Ecosistemi deteriorati all'origine dell'estinzione dei dinosauri

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La fine dell’era mesozoica, 66 milioni di anni fa, è nota per l’estinzionedi massa che colpì i dinosauri, e moltissime altre specie. Due le cause di cui si discute da decenni nella comunità scientifica. L’impatto di un asteroide, detto Chixkulub, di cui è oggi preservato il cratere in Yucatan (Messico), e l’eruzione di un volume anomalo di basalti continentali, detti del Deccan, in un’area corrispondente all’odierna India.

In un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista «Science Advances», un team internazionale di geologi e geochimici aiuta a definire meglio il ruolo del vulcanismo, attraverso la ricostruzione dei volumi di gas vulcanici liberati. La ricerca è stata condotta da un team guidato da Sara Callegaro dell’Università di Oslo, di cui fanno parte anche ricercatori delle Università di Padova, Trieste e Napoli, ma anche della McGill (Montreal, Canada), dell’Università della California (Berkeley, USA) e del museo di Storia Naturale di Stoccolma (Svezia).

Gli studiosi hanno esaminato lo zolfo e il fluoro contenuti in cristalli del minerale clinopirosseno trovato nelle lave basaltiche del Deccan (Western Ghats, India). Queste lave hanno coperto oltre un milione di chilometri quadrati, hanno raggiunto spessori massimi di circa 3 km, e sono state eruttate durante l’evento di estinzione.

«I basalti eruttati poco prima del limite Cretaceo-Paleogene sono ricchi in zolfo, quelle eruttate dopo ne contengono molto meno», afferma Sara Callegaro dell’Università di Oslo.

Eruzioni come quelle del Deccan iniettano in atmosfera enormi quantità di gas serra come l’anidride carbonica, che portarono ad un riscaldamento globale. Tuttavia insieme ai gas serra vengono emessi anche altri gas, come lo zolfo e il fluoro. Lo zolfo ha la caratteristica di produrre abbassamenti di temperatura globali, detti inverni vulcanici, ma su tempi scala molto più brevi rispetto al riscaldamento dovuto ai gas serra. Questo significa che una fase di riscaldamento globale può essere punteggiata da periodi più brevi di cali termici drastici, causando forte stress negli ecosistemi.

Questi eventi magmatici anomali, spesso in corrispondenza a fratture e separazioni di masse continentali, hanno modellato la storia della vita sulla Terra attraverso l’impatto climatico dei loro gas.

«Capire fino in fondo l’impatto di questi fenomeni richiede di risalire ai volumi di gas rilasciati, ma è estremamente difficile quantificare qualcosa che non c’è più nella roccia, perché è stato liberato in atmosfera - sottolinea Andrea Marzoli, co-autore dello studio e docente del Dipartimento Territorio e sistemi agro-forestali dell’Università di Padova -. Il team scientifico ha aggirato questo problema misurando direttamente i minerali prodotti dal magma, che contengono i gas in maniera proporzionale al loro magma di origine. Gli elementi gassosi sono però presenti nei minerali in quantità molto basse, ai limiti di rilevazione delle più sofisticate tecniche analitiche.

«Avevamo bisogno di misurare quantità bassissime, in cristalli bersaglio molto piccoli – dice Don Baker, dell’Università McGill -, bisogna pensare che su un milione di atomi che formano i cristalli analizzati solo tra 10 e 100 sono atomi di zolfo o di fluoro».

Per misurare lo zolfo nei clinopirosseni il team ha dovuto ricorrere a un fascio di luce di sincrotrone, presso l’acceleratore di particelle Diamond Light Source, nel Regno Unito. Per misurare il fluoro la sonda ionica del museo di Storia Naturale di Stoccolma è invece risultata la tecnica più efficacie.

Negli ultimi decenni i paleontologi hanno identificato 5 grandi estinzioni di massa nella storia della vita, e numerose estinzioni di minore grandezza, ma pur sempre catastrofiche. L’estinzione tra Cretaceo e Paleogene è una di queste, ed è probabilmente la più famosa al grande pubblico, per l’estinzione dei dinosauri. A differenza delle altre crisi, in questo caso la caduta di un asteroide ha sicuramente giocato un ruolo determinante, ma “I nostri dati mostrano che le prime eruzioni vulcaniche Deccan degassarono molto zolfo, causando inverni vulcanici che misero a dura prova gli organismi, prima dell’impatto dell’asteroide” conclude Marzoli.

