patologici (trombi) che causano l’occlusione dei vasi sanguigni e la morte dei tessuti che si trovano a valle dell’occlusione.

La pandemia Covid-19, da Coronavirus Sars-Cov-2, ha messo in evidenza l’associazione tra infezione virale grave e complicazioni trombotiche e la correlazione stringente tra l’insorgenza delle complicazioni trombotiche e la mortalità. Nelle forme gravi di Covid-19 si ha una forte attivazione della risposta immunitaria innata e un massiccio rilascio di proteine e peptidi pro-infiammatori (citochine e bradichinina) che, a loro volta, indurrebbero l’attivazione della coagulazione. L’infezione da Sars-Cov-2 aumenterebbe quindi il rischio trombotico per via indiretta, inducendo un forte stato infiammatorio.

Nonostante l’ipercoagulabilità del sangue sia una caratteristica del Covid-19, i meccanismi molecolari mediante i quali le infezioni da Sars-Cov-2 determinano l’attivazione della coagulazione non sono ancora ben conosciuti.

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«In condizioni fisiologiche la coagulazione viene innescata dall’esposizione di proteine che si trovano nello strato che riveste internamente i vasi sanguigni e vengono attivati i fattori della coagulazione VII e XII. Nel nostro lavoro abbiamo dimostrato che Mpro causa la coagulazione del plasma umano - commenta Vincenzo De Filippis, coordinatore della ricerca -. In particolare, Mpro è capace di attivare i fattori della coagulazione esattamente a livello degli stessi legami peptidici che vengono tagliati in condizioni fisiologiche e che determinano la coagulazione del sangue. Non solo, Mpro è prodotta dal virus Sars-Cov-2, che appartiene alla famiglia dei coronavirus - sottolinea De Filippis -. I coronavirus mostrano un elevato grado di mutabilità genetica e per questo motivo sono i candidati preferenziali per nuove infezioni virali su larga scala che potrebbero presentarsi in futuro. Lo studio, che identifica un possibile meccanismo mediante il quale le infezioni gravi da Sars-Cov-2 causano trombosi, ci porta a ritenere - conclude De Filippis - che lo sviluppo di farmaci capaci di inibire Mpro non solo permetterebbe di bloccare la maturazione e replicazione del virus, ma anche di prevenire gli effetti trombotici associati all’infezione causata da coronavirus».

 

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La pandemia Covid-19, da Coronavirus Sars-Cov-2, ha messo in evidenza l’associazione tra infezione virale grave e complicazioni trombotiche e la correlazione stringente tra l’insorgenza delle complicazioni trombotiche e la mortalità. Nelle forme gravi di Covid-19 si ha una forte attivazione della risposta immunitaria innata e un massiccio rilascio di proteine e peptidi pro-infiammatori (citochine e bradichinina) che, a loro volta, indurrebbero l’attivazione della coagulazione. L’infezione da Sars-Cov-2 aumenterebbe quindi il rischio trombotico per via indiretta, inducendo un forte stato infiammatorio.

Nonostante l’ipercoagulabilità del sangue sia una caratteristica del Covid-19, i meccanismi molecolari mediante i quali le infezioni da Sars-Cov-2 determinano l’attivazione della coagulazione non sono ancora ben conosciuti.

Un team di ricerca dell’Università di Padova, coordinati da Vincenzo De Filippis del Dipartimento di Scienze del Farmaco, ha pubblicato su «Communications Biology» lo studio dal titolo “The main protease (Mpro) from SARS-CoV-2 triggers plasma clotting in vitro by activating coagulation factors VII and FXII” (Anna Pagotto, Federico Uliana, Elena Cavedon, Giulia Nordio, Andrea Pierangelini, Laura Acquasaliente, Maria Ludovica Macchia, Massimo Bellanda, Barbara Gatto, Giustina De Silvestro, Piero Marson, Dario Gregori, Paolo Simioni, Paola Picotti & Vincenzo De Filippis), in cui si dimostra che il virus può attivare la cascata coagulativa anche per via diretta e determinare la formazione di coaguli patologici. Lo fa tramite la proteasi principale, Mpro, un enzima capace di tagliare i legami chimici nelle proteine. In particolare, Mpro produce le subunità proteiche che poi andranno a formare il guscio indispensabile per la sopravvivenza del virus. Mpro, come già dimostrato, può essere rilasciata dal virus nello spazio extracellulare e circolare nel sangue ed in altri fluidi biologici. Mpro rappresenta un bersaglio molecolare utile per lo sviluppo di nuovi farmaci capaci di inibire l’enzima, nonché di bloccare la maturazione del virus.

