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Nell’ambito dei contesti universitari la didattica ha un valore essenziale e le sue declinazioni inclusive assumono ai nostri giorni un peso altrettanto significativo per la formazione delle persone che si troveranno a svolgere ruoli professionali e di cittadinanza attiva nel prossimo futuro, per far fiorire quelle società sostenibili e inclusive da più parti evocate.
A questo riguardo il Coordinamento delle Università del Triveneto per l'Inclusione e condiviso dalla CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati della Disabilità) con il documento ‘Didattica inclusiva. Suggerimenti e proposte del Coordinamento delle Università del Triveneto per l’Inclusione’ (2019) sottolinea che la didattica universitaria si caratterizza come un pattern complesso di eventi, in presenza di gruppi di studenti sempre più eterogenei, che deve riuscire a dare corpo a equità nelle opportunità e a basarsi sulla presunzione di competenza, tramite azioni formative, la personalizzazione, la promozioni di ambienti facilitanti l’apprendimento anche in presenza di persone con necessità diverse.
Le Università non possono che agire con azioni complesse che poggiano le loro basi sulla ricerca scientifica più accreditata nella consapevolezza che qui ha origine il ruolo fondante dell’università stessa e trae origine la spinta ad “aiutare le persone a pensare in modo multiforme e articolato, a coltivare il cambiamento, a ricercare originali soluzioni ad alta valenza sociale, a vantaggio di tutti e in particolare delle persone con i più elevati tassi di vulnerabilità” (Rizzuto, 2019). In linea con ciò la didattica deve diventare sempre più capace di fare sperimentare a tutti e a tutte una istruzione libera, equa e di qualità, di garantire la parità di accesso, considerando il genere, la disabilità, e di favorire le competenze per promuovere lo sviluppo sostenibile, l’inclusione, i diritti, l’uguaglianza, la pace e aumentare l'offerta di insegnanti qualificati (Mapelli, 2019).
Il progetto Didattica inclusiva getta le sue fondamenta nella consapevolezza che oggi viviamo in un contesto che si caratterizza all’insegna dell’incertezza, della complessità e del cambiamento, della globalizzazione e della disuguaglianza, fenomeni che hanno impatti a carico del benessere di persone, gruppi e comunità. La complessità riguarda la molteplicità delle problematiche che ci troviamo a dover fronteggiare, quali povertà, tassi elevati di emigrazione e immigrazione, livelli consistenti di eterogeneità sociale, accentuata competitività e precarietà, sfruttamento delle risorse naturali, degrado ambientale, che si presentano interconnesse e interagenti, con conseguenze più consistenti (Giovannini, 2018; Milanovic, 2017; Piketty, 2017; Rizzuto, 2019).
Sono così in aumento le voci di coloro che ci invitano ad operare inserendo le questioni sociali all’interno di visioni più ampie e complesse che non possono più non considerare i modelli dello sviluppo imperniati sulla sostenibilità, l’inclusione, i diritti, la giustizia sociale, il benessere dell’essere umano e del sistema naturale (Bergan e Harkavy, 2018; Unesco, 2015).
Queste riflessioni ci esortano a portare al centro della scena “l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” dell’ONU sottoscritta nel settembre 2015 dai governi di 193 Paesi fra cui per l’appunto l’Italia. La firma apposta al documento è un richiamo alla nazione, alla sua politica, alle sue Università, alle migliori istituzioni, a fare la loro parte. E qui ricordiamo l’obiettivo n. 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti.
In sintonia con ciò la letteratura internazionale recente sottolinea la necessità di promuovere progetti di coinvolgimento e formazione dei docenti universitari basandosi sulle seguenti considerazioni:
- Una maggiore conoscenza dell’esperienza umana, come per esempio favorire la comprensione di cosa significa essere studenti con disabilità all’università, viene facilitata dal proporre sia il punto di vista della scienza, il frutto della ricerca svolta a partire da teorie e schemi concettuali (es. studi sugli studenti con disabilità), sia aspetti esperienziali di ciò che è oggetto della ricerca scientifica, cosa vuol dire ‘essere studenti universitari con disabilità’. Questo mettere insieme conoscenza scientifica e conoscenza esperienziale può stimolare una più intensa ‘immersione nelle realtà umane studiate’ (‘immersione nella vita degli studenti e delle studentesse con disabilità’) e una maggiore riflessività (Stolz e Ozoliņš, 2018; Torres-Goens e Farley, 2017);
- Il cercare di fronteggiare questioni sociali complesse, come ad esempio promuovere una cultura universitaria accessibile, equa, inclusiva, necessita l’avere a disposizione fonti di informazioni diverse, multidisciplinari, da un lato, e multiculturali, dall’altro. Il beneficiare di punti di vista differenti, le voci di discipline diverse, da un lato, e le voci di una popolazione studentesca eterogenea, dall’altro, garantisce un approfondimento più sostanziale e lo stimolo a individuare proposte didattiche diversificate e divergenti in grado di incidere maggiormente sulla rilevanza sociale dell’azione formativa stessa (Summerlee, 2018; Taylor, 2017).