Ricostruire l’effetto dei gas rilasciati in atmosfera dai grandi episodi vulcanici passati aiuta a ricostruire la sequenza di eventi che portò alle estinzioni di massa, ma serve anche come specchio del presente. Raccogliere dati ed evidenze dalla storia geologica ci aiuta a capire i meccanismi di risposta del clima ai cambiamenti chimici dell’atmosfera, e a prevedere scenari futuri.

scheletro dinosauro

 

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In un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista «Science Advances», un team internazionale di geologi e geochimici aiuta a definire meglio il ruolo del vulcanismo, attraverso la ricostruzione dei volumi di gas vulcanici liberati. La ricerca è stata condotta da un team guidato da Sara Callegaro dell’Università di Oslo, di cui fanno parte anche ricercatori delle Università di Padova, Trieste e Napoli, ma anche della McGill (Montreal, Canada), dell’Università della California (Berkeley, USA) e del museo di Storia Naturale di Stoccolma (Svezia).

Gli studiosi hanno esaminato lo zolfo e il fluoro contenuti in cristalli del minerale clinopirosseno trovato nelle lave basaltiche del Deccan (Western Ghats, India). Queste lave hanno coperto oltre un milione di chilometri quadrati, hanno raggiunto spessori massimi di circa 3 km, e sono state eruttate durante l’evento di estinzione.

«I basalti eruttati poco prima del limite Cretaceo-Paleogene sono ricchi in zolfo, quelle eruttate dopo ne contengono molto meno», afferma Sara Callegaro dell’Università di Oslo.

Eruzioni come quelle del Deccan iniettano in atmosfera enormi quantità di gas serra come l’anidride carbonica, che portarono ad un riscaldamento globale. Tuttavia insieme ai gas serra vengono emessi anche altri gas, come lo zolfo e il fluoro. Lo zolfo ha la caratteristica di produrre abbassamenti di temperatura globali, detti inverni vulcanici, ma su tempi scala molto più brevi rispetto al riscaldamento dovuto ai gas serra. Questo significa che una fase di riscaldamento globale può essere punteggiata da periodi più brevi di cali termici drastici, causando forte stress negli ecosistemi.

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«Capire fino in fondo l’impatto di questi fenomeni richiede di risalire ai volumi di gas rilasciati, ma è estremamente difficile quantificare qualcosa che non c’è più nella roccia, perché è stato liberato in atmosfera - sottolinea Andrea Marzoli, co-autore dello studio e docente del Dipartimento Territorio e sistemi agro-forestali dell’Università di Padova -. Il team scientifico ha aggirato questo problema misurando direttamente i minerali prodotti dal magma, che contengono i gas in maniera proporzionale al loro magma di origine. Gli elementi gassosi sono però presenti nei minerali in quantità molto basse, ai limiti di rilevazione delle più sofisticate tecniche analitiche.

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Negli ultimi decenni i paleontologi hanno identificato 5 grandi estinzioni di massa nella storia della vita, e numerose estinzioni di minore grandezza, ma pur sempre catastrofiche. L’estinzione tra Cretaceo e Paleogene è una di queste, ed è probabilmente la più famosa al grande pubblico, per l’estinzione dei dinosauri. A differenza delle altre crisi, in questo caso la caduta di un asteroide ha sicuramente giocato un ruolo determinante, ma “I nostri dati mostrano che le prime eruzioni vulcaniche Deccan degassarono molto zolfo, causando inverni vulcanici che misero a dura prova gli organismi, prima dell’impatto dell’asteroide” conclude Marzoli.

Ricostruire l’effetto dei gas rilasciati in atmosfera dai grandi episodi vulcanici passati aiuta a ricostruire la sequenza di eventi che portò alle estinzioni di massa, ma serve anche come specchio del presente. Raccogliere dati ed evidenze dalla storia geologica ci aiuta a capire i meccanismi di risposta del clima ai cambiamenti chimici dell’atmosfera, e a prevedere scenari futuri.

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In un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista «Science Advances», un team internazionale di geologi e geochimici aiuta a definire meglio il ruolo del vulcanismo, attraverso la ricostruzione dei volumi di gas vulcanici liberati. La ricerca è stata condotta da un team guidato da Sara Callegaro dell’Università di Oslo, di cui fanno parte anche ricercatori delle Università di Padova, Trieste e Napoli, ma anche della McGill (Montreal, Canada), dell’Università della California (Berkeley, USA) e del museo di Storia Naturale di Stoccolma (Svezia).

Gli studiosi hanno esaminato lo zolfo e il fluoro contenuti in cristalli del minerale clinopirosseno trovato nelle lave basaltiche del Deccan (Western Ghats, India). Queste lave hanno coperto oltre un milione di chilometri quadrati, hanno raggiunto spessori massimi di circa 3 km, e sono state eruttate durante l’evento di estinzione.

«I basalti eruttati poco prima del limite Cretaceo-Paleogene sono ricchi in zolfo, quelle eruttate dopo ne contengono molto meno», afferma Sara Callegaro dell’Università di Oslo.