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«In condizioni fisiologiche la coagulazione viene innescata dall’esposizione di proteine che si trovano nello strato che riveste internamente i vasi sanguigni e vengono attivati i fattori della coagulazione VII e XII. Nel nostro lavoro abbiamo dimostrato che Mpro causa la coagulazione del plasma umano - commenta Vincenzo De Filippis, coordinatore della ricerca -. In particolare, Mpro è capace di attivare i fattori della coagulazione esattamente a livello degli stessi legami peptidici che vengono tagliati in condizioni fisiologiche e che determinano la coagulazione del sangue. Non solo, Mpro è prodotta dal virus Sars-Cov-2, che appartiene alla famiglia dei coronavirus - sottolinea De Filippis -. I coronavirus mostrano un elevato grado di mutabilità genetica e per questo motivo sono i candidati preferenziali per nuove infezioni virali su larga scala che potrebbero presentarsi in futuro. Lo studio, che identifica un possibile meccanismo mediante il quale le infezioni gravi da Sars-Cov-2 causano trombosi, ci porta a ritenere - conclude De Filippis - che lo sviluppo di farmaci capaci di inibire Mpro non solo permetterebbe di bloccare la maturazione e replicazione del virus, ma anche di prevenire gli effetti trombotici associati all’infezione causata da coronavirus».

 

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Le malattie trombotiche rappresentano la principale causa di morte e di ricovero ospedaliero. Possono insorgere come patologie indipendenti o essere associate a complicazioni di altre malattie (diabete di tipo 2, cancro, malattie autoimmuni a base infiammatoria e amiloidosi). Le evidenze cliniche indicano che anche le malattie infettive, causate da batteri o virus, rappresentano dei fattori di rischio importanti per le patologie trombotiche. La coagulazione, di per sé, è un processo fisiologico finalizzato a prevenire la perdita di sangue dal sistema cardio-circolatorio; se attivato però in maniera anomala si determinano coaguli patologici (trombi) che causano l’occlusione dei vasi sanguigni e la morte dei tessuti che si trovano a valle dell’occlusione.

La pandemia Covid-19, da Coronavirus Sars-Cov-2, ha messo in evidenza l’associazione tra infezione virale grave e complicazioni trombotiche e la correlazione stringente tra l’insorgenza delle complicazioni trombotiche e la mortalità. Nelle forme gravi di Covid-19 si ha una forte attivazione della risposta immunitaria innata e un massiccio rilascio di proteine e peptidi pro-infiammatori (citochine e bradichinina) che, a loro volta, indurrebbero l’attivazione della coagulazione. L’infezione da Sars-Cov-2 aumenterebbe quindi il rischio trombotico per via indiretta, inducendo un forte stato infiammatorio.

Nonostante l’ipercoagulabilità del sangue sia una caratteristica del Covid-19, i meccanismi molecolari mediante i quali le infezioni da Sars-Cov-2 determinano l’attivazione della coagulazione non sono ancora ben conosciuti.