- La lotta alle discriminazioni ancora presenti nei contesti universitari, che colpiscono le persone che appartengono a minoranze associate a variabili quali classe sociale, povertà, presenza di disabilità, genere, condizioni di salute, orientamento sessuale, conoscenze linguistiche, ecc.[1], necessita di superare generalizzazioni indebite, l’idea preconcetta e in parte arrogante che pur in assenza di una conoscenza esperienziale sia possibile possedere informazioni tali da comprendere appieno le condizioni di queste persone[2] (Appadurai, 2014; May e LaMont, 2014);
- La costruzione di contesti che favoriscano la partecipazione e la percezione di vivere a fondo diritti e responsabilità richiede, da un lato, il riuscire a dare voce a coloro che sperimentano condizioni di difficoltà, es. disabilità, difficoltà di apprendimento, difficoltà psicologiche, di salute, ecc., creando spazi pubblici che garantiscano ciò, e, dall’altro, il predisporre condizioni che favoriscano, da parte di coloro che non hanno tali difficoltà, l’ascolto e la successiva elaborazione di pensieri, soluzioni, azioni, che tengano in considerazione la voce dei primi (Roffey, 2015; Mccormack, Baker e Crowe, 2018; Burger, 2018);
- Aspetti personali, come la sensibilità e l’apertura, di coloro che svolgono attività di docenza, nelle loro accezioni più profonde, necessitano sempre più che si ascoltino le voci, i punti di vista, le necessità delle persone che si trovano a gestire situazioni di apprendimento in qualità di membri di una minoranza.
I docenti che hanno accettato un ‘cammino riflessivo’ e una sorta di ‘immersione culturale’ sembrano manifestare maggiori livelli di sensibilità, pazienza, rispetto, tolleranza, accettazione, apertura, la propensione a ‘pensare a partire da’ piuttosto che ‘pensare a’, la capacità di tenere conto degli stati d’animo che studenti e studentesse possono vivere, e di individuare azioni e soluzioni didattiche e formative maggiormente attente a tutto ciò (Zhang, 2017; Churchill, 2018).
Il progetto Didattica inclusiva è anche il frutto di un più ampio cammino avviato nel nostro Ateneo per la promozione di contesti inclusivi, innovativi, sostenibili, fra cui si sottolineiamo:
a) La realizzazione di percorsi di formazione nell’ambito di Teaching for Learning, finalizzati a far intraprendere e condividere esperienze di buone prassi di insegnamento incentrate sulla innovazione didattica e tecnologica, sviluppare consapevolezza rispetto agli assunti e ai valori relativi all’insegnamento e all’apprendimento, saggiare nuove strategie didattiche, favorire modalità di coinvolgimento di studenti e studentesse, de-privatizzare i propri insegnamenti, beneficiare di forme di supporto e sostegno all’avvio di nuove pratiche;
b) I lavori della Commissione dei referenti di Ateneo per l’inclusione e la disabilità che ha sottolineato l’importanza di costruire contesti educativi sempre più capaci di considerare l’eterogeneità, le necessità di studenti e studentesse a vantaggio del loro diritto allo studio, di avviare azioni di formazione dei e delle docenti del nostro Ateneo, in materia di didattica inclusiva.
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In sintonia con ciò la letteratura internazionale recente sottolinea la necessità di promuovere progetti di coinvolgimento e formazione dei docenti universitari basandosi sulle seguenti considerazioni:
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Il progetto Didattica inclusiva è anche il frutto di un più ampio cammino avviato nel nostro Ateneo per la promozione di contesti inclusivi, innovativi, sostenibili, fra cui si sottolineiamo:
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Il progetto Didattica inclusiva getta le sue fondamenta nella consapevolezza che oggi viviamo in un contesto che si caratterizza all’insegna dell’incertezza, della complessità e del cambiamento, della globalizzazione e della disuguaglianza, fenomeni che hanno impatti a carico del benessere di persone, gruppi e comunità. La complessità riguarda la molteplicità delle problematiche che ci troviamo a dover fronteggiare, quali povertà, tassi elevati di emigrazione e immigrazione, livelli consistenti di eterogeneità sociale, accentuata competitività e precarietà, sfruttamento delle risorse naturali, degrado ambientale, che si presentano interconnesse e interagenti, con conseguenze più consistenti (Giovannini, 2018; Milanovic, 2017; Piketty, 2017; Rizzuto, 2019).
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In sintonia con ciò la letteratura internazionale recente sottolinea la necessità di promuovere progetti di coinvolgimento e formazione dei docenti universitari basandosi sulle seguenti considerazioni:
- Una maggiore conoscenza dell’esperienza umana, come per esempio favorire la comprensione di cosa significa essere studenti con disabilità all’università, viene facilitata dal proporre sia il punto di vista della scienza, il frutto della ricerca svolta a partire da teorie e schemi concettuali (es. studi sugli studenti con disabilità), sia aspetti esperienziali di ciò che è oggetto della ricerca scientifica, cosa vuol dire ‘essere studenti universitari con disabilità’. Questo mettere insieme conoscenza scientifica e conoscenza esperienziale può stimolare una più intensa ‘immersione nelle realtà umane studiate’ (‘immersione nella vita degli studenti e delle studentesse con disabilità’) e una maggiore riflessività (Stolz e Ozoliņš, 2018; Torres-Goens e Farley, 2017);
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- La lotta alle discriminazioni ancora presenti nei contesti universitari, che colpiscono le persone che appartengono a minoranze associate a variabili quali classe sociale, povertà, presenza di disabilità, genere, condizioni di salute, orientamento sessuale, conoscenze linguistiche, ecc.[1], necessita di superare generalizzazioni indebite, l’idea preconcetta e in parte arrogante che pur in assenza di una conoscenza esperienziale sia possibile possedere informazioni tali da comprendere appieno le condizioni di queste persone[2] (Appadurai, 2014; May e LaMont, 2014);
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Il progetto Didattica inclusiva è anche il frutto di un più ampio cammino avviato nel nostro Ateneo per la promozione di contesti inclusivi, innovativi, sostenibili, fra cui si sottolineiamo:
a) La realizzazione di percorsi di formazione nell’ambito di Teaching for Learning, finalizzati a far intraprendere e condividere esperienze di buone prassi di insegnamento incentrate sulla innovazione didattica e tecnologica, sviluppare consapevolezza rispetto agli assunti e ai valori relativi all’insegnamento e all’apprendimento, saggiare nuove strategie didattiche, favorire modalità di coinvolgimento di studenti e studentesse, de-privatizzare i propri insegnamenti, beneficiare di forme di supporto e sostegno all’avvio di nuove pratiche;
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Queste riflessioni ci esortano a portare al centro della scena “l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” dell’ONU sottoscritta nel settembre 2015 dai governi di 193 Paesi fra cui per l’appunto l’Italia. La firma apposta al documento è un richiamo alla nazione, alla sua politica, alle sue Università, alle migliori istituzioni, a fare la loro parte. E qui ricordiamo l’obiettivo n. 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti.
