Premio Galileo 2026: al via le candidature per la Giuria popolare

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Giunto alla sua XX edizione, il Premio letterario Galileo promosso dal Comune di Padova, Assessorato alla Cultura, in collaborazione con l'Università di Padova e il contributo di Fondazione di Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, rappresenta un'occasione unica per celebrare le eccellenze della divulgazione scientifica.

Il Premio Galileo di Padova è un premio letterario dedicato ai libri di divulgazione scientifica, nato per promuovere la cultura scientifica e avvicinarla a un pubblico ampio: una Giuria scientifica seleziona cinque libri finalisti - le cinque migliori opere di divulgazione scientifica pubblicate dalle case editrici l'anno precedente - e il vincitore viene poi scelto da una giuria di giovani delle superiori e universitari, con incontri di presentazione dei finalisti e una cerimonia conclusiva di premiazione a Padova.

Le studentesse e gli studenti del nostro Ateneo hanno l'opportunità di partecipare attivamente alla scelta del libro vincitore, entrando a far parte della Giuria popolare del Premio Galileo 2026 

La Giuria è infatti costituita da studentesse e studenti 100 dei quali iscritti all'Università, a Istituti Tecnologici Superiori – ITS o a Istituzioni italiane dell'Alta formazione artistica e musicale – AFAM, provenienti da tutta Italia, ai quali spetta l'onere e l'onore di leggere attentamente i 5 volumi finalisti, determinando - attraverso una votazione - l'opera vincitrice, che viene proclamata a Padova, durante una cerimonia pubblica.

Le candidature per far parte della Giuria degli studenti e delle studentesse sono aperte dall'11 febbraio 2026 : per partecipare si deve compilare il form disponibile sul sito del Premio,
la deadline per presentare la propria candidatura è il 28 febbraio 2026.

Per maggiori informazioni sui requisiti di partecipazione alla Giuria degli studenti e delle studentesse è possibile consultare il Regolamento del Premio 

Principali appuntamenti XX edizione:

  • Selezione dei 5 libri finalisti: mercoledì 11 marzo 2026 (da remoto)
  • Presentazioni dei 5 libri finalisti: sabato 9 maggio 2026, in Sala Rossini del Caffè Pedrocchi
  • Cerimonia di proclamazione e premiazione: domenica 10 maggio 2026, al Teatro Verdi

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale del Premio Galileo.

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Giunto alla sua XX edizione, il Premio letterario Galileo promosso dal Comune di Padova, Assessorato alla Cultura, in collaborazione con l'Università di Padova e il contributo di Fondazione di Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, rappresenta un'occasione unica per celebrare le eccellenze della divulgazione scientifica.

Il Premio Galileo di Padova è un premio letterario dedicato ai libri di divulgazione scientifica, nato per promuovere la cultura scientifica e avvicinarla a un pubblico ampio: una Giuria scientifica seleziona cinque libri finalisti - le cinque migliori opere di divulgazione scientifica pubblicate dalle case editrici l'anno precedente - e il vincitore viene poi scelto da una giuria di giovani delle superiori e universitari, con incontri di presentazione dei finalisti e una cerimonia conclusiva di premiazione a Padova.

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La Giuria è infatti costituita da studentesse e studenti 100 dei quali iscritti all'Università, a Istituti Tecnologici Superiori – ITS o a Istituzioni italiane dell'Alta formazione artistica e musicale – AFAM, provenienti da tutta Italia, ai quali spetta l'onere e l'onore di leggere attentamente i 5 volumi finalisti, determinando - attraverso una votazione - l'opera vincitrice, che viene proclamata a Padova, durante una cerimonia pubblica.

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  • Presentazioni dei 5 libri finalisti: sabato 9 maggio 2026, in Sala Rossini del Caffè Pedrocchi
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Il Premio Galileo di Padova è un premio letterario dedicato ai libri di divulgazione scientifica, nato per promuovere la cultura scientifica e avvicinarla a un pubblico ampio: una Giuria scientifica seleziona cinque libri finalisti - le cinque migliori opere di divulgazione scientifica pubblicate dalle case editrici l'anno precedente - e il vincitore viene poi scelto da una giuria di giovani delle superiori e universitari, con incontri di presentazione dei finalisti e una cerimonia conclusiva di premiazione a Padova.

