Obiettivi, azioni e metodologia, fasi e materiali - Contenuto del progetto

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Nell’ambito dei contesti universitari la didattica ha un valore essenziale e le sue declinazioni inclusive assumono ai nostri giorni un peso altrettanto significativo per la formazione delle persone che si troveranno a svolgere ruoli professionali e di cittadinanza attiva nel prossimo futuro, per far fiorire quelle società sostenibili e inclusive da più parti evocate.  

A questo riguardo il Coordinamento delle Università del Triveneto per l'Inclusione e condiviso dalla CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati della Disabilità) con il documento ‘Didattica inclusiva. Suggerimenti e proposte del Coordinamento delle Università del Triveneto per l’Inclusione’ (2019) sottolinea che la didattica universitaria si caratterizza come un pattern complesso di eventi, in presenza di gruppi di studenti sempre più eterogenei, che deve riuscire a dare corpo a equità nelle opportunità e a basarsi sulla presunzione di competenza, tramite azioni formative, la personalizzazione, la promozioni di ambienti facilitanti l’apprendimento anche in presenza di persone con necessità diverse.

Le Università non possono che agire con azioni complesse che poggiano le loro basi sulla ricerca scientifica più accreditata nella consapevolezza che qui ha origine il ruolo fondante dell’università stessa e trae origine la spinta ad “aiutare le persone a pensare in modo multiforme e articolato, a coltivare il cambiamento, a ricercare originali soluzioni ad alta valenza sociale, a vantaggio di tutti e in particolare delle persone con i più elevati tassi di vulnerabilità” (Rizzuto, 2019). In linea con ciò la didattica deve diventare sempre più capace di fare sperimentare a tutti e a tutte una istruzione libera, equa e di qualità, di garantire la parità di accesso, considerando il genere, la disabilità, e di favorire le competenze per promuovere lo sviluppo sostenibile, l’inclusione, i diritti, l’uguaglianza, la pace e aumentare l'offerta di insegnanti qualificati (Mapelli, 2019).

Il progetto Didattica inclusiva getta le sue fondamenta nella consapevolezza che oggi viviamo in un contesto che si caratterizza all’insegna dell’incertezza, della complessità e del cambiamento, della globalizzazione e della disuguaglianza, fenomeni che hanno impatti a carico del benessere di persone, gruppi e comunità. La complessità riguarda la molteplicità delle problematiche che ci troviamo a dover fronteggiare, quali povertà, tassi elevati di emigrazione e immigrazione, livelli consistenti di eterogeneità sociale, accentuata competitività e precarietà, sfruttamento delle risorse naturali, degrado ambientale, che si presentano interconnesse e interagenti, con conseguenze più consistenti (Giovannini, 2018; Milanovic, 2017; Piketty, 2017; Rizzuto, 2019).

Sono così in aumento le voci di coloro che ci invitano ad operare inserendo le questioni sociali all’interno di visioni più ampie e complesse che non possono più non considerare i modelli dello sviluppo imperniati sulla sostenibilità, l’inclusione, i diritti, la giustizia sociale, il benessere dell’essere umano e del sistema naturale (Bergan e Harkavy, 2018; Unesco, 2015).

Queste riflessioni ci esortano a portare al centro della scena “l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” dell’ONU sottoscritta nel settembre 2015 dai governi di 193 Paesi fra cui per l’appunto l’Italia. La firma apposta al documento è un richiamo alla nazione, alla sua politica, alle sue Università, alle migliori istituzioni, a fare la loro parte. E qui ricordiamo l’obiettivo n. 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti.