Un team di ricerca dell’Università di Padova, coordinati da Vincenzo De Filippis del Dipartimento di Scienze del Farmaco, ha pubblicato su «Communications Biology» lo studio dal titolo “The main protease (Mpro) from SARS-CoV-2 triggers plasma clotting in vitro by activating coagulation factors VII and FXII” (Anna Pagotto, Federico Uliana, Elena Cavedon, Giulia Nordio, Andrea Pierangelini, Laura Acquasaliente, Maria Ludovica Macchia, Massimo Bellanda, Barbara Gatto, Giustina De Silvestro, Piero Marson, Dario Gregori, Paolo Simioni, Paola Picotti & Vincenzo De Filippis), in cui si dimostra che il virus può attivare la cascata coagulativa anche per via diretta e determinare la formazione di coaguli patologici. Lo fa tramite la proteasi principale, Mpro, un enzima capace di tagliare i legami chimici nelle proteine. In particolare, Mpro produce le subunità proteiche che poi andranno a formare il guscio indispensabile per la sopravvivenza del virus. Mpro, come già dimostrato, può essere rilasciata dal virus nello spazio extracellulare e circolare nel sangue ed in altri fluidi biologici. Mpro rappresenta un bersaglio molecolare utile per lo sviluppo di nuovi farmaci capaci di inibire l’enzima, nonché di bloccare la maturazione del virus.

mpro

«In condizioni fisiologiche la coagulazione viene innescata dall’esposizione di proteine che si trovano nello strato che riveste internamente i vasi sanguigni e vengono attivati i fattori della coagulazione VII e XII. Nel nostro lavoro abbiamo dimostrato che Mpro causa la coagulazione del plasma umano - commenta Vincenzo De Filippis, coordinatore della ricerca -. In particolare, Mpro è capace di attivare i fattori della coagulazione esattamente a livello degli stessi legami peptidici che vengono tagliati in condizioni fisiologiche e che determinano la coagulazione del sangue. Non solo, Mpro è prodotta dal virus Sars-Cov-2, che appartiene alla famiglia dei coronavirus - sottolinea De Filippis -. I coronavirus mostrano un elevato grado di mutabilità genetica e per questo motivo sono i candidati preferenziali per nuove infezioni virali su larga scala che potrebbero presentarsi in futuro. Lo studio, che identifica un possibile meccanismo mediante il quale le infezioni gravi da Sars-Cov-2 causano trombosi, ci porta a ritenere - conclude De Filippis - che lo sviluppo di farmaci capaci di inibire Mpro non solo permetterebbe di bloccare la maturazione e replicazione del virus, ma anche di prevenire gli effetti trombotici associati all’infezione causata da coronavirus».

 

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Le malattie trombotiche rappresentano la principale causa di morte e di ricovero ospedaliero. Possono insorgere come patologie indipendenti o essere associate a complicazioni di altre malattie (diabete di tipo 2, cancro, malattie autoimmuni a base infiammatoria e amiloidosi). Le evidenze cliniche indicano che anche le malattie infettive, causate da batteri o virus, rappresentano dei fattori di rischio importanti per le patologie trombotiche. La coagulazione, di per sé, è un processo fisiologico finalizzato a prevenire la perdita di sangue dal sistema cardio-circolatorio; se attivato però in maniera anomala si determinano coaguli patologici (trombi) che causano l’occlusione dei vasi sanguigni e la morte dei tessuti che si trovano a valle dell’occlusione.

La pandemia Covid-19, da Coronavirus Sars-Cov-2, ha messo in evidenza l’associazione tra infezione virale grave e complicazioni trombotiche e la correlazione stringente tra l’insorgenza delle complicazioni trombotiche e la mortalità. Nelle forme gravi di Covid-19 si ha una forte attivazione della risposta immunitaria innata e un massiccio rilascio di proteine e peptidi pro-infiammatori (citochine e bradichinina) che, a loro volta, indurrebbero l’attivazione della coagulazione. L’infezione da Sars-Cov-2 aumenterebbe quindi il rischio trombotico per via indiretta, inducendo un forte stato infiammatorio.

Nonostante l’ipercoagulabilità del sangue sia una caratteristica del Covid-19, i meccanismi molecolari mediante i quali le infezioni da Sars-Cov-2 determinano l’attivazione della coagulazione non sono ancora ben conosciuti.

