Il Museo del Cinema di Torino ringrazia l'Università di Padova

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Il Museo del Cinema di Torino ringrazia l'Università di Padova, e nello specifico lo spin-off Audio Innova srl, per il lavoro di restauro della pellicola cinematografica in 4K di Mimì metallurgico ferito nell'onore, film del 1972, scritto e diretto da Lina Wertmüller.

Ad occuparsi del restauro del negativo sonoro ottico del film, Alessandro Russo, restauratore presso il Centro di Sonologia Computazionale del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell'Università di Padova diretto da Sergio Canazza e collaboratore di Audio Innova srl.

Il lavoro di Russo è stato finalizzato alla pulizia dal rumore dovuta all’invecchiamento delle pellicole, al filtraggio al fine di simulare la resa del positivo nelle sale originali degli anni Settanta (quindi togliendo le componenti sonore che all’epoca, con gli altoparlanti originali, non si sarebbe sentito), al taglio di risonanze indesiderate, alla compensazione dei difetti acustici introdotti dalla stampa ottica, alla rimozione delle alterazioni introdotte da sporco e graffi.

Il restauro della pellicola è un progetto voluto dal Museo di Cinema di Torino con Minerva Pictures ed è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma lunedì 21 ottobre.

Al Film Restored Festival di Berlino (in collaborazione con Camera Ottica UNIUD e Cinema-Archives di Parigi), dal 23 al 27 ottobre 2024, Alessandro Russo presenta anche un altro lavoro di restauro, svolto assieme Clément Lafite (del Lab. La Camera Ottica, Università di Udine) e Annabelle Aventurin (libera professionista), del film “Ballade aux sources” (Med Hondo, Bernard Nantet, 1965). Ballade aux sources documenta il ritorno nel Maghreb post-indipendenza di un emigrante africano stabilitosi in Francia. Il film, privato della sua colonna sonora originale a seguito di un furto durante le riprese, è stato sincronizzato successivamente al ritorno della troupe a Parigi. Tuttavia, non è mai stato proiettato per oltre 50 anni. 

In entrambe le opere, l’equipaggiamento utilizzato è il sistema hardware-software del CSC (in parte sviluppato internamente proprio per questi scopi)

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Il Museo del Cinema di Torino ringrazia l'Università di Padova, e nello specifico lo spin-off Audio Innova srl, per il lavoro di restauro della pellicola cinematografica in 4K di Mimì metallurgico ferito nell'onore, film del 1972, scritto e diretto da Lina Wertmüller.

Ad occuparsi del restauro del negativo sonoro ottico del film, Alessandro Russo, restauratore presso il Centro di Sonologia Computazionale del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell'Università di Padova diretto da Sergio Canazza e collaboratore di Audio Innova srl.

Il lavoro di Russo è stato finalizzato alla pulizia dal rumore dovuta all’invecchiamento delle pellicole, al filtraggio al fine di simulare la resa del positivo nelle sale originali degli anni Settanta (quindi togliendo le componenti sonore che all’epoca, con gli altoparlanti originali, non si sarebbe sentito), al taglio di risonanze indesiderate, alla compensazione dei difetti acustici introdotti dalla stampa ottica, alla rimozione delle alterazioni introdotte da sporco e graffi.

Il restauro della pellicola è un progetto voluto dal Museo di Cinema di Torino con Minerva Pictures ed è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma lunedì 21 ottobre.

Al Film Restored Festival di Berlino (in collaborazione con Camera Ottica UNIUD e Cinema-Archives di Parigi), dal 23 al 27 ottobre 2024, Alessandro Russo presenta anche un altro lavoro di restauro, svolto assieme Clément Lafite (del Lab. La Camera Ottica, Università di Udine) e Annabelle Aventurin (libera professionista), del film “Ballade aux sources” (Med Hondo, Bernard Nantet, 1965). Ballade aux sources documenta il ritorno nel Maghreb post-indipendenza di un emigrante africano stabilitosi in Francia. Il film, privato della sua colonna sonora originale a seguito di un furto durante le riprese, è stato sincronizzato successivamente al ritorno della troupe a Parigi. Tuttavia, non è mai stato proiettato per oltre 50 anni. 

In entrambe le opere, l’equipaggiamento utilizzato è il sistema hardware-software del CSC (in parte sviluppato internamente proprio per questi scopi)

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Il lavoro di Russo è stato finalizzato alla pulizia dal rumore dovuta all’invecchiamento delle pellicole, al filtraggio al fine di simulare la resa del positivo nelle sale originali degli anni Settanta (quindi togliendo le componenti sonore che all’epoca, con gli altoparlanti originali, non si sarebbe sentito), al taglio di risonanze indesiderate, alla compensazione dei difetti acustici introdotti dalla stampa ottica, alla rimozione delle alterazioni introdotte da sporco e graffi.

Il restauro della pellicola è un progetto voluto dal Museo di Cinema di Torino con Minerva Pictures ed è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma lunedì 21 ottobre.

Al Film Restored Festival di Berlino (in collaborazione con Camera Ottica UNIUD e Cinema-Archives di Parigi), dal 23 al 27 ottobre 2024, Alessandro Russo presenta anche un altro lavoro di restauro, svolto assieme Clément Lafite (del Lab. La Camera Ottica, Università di Udine) e Annabelle Aventurin (libera professionista), del film “Ballade aux sources” (Med Hondo, Bernard Nantet, 1965). Ballade aux sources documenta il ritorno nel Maghreb post-indipendenza di un emigrante africano stabilitosi in Francia. Il film, privato della sua colonna sonora originale a seguito di un furto durante le riprese, è stato sincronizzato successivamente al ritorno della troupe a Parigi. Tuttavia, non è mai stato proiettato per oltre 50 anni. 

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Avvisi: Esami di Stato

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Avviso: le Ordinanze Ministeriali di indizione della prima e della seconda sessione 2024 degli esami di Stato di abilitazione all’esercizio delle professioni sono pubblicate nella pagina dedicata.

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Coloro che, a causa del malfunzionamento, non avessero completato i pagamenti utili al completamento dell'iscrizione all'esame di Stato II sessione 2024 devono procedere, non oltre le ore 23.59 del 23 ottobre 2024, a effettuare i versamenti mancanti e inviare le ricevute di pagamento via mail all’indirizzo: esamidistato.lauream@unipd.it allegando obbligatoriamente fotocopia fronte/retro di un documento di identità in corso di validità e inserendo nell’oggetto: “Integrazione pagamenti esame di Stato II sessione 2024”.