Eruzioni come quelle del Deccan iniettano in atmosfera enormi quantità di gas serra come l’anidride carbonica, che portarono ad un riscaldamento globale. Tuttavia insieme ai gas serra vengono emessi anche altri gas, come lo zolfo e il fluoro. Lo zolfo ha la caratteristica di produrre abbassamenti di temperatura globali, detti inverni vulcanici, ma su tempi scala molto più brevi rispetto al riscaldamento dovuto ai gas serra. Questo significa che una fase di riscaldamento globale può essere punteggiata da periodi più brevi di cali termici drastici, causando forte stress negli ecosistemi.

Questi eventi magmatici anomali, spesso in corrispondenza a fratture e separazioni di masse continentali, hanno modellato la storia della vita sulla Terra attraverso l’impatto climatico dei loro gas.

«Capire fino in fondo l’impatto di questi fenomeni richiede di risalire ai volumi di gas rilasciati, ma è estremamente difficile quantificare qualcosa che non c’è più nella roccia, perché è stato liberato in atmosfera - sottolinea Andrea Marzoli, co-autore dello studio e docente del Dipartimento Territorio e sistemi agro-forestali dell’Università di Padova -. Il team scientifico ha aggirato questo problema misurando direttamente i minerali prodotti dal magma, che contengono i gas in maniera proporzionale al loro magma di origine. Gli elementi gassosi sono però presenti nei minerali in quantità molto basse, ai limiti di rilevazione delle più sofisticate tecniche analitiche.

«Avevamo bisogno di misurare quantità bassissime, in cristalli bersaglio molto piccoli – dice Don Baker, dell’Università McGill -, bisogna pensare che su un milione di atomi che formano i cristalli analizzati solo tra 10 e 100 sono atomi di zolfo o di fluoro».

Per misurare lo zolfo nei clinopirosseni il team ha dovuto ricorrere a un fascio di luce di sincrotrone, presso l’acceleratore di particelle Diamond Light Source, nel Regno Unito. Per misurare il fluoro la sonda ionica del museo di Storia Naturale di Stoccolma è invece risultata la tecnica più efficacie.

Negli ultimi decenni i paleontologi hanno identificato 5 grandi estinzioni di massa nella storia della vita, e numerose estinzioni di minore grandezza, ma pur sempre catastrofiche. L’estinzione tra Cretaceo e Paleogene è una di queste, ed è probabilmente la più famosa al grande pubblico, per l’estinzione dei dinosauri. A differenza delle altre crisi, in questo caso la caduta di un asteroide ha sicuramente giocato un ruolo determinante, ma “I nostri dati mostrano che le prime eruzioni vulcaniche Deccan degassarono molto zolfo, causando inverni vulcanici che misero a dura prova gli organismi, prima dell’impatto dell’asteroide” conclude Marzoli.

Ricostruire l’effetto dei gas rilasciati in atmosfera dai grandi episodi vulcanici passati aiuta a ricostruire la sequenza di eventi che portò alle estinzioni di massa, ma serve anche come specchio del presente. Raccogliere dati ed evidenze dalla storia geologica ci aiuta a capire i meccanismi di risposta del clima ai cambiamenti chimici dell’atmosfera, e a prevedere scenari futuri.

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La fine dell’era mesozoica, 66 milioni di anni fa, è nota per l’estinzionedi massa che colpì i dinosauri, e moltissime altre specie. Due le cause di cui si discute da decenni nella comunità scientifica. L’impatto di un asteroide, detto Chixkulub, di cui è oggi preservato il cratere in Yucatan (Messico), e l’eruzione di un volume anomalo di basalti continentali, detti del Deccan, in un’area corrispondente all’odierna India.

In un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista «Science Advances», un team internazionale di geologi e geochimici aiuta a definire meglio il ruolo del vulcanismo, attraverso la ricostruzione dei volumi di gas vulcanici liberati. La ricerca è stata condotta da un team guidato da Sara Callegaro dell’Università di Oslo, di cui fanno parte anche ricercatori delle Università di Padova, Trieste e Napoli, ma anche della McGill (Montreal, Canada), dell’Università della California (Berkeley, USA) e del museo di Storia Naturale di Stoccolma (Svezia).

Gli studiosi hanno esaminato lo zolfo e il fluoro contenuti in cristalli del minerale clinopirosseno trovato nelle lave basaltiche del Deccan (Western Ghats, India). Queste lave hanno coperto oltre un milione di chilometri quadrati, hanno raggiunto spessori massimi di circa 3 km, e sono state eruttate durante l’evento di estinzione.

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Questi eventi magmatici anomali, spesso in corrispondenza a fratture e separazioni di masse continentali, hanno modellato la storia della vita sulla Terra attraverso l’impatto climatico dei loro gas.

«Capire fino in fondo l’impatto di questi fenomeni richiede di risalire ai volumi di gas rilasciati, ma è estremamente difficile quantificare qualcosa che non c’è più nella roccia, perché è stato liberato in atmosfera - sottolinea Andrea Marzoli, co-autore dello studio e docente del Dipartimento Territorio e sistemi agro-forestali dell’Università di Padova -. Il team scientifico ha aggirato questo problema misurando direttamente i minerali prodotti dal magma, che contengono i gas in maniera proporzionale al loro magma di origine. Gli elementi gassosi sono però presenti nei minerali in quantità molto basse, ai limiti di rilevazione delle più sofisticate tecniche analitiche.