In sintonia con ciò la letteratura internazionale recente sottolinea la necessità di promuovere progetti di coinvolgimento e formazione dei docenti universitari basandosi sulle seguenti considerazioni:
- Una maggiore conoscenza dell’esperienza umana, come per esempio favorire la comprensione di cosa significa essere studenti con disabilità all’università, viene facilitata dal proporre sia il punto di vista della scienza, il frutto della ricerca svolta a partire da teorie e schemi concettuali (es. studi sugli studenti con disabilità), sia aspetti esperienziali di ciò che è oggetto della ricerca scientifica, cosa vuol dire ‘essere studenti universitari con disabilità’. Questo mettere insieme conoscenza scientifica e conoscenza esperienziale può stimolare una più intensa ‘immersione nelle realtà umane studiate’ (‘immersione nella vita degli studenti e delle studentesse con disabilità’) e una maggiore riflessività (Stolz e Ozoliņš, 2018; Torres-Goens e Farley, 2017);
- Il cercare di fronteggiare questioni sociali complesse, come ad esempio promuovere una cultura universitaria accessibile, equa, inclusiva, necessita l’avere a disposizione fonti di informazioni diverse, multidisciplinari, da un lato, e multiculturali, dall’altro. Il beneficiare di punti di vista differenti, le voci di discipline diverse, da un lato, e le voci di una popolazione studentesca eterogenea, dall’altro, garantisce un approfondimento più sostanziale e lo stimolo a individuare proposte didattiche diversificate e divergenti in grado di incidere maggiormente sulla rilevanza sociale dell’azione formativa stessa (Summerlee, 2018; Taylor, 2017).
- La lotta alle discriminazioni ancora presenti nei contesti universitari, che colpiscono le persone che appartengono a minoranze associate a variabili quali classe sociale, povertà, presenza di disabilità, genere, condizioni di salute, orientamento sessuale, conoscenze linguistiche, ecc.[1], necessita di superare generalizzazioni indebite, l’idea preconcetta e in parte arrogante che pur in assenza di una conoscenza esperienziale sia possibile possedere informazioni tali da comprendere appieno le condizioni di queste persone[2] (Appadurai, 2014; May e LaMont, 2014);
- La costruzione di contesti che favoriscano la partecipazione e la percezione di vivere a fondo diritti e responsabilità richiede, da un lato, il riuscire a dare voce a coloro che sperimentano condizioni di difficoltà, es. disabilità, difficoltà di apprendimento, difficoltà psicologiche, di salute, ecc., creando spazi pubblici che garantiscano ciò, e, dall’altro, il predisporre condizioni che favoriscano, da parte di coloro che non hanno tali difficoltà, l’ascolto e la successiva elaborazione di pensieri, soluzioni, azioni, che tengano in considerazione la voce dei primi (Roffey, 2015; Mccormack, Baker e Crowe, 2018; Burger, 2018);
- Aspetti personali, come la sensibilità e l’apertura, di coloro che svolgono attività di docenza, nelle loro accezioni più profonde, necessitano sempre più che si ascoltino le voci, i punti di vista, le necessità delle persone che si trovano a gestire situazioni di apprendimento in qualità di membri di una minoranza.
I docenti che hanno accettato un ‘cammino riflessivo’ e una sorta di ‘immersione culturale’ sembrano manifestare maggiori livelli di sensibilità, pazienza, rispetto, tolleranza, accettazione, apertura, la propensione a ‘pensare a partire da’ piuttosto che ‘pensare a’, la capacità di tenere conto degli stati d’animo che studenti e studentesse possono vivere, e di individuare azioni e soluzioni didattiche e formative maggiormente attente a tutto ciò (Zhang, 2017; Churchill, 2018).
Il progetto Didattica inclusiva è anche il frutto di un più ampio cammino avviato nel nostro Ateneo per la promozione di contesti inclusivi, innovativi, sostenibili, fra cui si sottolineiamo:
a) La realizzazione di percorsi di formazione nell’ambito di Teaching for Learning, finalizzati a far intraprendere e condividere esperienze di buone prassi di insegnamento incentrate sulla innovazione didattica e tecnologica, sviluppare consapevolezza rispetto agli assunti e ai valori relativi all’insegnamento e all’apprendimento, saggiare nuove strategie didattiche, favorire modalità di coinvolgimento di studenti e studentesse, de-privatizzare i propri insegnamenti, beneficiare di forme di supporto e sostegno all’avvio di nuove pratiche;
b) I lavori della Commissione dei referenti di Ateneo per l’inclusione e la disabilità che ha sottolineato l’importanza di costruire contesti educativi sempre più capaci di considerare l’eterogeneità, le necessità di studenti e studentesse a vantaggio del loro diritto allo studio, di avviare azioni di formazione dei e delle docenti del nostro Ateneo, in materia di didattica inclusiva.