Le studentesse e gli studenti del nostro Ateneo hanno l'opportunità di partecipare attivamente alla scelta del libro vincitore, entrando a far parte della Giuria popolare del Premio Galileo 2026 

La Giuria è infatti costituita da studentesse e studenti 100 dei quali iscritti all'Università, a Istituti Tecnologici Superiori – ITS o a Istituzioni italiane dell'Alta formazione artistica e musicale – AFAM, provenienti da tutta Italia, ai quali spetta l'onere e l'onore di leggere attentamente i 5 volumi finalisti, determinando - attraverso una votazione - l'opera vincitrice, che viene proclamata a Padova, durante una cerimonia pubblica.

Le candidature per far parte della Giuria degli studenti e delle studentesse sono aperte dall'11 febbraio 2026 : per partecipare si deve compilare il form disponibile sul sito del Premio,
la deadline per presentare la propria candidatura è il 28 febbraio 2026.

Per maggiori informazioni sui requisiti di partecipazione alla Giuria degli studenti e delle studentesse è possibile consultare il Regolamento del Premio 

Principali appuntamenti XX edizione:

  • Selezione dei 5 libri finalisti: mercoledì 11 marzo 2026 (da remoto)
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Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale del Premio Galileo.

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Il Premio Galileo di Padova è un premio letterario dedicato ai libri di divulgazione scientifica, nato per promuovere la cultura scientifica e avvicinarla a un pubblico ampio: una Giuria scientifica seleziona cinque libri finalisti - le cinque migliori opere di divulgazione scientifica pubblicate dalle case editrici l'anno precedente - e il vincitore viene poi scelto da una giuria di giovani delle superiori e universitari, con incontri di presentazione dei finalisti e una cerimonia conclusiva di premiazione a Padova.

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Il Premio Galileo di Padova è un premio letterario dedicato ai libri di divulgazione scientifica, nato per promuovere la cultura scientifica e avvicinarla a un pubblico ampio: una Giuria scientifica seleziona cinque libri finalisti - le cinque migliori opere di divulgazione scientifica pubblicate dalle case editrici l'anno precedente - e il vincitore viene poi scelto da una giuria di giovani delle superiori e universitari, con incontri di presentazione dei finalisti e una cerimonia conclusiva di premiazione a Padova.

Le studentesse e gli studenti del nostro Ateneo hanno l'opportunità di partecipare attivamente alla scelta del libro vincitore, entrando a far parte della Giuria popolare del Premio Galileo 2026 

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Le candidature per far parte della Giuria degli studenti e delle studentesse sono aperte dall'11 febbraio 2026 : per partecipare si deve compilare il form disponibile sul sito del Premio,
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Per maggiori informazioni sui requisiti di partecipazione alla Giuria degli studenti e delle studentesse è possibile consultare il Regolamento del Premio 

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Il Premio Galileo di Padova è un premio letterario dedicato ai libri di divulgazione scientifica, nato per promuovere la cultura scientifica e avvicinarla a un pubblico ampio: una Giuria scientifica seleziona cinque libri finalisti - le cinque migliori opere di divulgazione scientifica pubblicate dalle case editrici l'anno precedente - e il vincitore viene poi scelto da una giuria di giovani delle superiori e universitari, con incontri di presentazione dei finalisti e una cerimonia conclusiva di premiazione a Padova.

Le studentesse e gli studenti del nostro Ateneo hanno l'opportunità di partecipare attivamente alla scelta del libro vincitore, entrando a far parte della Giuria popolare del Premio Galileo 2026 

La Giuria è infatti costituita da studentesse e studenti 100 dei quali iscritti all'Università, a Istituti Tecnologici Superiori – ITS o a Istituzioni italiane dell'Alta formazione artistica e musicale – AFAM, provenienti da tutta Italia, ai quali spetta l'onere e l'onore di leggere attentamente i 5 volumi finalisti, determinando - attraverso una votazione - l'opera vincitrice, che viene proclamata a Padova, durante una cerimonia pubblica.

Le candidature per far parte della Giuria degli studenti e delle studentesse sono aperte dall'11 febbraio 2026 : per partecipare si deve compilare il form disponibile sul sito del Premio,
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Il Premio Galileo di Padova è un premio letterario dedicato ai libri di divulgazione scientifica, nato per promuovere la cultura scientifica e avvicinarla a un pubblico ampio: una Giuria scientifica seleziona cinque libri finalisti - le cinque migliori opere di divulgazione scientifica pubblicate dalle case editrici l'anno precedente - e il vincitore viene poi scelto da una giuria di giovani delle superiori e universitari, con incontri di presentazione dei finalisti e una cerimonia conclusiva di premiazione a Padova.