«Avevamo bisogno di misurare quantità bassissime, in cristalli bersaglio molto piccoli – dice Don Baker, dell’Università McGill -, bisogna pensare che su un milione di atomi che formano i cristalli analizzati solo tra 10 e 100 sono atomi di zolfo o di fluoro».

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Questi eventi magmatici anomali, spesso in corrispondenza a fratture e separazioni di masse continentali, hanno modellato la storia della vita sulla Terra attraverso l’impatto climatico dei loro gas.

«Capire fino in fondo l’impatto di questi fenomeni richiede di risalire ai volumi di gas rilasciati, ma è estremamente difficile quantificare qualcosa che non c’è più nella roccia, perché è stato liberato in atmosfera - sottolinea Andrea Marzoli, co-autore dello studio e docente del Dipartimento Territorio e sistemi agro-forestali dell’Università di Padova -. Il team scientifico ha aggirato questo problema misurando direttamente i minerali prodotti dal magma, che contengono i gas in maniera proporzionale al loro magma di origine. Gli elementi gassosi sono però presenti nei minerali in quantità molto basse, ai limiti di rilevazione delle più sofisticate tecniche analitiche.

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Negli ultimi decenni i paleontologi hanno identificato 5 grandi estinzioni di massa nella storia della vita, e numerose estinzioni di minore grandezza, ma pur sempre catastrofiche. L’estinzione tra Cretaceo e Paleogene è una di queste, ed è probabilmente la più famosa al grande pubblico, per l’estinzione dei dinosauri. A differenza delle altre crisi, in questo caso la caduta di un asteroide ha sicuramente giocato un ruolo determinante, ma “I nostri dati mostrano che le prime eruzioni vulcaniche Deccan degassarono molto zolfo, causando inverni vulcanici che misero a dura prova gli organismi, prima dell’impatto dell’asteroide” conclude Marzoli.

Ricostruire l’effetto dei gas rilasciati in atmosfera dai grandi episodi vulcanici passati aiuta a ricostruire la sequenza di eventi che portò alle estinzioni di massa, ma serve anche come specchio del presente. Raccogliere dati ed evidenze dalla storia geologica ci aiuta a capire i meccanismi di risposta del clima ai cambiamenti chimici dell’atmosfera, e a prevedere scenari futuri.

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Gli studiosi hanno esaminato lo zolfo e il fluoro contenuti in cristalli del minerale clinopirosseno trovato nelle lave basaltiche del Deccan (Western Ghats, India). Queste lave hanno coperto oltre un milione di chilometri quadrati, hanno raggiunto spessori massimi di circa 3 km, e sono state eruttate durante l’evento di estinzione.

«I basalti eruttati poco prima del limite Cretaceo-Paleogene sono ricchi in zolfo, quelle eruttate dopo ne contengono molto meno», afferma Sara Callegaro dell’Università di Oslo.

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Per misurare lo zolfo nei clinopirosseni il team ha dovuto ricorrere a un fascio di luce di sincrotrone, presso l’acceleratore di particelle Diamond Light Source, nel Regno Unito. Per misurare il fluoro la sonda ionica del museo di Storia Naturale di Stoccolma è invece risultata la tecnica più efficacie.

Negli ultimi decenni i paleontologi hanno identificato 5 grandi estinzioni di massa nella storia della vita, e numerose estinzioni di minore grandezza, ma pur sempre catastrofiche. L’estinzione tra Cretaceo e Paleogene è una di queste, ed è probabilmente la più famosa al grande pubblico, per l’estinzione dei dinosauri. A differenza delle altre crisi, in questo caso la caduta di un asteroide ha sicuramente giocato un ruolo determinante, ma “I nostri dati mostrano che le prime eruzioni vulcaniche Deccan degassarono molto zolfo, causando inverni vulcanici che misero a dura prova gli organismi, prima dell’impatto dell’asteroide” conclude Marzoli.

Ricostruire l’effetto dei gas rilasciati in atmosfera dai grandi episodi vulcanici passati aiuta a ricostruire la sequenza di eventi che portò alle estinzioni di massa, ma serve anche come specchio del presente. Raccogliere dati ed evidenze dalla storia geologica ci aiuta a capire i meccanismi di risposta del clima ai cambiamenti chimici dell’atmosfera, e a prevedere scenari futuri.

scheletro dinosauro

 

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La fine dell’era mesozoica, 66 milioni di anni fa, è nota per l’estinzionedi massa che colpì i dinosauri, e moltissime altre specie. Due le cause di cui si discute da decenni nella comunità scientifica. L’impatto di un asteroide, detto Chixkulub, di cui è oggi preservato il cratere in Yucatan (Messico), e l’eruzione di un volume anomalo di basalti continentali, detti del Deccan, in un’area corrispondente all’odierna India.