Un team di ricerca dell’Università di Padova, coordinati da Vincenzo De Filippis del Dipartimento di Scienze del Farmaco, ha pubblicato su «Communications Biology» lo studio dal titolo “The main protease (Mpro) from SARS-CoV-2 triggers plasma clotting in vitro by activating coagulation factors VII and FXII” (Anna Pagotto, Federico Uliana, Elena Cavedon, Giulia Nordio, Andrea Pierangelini, Laura Acquasaliente, Maria Ludovica Macchia, Massimo Bellanda, Barbara Gatto, Giustina De Silvestro, Piero Marson, Dario Gregori, Paolo Simioni, Paola Picotti & Vincenzo De Filippis), in cui si dimostra che il virus può attivare la cascata coagulativa anche per via diretta e determinare la formazione di coaguli patologici. Lo fa tramite la proteasi principale, Mpro, un enzima capace di tagliare i legami chimici nelle proteine. In particolare, Mpro produce le subunità proteiche che poi andranno a formare il guscio indispensabile per la sopravvivenza del virus. Mpro, come già dimostrato, può essere rilasciata dal virus nello spazio extracellulare e circolare nel sangue ed in altri fluidi biologici. Mpro rappresenta un bersaglio molecolare utile per lo sviluppo di nuovi farmaci capaci di inibire l’enzima, nonché di bloccare la maturazione del virus.

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«In condizioni fisiologiche la coagulazione viene innescata dall’esposizione di proteine che si trovano nello strato che riveste internamente i vasi sanguigni e vengono attivati i fattori della coagulazione VII e XII. Nel nostro lavoro abbiamo dimostrato che Mpro causa la coagulazione del plasma umano - commenta Vincenzo De Filippis, coordinatore della ricerca -. In particolare, Mpro è capace di attivare i fattori della coagulazione esattamente a livello degli stessi legami peptidici che vengono tagliati in condizioni fisiologiche e che determinano la coagulazione del sangue. Non solo, Mpro è prodotta dal virus Sars-Cov-2, che appartiene alla famiglia dei coronavirus - sottolinea De Filippis -. I coronavirus mostrano un elevato grado di mutabilità genetica e per questo motivo sono i candidati preferenziali per nuove infezioni virali su larga scala che potrebbero presentarsi in futuro. Lo studio, che identifica un possibile meccanismo mediante il quale le infezioni gravi da Sars-Cov-2 causano trombosi, ci porta a ritenere - conclude De Filippis - che lo sviluppo di farmaci capaci di inibire Mpro non solo permetterebbe di bloccare la maturazione e replicazione del virus, ma anche di prevenire gli effetti trombotici associati all’infezione causata da coronavirus».

 

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Le malattie trombotiche rappresentano la principale causa di morte e di ricovero ospedaliero. Possono insorgere come patologie indipendenti o essere associate a complicazioni di altre malattie (diabete di tipo 2, cancro, malattie autoimmuni a base infiammatoria e amiloidosi). Le evidenze cliniche indicano che anche le malattie infettive, causate da batteri o virus, rappresentano dei fattori di rischio importanti per le patologie trombotiche. La coagulazione, di per sé, è un processo fisiologico finalizzato a prevenire la perdita di sangue dal sistema cardio-circolatorio; se attivato però in maniera anomala si determinano coaguli patologici (trombi) che causano l’occlusione dei vasi sanguigni e la morte dei tessuti che si trovano a valle dell’occlusione.

La pandemia Covid-19, da Coronavirus Sars-Cov-2, ha messo in evidenza l’associazione tra infezione virale grave e complicazioni trombotiche e la correlazione stringente tra l’insorgenza delle complicazioni trombotiche e la mortalità. Nelle forme gravi di Covid-19 si ha una forte attivazione della risposta immunitaria innata e un massiccio rilascio di proteine e peptidi pro-infiammatori (citochine e bradichinina) che, a loro volta, indurrebbero l’attivazione della coagulazione. L’infezione da Sars-Cov-2 aumenterebbe quindi il rischio trombotico per via indiretta, inducendo un forte stato infiammatorio.