Avviso: le Ordinanze Ministeriali di indizione della prima e della seconda sessione 2024 degli esami di Stato di abilitazione all’esercizio delle professioni sono pubblicate nella pagina dedicata.

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Accordion principale - Esami di Stato

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Avviso: Le Ordinanze Ministeriali relative alla prima e alla seconda sessione degli esami di Stato dell'anno 2026 non sono ancora state pubblicate da parte del MUR.
Chi fosse interessato a iscriversi alla prima sessione 2026 deve tenere frequentemente monitorata questa pagina per conoscere le modalità e le scadenze per la presentazione della domanda di ammissione.

L’esame di Stato di abilitazione alla professione di Psicologo sezione A è riservato a coloro che hanno svolto il tirocinio post-lauream della durata di un anno ininterrotto e continuativo (D.P.R. 5 giugno 2001 n. 328 e D.M. 6 giugno 2022 n. 554). Chi sta svolgendo il Tirocinio Pratico Valutativo (TPV) post-lauream, secondo le disposizioni del D.I. 20 giugno 2022 n. 567, può consultare la pagina dedicata alla Prova Pratica Valutativa.

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Avviso: Le Ordinanze Ministeriali relative alla prima e alla seconda sessione degli esami di Stato dell'anno 2026 non sono ancora state pubblicate da parte del MUR.
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Chi fosse interessato a iscriversi alla prima sessione 2026 deve tenere frequentemente monitorata questa pagina per conoscere le modalità e le scadenze per la presentazione della domanda di ammissione.

L’esame di Stato di abilitazione alla professione di Psicologo sezione A è riservato a coloro che hanno svolto il tirocinio post-lauream della durata di un anno ininterrotto e continuativo (D.P.R. 5 giugno 2001 n. 328 e D.M. 6 giugno 2022 n. 554). Chi sta svolgendo il Tirocinio Pratico Valutativo (TPV) post-lauream, secondo le disposizioni del D.I. 20 giugno 2022 n. 567, può consultare la pagina dedicata alla Prova Pratica Valutativa.

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L’esame di Stato di abilitazione alla professione di Psicologo sezione A è riservato a coloro che hanno svolto il tirocinio post-lauream della durata di un anno ininterrotto e continuativo (D.P.R. 5 giugno 2001 n. 328 e D.M. 6 giugno 2022 n. 554). Chi sta svolgendo il Tirocinio Pratico Valutativo (TPV) post-lauream, secondo le disposizioni del D.I. 20 giugno 2022 n. 567, può consultare la pagina dedicata alla Prova Pratica Valutativa.

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2024RTT03 - Allegato 1 - Decreto di approvazione atti

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2024RTT03 - Allegato 1 - Verbale 4 - Punteggi e giudizi

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2024RTT03 - Allegato 1 - Verbale 3 - Giudizi

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Ricerca Unipd. Svelato un meccanismo che influisce sulla lunghezza dei mitocondri e determina il comportamento cellulare

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Il mitocondrio è un organello presente all’interno delle nostre cellule con diverse funzioni, tra cui alcune fondamentali legate al metabolismo e alla produzione di energia. Pressoché tutte le cellule degli organismi eucarioti contengono numerosi mitocondri, che formano una estesa rete filamentosa all’interno di ciascuna cellula. Questa rete va incontro a continue divisioni e fusioni che accorciano e allungano dinamicamente i singoli mitocondri.

In un articolo pubblicato sulla rivista Nature Cell Biology, un gruppo internazionale di ricercatori e ricercatrici, coordinato da Sirio Dupont, professore dell’Università di Padova, hanno mostrato l’esistenza di un meccanismo universale, comune a molti diversi tipi di cellule. Tale meccanismo sembra in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri in risposta alle condizioni meccaniche del microambiente cellulare. Tali condizioni includono, per esempio, lo stiramento della pelle oppure la reazione dei vasi sanguigni alle sollecitazioni provocate dallo scorrimento del sangue sulle loro pareti.

«Abbiamo scoperto che i mitocondri funzionano come una sorta di ‘centralina di controllo’ in grado di accendere e spegnere in maniera coordinata tre importanti ‘interruttori’ molecolari – spiega Patrizia Romani, del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova e prima autrice dell’articolo –. In questo modo i segnali meccanici riescono a controllare, tramite un unico meccanismo, diverse funzioni della cellula, inclusa la capacità di produrre nuove molecole con attività antiossidante, di accumulare energia sotto forma di lipidi, di regolare la proliferazione e di mantenere la propria identità. In questo studio abbiamo dimostrato sperimentalmente che tale funzione ha rilevanza in diversi contesti, compreso il differenziamento di cellule staminali in adipociti, il corretto funzionamento delle cellule del fegato, e la resistenza delle cellule tumorali metastatiche alla chemioterapia».

Lo studio è nato nel contesto della meccano-biologia, una branca della biologia che si occupa di studiare le interazioni tra i sistemi biologici e le proprietà meccaniche della materia. Il gruppo guidato da Dupont è stato tra i primi a sviluppare studi di meccano-biologia in Italia, e oggi si occupa di studiare come le cellule “sentono” le proprietà meccaniche del proprio microambiente (ad esempio la sua elasticità), e quali possono essere gli effetti di queste proprietà sul comportamento cellulare.

«I risultati ottenuti hanno rivelato un fine meccanismo molecolare basato su una proteina localizzata sulla superficie dei mitocondri, chiamata MIEF1 (dal nome per esteso in inglese: MItochondrial Elongation Factor 1). Quando le cellule ricevono intensi stimoli meccanici, la proteina MIEF1 viene fosforilata, e questo diminuisce la sua capacità di reclutare sulla superficie del mitocondrio una seconda proteina, chiamata DRP1, che agisce da ‘forbice molecolare’ spezzettando i mitocondri e quindi accorciandoli – spiega Sirio Dupont –. La conoscenza di questo nuovo meccanismo molecolare apre la strada, prima di tutto, a ulteriori ricerche, perché fornisce alla comunità scientifica una nuova ‘lente’ con cui capire alcuni processi biologici in cui la meccanica dei tessuti svolge un ruolo importante».

Il gruppo di ricerca ha inoltre già iniziato a identificare e sviluppare piccole molecole ad azione farmacologica, in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri, e di conseguenza la risposta delle cellule agli stimoli meccanici. Queste molecole potrebbero rappresentare la base per sviluppare farmaci in grado di “correggere” le risposte cellulari ai difetti meccanici che si pensa siano alla base dello sviluppo di alcuni tumori o di alcune malattie cardiovascolari. Oppure tali farmaci potrebbero agire “forzando” queste risposte quando ciò sia utile per prevenire reazioni patologiche o maligne».