In un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista «Science Advances», un team internazionale di geologi e geochimici aiuta a definire meglio il ruolo del vulcanismo, attraverso la ricostruzione dei volumi di gas vulcanici liberati. La ricerca è stata condotta da un team guidato da Sara Callegaro dell’Università di Oslo, di cui fanno parte anche ricercatori delle Università di Padova, Trieste e Napoli, ma anche della McGill (Montreal, Canada), dell’Università della California (Berkeley, USA) e del museo di Storia Naturale di Stoccolma (Svezia).

Gli studiosi hanno esaminato lo zolfo e il fluoro contenuti in cristalli del minerale clinopirosseno trovato nelle lave basaltiche del Deccan (Western Ghats, India). Queste lave hanno coperto oltre un milione di chilometri quadrati, hanno raggiunto spessori massimi di circa 3 km, e sono state eruttate durante l’evento di estinzione.

«I basalti eruttati poco prima del limite Cretaceo-Paleogene sono ricchi in zolfo, quelle eruttate dopo ne contengono molto meno», afferma Sara Callegaro dell’Università di Oslo.

Eruzioni come quelle del Deccan iniettano in atmosfera enormi quantità di gas serra come l’anidride carbonica, che portarono ad un riscaldamento globale. Tuttavia insieme ai gas serra vengono emessi anche altri gas, come lo zolfo e il fluoro. Lo zolfo ha la caratteristica di produrre abbassamenti di temperatura globali, detti inverni vulcanici, ma su tempi scala molto più brevi rispetto al riscaldamento dovuto ai gas serra. Questo significa che una fase di riscaldamento globale può essere punteggiata da periodi più brevi di cali termici drastici, causando forte stress negli ecosistemi.

Questi eventi magmatici anomali, spesso in corrispondenza a fratture e separazioni di masse continentali, hanno modellato la storia della vita sulla Terra attraverso l’impatto climatico dei loro gas.

«Capire fino in fondo l’impatto di questi fenomeni richiede di risalire ai volumi di gas rilasciati, ma è estremamente difficile quantificare qualcosa che non c’è più nella roccia, perché è stato liberato in atmosfera - sottolinea Andrea Marzoli, co-autore dello studio e docente del Dipartimento Territorio e sistemi agro-forestali dell’Università di Padova -. Il team scientifico ha aggirato questo problema misurando direttamente i minerali prodotti dal magma, che contengono i gas in maniera proporzionale al loro magma di origine. Gli elementi gassosi sono però presenti nei minerali in quantità molto basse, ai limiti di rilevazione delle più sofisticate tecniche analitiche.

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Per misurare lo zolfo nei clinopirosseni il team ha dovuto ricorrere a un fascio di luce di sincrotrone, presso l’acceleratore di particelle Diamond Light Source, nel Regno Unito. Per misurare il fluoro la sonda ionica del museo di Storia Naturale di Stoccolma è invece risultata la tecnica più efficacie.

Negli ultimi decenni i paleontologi hanno identificato 5 grandi estinzioni di massa nella storia della vita, e numerose estinzioni di minore grandezza, ma pur sempre catastrofiche. L’estinzione tra Cretaceo e Paleogene è una di queste, ed è probabilmente la più famosa al grande pubblico, per l’estinzione dei dinosauri. A differenza delle altre crisi, in questo caso la caduta di un asteroide ha sicuramente giocato un ruolo determinante, ma “I nostri dati mostrano che le prime eruzioni vulcaniche Deccan degassarono molto zolfo, causando inverni vulcanici che misero a dura prova gli organismi, prima dell’impatto dell’asteroide” conclude Marzoli.

Ricostruire l’effetto dei gas rilasciati in atmosfera dai grandi episodi vulcanici passati aiuta a ricostruire la sequenza di eventi che portò alle estinzioni di massa, ma serve anche come specchio del presente. Raccogliere dati ed evidenze dalla storia geologica ci aiuta a capire i meccanismi di risposta del clima ai cambiamenti chimici dell’atmosfera, e a prevedere scenari futuri.

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In un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista «Science Advances», un team internazionale di geologi e geochimici aiuta a definire meglio il ruolo del vulcanismo, attraverso la ricostruzione dei volumi di gas vulcanici liberati. La ricerca è stata condotta da un team guidato da Sara Callegaro dell’Università di Oslo, di cui fanno parte anche ricercatori delle Università di Padova, Trieste e Napoli, ma anche della McGill (Montreal, Canada), dell’Università della California (Berkeley, USA) e del museo di Storia Naturale di Stoccolma (Svezia).