Nonostante l’ipercoagulabilità del sangue sia una caratteristica del Covid-19, i meccanismi molecolari mediante i quali le infezioni da Sars-Cov-2 determinano l’attivazione della coagulazione non sono ancora ben conosciuti.

Un team di ricerca dell’Università di Padova, coordinati da Vincenzo De Filippis del Dipartimento di Scienze del Farmaco, ha pubblicato su «Communications Biology» lo studio dal titolo “The main protease (Mpro) from SARS-CoV-2 triggers plasma clotting in vitro by activating coagulation factors VII and FXII” (Anna Pagotto, Federico Uliana, Elena Cavedon, Giulia Nordio, Andrea Pierangelini, Laura Acquasaliente, Maria Ludovica Macchia, Massimo Bellanda, Barbara Gatto, Giustina De Silvestro, Piero Marson, Dario Gregori, Paolo Simioni, Paola Picotti & Vincenzo De Filippis), in cui si dimostra che il virus può attivare la cascata coagulativa anche per via diretta e determinare la formazione di coaguli patologici. Lo fa tramite la proteasi principale, Mpro, un enzima capace di tagliare i legami chimici nelle proteine. In particolare, Mpro produce le subunità proteiche che poi andranno a formare il guscio indispensabile per la sopravvivenza del virus. Mpro, come già dimostrato, può essere rilasciata dal virus nello spazio extracellulare e circolare nel sangue ed in altri fluidi biologici. Mpro rappresenta un bersaglio molecolare utile per lo sviluppo di nuovi farmaci capaci di inibire l’enzima, nonché di bloccare la maturazione del virus.

mpro

«In condizioni fisiologiche la coagulazione viene innescata dall’esposizione di proteine che si trovano nello strato che riveste internamente i vasi sanguigni e vengono attivati i fattori della coagulazione VII e XII. Nel nostro lavoro abbiamo dimostrato che Mpro causa la coagulazione del plasma umano - commenta Vincenzo De Filippis, coordinatore della ricerca -. In particolare, Mpro è capace di attivare i fattori della coagulazione esattamente a livello degli stessi legami peptidici che vengono tagliati in condizioni fisiologiche e che determinano la coagulazione del sangue. Non solo, Mpro è prodotta dal virus Sars-Cov-2, che appartiene alla famiglia dei coronavirus - sottolinea De Filippis -. I coronavirus mostrano un elevato grado di mutabilità genetica e per questo motivo sono i candidati preferenziali per nuove infezioni virali su larga scala che potrebbero presentarsi in futuro. Lo studio, che identifica un possibile meccanismo mediante il quale le infezioni gravi da Sars-Cov-2 causano trombosi, ci porta a ritenere - conclude De Filippis - che lo sviluppo di farmaci capaci di inibire Mpro non solo permetterebbe di bloccare la maturazione e replicazione del virus, ma anche di prevenire gli effetti trombotici associati all’infezione causata da coronavirus».

 

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Le malattie trombotiche rappresentano la principale causa di morte e di ricovero ospedaliero. Possono insorgere come patologie indipendenti o essere associate a complicazioni di altre malattie (diabete di tipo 2, cancro, malattie autoimmuni a base infiammatoria e amiloidosi). Le evidenze cliniche indicano che anche le malattie infettive, causate da batteri o virus, rappresentano dei fattori di rischio importanti per le patologie trombotiche. La coagulazione, di per sé, è un processo fisiologico finalizzato a prevenire la perdita di sangue dal sistema cardio-circolatorio; se attivato però in maniera anomala si determinano coaguli patologici (trombi) che causano l’occlusione dei vasi sanguigni e la morte dei tessuti che si trovano a valle dell’occlusione.