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Giunto alla sua XX edizione, il Premio letterario Galileo promosso dal Comune di Padova, Assessorato alla Cultura, in collaborazione con l'Università di Padova e il contributo di Fondazione di Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, rappresenta un'occasione unica per celebrare le eccellenze della divulgazione scientifica.

Il Premio Galileo di Padova è un premio letterario dedicato ai libri di divulgazione scientifica, nato per promuovere la cultura scientifica e avvicinarla a un pubblico ampio: una Giuria scientifica seleziona cinque libri finalisti - le cinque migliori opere di divulgazione scientifica pubblicate dalle case editrici l'anno precedente - e il vincitore viene poi scelto da una giuria di giovani delle superiori e universitari, con incontri di presentazione dei finalisti e una cerimonia conclusiva di premiazione a Padova.

Le studentesse e gli studenti del nostro Ateneo hanno l'opportunità di partecipare attivamente alla scelta del libro vincitore, entrando a far parte della Giuria popolare del Premio Galileo 2026 

La Giuria è infatti costituita da studentesse e studenti 100 dei quali iscritti all'Università, a Istituti Tecnologici Superiori – ITS o a Istituzioni italiane dell'Alta formazione artistica e musicale – AFAM, provenienti da tutta Italia, ai quali spetta l'onere e l'onore di leggere attentamente i 5 volumi finalisti, determinando - attraverso una votazione - l'opera vincitrice, che viene proclamata a Padova, durante una cerimonia pubblica.

Le candidature per far parte della Giuria degli studenti e delle studentesse sono aperte dall'11 febbraio 2026 : per partecipare si deve compilare il form disponibile sul sito del Premio,
la deadline per presentare la propria candidatura è il 28 febbraio 2026.

Per maggiori informazioni sui requisiti di partecipazione alla Giuria degli studenti e delle studentesse è possibile consultare il Regolamento del Premio 

Principali appuntamenti XX edizione:

  • Selezione dei 5 libri finalisti: mercoledì 11 marzo 2026 (da remoto)
  • Presentazioni dei 5 libri finalisti: sabato 9 maggio 2026, in Sala Rossini del Caffè Pedrocchi
  • Cerimonia di proclamazione e premiazione: domenica 10 maggio 2026, al Teatro Verdi

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale del Premio Galileo.

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Il Premio Galileo di Padova è un premio letterario dedicato ai libri di divulgazione scientifica, nato per promuovere la cultura scientifica e avvicinarla a un pubblico ampio: una Giuria scientifica seleziona cinque libri finalisti - le cinque migliori opere di divulgazione scientifica pubblicate dalle case editrici l'anno precedente - e il vincitore viene poi scelto da una giuria di giovani delle superiori e universitari, con incontri di presentazione dei finalisti e una cerimonia conclusiva di premiazione a Padova.

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2025S60 - Esito colloqui - 11.02.2026

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Profession: Influencer: Over 25,000 Italian Companies Focus on Digital Content

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In Italy, there are over 25,000 companies born around the creation of digital content (YouTubers, TikTokers, influencers, streamers, video makers), entities that have turned online creativity and skills into real economic activities: this is highlighted by the first research on the topic conducted by InfoCamere with the University of Padua. Between 2015 and 2024, the number of these companies grew by +185%, from about 9,000 to over 25,000: primarily driven by "core" businesses related to audiovisual production, digital marketing, and online platforms (+206%), while "hybrid" ones integrating content creation in sectors such as fashion, tourism, fitness, and consulting more than doubled (+155%). The turning point came in the 2020-2021 biennium, when the pandemic accelerated demand and opportunities related to online communication, initiating growth that has continued since.

"This research demonstrates how the Business Register is now much more than an administrative archive: it is a real-time observatory of emerging economic phenomena," says Paolo Ghezzi, General Manager of InfoCamere. "The ability to intercept, analyze, and reflect these transformations is crucial to understand where the Italian production system is heading. Digital Content Creators represent a new entrepreneurial frontier born from skills, creativity, and digital networks, rather than traditional capital. Identifying and narrating their stories means offering concrete tools to institutions, policymakers, and businesses to guide strategic choices and support innovation."