Gli studiosi hanno esaminato lo zolfo e il fluoro contenuti in cristalli del minerale clinopirosseno trovato nelle lave basaltiche del Deccan (Western Ghats, India). Queste lave hanno coperto oltre un milione di chilometri quadrati, hanno raggiunto spessori massimi di circa 3 km, e sono state eruttate durante l’evento di estinzione.

«I basalti eruttati poco prima del limite Cretaceo-Paleogene sono ricchi in zolfo, quelle eruttate dopo ne contengono molto meno», afferma Sara Callegaro dell’Università di Oslo.

Eruzioni come quelle del Deccan iniettano in atmosfera enormi quantità di gas serra come l’anidride carbonica, che portarono ad un riscaldamento globale. Tuttavia insieme ai gas serra vengono emessi anche altri gas, come lo zolfo e il fluoro. Lo zolfo ha la caratteristica di produrre abbassamenti di temperatura globali, detti inverni vulcanici, ma su tempi scala molto più brevi rispetto al riscaldamento dovuto ai gas serra. Questo significa che una fase di riscaldamento globale può essere punteggiata da periodi più brevi di cali termici drastici, causando forte stress negli ecosistemi.

Questi eventi magmatici anomali, spesso in corrispondenza a fratture e separazioni di masse continentali, hanno modellato la storia della vita sulla Terra attraverso l’impatto climatico dei loro gas.

«Capire fino in fondo l’impatto di questi fenomeni richiede di risalire ai volumi di gas rilasciati, ma è estremamente difficile quantificare qualcosa che non c’è più nella roccia, perché è stato liberato in atmosfera - sottolinea Andrea Marzoli, co-autore dello studio e docente del Dipartimento Territorio e sistemi agro-forestali dell’Università di Padova -. Il team scientifico ha aggirato questo problema misurando direttamente i minerali prodotti dal magma, che contengono i gas in maniera proporzionale al loro magma di origine. Gli elementi gassosi sono però presenti nei minerali in quantità molto basse, ai limiti di rilevazione delle più sofisticate tecniche analitiche.

«Avevamo bisogno di misurare quantità bassissime, in cristalli bersaglio molto piccoli – dice Don Baker, dell’Università McGill -, bisogna pensare che su un milione di atomi che formano i cristalli analizzati solo tra 10 e 100 sono atomi di zolfo o di fluoro».

Per misurare lo zolfo nei clinopirosseni il team ha dovuto ricorrere a un fascio di luce di sincrotrone, presso l’acceleratore di particelle Diamond Light Source, nel Regno Unito. Per misurare il fluoro la sonda ionica del museo di Storia Naturale di Stoccolma è invece risultata la tecnica più efficacie.

Negli ultimi decenni i paleontologi hanno identificato 5 grandi estinzioni di massa nella storia della vita, e numerose estinzioni di minore grandezza, ma pur sempre catastrofiche. L’estinzione tra Cretaceo e Paleogene è una di queste, ed è probabilmente la più famosa al grande pubblico, per l’estinzione dei dinosauri. A differenza delle altre crisi, in questo caso la caduta di un asteroide ha sicuramente giocato un ruolo determinante, ma “I nostri dati mostrano che le prime eruzioni vulcaniche Deccan degassarono molto zolfo, causando inverni vulcanici che misero a dura prova gli organismi, prima dell’impatto dell’asteroide” conclude Marzoli.

Ricostruire l’effetto dei gas rilasciati in atmosfera dai grandi episodi vulcanici passati aiuta a ricostruire la sequenza di eventi che portò alle estinzioni di massa, ma serve anche come specchio del presente. Raccogliere dati ed evidenze dalla storia geologica ci aiuta a capire i meccanismi di risposta del clima ai cambiamenti chimici dell’atmosfera, e a prevedere scenari futuri.

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In un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista «Science Advances», un team internazionale di geologi e geochimici aiuta a definire meglio il ruolo del vulcanismo, attraverso la ricostruzione dei volumi di gas vulcanici liberati. La ricerca è stata condotta da un team guidato da Sara Callegaro dell’Università di Oslo, di cui fanno parte anche ricercatori delle Università di Padova, Trieste e Napoli, ma anche della McGill (Montreal, Canada), dell’Università della California (Berkeley, USA) e del museo di Storia Naturale di Stoccolma (Svezia).

Gli studiosi hanno esaminato lo zolfo e il fluoro contenuti in cristalli del minerale clinopirosseno trovato nelle lave basaltiche del Deccan (Western Ghats, India). Queste lave hanno coperto oltre un milione di chilometri quadrati, hanno raggiunto spessori massimi di circa 3 km, e sono state eruttate durante l’evento di estinzione.

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«Avevamo bisogno di misurare quantità bassissime, in cristalli bersaglio molto piccoli – dice Don Baker, dell’Università McGill -, bisogna pensare che su un milione di atomi che formano i cristalli analizzati solo tra 10 e 100 sono atomi di zolfo o di fluoro».

