Adottare in Italia una bambina o un bambino è sempre più difficile. I dati del Ministero della Giustizia mostrano un calo marcato: le adozioni nazionali sono passate da 1.290 nel 2001 a 866 nel 2021, mentre quelle internazionali sono crollate da 3.915 a 598 nello stesso periodo. Tra le ragioni individuate: l'elevato costo delle procedure, l'iter lungo e complesso, la scarsità di supporti nel percorso post-adottivo e la crescente diffusione della procreazione medicalmente assistita (PMA).
L'analisi è contenuta nel progetto Forties, finanziato dal PNRR e dedicato allo studio della maternità in età avanzata. Il team di ricerca coinvolge le Università di Padova, Bologna e Milano-Bicocca, con il coordinamento di Alessandra Minello dell'ateneo padovano.
"Le statistiche disponibili sono poche e non aggiornate – spiegano le ricercatrici Elena Andreoni e Alessandra Decataldo – ma la tendenza è chiara: in vent'anni le adozioni si sono quasi dimezzate e quelle internazionali si sono ridotte a meno di un sesto".
Il percorso per le coppie resta lungo e impegnativo. Possono presentare domanda solo coppie sposate o conviventi da almeno tre anni, con una differenza d'età tra adottanti e adottato compresa tra 18 e 45 anni. L'idoneità psico-sociale e sanitaria viene accertata da équipe multidisciplinari. L'attesa per un'adozione nazionale dura mediamente due o tre anni, mentre per quella internazionale può arrivare fino a cinque, con costi che in alcuni casi superano i 25 mila euro. La maggior parte dei bambini adottati proviene da Asia (33%), America Latina (28%), Europa dell'Est (28%) e Africa (10%).
In calo anche le dichiarazioni di disponibilità all'adozione: da 12.901 nel 2001 a 7.970 nel 2021, con un minimo nel 2020, complice la pandemia. Le domande per l'adozione di minori stranieri sono scese del 75% in vent'anni.
Tra le cause, sottolineano le ricercatrici, anche il minor numero di coppie disposte ad adottare, per motivi economici e sociali, e la possibilità di ricorrere alla PMA, che consente di perseguire il desiderio di genitorialità biologica.
Sul fronte internazionale, molti Paesi hanno limitato o sospeso le adozioni verso l'estero, preferendo favorire l'affido e l'adozione interna. Miglioramenti nelle politiche sociali e sanitarie – in Paesi come Cina, Russia, Ucraina o Bielorussia – hanno ridotto gli abbandoni e aumentato le adozioni nazionali. Anche l'entrata in vigore della Convenzione de l'Aia ha introdotto maggiori controlli a tutela dei minori, ma che hanno anche allungato i tempi, aumentato i costi, complicato le pratiche. Inoltre l’adozione internazionale ha un costo medio alto e richiede energie e tempo per viaggi e lunghe attese, che le coppie contemporanee spesso non possono garantire.
"Ma anche il percorso post adozione non è privo di ostacoli - concludono le ricercatrici -: le criticità riguardano l'assenza di percorsi istituzionalizzati e continuativi, l'inadeguatezza dei servizi territoriali i quali faticano a garantire un supporto costante e specializzato nel tempo, ma anche la mancanza di una cultura diffusa sull'adozione, soprattutto nei contesti scolastici e nella società in generale, con ricadute negative sul benessere delle famiglie e delle persone adottate, spesso esposte a incomprensioni e stereotipi. Adottare oggi in Italia è un percorso lungo, impegnativo e spesso faticoso. Per facilitare l'accesso a questo istituto serve più consapevolezza di cosa sia il percorso adottivo, più sostegno e più equità in tutte le sue fasi".
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L'analisi è contenuta nel progetto Forties, finanziato dal PNRR e dedicato allo studio della maternità in età avanzata. Il team di ricerca coinvolge le Università di Padova, Bologna e Milano-Bicocca, con il coordinamento di Alessandra Minello dell'ateneo padovano.
"Le statistiche disponibili sono poche e non aggiornate – spiegano le ricercatrici Elena Andreoni e Alessandra Decataldo – ma la tendenza è chiara: in vent'anni le adozioni si sono quasi dimezzate e quelle internazionali si sono ridotte a meno di un sesto".