In sintonia con ciò la letteratura internazionale recente sottolinea la necessità di promuovere progetti di coinvolgimento e formazione dei docenti universitari basandosi sulle seguenti considerazioni:

- Una maggiore conoscenza dell’esperienza umana, come per esempio favorire la comprensione di cosa significa essere studenti con disabilità all’università, viene facilitata dal proporre sia il punto di vista della scienza, il frutto della ricerca svolta a partire da teorie e schemi concettuali (es. studi sugli studenti con disabilità), sia aspetti esperienziali di ciò che è oggetto della ricerca scientifica, cosa vuol dire ‘essere studenti universitari con disabilità’. Questo mettere insieme conoscenza scientifica e conoscenza esperienziale può stimolare una più intensa ‘immersione nelle realtà umane studiate’ (‘immersione nella vita degli studenti e delle studentesse con disabilità’) e una maggiore riflessività (Stolz e Ozoliņš, 2018; Torres-Goens e Farley, 2017);

- Il cercare di fronteggiare questioni sociali complesse, come ad esempio promuovere una cultura universitaria accessibile, equa, inclusiva, necessita l’avere a disposizione fonti di informazioni diverse, multidisciplinari, da un lato, e multiculturali, dall’altro. Il beneficiare di punti di vista differenti, le voci di discipline diverse, da un lato, e le voci di una popolazione studentesca eterogenea, dall’altro, garantisce un approfondimento più sostanziale e lo stimolo a individuare proposte didattiche diversificate e divergenti in grado di incidere maggiormente sulla rilevanza sociale dell’azione formativa stessa (Summerlee, 2018; Taylor, 2017).

- La lotta alle discriminazioni ancora presenti nei contesti universitari, che colpiscono le persone che appartengono a minoranze associate a variabili quali classe sociale, povertà, presenza di disabilità, genere, condizioni di salute, orientamento sessuale, conoscenze linguistiche, ecc.[1], necessita di superare generalizzazioni indebite, l’idea preconcetta e in parte arrogante che pur in assenza di una conoscenza esperienziale sia possibile possedere informazioni tali da comprendere appieno le condizioni di queste persone[2] (Appadurai, 2014; May e LaMont, 2014);

- La costruzione di contesti che favoriscano la partecipazione e la percezione di vivere a fondo diritti e responsabilità richiede, da un lato, il riuscire a dare voce a coloro che sperimentano condizioni di difficoltà, es. disabilità, difficoltà di apprendimento, difficoltà psicologiche, di salute, ecc., creando spazi pubblici che garantiscano ciò, e, dall’altro, il predisporre condizioni che favoriscano, da parte di coloro che non hanno tali difficoltà, l’ascolto e la successiva elaborazione di pensieri, soluzioni, azioni, che  tengano in considerazione la voce dei primi (Roffey, 2015; Mccormack, Baker e Crowe, 2018; Burger, 2018);

- Aspetti personali, come la sensibilità e l’apertura, di coloro che svolgono attività di docenza, nelle loro accezioni più profonde, necessitano sempre più che si ascoltino le voci, i punti di vista, le necessità delle persone che si trovano a gestire situazioni di apprendimento in qualità di membri di una minoranza.

I docenti che hanno accettato un ‘cammino riflessivo’ e una sorta di ‘immersione culturale’ sembrano manifestare maggiori livelli di sensibilità, pazienza, rispetto, tolleranza, accettazione, apertura, la propensione a ‘pensare a partire da’ piuttosto che ‘pensare a’, la capacità di tenere conto degli stati d’animo che studenti e studentesse possono vivere, e di individuare azioni e soluzioni didattiche e formative maggiormente attente a tutto ciò (Zhang, 2017; Churchill, 2018).

Il progetto Didattica inclusiva è anche il frutto di un più ampio cammino avviato nel nostro Ateneo per la promozione di contesti inclusivi, innovativi, sostenibili, fra cui si sottolineiamo:

a) La realizzazione di percorsi di formazione nell’ambito di Teaching for Learning, finalizzati a far intraprendere e condividere esperienze di buone prassi di insegnamento incentrate sulla innovazione didattica e tecnologica, sviluppare consapevolezza rispetto agli assunti e ai valori relativi all’insegnamento e all’apprendimento, saggiare nuove strategie didattiche, favorire modalità di coinvolgimento di studenti e studentesse, de-privatizzare i propri insegnamenti, beneficiare di forme di supporto e sostegno all’avvio di nuove pratiche;  

b) I lavori della Commissione dei referenti di Ateneo per l’inclusione e la disabilità che ha sottolineato l’importanza di costruire contesti educativi sempre più capaci di considerare l’eterogeneità, le necessità di studenti e studentesse a vantaggio del loro diritto allo studio, di avviare azioni di formazione dei e delle docenti del nostro Ateneo, in materia di didattica inclusiva.