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scheletro dinosauro

 

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2023PO185 Allegato 1 - Verbale 1 - Criteri

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2023RUB06 - Allegato 12 - Verbale 1- Criteri

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RICERCA UNIPD - GLI INVERNI VULCANICI ALL’ORIGINE DELL’ESTINZIONE DEI DINOSAURI

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COMPUTAZIONE E SIMULAZIONE QUANTISTICA. A Palazzo Franchetti le ultime frontiere della ricerca sui computer quantistici e possibili applicazioni tecnologiche

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Unipd incontra l'università cinese di Fudan

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Mercoledì 11 ottobre, una delegazione di sei membri dell'Università di Fudan (Cina), guidata dal presidente del Consiglio dell'Università, Qiu Xin, sarà in visita all'Università di Padova. La delegazione sarà accolta da Cristina Basso, prorettrice Unipd per le Relazioni internazionali, da rappresentanti dei nostri dipartimenti e dallo staff dell'area Relazioni internazionali, nella Sala della Nave della sede principale dell'Ateneo, Palazzo del Bo.

La Fudan University fu fondata nel 1905 come Scuola pubblica di Fudan, prima istituzione universitaria fondata da una persona cinese. Ospita 11 facoltà: filosofia, economia, giurisprudenza, educazione, letteratura, storia, scienze, ingegneria, medicina, management e arte. L'Università di Fudan è stata selezionata nel “Double First-Class University Plan” del 2017, un progetto statale che finanzia le università cinesi di elite, e 27 delle sue discipline sono nella lista delle “double first-class”. Per questi motivi l'Università di Fudan è un partner importante per l'Ateneo.

Nel corso dell'incontro si discuterà di collaborazioni future e verrà firmato un Memorandum of Understanding.

L'incontro non è aperto al pubblico.

delegazione da Fudan

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La Fudan University fu fondata nel 1905 come Scuola pubblica di Fudan, prima istituzione universitaria fondata da una persona cinese. Ospita 11 facoltà: filosofia, economia, giurisprudenza, educazione, letteratura, storia, scienze, ingegneria, medicina, management e arte. L'Università di Fudan è stata selezionata nel “Double First-Class University Plan” del 2017, un progetto statale che finanzia le università cinesi di elite, e 27 delle sue discipline sono nella lista delle “double first-class”. Per questi motivi l'Università di Fudan è un partner importante per l'Ateneo.

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delegazione da Fudan

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La Fudan University fu fondata nel 1905 come Scuola pubblica di Fudan, prima istituzione universitaria fondata da una persona cinese. Ospita 11 facoltà: filosofia, economia, giurisprudenza, educazione, letteratura, storia, scienze, ingegneria, medicina, management e arte. L'Università di Fudan è stata selezionata nel “Double First-Class University Plan” del 2017, un progetto statale che finanzia le università cinesi di elite, e 27 delle sue discipline sono nella lista delle “double first-class”. Per questi motivi l'Università di Fudan è un partner importante per l'Ateneo.

Nel corso dell'incontro si discuterà di collaborazioni future e verrà firmato un Memorandum of Understanding.

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La Fudan University fu fondata nel 1905 come Scuola pubblica di Fudan, prima istituzione universitaria fondata da una persona cinese. Ospita 11 facoltà: filosofia, economia, giurisprudenza, educazione, letteratura, storia, scienze, ingegneria, medicina, management e arte. L'Università di Fudan è stata selezionata nel “Double First-Class University Plan” del 2017, un progetto statale che finanzia le università cinesi di elite, e 27 delle sue discipline sono nella lista delle “double first-class”. Per questi motivi l'Università di Fudan è un partner importante per l'Ateneo.

Nel corso dell'incontro si discuterà di collaborazioni future e verrà firmato un Memorandum of Understanding.

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La Fudan University fu fondata nel 1905 come Scuola pubblica di Fudan, prima istituzione universitaria fondata da una persona cinese. Ospita 11 facoltà: filosofia, economia, giurisprudenza, educazione, letteratura, storia, scienze, ingegneria, medicina, management e arte. L'Università di Fudan è stata selezionata nel “Double First-Class University Plan” del 2017, un progetto statale che finanzia le università cinesi di elite, e 27 delle sue discipline sono nella lista delle “double first-class”. Per questi motivi l'Università di Fudan è un partner importante per l'Ateneo.

Nel corso dell'incontro si discuterà di collaborazioni future e verrà firmato un Memorandum of Understanding.

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La Fudan University fu fondata nel 1905 come Scuola pubblica di Fudan, prima istituzione universitaria fondata da una persona cinese. Ospita 11 facoltà: filosofia, economia, giurisprudenza, educazione, letteratura, storia, scienze, ingegneria, medicina, management e arte. L'Università di Fudan è stata selezionata nel “Double First-Class University Plan” del 2017, un progetto statale che finanzia le università cinesi di elite, e 27 delle sue discipline sono nella lista delle “double first-class”. Per questi motivi l'Università di Fudan è un partner importante per l'Ateneo.