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A questo riguardo il Coordinamento delle Università del Triveneto per l'Inclusione e condiviso dalla CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati della Disabilità) con il documento ‘Didattica inclusiva. Suggerimenti e proposte del Coordinamento delle Università del Triveneto per l’Inclusione’ (2019) sottolinea che la didattica universitaria si caratterizza come un pattern complesso di eventi, in presenza di gruppi di studenti sempre più eterogenei, che deve riuscire a dare corpo a equità nelle opportunità e a basarsi sulla presunzione di competenza, tramite azioni formative, la personalizzazione, la promozioni di ambienti facilitanti l’apprendimento anche in presenza di persone con necessità diverse.
Le Università non possono che agire con azioni complesse che poggiano le loro basi sulla ricerca scientifica più accreditata nella consapevolezza che qui ha origine il ruolo fondante dell’università stessa e trae origine la spinta ad “aiutare le persone a pensare in modo multiforme e articolato, a coltivare il cambiamento, a ricercare originali soluzioni ad alta valenza sociale, a vantaggio di tutti e in particolare delle persone con i più elevati tassi di vulnerabilità” (Rizzuto, 2019). In linea con ciò la didattica deve diventare sempre più capace di fare sperimentare a tutti e a tutte una istruzione libera, equa e di qualità, di garantire la parità di accesso, considerando il genere, la disabilità, e di favorire le competenze per promuovere lo sviluppo sostenibile, l’inclusione, i diritti, l’uguaglianza, la pace e aumentare l'offerta di insegnanti qualificati (Mapelli, 2019).
Il progetto Didattica inclusiva getta le sue fondamenta nella consapevolezza che oggi viviamo in un contesto che si caratterizza all’insegna dell’incertezza, della complessità e del cambiamento, della globalizzazione e della disuguaglianza, fenomeni che hanno impatti a carico del benessere di persone, gruppi e comunità. La complessità riguarda la molteplicità delle problematiche che ci troviamo a dover fronteggiare, quali povertà, tassi elevati di emigrazione e immigrazione, livelli consistenti di eterogeneità sociale, accentuata competitività e precarietà, sfruttamento delle risorse naturali, degrado ambientale, che si presentano interconnesse e interagenti, con conseguenze più consistenti (Giovannini, 2018; Milanovic, 2017; Piketty, 2017; Rizzuto, 2019).
Sono così in aumento le voci di coloro che ci invitano ad operare inserendo le questioni sociali all’interno di visioni più ampie e complesse che non possono più non considerare i modelli dello sviluppo imperniati sulla sostenibilità, l’inclusione, i diritti, la giustizia sociale, il benessere dell’essere umano e del sistema naturale (Bergan e Harkavy, 2018; Unesco, 2015).
Queste riflessioni ci esortano a portare al centro della scena “l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” dell’ONU sottoscritta nel settembre 2015 dai governi di 193 Paesi fra cui per l’appunto l’Italia. La firma apposta al documento è un richiamo alla nazione, alla sua politica, alle sue Università, alle migliori istituzioni, a fare la loro parte. E qui ricordiamo l’obiettivo n. 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti.
In sintonia con ciò la letteratura internazionale recente sottolinea la necessità di promuovere progetti di coinvolgimento e formazione dei docenti universitari basandosi sulle seguenti considerazioni:
- Una maggiore conoscenza dell’esperienza umana, come per esempio favorire la comprensione di cosa significa essere studenti con disabilità all’università, viene facilitata dal proporre sia il punto di vista della scienza, il frutto della ricerca svolta a partire da teorie e schemi concettuali (es. studi sugli studenti con disabilità), sia aspetti esperienziali di ciò che è oggetto della ricerca scientifica, cosa vuol dire ‘essere studenti universitari con disabilità’. Questo mettere insieme conoscenza scientifica e conoscenza esperienziale può stimolare una più intensa ‘immersione nelle realtà umane studiate’ (‘immersione nella vita degli studenti e delle studentesse con disabilità’) e una maggiore riflessività (Stolz e Ozoliņš, 2018; Torres-Goens e Farley, 2017);
- Il cercare di fronteggiare questioni sociali complesse, come ad esempio promuovere una cultura universitaria accessibile, equa, inclusiva, necessita l’avere a disposizione fonti di informazioni diverse, multidisciplinari, da un lato, e multiculturali, dall’altro. Il beneficiare di punti di vista differenti, le voci di discipline diverse, da un lato, e le voci di una popolazione studentesca eterogenea, dall’altro, garantisce un approfondimento più sostanziale e lo stimolo a individuare proposte didattiche diversificate e divergenti in grado di incidere maggiormente sulla rilevanza sociale dell’azione formativa stessa (Summerlee, 2018; Taylor, 2017).
- La lotta alle discriminazioni ancora presenti nei contesti universitari, che colpiscono le persone che appartengono a minoranze associate a variabili quali classe sociale, povertà, presenza di disabilità, genere, condizioni di salute, orientamento sessuale, conoscenze linguistiche, ecc.[1], necessita di superare generalizzazioni indebite, l’idea preconcetta e in parte arrogante che pur in assenza di una conoscenza esperienziale sia possibile possedere informazioni tali da comprendere appieno le condizioni di queste persone[2] (Appadurai, 2014; May e LaMont, 2014);
- La costruzione di contesti che favoriscano la partecipazione e la percezione di vivere a fondo diritti e responsabilità richiede, da un lato, il riuscire a dare voce a coloro che sperimentano condizioni di difficoltà, es. disabilità, difficoltà di apprendimento, difficoltà psicologiche, di salute, ecc., creando spazi pubblici che garantiscano ciò, e, dall’altro, il predisporre condizioni che favoriscano, da parte di coloro che non hanno tali difficoltà, l’ascolto e la successiva elaborazione di pensieri, soluzioni, azioni, che tengano in considerazione la voce dei primi (Roffey, 2015; Mccormack, Baker e Crowe, 2018; Burger, 2018);
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I docenti che hanno accettato un ‘cammino riflessivo’ e una sorta di ‘immersione culturale’ sembrano manifestare maggiori livelli di sensibilità, pazienza, rispetto, tolleranza, accettazione, apertura, la propensione a ‘pensare a partire da’ piuttosto che ‘pensare a’, la capacità di tenere conto degli stati d’animo che studenti e studentesse possono vivere, e di individuare azioni e soluzioni didattiche e formative maggiormente attente a tutto ciò (Zhang, 2017; Churchill, 2018).