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A questo riguardo il Coordinamento delle Università del Triveneto per l'Inclusione e condiviso dalla CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati della Disabilità) con il documento ‘Didattica inclusiva. Suggerimenti e proposte del Coordinamento delle Università del Triveneto per l’Inclusione’ (2019) sottolinea che la didattica universitaria si caratterizza come un pattern complesso di eventi, in presenza di gruppi di studenti sempre più eterogenei, che deve riuscire a dare corpo a equità nelle opportunità e a basarsi sulla presunzione di competenza, tramite azioni formative, la personalizzazione, la promozioni di ambienti facilitanti l’apprendimento anche in presenza di persone con necessità diverse.

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Il progetto Didattica inclusiva getta le sue fondamenta nella consapevolezza che oggi viviamo in un contesto che si caratterizza all’insegna dell’incertezza, della complessità e del cambiamento, della globalizzazione e della disuguaglianza, fenomeni che hanno impatti a carico del benessere di persone, gruppi e comunità. La complessità riguarda la molteplicità delle problematiche che ci troviamo a dover fronteggiare, quali povertà, tassi elevati di emigrazione e immigrazione, livelli consistenti di eterogeneità sociale, accentuata competitività e precarietà, sfruttamento delle risorse naturali, degrado ambientale, che si presentano interconnesse e interagenti, con conseguenze più consistenti (Giovannini, 2018; Milanovic, 2017; Piketty, 2017; Rizzuto, 2019).

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Queste riflessioni ci esortano a portare al centro della scena “l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” dell’ONU sottoscritta nel settembre 2015 dai governi di 193 Paesi fra cui per l’appunto l’Italia. La firma apposta al documento è un richiamo alla nazione, alla sua politica, alle sue Università, alle migliori istituzioni, a fare la loro parte. E qui ricordiamo l’obiettivo n. 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti.

In sintonia con ciò la letteratura internazionale recente sottolinea la necessità di promuovere progetti di coinvolgimento e formazione dei docenti universitari basandosi sulle seguenti considerazioni:

- Una maggiore conoscenza dell’esperienza umana, come per esempio favorire la comprensione di cosa significa essere studenti con disabilità all’università, viene facilitata dal proporre sia il punto di vista della scienza, il frutto della ricerca svolta a partire da teorie e schemi concettuali (es. studi sugli studenti con disabilità), sia aspetti esperienziali di ciò che è oggetto della ricerca scientifica, cosa vuol dire ‘essere studenti universitari con disabilità’. Questo mettere insieme conoscenza scientifica e conoscenza esperienziale può stimolare una più intensa ‘immersione nelle realtà umane studiate’ (‘immersione nella vita degli studenti e delle studentesse con disabilità’) e una maggiore riflessività (Stolz e Ozoliņš, 2018; Torres-Goens e Farley, 2017);

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- Aspetti personali, come la sensibilità e l’apertura, di coloro che svolgono attività di docenza, nelle loro accezioni più profonde, necessitano sempre più che si ascoltino le voci, i punti di vista, le necessità delle persone che si trovano a gestire situazioni di apprendimento in qualità di membri di una minoranza.

I docenti che hanno accettato un ‘cammino riflessivo’ e una sorta di ‘immersione culturale’ sembrano manifestare maggiori livelli di sensibilità, pazienza, rispetto, tolleranza, accettazione, apertura, la propensione a ‘pensare a partire da’ piuttosto che ‘pensare a’, la capacità di tenere conto degli stati d’animo che studenti e studentesse possono vivere, e di individuare azioni e soluzioni didattiche e formative maggiormente attente a tutto ciò (Zhang, 2017; Churchill, 2018).