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delegazione da Fudan

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Fudan University meets Unipd

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On Wednesday 11 October, 11 a.m., a delegation from Fudan University , China, composed of six members, led by the Chair of University Council Prof. Qiu Xin, will visit the University of Padua. The delegation will be welcomed by Prof. Cristina Basso, Vice Rector for International Relations, department’s representatives and by the staff of the International Relations Division, in the most representative seat of Unipd, the Bo Palace (Sala della Nave).

Fudan University was established in 1905 as Fudan Public School. It was the first institution of higher education to be founded by a Chinese person. Fudan University counts 11 faculties: philosophy, economics, law, education, literature, history, science, engineering, medicine, management and arts. Fudan University was selected into the “Double First-Class University Plan” in 2017, which is a state project to sponsor elite Chinese universities, and 27 of their disciplines are listed as “double first-class”. For all these reasons Fudan University could be an important partner for our international relations.

During the meeting, future collaborations will be discussed in depth. Moreover, a university-level Memorandum of Understanding will be signed.

The meeting is not open to the public.

fudan delegation

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Fudan University was established in 1905 as Fudan Public School. It was the first institution of higher education to be founded by a Chinese person. Fudan University counts 11 faculties: philosophy, economics, law, education, literature, history, science, engineering, medicine, management and arts. Fudan University was selected into the “Double First-Class University Plan” in 2017, which is a state project to sponsor elite Chinese universities, and 27 of their disciplines are listed as “double first-class”. For all these reasons Fudan University could be an important partner for our international relations.

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On Wednesday 11 October, 11 a.m., a delegation from Fudan University , China, composed of six members, led by the Chair of University Council Prof. Qiu Xin, will visit the University of Padua. The delegation will be welcomed by Prof. Cristina Basso, Vice Rector for International Relations, department’s representatives and by the staff of the International Relations Division, in the most representative seat of Unipd, the Bo Palace (Sala della Nave).

Fudan University was established in 1905 as Fudan Public School. It was the first institution of higher education to be founded by a Chinese person. Fudan University counts 11 faculties: philosophy, economics, law, education, literature, history, science, engineering, medicine, management and arts. Fudan University was selected into the “Double First-Class University Plan” in 2017, which is a state project to sponsor elite Chinese universities, and 27 of their disciplines are listed as “double first-class”. For all these reasons Fudan University could be an important partner for our international relations.

During the meeting, future collaborations will be discussed in depth. Moreover, a university-level Memorandum of Understanding will be signed.

The meeting is not open to the public.

fudan delegation

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Locandina - Presentazione aziendale AGMS AIM - 26 ottobre 2023

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Collegio di disciplina: al via le candidature per un componente con qualifica di ricercatore

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Il 5 ottobre 2023 l'Università di Padova ha avviato il procedimento per l’individuazione di un componente del Collegio di disciplina, per lo scorcio del triennio 2022–2025, con qualifica di ricercatrice o ricercatore a tempo indeterminato.

Il Collegio di disciplina svolge la fase istruttoria dei procedimenti disciplinari a carico di docenti dell’Ateneo ed esprime un parere conclusivo; opera secondo il principio del giudizio fra pari, nel rispetto del contraddittorio e con la garanzia del diritto di difesa.

La procedura per la nomina del componente del Collegio prevede che una commissione istruttoria nominata dal Senato accademico verifichi, in capo alle persone candidate, il sicuro e documentato possesso dei requisiti richiesti dall'avviso, così costituendo la rosa di nominativi che la rettrice sottoporrà al Senato accademico. Quest'ultimo procederà quindi con l'elezione del componente.

La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata al 20 novembre 2023.

Ulteriori informazioni utili sono reperibili alla pagina web www.unipd.it/collegio-disciplina.

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Il 5 ottobre 2023 l'Università di Padova ha avviato il procedimento per l’individuazione di un componente del Collegio di disciplina, per lo scorcio del triennio 2022–2025, con qualifica di ricercatrice o ricercatore a tempo indeterminato.

Il Collegio di disciplina svolge la fase istruttoria dei procedimenti disciplinari a carico di docenti dell’Ateneo ed esprime un parere conclusivo; opera secondo il principio del giudizio fra pari, nel rispetto del contraddittorio e con la garanzia del diritto di difesa.

La procedura per la nomina del componente del Collegio prevede che una commissione istruttoria nominata dal Senato accademico verifichi, in capo alle persone candidate, il sicuro e documentato possesso dei requisiti richiesti dall'avviso, così costituendo la rosa di nominativi che la rettrice sottoporrà al Senato accademico. Quest'ultimo procederà quindi con l'elezione del componente.

La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata al 20 novembre 2023.

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