Il percorso per le coppie resta lungo e impegnativo. Possono presentare domanda solo coppie sposate o conviventi da almeno tre anni, con una differenza d'età tra adottanti e adottato compresa tra 18 e 45 anni. L'idoneità psico-sociale e sanitaria viene accertata da équipe multidisciplinari. L'attesa per un'adozione nazionale dura mediamente due o tre anni, mentre per quella internazionale può arrivare fino a cinque, con costi che in alcuni casi superano i 25 mila euro. La maggior parte dei bambini adottati proviene da Asia (33%), America Latina (28%), Europa dell'Est (28%) e Africa (10%).
In calo anche le dichiarazioni di disponibilità all'adozione: da 12.901 nel 2001 a 7.970 nel 2021, con un minimo nel 2020, complice la pandemia. Le domande per l'adozione di minori stranieri sono scese del 75% in vent'anni.
Tra le cause, sottolineano le ricercatrici, anche il minor numero di coppie disposte ad adottare, per motivi economici e sociali, e la possibilità di ricorrere alla PMA, che consente di perseguire il desiderio di genitorialità biologica.
Sul fronte internazionale, molti Paesi hanno limitato o sospeso le adozioni verso l'estero, preferendo favorire l'affido e l'adozione interna. Miglioramenti nelle politiche sociali e sanitarie – in Paesi come Cina, Russia, Ucraina o Bielorussia – hanno ridotto gli abbandoni e aumentato le adozioni nazionali. Anche l'entrata in vigore della Convenzione de l'Aia ha introdotto maggiori controlli a tutela dei minori, ma che hanno anche allungato i tempi, aumentato i costi, complicato le pratiche. Inoltre l’adozione internazionale ha un costo medio alto e richiede energie e tempo per viaggi e lunghe attese, che le coppie contemporanee spesso non possono garantire.
"Ma anche il percorso post adozione non è privo di ostacoli - concludono le ricercatrici -: le criticità riguardano l'assenza di percorsi istituzionalizzati e continuativi, l'inadeguatezza dei servizi territoriali i quali faticano a garantire un supporto costante e specializzato nel tempo, ma anche la mancanza di una cultura diffusa sull'adozione, soprattutto nei contesti scolastici e nella società in generale, con ricadute negative sul benessere delle famiglie e delle persone adottate, spesso esposte a incomprensioni e stereotipi. Adottare oggi in Italia è un percorso lungo, impegnativo e spesso faticoso. Per facilitare l'accesso a questo istituto serve più consapevolezza di cosa sia il percorso adottivo, più sostegno e più equità in tutte le sue fasi".
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Sul fronte internazionale, molti Paesi hanno limitato o sospeso le adozioni verso l'estero, preferendo favorire l'affido e l'adozione interna. Miglioramenti nelle politiche sociali e sanitarie – in Paesi come Cina, Russia, Ucraina o Bielorussia – hanno ridotto gli abbandoni e aumentato le adozioni nazionali. Anche l'entrata in vigore della Convenzione de l'Aia ha introdotto maggiori controlli a tutela dei minori, ma che hanno anche allungato i tempi, aumentato i costi, complicato le pratiche. Inoltre l’adozione internazionale ha un costo medio alto e richiede energie e tempo per viaggi e lunghe attese, che le coppie contemporanee spesso non possono garantire.
"Ma anche il percorso post adozione non è privo di ostacoli - concludono le ricercatrici -: le criticità riguardano l'assenza di percorsi istituzionalizzati e continuativi, l'inadeguatezza dei servizi territoriali i quali faticano a garantire un supporto costante e specializzato nel tempo, ma anche la mancanza di una cultura diffusa sull'adozione, soprattutto nei contesti scolastici e nella società in generale, con ricadute negative sul benessere delle famiglie e delle persone adottate, spesso esposte a incomprensioni e stereotipi. Adottare oggi in Italia è un percorso lungo, impegnativo e spesso faticoso. Per facilitare l'accesso a questo istituto serve più consapevolezza di cosa sia il percorso adottivo, più sostegno e più equità in tutte le sue fasi".
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