La pandemia Covid-19, da Coronavirus Sars-Cov-2, ha messo in evidenza l’associazione tra infezione virale grave e complicazioni trombotiche e la correlazione stringente tra l’insorgenza delle complicazioni trombotiche e la mortalità. Nelle forme gravi di Covid-19 si ha una forte attivazione della risposta immunitaria innata e un massiccio rilascio di proteine e peptidi pro-infiammatori (citochine e bradichinina) che, a loro volta, indurrebbero l’attivazione della coagulazione. L’infezione da Sars-Cov-2 aumenterebbe quindi il rischio trombotico per via indiretta, inducendo un forte stato infiammatorio.

Nonostante l’ipercoagulabilità del sangue sia una caratteristica del Covid-19, i meccanismi molecolari mediante i quali le infezioni da Sars-Cov-2 determinano l’attivazione della coagulazione non sono ancora ben conosciuti.

Un team di ricerca dell’Università di Padova, coordinati da Vincenzo De Filippis del Dipartimento di Scienze del Farmaco, ha pubblicato su «Communications Biology» lo studio dal titolo “The main protease (Mpro) from SARS-CoV-2 triggers plasma clotting in vitro by activating coagulation factors VII and FXII” (Anna Pagotto, Federico Uliana, Elena Cavedon, Giulia Nordio, Andrea Pierangelini, Laura Acquasaliente, Maria Ludovica Macchia, Massimo Bellanda, Barbara Gatto, Giustina De Silvestro, Piero Marson, Dario Gregori, Paolo Simioni, Paola Picotti & Vincenzo De Filippis), in cui si dimostra che il virus può attivare la cascata coagulativa anche per via diretta e determinare la formazione di coaguli patologici. Lo fa tramite la proteasi principale, Mpro, un enzima capace di tagliare i legami chimici nelle proteine. In particolare, Mpro produce le subunità proteiche che poi andranno a formare il guscio indispensabile per la sopravvivenza del virus. Mpro, come già dimostrato, può essere rilasciata dal virus nello spazio extracellulare e circolare nel sangue ed in altri fluidi biologici. Mpro rappresenta un bersaglio molecolare utile per lo sviluppo di nuovi farmaci capaci di inibire l’enzima, nonché di bloccare la maturazione del virus.

mpro

«In condizioni fisiologiche la coagulazione viene innescata dall’esposizione di proteine che si trovano nello strato che riveste internamente i vasi sanguigni e vengono attivati i fattori della coagulazione VII e XII. Nel nostro lavoro abbiamo dimostrato che Mpro causa la coagulazione del plasma umano - commenta Vincenzo De Filippis, coordinatore della ricerca -. In particolare, Mpro è capace di attivare i fattori della coagulazione esattamente a livello degli stessi legami peptidici che vengono tagliati in condizioni fisiologiche e che determinano la coagulazione del sangue. Non solo, Mpro è prodotta dal virus Sars-Cov-2, che appartiene alla famiglia dei coronavirus - sottolinea De Filippis -. I coronavirus mostrano un elevato grado di mutabilità genetica e per questo motivo sono i candidati preferenziali per nuove infezioni virali su larga scala che potrebbero presentarsi in futuro. Lo studio, che identifica un possibile meccanismo mediante il quale le infezioni gravi da Sars-Cov-2 causano trombosi, ci porta a ritenere - conclude De Filippis - che lo sviluppo di farmaci capaci di inibire Mpro non solo permetterebbe di bloccare la maturazione e replicazione del virus, ma anche di prevenire gli effetti trombotici associati all’infezione causata da coronavirus».

 

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Le malattie trombotiche rappresentano la principale causa di morte e di ricovero ospedaliero. Possono insorgere come patologie indipendenti o essere associate a complicazioni di altre malattie (diabete di tipo 2, cancro, malattie autoimmuni a base infiammatoria e amiloidosi). Le evidenze cliniche indicano che anche le malattie infettive, causate da batteri o virus, rappresentano dei fattori di rischio importanti per le patologie trombotiche. La coagulazione, di per sé, è un processo fisiologico finalizzato a prevenire la perdita di sangue dal sistema cardio-circolatorio; se attivato però in maniera anomala si determinano coaguli patologici (trombi) che causano l’occlusione dei vasi sanguigni e la morte dei tessuti che si trovano a valle dell’occlusione.