Il progetto Didattica inclusiva è anche il frutto di un più ampio cammino avviato nel nostro Ateneo per la promozione di contesti inclusivi, innovativi, sostenibili, fra cui si sottolineiamo:

a) La realizzazione di percorsi di formazione nell’ambito di Teaching for Learning, finalizzati a far intraprendere e condividere esperienze di buone prassi di insegnamento incentrate sulla innovazione didattica e tecnologica, sviluppare consapevolezza rispetto agli assunti e ai valori relativi all’insegnamento e all’apprendimento, saggiare nuove strategie didattiche, favorire modalità di coinvolgimento di studenti e studentesse, de-privatizzare i propri insegnamenti, beneficiare di forme di supporto e sostegno all’avvio di nuove pratiche;  

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Nell’ambito dei contesti universitari la didattica ha un valore essenziale e le sue declinazioni inclusive assumono ai nostri giorni un peso altrettanto significativo per la formazione delle persone che si troveranno a svolgere ruoli professionali e di cittadinanza attiva nel prossimo futuro, per far fiorire quelle società sostenibili e inclusive da più parti evocate.  

A questo riguardo il Coordinamento delle Università del Triveneto per l'Inclusione e condiviso dalla CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati della Disabilità) con il documento ‘Didattica inclusiva. Suggerimenti e proposte del Coordinamento delle Università del Triveneto per l’Inclusione’ (2019) sottolinea che la didattica universitaria si caratterizza come un pattern complesso di eventi, in presenza di gruppi di studenti sempre più eterogenei, che deve riuscire a dare corpo a equità nelle opportunità e a basarsi sulla presunzione di competenza, tramite azioni formative, la personalizzazione, la promozioni di ambienti facilitanti l’apprendimento anche in presenza di persone con necessità diverse.

Le Università non possono che agire con azioni complesse che poggiano le loro basi sulla ricerca scientifica più accreditata nella consapevolezza che qui ha origine il ruolo fondante dell’università stessa e trae origine la spinta ad “aiutare le persone a pensare in modo multiforme e articolato, a coltivare il cambiamento, a ricercare originali soluzioni ad alta valenza sociale, a vantaggio di tutti e in particolare delle persone con i più elevati tassi di vulnerabilità” (Rizzuto, 2019). In linea con ciò la didattica deve diventare sempre più capace di fare sperimentare a tutti e a tutte una istruzione libera, equa e di qualità, di garantire la parità di accesso, considerando il genere, la disabilità, e di favorire le competenze per promuovere lo sviluppo sostenibile, l’inclusione, i diritti, l’uguaglianza, la pace e aumentare l'offerta di insegnanti qualificati (Mapelli, 2019).

Il progetto Didattica inclusiva getta le sue fondamenta nella consapevolezza che oggi viviamo in un contesto che si caratterizza all’insegna dell’incertezza, della complessità e del cambiamento, della globalizzazione e della disuguaglianza, fenomeni che hanno impatti a carico del benessere di persone, gruppi e comunità. La complessità riguarda la molteplicità delle problematiche che ci troviamo a dover fronteggiare, quali povertà, tassi elevati di emigrazione e immigrazione, livelli consistenti di eterogeneità sociale, accentuata competitività e precarietà, sfruttamento delle risorse naturali, degrado ambientale, che si presentano interconnesse e interagenti, con conseguenze più consistenti (Giovannini, 2018; Milanovic, 2017; Piketty, 2017; Rizzuto, 2019).

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Queste riflessioni ci esortano a portare al centro della scena “l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” dell’ONU sottoscritta nel settembre 2015 dai governi di 193 Paesi fra cui per l’appunto l’Italia. La firma apposta al documento è un richiamo alla nazione, alla sua politica, alle sue Università, alle migliori istituzioni, a fare la loro parte. E qui ricordiamo l’obiettivo n. 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti.

In sintonia con ciò la letteratura internazionale recente sottolinea la necessità di promuovere progetti di coinvolgimento e formazione dei docenti universitari basandosi sulle seguenti considerazioni:

- Una maggiore conoscenza dell’esperienza umana, come per esempio favorire la comprensione di cosa significa essere studenti con disabilità all’università, viene facilitata dal proporre sia il punto di vista della scienza, il frutto della ricerca svolta a partire da teorie e schemi concettuali (es. studi sugli studenti con disabilità), sia aspetti esperienziali di ciò che è oggetto della ricerca scientifica, cosa vuol dire ‘essere studenti universitari con disabilità’. Questo mettere insieme conoscenza scientifica e conoscenza esperienziale può stimolare una più intensa ‘immersione nelle realtà umane studiate’ (‘immersione nella vita degli studenti e delle studentesse con disabilità’) e una maggiore riflessività (Stolz e Ozoliņš, 2018; Torres-Goens e Farley, 2017);