"Digital literacy," says Paolo Gubitta of the University of Padua, coordinator of the research, "is a lever of inclusion, capable of redistributing opportunities and promoting active participation in the labor market. It is a phenomenon of productive democratization, replacing economic capital with competence and network capital. In this scenario, companies born in the digital content creation sector mark the transition from user competence to the ability to do business in the digital realm. It is a phenomenon that expresses a new form of widespread entrepreneurship, where technological competence is both an operational tool and an identity factor."

To identify these companies, the study analyzed the Business Register using text mining techniques, searching for keywords like YouTube, TikTok, Instagram, content creator, and related terms, bringing to light a sector previously little visible in statistics. The territorial distribution is surprisingly balanced: North West 30.2% (7,681), Center 26.9% (6,834), South and Islands 27.9% (7,103), North East 15.0% (3,811); Milan is the national hub with over 3,800 companies (about 15% of the total), but regions like Puglia, Sicily, and Campania are also growing.

The sector is young and fragmented: over 80% of the companies are less than 10 years old, administrators have a median age of 48-49 years (about 6 years less than the national average), there is a slightly higher share of women administrators in hybrids (27.6% compared to 26.3% of the control sample), and 93% are micro and small enterprises with up to 9 employees, although many are evolving towards more organized structures with collaborators and more defined business models.

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"This research demonstrates how the Business Register is now much more than an administrative archive: it is a real-time observatory of emerging economic phenomena," says Paolo Ghezzi, General Manager of InfoCamere. "The ability to intercept, analyze, and reflect these transformations is crucial to understand where the Italian production system is heading. Digital Content Creators represent a new entrepreneurial frontier born from skills, creativity, and digital networks, rather than traditional capital. Identifying and narrating their stories means offering concrete tools to institutions, policymakers, and businesses to guide strategic choices and support innovation."

"Digital literacy," says Paolo Gubitta of the University of Padua, coordinator of the research, "is a lever of inclusion, capable of redistributing opportunities and promoting active participation in the labor market. It is a phenomenon of productive democratization, replacing economic capital with competence and network capital. In this scenario, companies born in the digital content creation sector mark the transition from user competence to the ability to do business in the digital realm. It is a phenomenon that expresses a new form of widespread entrepreneurship, where technological competence is both an operational tool and an identity factor."

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"This research demonstrates how the Business Register is now much more than an administrative archive: it is a real-time observatory of emerging economic phenomena," says Paolo Ghezzi, General Manager of InfoCamere. "The ability to intercept, analyze, and reflect these transformations is crucial to understand where the Italian production system is heading. Digital Content Creators represent a new entrepreneurial frontier born from skills, creativity, and digital networks, rather than traditional capital. Identifying and narrating their stories means offering concrete tools to institutions, policymakers, and businesses to guide strategic choices and support innovation."

"Digital literacy," says Paolo Gubitta of the University of Padua, coordinator of the research, "is a lever of inclusion, capable of redistributing opportunities and promoting active participation in the labor market. It is a phenomenon of productive democratization, replacing economic capital with competence and network capital. In this scenario, companies born in the digital content creation sector mark the transition from user competence to the ability to do business in the digital realm. It is a phenomenon that expresses a new form of widespread entrepreneurship, where technological competence is both an operational tool and an identity factor."

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Professione influencer: oltre 25mila imprese italiane puntano sui contenuti digitali

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In Italia ci sono oltre 25mila imprese nate attorno alla creazione di contenuti digitali (YouTuber, tiktoker, influencer, streamer, video maker), realtà che hanno trasformato creatività e competenze online in attività economiche vere e proprie: lo evidenzia la prima ricerca sul tema realizzata da InfoCamere con l'Università di Padova. Tra 2015 e 2024 il numero di queste aziende è cresciuto del +185%, passando da circa 9mila a oltre 25mila: spingono soprattutto le imprese "core" legate a produzione audiovisiva, marketing digitale e piattaforme online (+206%), mentre quelle "ibride" che integrano la content creation in settori come moda, turismo, fitness e consulenza sono più che raddoppiate (+155%). La svolta arriva nel biennio 2020-2021, quando la pandemia accelera domanda e opportunità legate alla comunicazione online, avviando una crescita che poi prosegue.