Non ultimo, il nuovo meccanismo individuato potrebbe portare allo sviluppo di marcatori per capire se e quando una cellula all’interno di un tessuto sta ricevendo un segnale di tipo meccanico, con beneficio sia per la ricerca fondamentale che per la ricerca applicata.

Lo studio è il frutto di una collaborazione con numerosi gruppi di ricerca dell’Università di Padova, italiani e internazionali, ed è stato sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, Fondazione Veronesi, Worldwide Cancer Research, dal Ministero della Ricerca e da Fondazione CARIPARO. Quest’ultima, con Heal Italia sulla Medicina di Precisione hanno inoltre finanziato progetti di ricerca per sviluppare possibili applicazioni inerenti questo studio.

 

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Il mitocondrio è un organello presente all’interno delle nostre cellule con diverse funzioni, tra cui alcune fondamentali legate al metabolismo e alla produzione di energia. Pressoché tutte le cellule degli organismi eucarioti contengono numerosi mitocondri, che formano una estesa rete filamentosa all’interno di ciascuna cellula. Questa rete va incontro a continue divisioni e fusioni che accorciano e allungano dinamicamente i singoli mitocondri.

In un articolo pubblicato sulla rivista Nature Cell Biology, un gruppo internazionale di ricercatori e ricercatrici, coordinato da Sirio Dupont, professore dell’Università di Padova, hanno mostrato l’esistenza di un meccanismo universale, comune a molti diversi tipi di cellule. Tale meccanismo sembra in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri in risposta alle condizioni meccaniche del microambiente cellulare. Tali condizioni includono, per esempio, lo stiramento della pelle oppure la reazione dei vasi sanguigni alle sollecitazioni provocate dallo scorrimento del sangue sulle loro pareti.

«Abbiamo scoperto che i mitocondri funzionano come una sorta di ‘centralina di controllo’ in grado di accendere e spegnere in maniera coordinata tre importanti ‘interruttori’ molecolari – spiega Patrizia Romani, del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova e prima autrice dell’articolo –. In questo modo i segnali meccanici riescono a controllare, tramite un unico meccanismo, diverse funzioni della cellula, inclusa la capacità di produrre nuove molecole con attività antiossidante, di accumulare energia sotto forma di lipidi, di regolare la proliferazione e di mantenere la propria identità. In questo studio abbiamo dimostrato sperimentalmente che tale funzione ha rilevanza in diversi contesti, compreso il differenziamento di cellule staminali in adipociti, il corretto funzionamento delle cellule del fegato, e la resistenza delle cellule tumorali metastatiche alla chemioterapia».

Lo studio è nato nel contesto della meccano-biologia, una branca della biologia che si occupa di studiare le interazioni tra i sistemi biologici e le proprietà meccaniche della materia. Il gruppo guidato da Dupont è stato tra i primi a sviluppare studi di meccano-biologia in Italia, e oggi si occupa di studiare come le cellule “sentono” le proprietà meccaniche del proprio microambiente (ad esempio la sua elasticità), e quali possono essere gli effetti di queste proprietà sul comportamento cellulare.

«I risultati ottenuti hanno rivelato un fine meccanismo molecolare basato su una proteina localizzata sulla superficie dei mitocondri, chiamata MIEF1 (dal nome per esteso in inglese: MItochondrial Elongation Factor 1). Quando le cellule ricevono intensi stimoli meccanici, la proteina MIEF1 viene fosforilata, e questo diminuisce la sua capacità di reclutare sulla superficie del mitocondrio una seconda proteina, chiamata DRP1, che agisce da ‘forbice molecolare’ spezzettando i mitocondri e quindi accorciandoli – spiega Sirio Dupont –. La conoscenza di questo nuovo meccanismo molecolare apre la strada, prima di tutto, a ulteriori ricerche, perché fornisce alla comunità scientifica una nuova ‘lente’ con cui capire alcuni processi biologici in cui la meccanica dei tessuti svolge un ruolo importante».

Il gruppo di ricerca ha inoltre già iniziato a identificare e sviluppare piccole molecole ad azione farmacologica, in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri, e di conseguenza la risposta delle cellule agli stimoli meccanici. Queste molecole potrebbero rappresentare la base per sviluppare farmaci in grado di “correggere” le risposte cellulari ai difetti meccanici che si pensa siano alla base dello sviluppo di alcuni tumori o di alcune malattie cardiovascolari. Oppure tali farmaci potrebbero agire “forzando” queste risposte quando ciò sia utile per prevenire reazioni patologiche o maligne».

Non ultimo, il nuovo meccanismo individuato potrebbe portare allo sviluppo di marcatori per capire se e quando una cellula all’interno di un tessuto sta ricevendo un segnale di tipo meccanico, con beneficio sia per la ricerca fondamentale che per la ricerca applicata.

Lo studio è il frutto di una collaborazione con numerosi gruppi di ricerca dell’Università di Padova, italiani e internazionali, ed è stato sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, Fondazione Veronesi, Worldwide Cancer Research, dal Ministero della Ricerca e da Fondazione CARIPARO. Quest’ultima, con Heal Italia sulla Medicina di Precisione hanno inoltre finanziato progetti di ricerca per sviluppare possibili applicazioni inerenti questo studio.

 

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Il mitocondrio è un organello presente all’interno delle nostre cellule con diverse funzioni, tra cui alcune fondamentali legate al metabolismo e alla produzione di energia. Pressoché tutte le cellule degli organismi eucarioti contengono numerosi mitocondri, che formano una estesa rete filamentosa all’interno di ciascuna cellula. Questa rete va incontro a continue divisioni e fusioni che accorciano e allungano dinamicamente i singoli mitocondri.

In un articolo pubblicato sulla rivista Nature Cell Biology, un gruppo internazionale di ricercatori e ricercatrici, coordinato da Sirio Dupont, professore dell’Università di Padova, hanno mostrato l’esistenza di un meccanismo universale, comune a molti diversi tipi di cellule. Tale meccanismo sembra in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri in risposta alle condizioni meccaniche del microambiente cellulare. Tali condizioni includono, per esempio, lo stiramento della pelle oppure la reazione dei vasi sanguigni alle sollecitazioni provocate dallo scorrimento del sangue sulle loro pareti.