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- La lotta alle discriminazioni ancora presenti nei contesti universitari, che colpiscono le persone che appartengono a minoranze associate a variabili quali classe sociale, povertà, presenza di disabilità, genere, condizioni di salute, orientamento sessuale, conoscenze linguistiche, ecc.[1], necessita di superare generalizzazioni indebite, l’idea preconcetta e in parte arrogante che pur in assenza di una conoscenza esperienziale sia possibile possedere informazioni tali da comprendere appieno le condizioni di queste persone[2] (Appadurai, 2014; May e LaMont, 2014);

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I docenti che hanno accettato un ‘cammino riflessivo’ e una sorta di ‘immersione culturale’ sembrano manifestare maggiori livelli di sensibilità, pazienza, rispetto, tolleranza, accettazione, apertura, la propensione a ‘pensare a partire da’ piuttosto che ‘pensare a’, la capacità di tenere conto degli stati d’animo che studenti e studentesse possono vivere, e di individuare azioni e soluzioni didattiche e formative maggiormente attente a tutto ciò (Zhang, 2017; Churchill, 2018).

Il progetto Didattica inclusiva è anche il frutto di un più ampio cammino avviato nel nostro Ateneo per la promozione di contesti inclusivi, innovativi, sostenibili, fra cui si sottolineiamo:

a) La realizzazione di percorsi di formazione nell’ambito di Teaching for Learning, finalizzati a far intraprendere e condividere esperienze di buone prassi di insegnamento incentrate sulla innovazione didattica e tecnologica, sviluppare consapevolezza rispetto agli assunti e ai valori relativi all’insegnamento e all’apprendimento, saggiare nuove strategie didattiche, favorire modalità di coinvolgimento di studenti e studentesse, de-privatizzare i propri insegnamenti, beneficiare di forme di supporto e sostegno all’avvio di nuove pratiche;  

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In sintonia con ciò la letteratura internazionale recente sottolinea la necessità di promuovere progetti di coinvolgimento e formazione dei docenti universitari basandosi sulle seguenti considerazioni:

- Una maggiore conoscenza dell’esperienza umana, come per esempio favorire la comprensione di cosa significa essere studenti con disabilità all’università, viene facilitata dal proporre sia il punto di vista della scienza, il frutto della ricerca svolta a partire da teorie e schemi concettuali (es. studi sugli studenti con disabilità), sia aspetti esperienziali di ciò che è oggetto della ricerca scientifica, cosa vuol dire ‘essere studenti universitari con disabilità’. Questo mettere insieme conoscenza scientifica e conoscenza esperienziale può stimolare una più intensa ‘immersione nelle realtà umane studiate’ (‘immersione nella vita degli studenti e delle studentesse con disabilità’) e una maggiore riflessività (Stolz e Ozoliņš, 2018; Torres-Goens e Farley, 2017);

- Il cercare di fronteggiare questioni sociali complesse, come ad esempio promuovere una cultura universitaria accessibile, equa, inclusiva, necessita l’avere a disposizione fonti di informazioni diverse, multidisciplinari, da un lato, e multiculturali, dall’altro. Il beneficiare di punti di vista differenti, le voci di discipline diverse, da un lato, e le voci di una popolazione studentesca eterogenea, dall’altro, garantisce un approfondimento più sostanziale e lo stimolo a individuare proposte didattiche diversificate e divergenti in grado di incidere maggiormente sulla rilevanza sociale dell’azione formativa stessa (Summerlee, 2018; Taylor, 2017).