"Questa ricerca dimostra come il Registro delle Imprese sia oggi molto più di un archivio amministrativo: è un vero e proprio osservatorio in tempo reale dei fenomeni economici emergenti", dichiara Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere. "La capacità di intercettare, analizzare e restituire queste trasformazioni è fondamentale per comprendere dove sta andando il sistema produttivo italiano. I Digital Content Creator rappresentano una nuova frontiera imprenditoriale che nasce da competenze, creatività e reti digitali, più che da capitali tradizionali. Saperli individuare e raccontare significa offrire strumenti concreti a istituzioni, policy maker e imprese per orientare scelte strategiche e accompagnare l'innovazione".

"L'alfabetizzazione digitale", afferma Paolo Gubitta dell'Università di Padova, coordinatore della ricerca, "è una leva di inclusione, capace di redistribuire opportunità e di favorire la partecipazione attiva al mercato del lavoro. È un fenomeno di democratizzazione produttiva, che sostituisce al capitale economico il capitale di competenza e di rete. In questo scenario, le imprese nate nell'ambito della digital content creation identificano il passaggio da competenza d'uso alla capacità di fare impresa nel digitale. Si tratta di un fenomeno che esprime una nuova forma di imprenditorialità diffusa, in cui la competenza tecnologica è al tempo stesso strumento operativo e fattore identitario".

Per individuare queste aziende, lo studio ha analizzato il Registro delle Imprese con tecniche di text mining, cercando parole chiave come YouTube, TikTok, Instagram, content creator e termini correlati, portando alla luce un comparto finora poco visibile nelle statistiche. La distribuzione territoriale risulta sorprendentemente equilibrata: Nord Ovest 30,2% (7.681), Centro 26,9% (6.834), Mezzogiorno e Isole 27,9% (7.103), Nord Est 15,0% (3.811); Milano è l'hub nazionale con oltre 3.800 imprese (circa 15% del totale), ma crescono anche regioni come Puglia, Sicilia e Campania.

Il settore è giovane e frammentato: oltre l'80% delle imprese ha meno di 10 anni, gli amministratori hanno un'età mediana di 48-49 anni (circa 6 anni in meno della media nazionale), c'è una quota leggermente più alta di donne amministratrici nelle ibride (27,6% contro 26,3% del campione di controllo) e il 93% è composto da micro e piccole imprese fino a 9 addetti, anche se molte stanno evolvendo verso strutture più organizzate con collaboratori e modelli di business più definiti.

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Il settore è giovane e frammentato: oltre l'80% delle imprese ha meno di 10 anni, gli amministratori hanno un'età mediana di 48-49 anni (circa 6 anni in meno della media nazionale), c'è una quota leggermente più alta di donne amministratrici nelle ibride (27,6% contro 26,3% del campione di controllo) e il 93% è composto da micro e piccole imprese fino a 9 addetti, anche se molte stanno evolvendo verso strutture più organizzate con collaboratori e modelli di business più definiti.

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In Italia ci sono oltre 25mila imprese nate attorno alla creazione di contenuti digitali (YouTuber, tiktoker, influencer, streamer, video maker), realtà che hanno trasformato creatività e competenze online in attività economiche vere e proprie: lo evidenzia la prima ricerca sul tema realizzata da InfoCamere con l'Università di Padova. Tra 2015 e 2024 il numero di queste aziende è cresciuto del +185%, passando da circa 9mila a oltre 25mila: spingono soprattutto le imprese "core" legate a produzione audiovisiva, marketing digitale e piattaforme online (+206%), mentre quelle "ibride" che integrano la content creation in settori come moda, turismo, fitness e consulenza sono più che raddoppiate (+155%). La svolta arriva nel biennio 2020-2021, quando la pandemia accelera domanda e opportunità legate alla comunicazione online, avviando una crescita che poi prosegue.

"Questa ricerca dimostra come il Registro delle Imprese sia oggi molto più di un archivio amministrativo: è un vero e proprio osservatorio in tempo reale dei fenomeni economici emergenti", dichiara Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere. "La capacità di intercettare, analizzare e restituire queste trasformazioni è fondamentale per comprendere dove sta andando il sistema produttivo italiano. I Digital Content Creator rappresentano una nuova frontiera imprenditoriale che nasce da competenze, creatività e reti digitali, più che da capitali tradizionali. Saperli individuare e raccontare significa offrire strumenti concreti a istituzioni, policy maker e imprese per orientare scelte strategiche e accompagnare l'innovazione".