«Abbiamo scoperto che i mitocondri funzionano come una sorta di ‘centralina di controllo’ in grado di accendere e spegnere in maniera coordinata tre importanti ‘interruttori’ molecolari – spiega Patrizia Romani, del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova e prima autrice dell’articolo –. In questo modo i segnali meccanici riescono a controllare, tramite un unico meccanismo, diverse funzioni della cellula, inclusa la capacità di produrre nuove molecole con attività antiossidante, di accumulare energia sotto forma di lipidi, di regolare la proliferazione e di mantenere la propria identità. In questo studio abbiamo dimostrato sperimentalmente che tale funzione ha rilevanza in diversi contesti, compreso il differenziamento di cellule staminali in adipociti, il corretto funzionamento delle cellule del fegato, e la resistenza delle cellule tumorali metastatiche alla chemioterapia».

Lo studio è nato nel contesto della meccano-biologia, una branca della biologia che si occupa di studiare le interazioni tra i sistemi biologici e le proprietà meccaniche della materia. Il gruppo guidato da Dupont è stato tra i primi a sviluppare studi di meccano-biologia in Italia, e oggi si occupa di studiare come le cellule “sentono” le proprietà meccaniche del proprio microambiente (ad esempio la sua elasticità), e quali possono essere gli effetti di queste proprietà sul comportamento cellulare.

«I risultati ottenuti hanno rivelato un fine meccanismo molecolare basato su una proteina localizzata sulla superficie dei mitocondri, chiamata MIEF1 (dal nome per esteso in inglese: MItochondrial Elongation Factor 1). Quando le cellule ricevono intensi stimoli meccanici, la proteina MIEF1 viene fosforilata, e questo diminuisce la sua capacità di reclutare sulla superficie del mitocondrio una seconda proteina, chiamata DRP1, che agisce da ‘forbice molecolare’ spezzettando i mitocondri e quindi accorciandoli – spiega Sirio Dupont –. La conoscenza di questo nuovo meccanismo molecolare apre la strada, prima di tutto, a ulteriori ricerche, perché fornisce alla comunità scientifica una nuova ‘lente’ con cui capire alcuni processi biologici in cui la meccanica dei tessuti svolge un ruolo importante».

Il gruppo di ricerca ha inoltre già iniziato a identificare e sviluppare piccole molecole ad azione farmacologica, in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri, e di conseguenza la risposta delle cellule agli stimoli meccanici. Queste molecole potrebbero rappresentare la base per sviluppare farmaci in grado di “correggere” le risposte cellulari ai difetti meccanici che si pensa siano alla base dello sviluppo di alcuni tumori o di alcune malattie cardiovascolari. Oppure tali farmaci potrebbero agire “forzando” queste risposte quando ciò sia utile per prevenire reazioni patologiche o maligne».

Non ultimo, il nuovo meccanismo individuato potrebbe portare allo sviluppo di marcatori per capire se e quando una cellula all’interno di un tessuto sta ricevendo un segnale di tipo meccanico, con beneficio sia per la ricerca fondamentale che per la ricerca applicata.

Lo studio è il frutto di una collaborazione con numerosi gruppi di ricerca dell’Università di Padova, italiani e internazionali, ed è stato sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, Fondazione Veronesi, Worldwide Cancer Research, dal Ministero della Ricerca e da Fondazione CARIPARO. Quest’ultima, con Heal Italia sulla Medicina di Precisione hanno inoltre finanziato progetti di ricerca per sviluppare possibili applicazioni inerenti questo studio.

 

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Il mitocondrio è un organello presente all’interno delle nostre cellule con diverse funzioni, tra cui alcune fondamentali legate al metabolismo e alla produzione di energia. Pressoché tutte le cellule degli organismi eucarioti contengono numerosi mitocondri, che formano una estesa rete filamentosa all’interno di ciascuna cellula. Questa rete va incontro a continue divisioni e fusioni che accorciano e allungano dinamicamente i singoli mitocondri.

In un articolo pubblicato sulla rivista Nature Cell Biology, un gruppo internazionale di ricercatori e ricercatrici, coordinato da Sirio Dupont, professore dell’Università di Padova, hanno mostrato l’esistenza di un meccanismo universale, comune a molti diversi tipi di cellule. Tale meccanismo sembra in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri in risposta alle condizioni meccaniche del microambiente cellulare. Tali condizioni includono, per esempio, lo stiramento della pelle oppure la reazione dei vasi sanguigni alle sollecitazioni provocate dallo scorrimento del sangue sulle loro pareti.

«Abbiamo scoperto che i mitocondri funzionano come una sorta di ‘centralina di controllo’ in grado di accendere e spegnere in maniera coordinata tre importanti ‘interruttori’ molecolari – spiega Patrizia Romani, del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova e prima autrice dell’articolo –. In questo modo i segnali meccanici riescono a controllare, tramite un unico meccanismo, diverse funzioni della cellula, inclusa la capacità di produrre nuove molecole con attività antiossidante, di accumulare energia sotto forma di lipidi, di regolare la proliferazione e di mantenere la propria identità. In questo studio abbiamo dimostrato sperimentalmente che tale funzione ha rilevanza in diversi contesti, compreso il differenziamento di cellule staminali in adipociti, il corretto funzionamento delle cellule del fegato, e la resistenza delle cellule tumorali metastatiche alla chemioterapia».

Lo studio è nato nel contesto della meccano-biologia, una branca della biologia che si occupa di studiare le interazioni tra i sistemi biologici e le proprietà meccaniche della materia. Il gruppo guidato da Dupont è stato tra i primi a sviluppare studi di meccano-biologia in Italia, e oggi si occupa di studiare come le cellule “sentono” le proprietà meccaniche del proprio microambiente (ad esempio la sua elasticità), e quali possono essere gli effetti di queste proprietà sul comportamento cellulare.

«I risultati ottenuti hanno rivelato un fine meccanismo molecolare basato su una proteina localizzata sulla superficie dei mitocondri, chiamata MIEF1 (dal nome per esteso in inglese: MItochondrial Elongation Factor 1). Quando le cellule ricevono intensi stimoli meccanici, la proteina MIEF1 viene fosforilata, e questo diminuisce la sua capacità di reclutare sulla superficie del mitocondrio una seconda proteina, chiamata DRP1, che agisce da ‘forbice molecolare’ spezzettando i mitocondri e quindi accorciandoli – spiega Sirio Dupont –. La conoscenza di questo nuovo meccanismo molecolare apre la strada, prima di tutto, a ulteriori ricerche, perché fornisce alla comunità scientifica una nuova ‘lente’ con cui capire alcuni processi biologici in cui la meccanica dei tessuti svolge un ruolo importante».