Il progetto Didattica inclusiva è anche il frutto di un più ampio cammino avviato nel nostro Ateneo per la promozione di contesti inclusivi, innovativi, sostenibili, fra cui si sottolineiamo:
a) La realizzazione di percorsi di formazione nell’ambito di Teaching for Learning, finalizzati a far intraprendere e condividere esperienze di buone prassi di insegnamento incentrate sulla innovazione didattica e tecnologica, sviluppare consapevolezza rispetto agli assunti e ai valori relativi all’insegnamento e all’apprendimento, saggiare nuove strategie didattiche, favorire modalità di coinvolgimento di studenti e studentesse, de-privatizzare i propri insegnamenti, beneficiare di forme di supporto e sostegno all’avvio di nuove pratiche;
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A questo riguardo il Coordinamento delle Università del Triveneto per l'Inclusione e condiviso dalla CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati della Disabilità) con il documento ‘Didattica inclusiva. Suggerimenti e proposte del Coordinamento delle Università del Triveneto per l’Inclusione’ (2019) sottolinea che la didattica universitaria si caratterizza come un pattern complesso di eventi, in presenza di gruppi di studenti sempre più eterogenei, che deve riuscire a dare corpo a equità nelle opportunità e a basarsi sulla presunzione di competenza, tramite azioni formative, la personalizzazione, la promozioni di ambienti facilitanti l’apprendimento anche in presenza di persone con necessità diverse.
Le Università non possono che agire con azioni complesse che poggiano le loro basi sulla ricerca scientifica più accreditata nella consapevolezza che qui ha origine il ruolo fondante dell’università stessa e trae origine la spinta ad “aiutare le persone a pensare in modo multiforme e articolato, a coltivare il cambiamento, a ricercare originali soluzioni ad alta valenza sociale, a vantaggio di tutti e in particolare delle persone con i più elevati tassi di vulnerabilità” (Rizzuto, 2019). In linea con ciò la didattica deve diventare sempre più capace di fare sperimentare a tutti e a tutte una istruzione libera, equa e di qualità, di garantire la parità di accesso, considerando il genere, la disabilità, e di favorire le competenze per promuovere lo sviluppo sostenibile, l’inclusione, i diritti, l’uguaglianza, la pace e aumentare l'offerta di insegnanti qualificati (Mapelli, 2019).
Il progetto Didattica inclusiva getta le sue fondamenta nella consapevolezza che oggi viviamo in un contesto che si caratterizza all’insegna dell’incertezza, della complessità e del cambiamento, della globalizzazione e della disuguaglianza, fenomeni che hanno impatti a carico del benessere di persone, gruppi e comunità. La complessità riguarda la molteplicità delle problematiche che ci troviamo a dover fronteggiare, quali povertà, tassi elevati di emigrazione e immigrazione, livelli consistenti di eterogeneità sociale, accentuata competitività e precarietà, sfruttamento delle risorse naturali, degrado ambientale, che si presentano interconnesse e interagenti, con conseguenze più consistenti (Giovannini, 2018; Milanovic, 2017; Piketty, 2017; Rizzuto, 2019).
Sono così in aumento le voci di coloro che ci invitano ad operare inserendo le questioni sociali all’interno di visioni più ampie e complesse che non possono più non considerare i modelli dello sviluppo imperniati sulla sostenibilità, l’inclusione, i diritti, la giustizia sociale, il benessere dell’essere umano e del sistema naturale (Bergan e Harkavy, 2018; Unesco, 2015).
Queste riflessioni ci esortano a portare al centro della scena “l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” dell’ONU sottoscritta nel settembre 2015 dai governi di 193 Paesi fra cui per l’appunto l’Italia. La firma apposta al documento è un richiamo alla nazione, alla sua politica, alle sue Università, alle migliori istituzioni, a fare la loro parte. E qui ricordiamo l’obiettivo n. 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti.
In sintonia con ciò la letteratura internazionale recente sottolinea la necessità di promuovere progetti di coinvolgimento e formazione dei docenti universitari basandosi sulle seguenti considerazioni:
- Una maggiore conoscenza dell’esperienza umana, come per esempio favorire la comprensione di cosa significa essere studenti con disabilità all’università, viene facilitata dal proporre sia il punto di vista della scienza, il frutto della ricerca svolta a partire da teorie e schemi concettuali (es. studi sugli studenti con disabilità), sia aspetti esperienziali di ciò che è oggetto della ricerca scientifica, cosa vuol dire ‘essere studenti universitari con disabilità’. Questo mettere insieme conoscenza scientifica e conoscenza esperienziale può stimolare una più intensa ‘immersione nelle realtà umane studiate’ (‘immersione nella vita degli studenti e delle studentesse con disabilità’) e una maggiore riflessività (Stolz e Ozoliņš, 2018; Torres-Goens e Farley, 2017);
- Il cercare di fronteggiare questioni sociali complesse, come ad esempio promuovere una cultura universitaria accessibile, equa, inclusiva, necessita l’avere a disposizione fonti di informazioni diverse, multidisciplinari, da un lato, e multiculturali, dall’altro. Il beneficiare di punti di vista differenti, le voci di discipline diverse, da un lato, e le voci di una popolazione studentesca eterogenea, dall’altro, garantisce un approfondimento più sostanziale e lo stimolo a individuare proposte didattiche diversificate e divergenti in grado di incidere maggiormente sulla rilevanza sociale dell’azione formativa stessa (Summerlee, 2018; Taylor, 2017).