"L'alfabetizzazione digitale", afferma Paolo Gubitta dell'Università di Padova, coordinatore della ricerca, "è una leva di inclusione, capace di redistribuire opportunità e di favorire la partecipazione attiva al mercato del lavoro. È un fenomeno di democratizzazione produttiva, che sostituisce al capitale economico il capitale di competenza e di rete. In questo scenario, le imprese nate nell'ambito della digital content creation identificano il passaggio da competenza d'uso alla capacità di fare impresa nel digitale. Si tratta di un fenomeno che esprime una nuova forma di imprenditorialità diffusa, in cui la competenza tecnologica è al tempo stesso strumento operativo e fattore identitario".

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"Questa ricerca dimostra come il Registro delle Imprese sia oggi molto più di un archivio amministrativo: è un vero e proprio osservatorio in tempo reale dei fenomeni economici emergenti", dichiara Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere. "La capacità di intercettare, analizzare e restituire queste trasformazioni è fondamentale per comprendere dove sta andando il sistema produttivo italiano. I Digital Content Creator rappresentano una nuova frontiera imprenditoriale che nasce da competenze, creatività e reti digitali, più che da capitali tradizionali. Saperli individuare e raccontare significa offrire strumenti concreti a istituzioni, policy maker e imprese per orientare scelte strategiche e accompagnare l'innovazione".

"L'alfabetizzazione digitale", afferma Paolo Gubitta dell'Università di Padova, coordinatore della ricerca, "è una leva di inclusione, capace di redistribuire opportunità e di favorire la partecipazione attiva al mercato del lavoro. È un fenomeno di democratizzazione produttiva, che sostituisce al capitale economico il capitale di competenza e di rete. In questo scenario, le imprese nate nell'ambito della digital content creation identificano il passaggio da competenza d'uso alla capacità di fare impresa nel digitale. Si tratta di un fenomeno che esprime una nuova forma di imprenditorialità diffusa, in cui la competenza tecnologica è al tempo stesso strumento operativo e fattore identitario".

Per individuare queste aziende, lo studio ha analizzato il Registro delle Imprese con tecniche di text mining, cercando parole chiave come YouTube, TikTok, Instagram, content creator e termini correlati, portando alla luce un comparto finora poco visibile nelle statistiche. La distribuzione territoriale risulta sorprendentemente equilibrata: Nord Ovest 30,2% (7.681), Centro 26,9% (6.834), Mezzogiorno e Isole 27,9% (7.103), Nord Est 15,0% (3.811); Milano è l'hub nazionale con oltre 3.800 imprese (circa 15% del totale), ma crescono anche regioni come Puglia, Sicilia e Campania.

Il settore è giovane e frammentato: oltre l'80% delle imprese ha meno di 10 anni, gli amministratori hanno un'età mediana di 48-49 anni (circa 6 anni in meno della media nazionale), c'è una quota leggermente più alta di donne amministratrici nelle ibride (27,6% contro 26,3% del campione di controllo) e il 93% è composto da micro e piccole imprese fino a 9 addetti, anche se molte stanno evolvendo verso strutture più organizzate con collaboratori e modelli di business più definiti.

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"Questa ricerca dimostra come il Registro delle Imprese sia oggi molto più di un archivio amministrativo: è un vero e proprio osservatorio in tempo reale dei fenomeni economici emergenti", dichiara Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere. "La capacità di intercettare, analizzare e restituire queste trasformazioni è fondamentale per comprendere dove sta andando il sistema produttivo italiano. I Digital Content Creator rappresentano una nuova frontiera imprenditoriale che nasce da competenze, creatività e reti digitali, più che da capitali tradizionali. Saperli individuare e raccontare significa offrire strumenti concreti a istituzioni, policy maker e imprese per orientare scelte strategiche e accompagnare l'innovazione".

"L'alfabetizzazione digitale", afferma Paolo Gubitta dell'Università di Padova, coordinatore della ricerca, "è una leva di inclusione, capace di redistribuire opportunità e di favorire la partecipazione attiva al mercato del lavoro. È un fenomeno di democratizzazione produttiva, che sostituisce al capitale economico il capitale di competenza e di rete. In questo scenario, le imprese nate nell'ambito della digital content creation identificano il passaggio da competenza d'uso alla capacità di fare impresa nel digitale. Si tratta di un fenomeno che esprime una nuova forma di imprenditorialità diffusa, in cui la competenza tecnologica è al tempo stesso strumento operativo e fattore identitario".