Il gruppo di ricerca ha inoltre già iniziato a identificare e sviluppare piccole molecole ad azione farmacologica, in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri, e di conseguenza la risposta delle cellule agli stimoli meccanici. Queste molecole potrebbero rappresentare la base per sviluppare farmaci in grado di “correggere” le risposte cellulari ai difetti meccanici che si pensa siano alla base dello sviluppo di alcuni tumori o di alcune malattie cardiovascolari. Oppure tali farmaci potrebbero agire “forzando” queste risposte quando ciò sia utile per prevenire reazioni patologiche o maligne».

Non ultimo, il nuovo meccanismo individuato potrebbe portare allo sviluppo di marcatori per capire se e quando una cellula all’interno di un tessuto sta ricevendo un segnale di tipo meccanico, con beneficio sia per la ricerca fondamentale che per la ricerca applicata.

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Il mitocondrio è un organello presente all’interno delle nostre cellule con diverse funzioni, tra cui alcune fondamentali legate al metabolismo e alla produzione di energia. Pressoché tutte le cellule degli organismi eucarioti contengono numerosi mitocondri, che formano una estesa rete filamentosa all’interno di ciascuna cellula. Questa rete va incontro a continue divisioni e fusioni che accorciano e allungano dinamicamente i singoli mitocondri.

In un articolo pubblicato sulla rivista Nature Cell Biology, un gruppo internazionale di ricercatori e ricercatrici, coordinato da Sirio Dupont, professore dell’Università di Padova, hanno mostrato l’esistenza di un meccanismo universale, comune a molti diversi tipi di cellule. Tale meccanismo sembra in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri in risposta alle condizioni meccaniche del microambiente cellulare. Tali condizioni includono, per esempio, lo stiramento della pelle oppure la reazione dei vasi sanguigni alle sollecitazioni provocate dallo scorrimento del sangue sulle loro pareti.

«Abbiamo scoperto che i mitocondri funzionano come una sorta di ‘centralina di controllo’ in grado di accendere e spegnere in maniera coordinata tre importanti ‘interruttori’ molecolari – spiega Patrizia Romani, del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova e prima autrice dell’articolo –. In questo modo i segnali meccanici riescono a controllare, tramite un unico meccanismo, diverse funzioni della cellula, inclusa la capacità di produrre nuove molecole con attività antiossidante, di accumulare energia sotto forma di lipidi, di regolare la proliferazione e di mantenere la propria identità. In questo studio abbiamo dimostrato sperimentalmente che tale funzione ha rilevanza in diversi contesti, compreso il differenziamento di cellule staminali in adipociti, il corretto funzionamento delle cellule del fegato, e la resistenza delle cellule tumorali metastatiche alla chemioterapia».

Lo studio è nato nel contesto della meccano-biologia, una branca della biologia che si occupa di studiare le interazioni tra i sistemi biologici e le proprietà meccaniche della materia. Il gruppo guidato da Dupont è stato tra i primi a sviluppare studi di meccano-biologia in Italia, e oggi si occupa di studiare come le cellule “sentono” le proprietà meccaniche del proprio microambiente (ad esempio la sua elasticità), e quali possono essere gli effetti di queste proprietà sul comportamento cellulare.

«I risultati ottenuti hanno rivelato un fine meccanismo molecolare basato su una proteina localizzata sulla superficie dei mitocondri, chiamata MIEF1 (dal nome per esteso in inglese: MItochondrial Elongation Factor 1). Quando le cellule ricevono intensi stimoli meccanici, la proteina MIEF1 viene fosforilata, e questo diminuisce la sua capacità di reclutare sulla superficie del mitocondrio una seconda proteina, chiamata DRP1, che agisce da ‘forbice molecolare’ spezzettando i mitocondri e quindi accorciandoli – spiega Sirio Dupont –. La conoscenza di questo nuovo meccanismo molecolare apre la strada, prima di tutto, a ulteriori ricerche, perché fornisce alla comunità scientifica una nuova ‘lente’ con cui capire alcuni processi biologici in cui la meccanica dei tessuti svolge un ruolo importante».

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Non ultimo, il nuovo meccanismo individuato potrebbe portare allo sviluppo di marcatori per capire se e quando una cellula all’interno di un tessuto sta ricevendo un segnale di tipo meccanico, con beneficio sia per la ricerca fondamentale che per la ricerca applicata.

Lo studio è il frutto di una collaborazione con numerosi gruppi di ricerca dell’Università di Padova, italiani e internazionali, ed è stato sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, Fondazione Veronesi, Worldwide Cancer Research, dal Ministero della Ricerca e da Fondazione CARIPARO. Quest’ultima, con Heal Italia sulla Medicina di Precisione hanno inoltre finanziato progetti di ricerca per sviluppare possibili applicazioni inerenti questo studio.

 

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In un articolo pubblicato sulla rivista Nature Cell Biology, un gruppo internazionale di ricercatori e ricercatrici, coordinato da Sirio Dupont, professore dell’Università di Padova, hanno mostrato l’esistenza di un meccanismo universale, comune a molti diversi tipi di cellule. Tale meccanismo sembra in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri in risposta alle condizioni meccaniche del microambiente cellulare. Tali condizioni includono, per esempio, lo stiramento della pelle oppure la reazione dei vasi sanguigni alle sollecitazioni provocate dallo scorrimento del sangue sulle loro pareti.

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In un articolo pubblicato sulla rivista Nature Cell Biology, un gruppo internazionale di ricercatori e ricercatrici, coordinato da Sirio Dupont, professore dell’Università di Padova, hanno mostrato l’esistenza di un meccanismo universale, comune a molti diversi tipi di cellule. Tale meccanismo sembra in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri in risposta alle condizioni meccaniche del microambiente cellulare. Tali condizioni includono, per esempio, lo stiramento della pelle oppure la reazione dei vasi sanguigni alle sollecitazioni provocate dallo scorrimento del sangue sulle loro pareti.

«Abbiamo scoperto che i mitocondri funzionano come una sorta di ‘centralina di controllo’ in grado di accendere e spegnere in maniera coordinata tre importanti ‘interruttori’ molecolari – spiega Patrizia Romani, del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova e prima autrice dell’articolo –. In questo modo i segnali meccanici riescono a controllare, tramite un unico meccanismo, diverse funzioni della cellula, inclusa la capacità di produrre nuove molecole con attività antiossidante, di accumulare energia sotto forma di lipidi, di regolare la proliferazione e di mantenere la propria identità. In questo studio abbiamo dimostrato sperimentalmente che tale funzione ha rilevanza in diversi contesti, compreso il differenziamento di cellule staminali in adipociti, il corretto funzionamento delle cellule del fegato, e la resistenza delle cellule tumorali metastatiche alla chemioterapia».