- La lotta alle discriminazioni ancora presenti nei contesti universitari, che colpiscono le persone che appartengono a minoranze associate a variabili quali classe sociale, povertà, presenza di disabilità, genere, condizioni di salute, orientamento sessuale, conoscenze linguistiche, ecc.[1], necessita di superare generalizzazioni indebite, l’idea preconcetta e in parte arrogante che pur in assenza di una conoscenza esperienziale sia possibile possedere informazioni tali da comprendere appieno le condizioni di queste persone[2] (Appadurai, 2014; May e LaMont, 2014);
- La costruzione di contesti che favoriscano la partecipazione e la percezione di vivere a fondo diritti e responsabilità richiede, da un lato, il riuscire a dare voce a coloro che sperimentano condizioni di difficoltà, es. disabilità, difficoltà di apprendimento, difficoltà psicologiche, di salute, ecc., creando spazi pubblici che garantiscano ciò, e, dall’altro, il predisporre condizioni che favoriscano, da parte di coloro che non hanno tali difficoltà, l’ascolto e la successiva elaborazione di pensieri, soluzioni, azioni, che tengano in considerazione la voce dei primi (Roffey, 2015; Mccormack, Baker e Crowe, 2018; Burger, 2018);
- Aspetti personali, come la sensibilità e l’apertura, di coloro che svolgono attività di docenza, nelle loro accezioni più profonde, necessitano sempre più che si ascoltino le voci, i punti di vista, le necessità delle persone che si trovano a gestire situazioni di apprendimento in qualità di membri di una minoranza.
I docenti che hanno accettato un ‘cammino riflessivo’ e una sorta di ‘immersione culturale’ sembrano manifestare maggiori livelli di sensibilità, pazienza, rispetto, tolleranza, accettazione, apertura, la propensione a ‘pensare a partire da’ piuttosto che ‘pensare a’, la capacità di tenere conto degli stati d’animo che studenti e studentesse possono vivere, e di individuare azioni e soluzioni didattiche e formative maggiormente attente a tutto ciò (Zhang, 2017; Churchill, 2018).
Il progetto Didattica inclusiva è anche il frutto di un più ampio cammino avviato nel nostro Ateneo per la promozione di contesti inclusivi, innovativi, sostenibili, fra cui si sottolineiamo:
a) La realizzazione di percorsi di formazione nell’ambito di Teaching for Learning, finalizzati a far intraprendere e condividere esperienze di buone prassi di insegnamento incentrate sulla innovazione didattica e tecnologica, sviluppare consapevolezza rispetto agli assunti e ai valori relativi all’insegnamento e all’apprendimento, saggiare nuove strategie didattiche, favorire modalità di coinvolgimento di studenti e studentesse, de-privatizzare i propri insegnamenti, beneficiare di forme di supporto e sostegno all’avvio di nuove pratiche;
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Le Università non possono che agire con azioni complesse che poggiano le loro basi sulla ricerca scientifica più accreditata nella consapevolezza che qui ha origine il ruolo fondante dell’università stessa e trae origine la spinta ad “aiutare le persone a pensare in modo multiforme e articolato, a coltivare il cambiamento, a ricercare originali soluzioni ad alta valenza sociale, a vantaggio di tutti e in particolare delle persone con i più elevati tassi di vulnerabilità” (Rizzuto, 2019). In linea con ciò la didattica deve diventare sempre più capace di fare sperimentare a tutti e a tutte una istruzione libera, equa e di qualità, di garantire la parità di accesso, considerando il genere, la disabilità, e di favorire le competenze per promuovere lo sviluppo sostenibile, l’inclusione, i diritti, l’uguaglianza, la pace e aumentare l'offerta di insegnanti qualificati (Mapelli, 2019).
Il progetto Didattica inclusiva getta le sue fondamenta nella consapevolezza che oggi viviamo in un contesto che si caratterizza all’insegna dell’incertezza, della complessità e del cambiamento, della globalizzazione e della disuguaglianza, fenomeni che hanno impatti a carico del benessere di persone, gruppi e comunità. La complessità riguarda la molteplicità delle problematiche che ci troviamo a dover fronteggiare, quali povertà, tassi elevati di emigrazione e immigrazione, livelli consistenti di eterogeneità sociale, accentuata competitività e precarietà, sfruttamento delle risorse naturali, degrado ambientale, che si presentano interconnesse e interagenti, con conseguenze più consistenti (Giovannini, 2018; Milanovic, 2017; Piketty, 2017; Rizzuto, 2019).
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In sintonia con ciò la letteratura internazionale recente sottolinea la necessità di promuovere progetti di coinvolgimento e formazione dei docenti universitari basandosi sulle seguenti considerazioni:
- Una maggiore conoscenza dell’esperienza umana, come per esempio favorire la comprensione di cosa significa essere studenti con disabilità all’università, viene facilitata dal proporre sia il punto di vista della scienza, il frutto della ricerca svolta a partire da teorie e schemi concettuali (es. studi sugli studenti con disabilità), sia aspetti esperienziali di ciò che è oggetto della ricerca scientifica, cosa vuol dire ‘essere studenti universitari con disabilità’. Questo mettere insieme conoscenza scientifica e conoscenza esperienziale può stimolare una più intensa ‘immersione nelle realtà umane studiate’ (‘immersione nella vita degli studenti e delle studentesse con disabilità’) e una maggiore riflessività (Stolz e Ozoliņš, 2018; Torres-Goens e Farley, 2017);
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I docenti che hanno accettato un ‘cammino riflessivo’ e una sorta di ‘immersione culturale’ sembrano manifestare maggiori livelli di sensibilità, pazienza, rispetto, tolleranza, accettazione, apertura, la propensione a ‘pensare a partire da’ piuttosto che ‘pensare a’, la capacità di tenere conto degli stati d’animo che studenti e studentesse possono vivere, e di individuare azioni e soluzioni didattiche e formative maggiormente attente a tutto ciò (Zhang, 2017; Churchill, 2018).