Per individuare queste aziende, lo studio ha analizzato il Registro delle Imprese con tecniche di text mining, cercando parole chiave come YouTube, TikTok, Instagram, content creator e termini correlati, portando alla luce un comparto finora poco visibile nelle statistiche. La distribuzione territoriale risulta sorprendentemente equilibrata: Nord Ovest 30,2% (7.681), Centro 26,9% (6.834), Mezzogiorno e Isole 27,9% (7.103), Nord Est 15,0% (3.811); Milano è l'hub nazionale con oltre 3.800 imprese (circa 15% del totale), ma crescono anche regioni come Puglia, Sicilia e Campania.

Il settore è giovane e frammentato: oltre l'80% delle imprese ha meno di 10 anni, gli amministratori hanno un'età mediana di 48-49 anni (circa 6 anni in meno della media nazionale), c'è una quota leggermente più alta di donne amministratrici nelle ibride (27,6% contro 26,3% del campione di controllo) e il 93% è composto da micro e piccole imprese fino a 9 addetti, anche se molte stanno evolvendo verso strutture più organizzate con collaboratori e modelli di business più definiti.

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"Questa ricerca dimostra come il Registro delle Imprese sia oggi molto più di un archivio amministrativo: è un vero e proprio osservatorio in tempo reale dei fenomeni economici emergenti", dichiara Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere. "La capacità di intercettare, analizzare e restituire queste trasformazioni è fondamentale per comprendere dove sta andando il sistema produttivo italiano. I Digital Content Creator rappresentano una nuova frontiera imprenditoriale che nasce da competenze, creatività e reti digitali, più che da capitali tradizionali. Saperli individuare e raccontare significa offrire strumenti concreti a istituzioni, policy maker e imprese per orientare scelte strategiche e accompagnare l'innovazione".

"L'alfabetizzazione digitale", afferma Paolo Gubitta dell'Università di Padova, coordinatore della ricerca, "è una leva di inclusione, capace di redistribuire opportunità e di favorire la partecipazione attiva al mercato del lavoro. È un fenomeno di democratizzazione produttiva, che sostituisce al capitale economico il capitale di competenza e di rete. In questo scenario, le imprese nate nell'ambito della digital content creation identificano il passaggio da competenza d'uso alla capacità di fare impresa nel digitale. Si tratta di un fenomeno che esprime una nuova forma di imprenditorialità diffusa, in cui la competenza tecnologica è al tempo stesso strumento operativo e fattore identitario".

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Il settore è giovane e frammentato: oltre l'80% delle imprese ha meno di 10 anni, gli amministratori hanno un'età mediana di 48-49 anni (circa 6 anni in meno della media nazionale), c'è una quota leggermente più alta di donne amministratrici nelle ibride (27,6% contro 26,3% del campione di controllo) e il 93% è composto da micro e piccole imprese fino a 9 addetti, anche se molte stanno evolvendo verso strutture più organizzate con collaboratori e modelli di business più definiti.

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"Questa ricerca dimostra come il Registro delle Imprese sia oggi molto più di un archivio amministrativo: è un vero e proprio osservatorio in tempo reale dei fenomeni economici emergenti", dichiara Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere. "La capacità di intercettare, analizzare e restituire queste trasformazioni è fondamentale per comprendere dove sta andando il sistema produttivo italiano. I Digital Content Creator rappresentano una nuova frontiera imprenditoriale che nasce da competenze, creatività e reti digitali, più che da capitali tradizionali. Saperli individuare e raccontare significa offrire strumenti concreti a istituzioni, policy maker e imprese per orientare scelte strategiche e accompagnare l'innovazione".

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Il settore è giovane e frammentato: oltre l'80% delle imprese ha meno di 10 anni, gli amministratori hanno un'età mediana di 48-49 anni (circa 6 anni in meno della media nazionale), c'è una quota leggermente più alta di donne amministratrici nelle ibride (27,6% contro 26,3% del campione di controllo) e il 93% è composto da micro e piccole imprese fino a 9 addetti, anche se molte stanno evolvendo verso strutture più organizzate con collaboratori e modelli di business più definiti.

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In Italia ci sono oltre 25mila imprese nate attorno alla creazione di contenuti digitali (YouTuber, tiktoker, influencer, streamer, video maker), realtà che hanno trasformato creatività e competenze online in attività economiche vere e proprie: lo evidenzia la prima ricerca sul tema realizzata da InfoCamere con l'Università di Padova. Tra 2015 e 2024 il numero di queste aziende è cresciuto del +185%, passando da circa 9mila a oltre 25mila: spingono soprattutto le imprese "core" legate a produzione audiovisiva, marketing digitale e piattaforme online (+206%), mentre quelle "ibride" che integrano la content creation in settori come moda, turismo, fitness e consulenza sono più che raddoppiate (+155%). La svolta arriva nel biennio 2020-2021, quando la pandemia accelera domanda e opportunità legate alla comunicazione online, avviando una crescita che poi prosegue.