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Non ultimo, il nuovo meccanismo individuato potrebbe portare allo sviluppo di marcatori per capire se e quando una cellula all’interno di un tessuto sta ricevendo un segnale di tipo meccanico, con beneficio sia per la ricerca fondamentale che per la ricerca applicata.

Lo studio è il frutto di una collaborazione con numerosi gruppi di ricerca dell’Università di Padova, italiani e internazionali, ed è stato sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, Fondazione Veronesi, Worldwide Cancer Research, dal Ministero della Ricerca e da Fondazione CARIPARO. Quest’ultima, con Heal Italia sulla Medicina di Precisione hanno inoltre finanziato progetti di ricerca per sviluppare possibili applicazioni inerenti questo studio.

 

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Il mitocondrio è un organello presente all’interno delle nostre cellule con diverse funzioni, tra cui alcune fondamentali legate al metabolismo e alla produzione di energia. Pressoché tutte le cellule degli organismi eucarioti contengono numerosi mitocondri, che formano una estesa rete filamentosa all’interno di ciascuna cellula. Questa rete va incontro a continue divisioni e fusioni che accorciano e allungano dinamicamente i singoli mitocondri.

In un articolo pubblicato sulla rivista Nature Cell Biology, un gruppo internazionale di ricercatori e ricercatrici, coordinato da Sirio Dupont, professore dell’Università di Padova, hanno mostrato l’esistenza di un meccanismo universale, comune a molti diversi tipi di cellule. Tale meccanismo sembra in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri in risposta alle condizioni meccaniche del microambiente cellulare. Tali condizioni includono, per esempio, lo stiramento della pelle oppure la reazione dei vasi sanguigni alle sollecitazioni provocate dallo scorrimento del sangue sulle loro pareti.

«Abbiamo scoperto che i mitocondri funzionano come una sorta di ‘centralina di controllo’ in grado di accendere e spegnere in maniera coordinata tre importanti ‘interruttori’ molecolari – spiega Patrizia Romani, del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova e prima autrice dell’articolo –. In questo modo i segnali meccanici riescono a controllare, tramite un unico meccanismo, diverse funzioni della cellula, inclusa la capacità di produrre nuove molecole con attività antiossidante, di accumulare energia sotto forma di lipidi, di regolare la proliferazione e di mantenere la propria identità. In questo studio abbiamo dimostrato sperimentalmente che tale funzione ha rilevanza in diversi contesti, compreso il differenziamento di cellule staminali in adipociti, il corretto funzionamento delle cellule del fegato, e la resistenza delle cellule tumorali metastatiche alla chemioterapia».

Lo studio è nato nel contesto della meccano-biologia, una branca della biologia che si occupa di studiare le interazioni tra i sistemi biologici e le proprietà meccaniche della materia. Il gruppo guidato da Dupont è stato tra i primi a sviluppare studi di meccano-biologia in Italia, e oggi si occupa di studiare come le cellule “sentono” le proprietà meccaniche del proprio microambiente (ad esempio la sua elasticità), e quali possono essere gli effetti di queste proprietà sul comportamento cellulare.

«I risultati ottenuti hanno rivelato un fine meccanismo molecolare basato su una proteina localizzata sulla superficie dei mitocondri, chiamata MIEF1 (dal nome per esteso in inglese: MItochondrial Elongation Factor 1). Quando le cellule ricevono intensi stimoli meccanici, la proteina MIEF1 viene fosforilata, e questo diminuisce la sua capacità di reclutare sulla superficie del mitocondrio una seconda proteina, chiamata DRP1, che agisce da ‘forbice molecolare’ spezzettando i mitocondri e quindi accorciandoli – spiega Sirio Dupont –. La conoscenza di questo nuovo meccanismo molecolare apre la strada, prima di tutto, a ulteriori ricerche, perché fornisce alla comunità scientifica una nuova ‘lente’ con cui capire alcuni processi biologici in cui la meccanica dei tessuti svolge un ruolo importante».

Il gruppo di ricerca ha inoltre già iniziato a identificare e sviluppare piccole molecole ad azione farmacologica, in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri, e di conseguenza la risposta delle cellule agli stimoli meccanici. Queste molecole potrebbero rappresentare la base per sviluppare farmaci in grado di “correggere” le risposte cellulari ai difetti meccanici che si pensa siano alla base dello sviluppo di alcuni tumori o di alcune malattie cardiovascolari. Oppure tali farmaci potrebbero agire “forzando” queste risposte quando ciò sia utile per prevenire reazioni patologiche o maligne».

Non ultimo, il nuovo meccanismo individuato potrebbe portare allo sviluppo di marcatori per capire se e quando una cellula all’interno di un tessuto sta ricevendo un segnale di tipo meccanico, con beneficio sia per la ricerca fondamentale che per la ricerca applicata.

Lo studio è il frutto di una collaborazione con numerosi gruppi di ricerca dell’Università di Padova, italiani e internazionali, ed è stato sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, Fondazione Veronesi, Worldwide Cancer Research, dal Ministero della Ricerca e da Fondazione CARIPARO. Quest’ultima, con Heal Italia sulla Medicina di Precisione hanno inoltre finanziato progetti di ricerca per sviluppare possibili applicazioni inerenti questo studio.

 

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Il mitocondrio è un organello presente all’interno delle nostre cellule con diverse funzioni, tra cui alcune fondamentali legate al metabolismo e alla produzione di energia. Pressoché tutte le cellule degli organismi eucarioti contengono numerosi mitocondri, che formano una estesa rete filamentosa all’interno di ciascuna cellula. Questa rete va incontro a continue divisioni e fusioni che accorciano e allungano dinamicamente i singoli mitocondri.

In un articolo pubblicato sulla rivista Nature Cell Biology, un gruppo internazionale di ricercatori e ricercatrici, coordinato da Sirio Dupont, professore dell’Università di Padova, hanno mostrato l’esistenza di un meccanismo universale, comune a molti diversi tipi di cellule. Tale meccanismo sembra in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri in risposta alle condizioni meccaniche del microambiente cellulare. Tali condizioni includono, per esempio, lo stiramento della pelle oppure la reazione dei vasi sanguigni alle sollecitazioni provocate dallo scorrimento del sangue sulle loro pareti.