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a) La realizzazione di percorsi di formazione nell’ambito di Teaching for Learning, finalizzati a far intraprendere e condividere esperienze di buone prassi di insegnamento incentrate sulla innovazione didattica e tecnologica, sviluppare consapevolezza rispetto agli assunti e ai valori relativi all’insegnamento e all’apprendimento, saggiare nuove strategie didattiche, favorire modalità di coinvolgimento di studenti e studentesse, de-privatizzare i propri insegnamenti, beneficiare di forme di supporto e sostegno all’avvio di nuove pratiche;
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Nell’ambito dei contesti universitari la didattica ha un valore essenziale e le sue declinazioni inclusive assumono ai nostri giorni un peso altrettanto significativo per la formazione delle persone che si troveranno a svolgere ruoli professionali e di cittadinanza attiva nel prossimo futuro, per far fiorire quelle società sostenibili e inclusive da più parti evocate.
A questo riguardo il Coordinamento delle Università del Triveneto per l'Inclusione e condiviso dalla CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati della Disabilità) con il documento ‘Didattica inclusiva. Suggerimenti e proposte del Coordinamento delle Università del Triveneto per l’Inclusione’ (2019) sottolinea che la didattica universitaria si caratterizza come un pattern complesso di eventi, in presenza di gruppi di studenti sempre più eterogenei, che deve riuscire a dare corpo a equità nelle opportunità e a basarsi sulla presunzione di competenza, tramite azioni formative, la personalizzazione, la promozioni di ambienti facilitanti l’apprendimento anche in presenza di persone con necessità diverse.
Le Università non possono che agire con azioni complesse che poggiano le loro basi sulla ricerca scientifica più accreditata nella consapevolezza che qui ha origine il ruolo fondante dell’università stessa e trae origine la spinta ad “aiutare le persone a pensare in modo multiforme e articolato, a coltivare il cambiamento, a ricercare originali soluzioni ad alta valenza sociale, a vantaggio di tutti e in particolare delle persone con i più elevati tassi di vulnerabilità” (Rizzuto, 2019). In linea con ciò la didattica deve diventare sempre più capace di fare sperimentare a tutti e a tutte una istruzione libera, equa e di qualità, di garantire la parità di accesso, considerando il genere, la disabilità, e di favorire le competenze per promuovere lo sviluppo sostenibile, l’inclusione, i diritti, l’uguaglianza, la pace e aumentare l'offerta di insegnanti qualificati (Mapelli, 2019).
Il progetto Didattica inclusiva getta le sue fondamenta nella consapevolezza che oggi viviamo in un contesto che si caratterizza all’insegna dell’incertezza, della complessità e del cambiamento, della globalizzazione e della disuguaglianza, fenomeni che hanno impatti a carico del benessere di persone, gruppi e comunità. La complessità riguarda la molteplicità delle problematiche che ci troviamo a dover fronteggiare, quali povertà, tassi elevati di emigrazione e immigrazione, livelli consistenti di eterogeneità sociale, accentuata competitività e precarietà, sfruttamento delle risorse naturali, degrado ambientale, che si presentano interconnesse e interagenti, con conseguenze più consistenti (Giovannini, 2018; Milanovic, 2017; Piketty, 2017; Rizzuto, 2019).
Sono così in aumento le voci di coloro che ci invitano ad operare inserendo le questioni sociali all’interno di visioni più ampie e complesse che non possono più non considerare i modelli dello sviluppo imperniati sulla sostenibilità, l’inclusione, i diritti, la giustizia sociale, il benessere dell’essere umano e del sistema naturale (Bergan e Harkavy, 2018; Unesco, 2015).
Queste riflessioni ci esortano a portare al centro della scena “l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” dell’ONU sottoscritta nel settembre 2015 dai governi di 193 Paesi fra cui per l’appunto l’Italia. La firma apposta al documento è un richiamo alla nazione, alla sua politica, alle sue Università, alle migliori istituzioni, a fare la loro parte. E qui ricordiamo l’obiettivo n. 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti.
In sintonia con ciò la letteratura internazionale recente sottolinea la necessità di promuovere progetti di coinvolgimento e formazione dei docenti universitari basandosi sulle seguenti considerazioni:
- Una maggiore conoscenza dell’esperienza umana, come per esempio favorire la comprensione di cosa significa essere studenti con disabilità all’università, viene facilitata dal proporre sia il punto di vista della scienza, il frutto della ricerca svolta a partire da teorie e schemi concettuali (es. studi sugli studenti con disabilità), sia aspetti esperienziali di ciò che è oggetto della ricerca scientifica, cosa vuol dire ‘essere studenti universitari con disabilità’. Questo mettere insieme conoscenza scientifica e conoscenza esperienziale può stimolare una più intensa ‘immersione nelle realtà umane studiate’ (‘immersione nella vita degli studenti e delle studentesse con disabilità’) e una maggiore riflessività (Stolz e Ozoliņš, 2018; Torres-Goens e Farley, 2017);
- Il cercare di fronteggiare questioni sociali complesse, come ad esempio promuovere una cultura universitaria accessibile, equa, inclusiva, necessita l’avere a disposizione fonti di informazioni diverse, multidisciplinari, da un lato, e multiculturali, dall’altro. Il beneficiare di punti di vista differenti, le voci di discipline diverse, da un lato, e le voci di una popolazione studentesca eterogenea, dall’altro, garantisce un approfondimento più sostanziale e lo stimolo a individuare proposte didattiche diversificate e divergenti in grado di incidere maggiormente sulla rilevanza sociale dell’azione formativa stessa (Summerlee, 2018; Taylor, 2017).