"Questa ricerca dimostra come il Registro delle Imprese sia oggi molto più di un archivio amministrativo: è un vero e proprio osservatorio in tempo reale dei fenomeni economici emergenti", dichiara Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere. "La capacità di intercettare, analizzare e restituire queste trasformazioni è fondamentale per comprendere dove sta andando il sistema produttivo italiano. I Digital Content Creator rappresentano una nuova frontiera imprenditoriale che nasce da competenze, creatività e reti digitali, più che da capitali tradizionali. Saperli individuare e raccontare significa offrire strumenti concreti a istituzioni, policy maker e imprese per orientare scelte strategiche e accompagnare l'innovazione".

"L'alfabetizzazione digitale", afferma Paolo Gubitta dell'Università di Padova, coordinatore della ricerca, "è una leva di inclusione, capace di redistribuire opportunità e di favorire la partecipazione attiva al mercato del lavoro. È un fenomeno di democratizzazione produttiva, che sostituisce al capitale economico il capitale di competenza e di rete. In questo scenario, le imprese nate nell'ambito della digital content creation identificano il passaggio da competenza d'uso alla capacità di fare impresa nel digitale. Si tratta di un fenomeno che esprime una nuova forma di imprenditorialità diffusa, in cui la competenza tecnologica è al tempo stesso strumento operativo e fattore identitario".

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Il settore è giovane e frammentato: oltre l'80% delle imprese ha meno di 10 anni, gli amministratori hanno un'età mediana di 48-49 anni (circa 6 anni in meno della media nazionale), c'è una quota leggermente più alta di donne amministratrici nelle ibride (27,6% contro 26,3% del campione di controllo) e il 93% è composto da micro e piccole imprese fino a 9 addetti, anche se molte stanno evolvendo verso strutture più organizzate con collaboratori e modelli di business più definiti.

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In Italia ci sono oltre 25mila imprese nate attorno alla creazione di contenuti digitali (YouTuber, tiktoker, influencer, streamer, video maker), realtà che hanno trasformato creatività e competenze online in attività economiche vere e proprie: lo evidenzia la prima ricerca sul tema realizzata da InfoCamere con l'Università di Padova. Tra 2015 e 2024 il numero di queste aziende è cresciuto del +185%, passando da circa 9mila a oltre 25mila: spingono soprattutto le imprese "core" legate a produzione audiovisiva, marketing digitale e piattaforme online (+206%), mentre quelle "ibride" che integrano la content creation in settori come moda, turismo, fitness e consulenza sono più che raddoppiate (+155%). La svolta arriva nel biennio 2020-2021, quando la pandemia accelera domanda e opportunità legate alla comunicazione online, avviando una crescita che poi prosegue.

"Questa ricerca dimostra come il Registro delle Imprese sia oggi molto più di un archivio amministrativo: è un vero e proprio osservatorio in tempo reale dei fenomeni economici emergenti", dichiara Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere. "La capacità di intercettare, analizzare e restituire queste trasformazioni è fondamentale per comprendere dove sta andando il sistema produttivo italiano. I Digital Content Creator rappresentano una nuova frontiera imprenditoriale che nasce da competenze, creatività e reti digitali, più che da capitali tradizionali. Saperli individuare e raccontare significa offrire strumenti concreti a istituzioni, policy maker e imprese per orientare scelte strategiche e accompagnare l'innovazione".

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Il settore è giovane e frammentato: oltre l'80% delle imprese ha meno di 10 anni, gli amministratori hanno un'età mediana di 48-49 anni (circa 6 anni in meno della media nazionale), c'è una quota leggermente più alta di donne amministratrici nelle ibride (27,6% contro 26,3% del campione di controllo) e il 93% è composto da micro e piccole imprese fino a 9 addetti, anche se molte stanno evolvendo verso strutture più organizzate con collaboratori e modelli di business più definiti.

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MUSICA SINFONICA CON IL CONCENTUS IN SALA DEI GIGANTI E I MAHALIA AL MUSEO POLENI. Un venerdì di musica targato Unipd

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