«Abbiamo scoperto che i mitocondri funzionano come una sorta di ‘centralina di controllo’ in grado di accendere e spegnere in maniera coordinata tre importanti ‘interruttori’ molecolari – spiega Patrizia Romani, del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova e prima autrice dell’articolo –. In questo modo i segnali meccanici riescono a controllare, tramite un unico meccanismo, diverse funzioni della cellula, inclusa la capacità di produrre nuove molecole con attività antiossidante, di accumulare energia sotto forma di lipidi, di regolare la proliferazione e di mantenere la propria identità. In questo studio abbiamo dimostrato sperimentalmente che tale funzione ha rilevanza in diversi contesti, compreso il differenziamento di cellule staminali in adipociti, il corretto funzionamento delle cellule del fegato, e la resistenza delle cellule tumorali metastatiche alla chemioterapia».

Lo studio è nato nel contesto della meccano-biologia, una branca della biologia che si occupa di studiare le interazioni tra i sistemi biologici e le proprietà meccaniche della materia. Il gruppo guidato da Dupont è stato tra i primi a sviluppare studi di meccano-biologia in Italia, e oggi si occupa di studiare come le cellule “sentono” le proprietà meccaniche del proprio microambiente (ad esempio la sua elasticità), e quali possono essere gli effetti di queste proprietà sul comportamento cellulare.

«I risultati ottenuti hanno rivelato un fine meccanismo molecolare basato su una proteina localizzata sulla superficie dei mitocondri, chiamata MIEF1 (dal nome per esteso in inglese: MItochondrial Elongation Factor 1). Quando le cellule ricevono intensi stimoli meccanici, la proteina MIEF1 viene fosforilata, e questo diminuisce la sua capacità di reclutare sulla superficie del mitocondrio una seconda proteina, chiamata DRP1, che agisce da ‘forbice molecolare’ spezzettando i mitocondri e quindi accorciandoli – spiega Sirio Dupont –. La conoscenza di questo nuovo meccanismo molecolare apre la strada, prima di tutto, a ulteriori ricerche, perché fornisce alla comunità scientifica una nuova ‘lente’ con cui capire alcuni processi biologici in cui la meccanica dei tessuti svolge un ruolo importante».

Il gruppo di ricerca ha inoltre già iniziato a identificare e sviluppare piccole molecole ad azione farmacologica, in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri, e di conseguenza la risposta delle cellule agli stimoli meccanici. Queste molecole potrebbero rappresentare la base per sviluppare farmaci in grado di “correggere” le risposte cellulari ai difetti meccanici che si pensa siano alla base dello sviluppo di alcuni tumori o di alcune malattie cardiovascolari. Oppure tali farmaci potrebbero agire “forzando” queste risposte quando ciò sia utile per prevenire reazioni patologiche o maligne».

Non ultimo, il nuovo meccanismo individuato potrebbe portare allo sviluppo di marcatori per capire se e quando una cellula all’interno di un tessuto sta ricevendo un segnale di tipo meccanico, con beneficio sia per la ricerca fondamentale che per la ricerca applicata.

Lo studio è il frutto di una collaborazione con numerosi gruppi di ricerca dell’Università di Padova, italiani e internazionali, ed è stato sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, Fondazione Veronesi, Worldwide Cancer Research, dal Ministero della Ricerca e da Fondazione CARIPARO. Quest’ultima, con Heal Italia sulla Medicina di Precisione hanno inoltre finanziato progetti di ricerca per sviluppare possibili applicazioni inerenti questo studio.

 

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Il mitocondrio è un organello presente all’interno delle nostre cellule con diverse funzioni, tra cui alcune fondamentali legate al metabolismo e alla produzione di energia. Pressoché tutte le cellule degli organismi eucarioti contengono numerosi mitocondri, che formano una estesa rete filamentosa all’interno di ciascuna cellula. Questa rete va incontro a continue divisioni e fusioni che accorciano e allungano dinamicamente i singoli mitocondri.

In un articolo pubblicato sulla rivista Nature Cell Biology, un gruppo internazionale di ricercatori e ricercatrici, coordinato da Sirio Dupont, professore dell’Università di Padova, hanno mostrato l’esistenza di un meccanismo universale, comune a molti diversi tipi di cellule. Tale meccanismo sembra in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri in risposta alle condizioni meccaniche del microambiente cellulare. Tali condizioni includono, per esempio, lo stiramento della pelle oppure la reazione dei vasi sanguigni alle sollecitazioni provocate dallo scorrimento del sangue sulle loro pareti.

«Abbiamo scoperto che i mitocondri funzionano come una sorta di ‘centralina di controllo’ in grado di accendere e spegnere in maniera coordinata tre importanti ‘interruttori’ molecolari – spiega Patrizia Romani, del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova e prima autrice dell’articolo –. In questo modo i segnali meccanici riescono a controllare, tramite un unico meccanismo, diverse funzioni della cellula, inclusa la capacità di produrre nuove molecole con attività antiossidante, di accumulare energia sotto forma di lipidi, di regolare la proliferazione e di mantenere la propria identità. In questo studio abbiamo dimostrato sperimentalmente che tale funzione ha rilevanza in diversi contesti, compreso il differenziamento di cellule staminali in adipociti, il corretto funzionamento delle cellule del fegato, e la resistenza delle cellule tumorali metastatiche alla chemioterapia».

Lo studio è nato nel contesto della meccano-biologia, una branca della biologia che si occupa di studiare le interazioni tra i sistemi biologici e le proprietà meccaniche della materia. Il gruppo guidato da Dupont è stato tra i primi a sviluppare studi di meccano-biologia in Italia, e oggi si occupa di studiare come le cellule “sentono” le proprietà meccaniche del proprio microambiente (ad esempio la sua elasticità), e quali possono essere gli effetti di queste proprietà sul comportamento cellulare.

«I risultati ottenuti hanno rivelato un fine meccanismo molecolare basato su una proteina localizzata sulla superficie dei mitocondri, chiamata MIEF1 (dal nome per esteso in inglese: MItochondrial Elongation Factor 1). Quando le cellule ricevono intensi stimoli meccanici, la proteina MIEF1 viene fosforilata, e questo diminuisce la sua capacità di reclutare sulla superficie del mitocondrio una seconda proteina, chiamata DRP1, che agisce da ‘forbice molecolare’ spezzettando i mitocondri e quindi accorciandoli – spiega Sirio Dupont –. La conoscenza di questo nuovo meccanismo molecolare apre la strada, prima di tutto, a ulteriori ricerche, perché fornisce alla comunità scientifica una nuova ‘lente’ con cui capire alcuni processi biologici in cui la meccanica dei tessuti svolge un ruolo importante».