- La lotta alle discriminazioni ancora presenti nei contesti universitari, che colpiscono le persone che appartengono a minoranze associate a variabili quali classe sociale, povertà, presenza di disabilità, genere, condizioni di salute, orientamento sessuale, conoscenze linguistiche, ecc.[1], necessita di superare generalizzazioni indebite, l’idea preconcetta e in parte arrogante che pur in assenza di una conoscenza esperienziale sia possibile possedere informazioni tali da comprendere appieno le condizioni di queste persone[2] (Appadurai, 2014; May e LaMont, 2014);
- La costruzione di contesti che favoriscano la partecipazione e la percezione di vivere a fondo diritti e responsabilità richiede, da un lato, il riuscire a dare voce a coloro che sperimentano condizioni di difficoltà, es. disabilità, difficoltà di apprendimento, difficoltà psicologiche, di salute, ecc., creando spazi pubblici che garantiscano ciò, e, dall’altro, il predisporre condizioni che favoriscano, da parte di coloro che non hanno tali difficoltà, l’ascolto e la successiva elaborazione di pensieri, soluzioni, azioni, che tengano in considerazione la voce dei primi (Roffey, 2015; Mccormack, Baker e Crowe, 2018; Burger, 2018);
- Aspetti personali, come la sensibilità e l’apertura, di coloro che svolgono attività di docenza, nelle loro accezioni più profonde, necessitano sempre più che si ascoltino le voci, i punti di vista, le necessità delle persone che si trovano a gestire situazioni di apprendimento in qualità di membri di una minoranza.
I docenti che hanno accettato un ‘cammino riflessivo’ e una sorta di ‘immersione culturale’ sembrano manifestare maggiori livelli di sensibilità, pazienza, rispetto, tolleranza, accettazione, apertura, la propensione a ‘pensare a partire da’ piuttosto che ‘pensare a’, la capacità di tenere conto degli stati d’animo che studenti e studentesse possono vivere, e di individuare azioni e soluzioni didattiche e formative maggiormente attente a tutto ciò (Zhang, 2017; Churchill, 2018).
Il progetto Didattica inclusiva è anche il frutto di un più ampio cammino avviato nel nostro Ateneo per la promozione di contesti inclusivi, innovativi, sostenibili, fra cui si sottolineiamo:
a) La realizzazione di percorsi di formazione nell’ambito di Teaching for Learning, finalizzati a far intraprendere e condividere esperienze di buone prassi di insegnamento incentrate sulla innovazione didattica e tecnologica, sviluppare consapevolezza rispetto agli assunti e ai valori relativi all’insegnamento e all’apprendimento, saggiare nuove strategie didattiche, favorire modalità di coinvolgimento di studenti e studentesse, de-privatizzare i propri insegnamenti, beneficiare di forme di supporto e sostegno all’avvio di nuove pratiche;
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A questo riguardo il Coordinamento delle Università del Triveneto per l'Inclusione e condiviso dalla CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati della Disabilità) con il documento ‘Didattica inclusiva. Suggerimenti e proposte del Coordinamento delle Università del Triveneto per l’Inclusione’ (2019) sottolinea che la didattica universitaria si caratterizza come un pattern complesso di eventi, in presenza di gruppi di studenti sempre più eterogenei, che deve riuscire a dare corpo a equità nelle opportunità e a basarsi sulla presunzione di competenza, tramite azioni formative, la personalizzazione, la promozioni di ambienti facilitanti l’apprendimento anche in presenza di persone con necessità diverse.
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Queste riflessioni ci esortano a portare al centro della scena “l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” dell’ONU sottoscritta nel settembre 2015 dai governi di 193 Paesi fra cui per l’appunto l’Italia. La firma apposta al documento è un richiamo alla nazione, alla sua politica, alle sue Università, alle migliori istituzioni, a fare la loro parte. E qui ricordiamo l’obiettivo n. 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti.
In sintonia con ciò la letteratura internazionale recente sottolinea la necessità di promuovere progetti di coinvolgimento e formazione dei docenti universitari basandosi sulle seguenti considerazioni:
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I docenti che hanno accettato un ‘cammino riflessivo’ e una sorta di ‘immersione culturale’ sembrano manifestare maggiori livelli di sensibilità, pazienza, rispetto, tolleranza, accettazione, apertura, la propensione a ‘pensare a partire da’ piuttosto che ‘pensare a’, la capacità di tenere conto degli stati d’animo che studenti e studentesse possono vivere, e di individuare azioni e soluzioni didattiche e formative maggiormente attente a tutto ciò (Zhang, 2017; Churchill, 2018).
Il progetto Didattica inclusiva è anche il frutto di un più ampio cammino avviato nel nostro Ateneo per la promozione di contesti inclusivi, innovativi, sostenibili, fra cui si sottolineiamo:
a) La realizzazione di percorsi di formazione nell’ambito di Teaching for Learning, finalizzati a far intraprendere e condividere esperienze di buone prassi di insegnamento incentrate sulla innovazione didattica e tecnologica, sviluppare consapevolezza rispetto agli assunti e ai valori relativi all’insegnamento e all’apprendimento, saggiare nuove strategie didattiche, favorire modalità di coinvolgimento di studenti e studentesse, de-privatizzare i propri insegnamenti, beneficiare di forme di supporto e sostegno all’avvio di nuove pratiche;
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