La pandemia Covid-19, da Coronavirus Sars-Cov-2, ha messo in evidenza l’associazione tra infezione virale grave e complicazioni trombotiche e la correlazione stringente tra l’insorgenza delle complicazioni trombotiche e la mortalità. Nelle forme gravi di Covid-19 si ha una forte attivazione della risposta immunitaria innata e un massiccio rilascio di proteine e peptidi pro-infiammatori (citochine e bradichinina) che, a loro volta, indurrebbero l’attivazione della coagulazione. L’infezione da Sars-Cov-2 aumenterebbe quindi il rischio trombotico per via indiretta, inducendo un forte stato infiammatorio.

Nonostante l’ipercoagulabilità del sangue sia una caratteristica del Covid-19, i meccanismi molecolari mediante i quali le infezioni da Sars-Cov-2 determinano l’attivazione della coagulazione non sono ancora ben conosciuti.

Un team di ricerca dell’Università di Padova, coordinati da Vincenzo De Filippis del Dipartimento di Scienze del Farmaco, ha pubblicato su «Communications Biology» lo studio dal titolo “The main protease (Mpro) from SARS-CoV-2 triggers plasma clotting in vitro by activating coagulation factors VII and FXII” (Anna Pagotto, Federico Uliana, Elena Cavedon, Giulia Nordio, Andrea Pierangelini, Laura Acquasaliente, Maria Ludovica Macchia, Massimo Bellanda, Barbara Gatto, Giustina De Silvestro, Piero Marson, Dario Gregori, Paolo Simioni, Paola Picotti & Vincenzo De Filippis), in cui si dimostra che il virus può attivare la cascata coagulativa anche per via diretta e determinare la formazione di coaguli patologici. Lo fa tramite la proteasi principale, Mpro, un enzima capace di tagliare i legami chimici nelle proteine. In particolare, Mpro produce le subunità proteiche che poi andranno a formare il guscio indispensabile per la sopravvivenza del virus. Mpro, come già dimostrato, può essere rilasciata dal virus nello spazio extracellulare e circolare nel sangue ed in altri fluidi biologici. Mpro rappresenta un bersaglio molecolare utile per lo sviluppo di nuovi farmaci capaci di inibire l’enzima, nonché di bloccare la maturazione del virus.

mpro

«In condizioni fisiologiche la coagulazione viene innescata dall’esposizione di proteine che si trovano nello strato che riveste internamente i vasi sanguigni e vengono attivati i fattori della coagulazione VII e XII. Nel nostro lavoro abbiamo dimostrato che Mpro causa la coagulazione del plasma umano - commenta Vincenzo De Filippis, coordinatore della ricerca -. In particolare, Mpro è capace di attivare i fattori della coagulazione esattamente a livello degli stessi legami peptidici che vengono tagliati in condizioni fisiologiche e che determinano la coagulazione del sangue. Non solo, Mpro è prodotta dal virus Sars-Cov-2, che appartiene alla famiglia dei coronavirus - sottolinea De Filippis -. I coronavirus mostrano un elevato grado di mutabilità genetica e per questo motivo sono i candidati preferenziali per nuove infezioni virali su larga scala che potrebbero presentarsi in futuro. Lo studio, che identifica un possibile meccanismo mediante il quale le infezioni gravi da Sars-Cov-2 causano trombosi, ci porta a ritenere - conclude De Filippis - che lo sviluppo di farmaci capaci di inibire Mpro non solo permetterebbe di bloccare la maturazione e replicazione del virus, ma anche di prevenire gli effetti trombotici associati all’infezione causata da coronavirus».

 

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Syllabus 2025-2026 - Tecnologie per la ricerca fondamentale in Fisica e Astrofisica

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RICERCA UNIPD - TUBERCOLOSI E STRUTTURE G-QUADRUPLEX

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