Il gruppo di ricerca ha inoltre già iniziato a identificare e sviluppare piccole molecole ad azione farmacologica, in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri, e di conseguenza la risposta delle cellule agli stimoli meccanici. Queste molecole potrebbero rappresentare la base per sviluppare farmaci in grado di “correggere” le risposte cellulari ai difetti meccanici che si pensa siano alla base dello sviluppo di alcuni tumori o di alcune malattie cardiovascolari. Oppure tali farmaci potrebbero agire “forzando” queste risposte quando ciò sia utile per prevenire reazioni patologiche o maligne».

Non ultimo, il nuovo meccanismo individuato potrebbe portare allo sviluppo di marcatori per capire se e quando una cellula all’interno di un tessuto sta ricevendo un segnale di tipo meccanico, con beneficio sia per la ricerca fondamentale che per la ricerca applicata.

Lo studio è il frutto di una collaborazione con numerosi gruppi di ricerca dell’Università di Padova, italiani e internazionali, ed è stato sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, Fondazione Veronesi, Worldwide Cancer Research, dal Ministero della Ricerca e da Fondazione CARIPARO. Quest’ultima, con Heal Italia sulla Medicina di Precisione hanno inoltre finanziato progetti di ricerca per sviluppare possibili applicazioni inerenti questo studio.

 

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«Abbiamo scoperto che i mitocondri funzionano come una sorta di ‘centralina di controllo’ in grado di accendere e spegnere in maniera coordinata tre importanti ‘interruttori’ molecolari – spiega Patrizia Romani, del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova e prima autrice dell’articolo –. In questo modo i segnali meccanici riescono a controllare, tramite un unico meccanismo, diverse funzioni della cellula, inclusa la capacità di produrre nuove molecole con attività antiossidante, di accumulare energia sotto forma di lipidi, di regolare la proliferazione e di mantenere la propria identità. In questo studio abbiamo dimostrato sperimentalmente che tale funzione ha rilevanza in diversi contesti, compreso il differenziamento di cellule staminali in adipociti, il corretto funzionamento delle cellule del fegato, e la resistenza delle cellule tumorali metastatiche alla chemioterapia».

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«I risultati ottenuti hanno rivelato un fine meccanismo molecolare basato su una proteina localizzata sulla superficie dei mitocondri, chiamata MIEF1 (dal nome per esteso in inglese: MItochondrial Elongation Factor 1). Quando le cellule ricevono intensi stimoli meccanici, la proteina MIEF1 viene fosforilata, e questo diminuisce la sua capacità di reclutare sulla superficie del mitocondrio una seconda proteina, chiamata DRP1, che agisce da ‘forbice molecolare’ spezzettando i mitocondri e quindi accorciandoli – spiega Sirio Dupont –. La conoscenza di questo nuovo meccanismo molecolare apre la strada, prima di tutto, a ulteriori ricerche, perché fornisce alla comunità scientifica una nuova ‘lente’ con cui capire alcuni processi biologici in cui la meccanica dei tessuti svolge un ruolo importante».

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«Abbiamo scoperto che i mitocondri funzionano come una sorta di ‘centralina di controllo’ in grado di accendere e spegnere in maniera coordinata tre importanti ‘interruttori’ molecolari – spiega Patrizia Romani, del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova e prima autrice dell’articolo –. In questo modo i segnali meccanici riescono a controllare, tramite un unico meccanismo, diverse funzioni della cellula, inclusa la capacità di produrre nuove molecole con attività antiossidante, di accumulare energia sotto forma di lipidi, di regolare la proliferazione e di mantenere la propria identità. In questo studio abbiamo dimostrato sperimentalmente che tale funzione ha rilevanza in diversi contesti, compreso il differenziamento di cellule staminali in adipociti, il corretto funzionamento delle cellule del fegato, e la resistenza delle cellule tumorali metastatiche alla chemioterapia».

Lo studio è nato nel contesto della meccano-biologia, una branca della biologia che si occupa di studiare le interazioni tra i sistemi biologici e le proprietà meccaniche della materia. Il gruppo guidato da Dupont è stato tra i primi a sviluppare studi di meccano-biologia in Italia, e oggi si occupa di studiare come le cellule “sentono” le proprietà meccaniche del proprio microambiente (ad esempio la sua elasticità), e quali possono essere gli effetti di queste proprietà sul comportamento cellulare.

«I risultati ottenuti hanno rivelato un fine meccanismo molecolare basato su una proteina localizzata sulla superficie dei mitocondri, chiamata MIEF1 (dal nome per esteso in inglese: MItochondrial Elongation Factor 1). Quando le cellule ricevono intensi stimoli meccanici, la proteina MIEF1 viene fosforilata, e questo diminuisce la sua capacità di reclutare sulla superficie del mitocondrio una seconda proteina, chiamata DRP1, che agisce da ‘forbice molecolare’ spezzettando i mitocondri e quindi accorciandoli – spiega Sirio Dupont –. La conoscenza di questo nuovo meccanismo molecolare apre la strada, prima di tutto, a ulteriori ricerche, perché fornisce alla comunità scientifica una nuova ‘lente’ con cui capire alcuni processi biologici in cui la meccanica dei tessuti svolge un ruolo importante».

Il gruppo di ricerca ha inoltre già iniziato a identificare e sviluppare piccole molecole ad azione farmacologica, in grado di regolare la lunghezza dei mitocondri, e di conseguenza la risposta delle cellule agli stimoli meccanici. Queste molecole potrebbero rappresentare la base per sviluppare farmaci in grado di “correggere” le risposte cellulari ai difetti meccanici che si pensa siano alla base dello sviluppo di alcuni tumori o di alcune malattie cardiovascolari. Oppure tali farmaci potrebbero agire “forzando” queste risposte quando ciò sia utile per prevenire reazioni patologiche o maligne».

Non ultimo, il nuovo meccanismo individuato potrebbe portare allo sviluppo di marcatori per capire se e quando una cellula all’interno di un tessuto sta ricevendo un segnale di tipo meccanico, con beneficio sia per la ricerca fondamentale che per la ricerca applicata.

Lo studio è il frutto di una collaborazione con numerosi gruppi di ricerca dell’Università di Padova, italiani e internazionali, ed è stato sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, Fondazione Veronesi, Worldwide Cancer Research, dal Ministero della Ricerca e da Fondazione CARIPARO. Quest’ultima, con Heal Italia sulla Medicina di Precisione hanno inoltre finanziato progetti di ricerca per sviluppare possibili applicazioni inerenti questo studio.

 

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2024T40 - Quesiti colloquio

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