- La lotta alle discriminazioni ancora presenti nei contesti universitari, che colpiscono le persone che appartengono a minoranze associate a variabili quali classe sociale, povertà, presenza di disabilità, genere, condizioni di salute, orientamento sessuale, conoscenze linguistiche, ecc.[1], necessita di superare generalizzazioni indebite, l’idea preconcetta e in parte arrogante che pur in assenza di una conoscenza esperienziale sia possibile possedere informazioni tali da comprendere appieno le condizioni di queste persone[2] (Appadurai, 2014; May e LaMont, 2014);

- La costruzione di contesti che favoriscano la partecipazione e la percezione di vivere a fondo diritti e responsabilità richiede, da un lato, il riuscire a dare voce a coloro che sperimentano condizioni di difficoltà, es. disabilità, difficoltà di apprendimento, difficoltà psicologiche, di salute, ecc., creando spazi pubblici che garantiscano ciò, e, dall’altro, il predisporre condizioni che favoriscano, da parte di coloro che non hanno tali difficoltà, l’ascolto e la successiva elaborazione di pensieri, soluzioni, azioni, che  tengano in considerazione la voce dei primi (Roffey, 2015; Mccormack, Baker e Crowe, 2018; Burger, 2018);

- Aspetti personali, come la sensibilità e l’apertura, di coloro che svolgono attività di docenza, nelle loro accezioni più profonde, necessitano sempre più che si ascoltino le voci, i punti di vista, le necessità delle persone che si trovano a gestire situazioni di apprendimento in qualità di membri di una minoranza.

I docenti che hanno accettato un ‘cammino riflessivo’ e una sorta di ‘immersione culturale’ sembrano manifestare maggiori livelli di sensibilità, pazienza, rispetto, tolleranza, accettazione, apertura, la propensione a ‘pensare a partire da’ piuttosto che ‘pensare a’, la capacità di tenere conto degli stati d’animo che studenti e studentesse possono vivere, e di individuare azioni e soluzioni didattiche e formative maggiormente attente a tutto ciò (Zhang, 2017; Churchill, 2018).

Il progetto Didattica inclusiva è anche il frutto di un più ampio cammino avviato nel nostro Ateneo per la promozione di contesti inclusivi, innovativi, sostenibili, fra cui si sottolineiamo:

a) La realizzazione di percorsi di formazione nell’ambito di Teaching for Learning, finalizzati a far intraprendere e condividere esperienze di buone prassi di insegnamento incentrate sulla innovazione didattica e tecnologica, sviluppare consapevolezza rispetto agli assunti e ai valori relativi all’insegnamento e all’apprendimento, saggiare nuove strategie didattiche, favorire modalità di coinvolgimento di studenti e studentesse, de-privatizzare i propri insegnamenti, beneficiare di forme di supporto e sostegno all’avvio di nuove pratiche;  

b) I lavori della Commissione dei referenti di Ateneo per l’inclusione e la disabilità che ha sottolineato l’importanza di costruire contesti educativi sempre più capaci di considerare l’eterogeneità, le necessità di studenti e studentesse a vantaggio del loro diritto allo studio, di avviare azioni di formazione dei e delle docenti del nostro Ateneo, in materia di didattica inclusiva.

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A questo riguardo il Coordinamento delle Università del Triveneto per l'Inclusione e condiviso dalla CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati della Disabilità) con il documento ‘Didattica inclusiva. Suggerimenti e proposte del Coordinamento delle Università del Triveneto per l’Inclusione’ (2019) sottolinea che la didattica universitaria si caratterizza come un pattern complesso di eventi, in presenza di gruppi di studenti sempre più eterogenei, che deve riuscire a dare corpo a equità nelle opportunità e a basarsi sulla presunzione di competenza, tramite azioni formative, la personalizzazione, la promozioni di ambienti facilitanti l’apprendimento anche in presenza di persone con necessità diverse.

Le Università non possono che agire con azioni complesse che poggiano le loro basi sulla ricerca scientifica più accreditata nella consapevolezza che qui ha origine il ruolo fondante dell’università stessa e trae origine la spinta ad “aiutare le persone a pensare in modo multiforme e articolato, a coltivare il cambiamento, a ricercare originali soluzioni ad alta valenza sociale, a vantaggio di tutti e in particolare delle persone con i più elevati tassi di vulnerabilità” (Rizzuto, 2019). In linea con ciò la didattica deve diventare sempre più capace di fare sperimentare a tutti e a tutte una istruzione libera, equa e di qualità, di garantire la parità di accesso, considerando il genere, la disabilità, e di favorire le competenze per promuovere lo sviluppo sostenibile, l’inclusione, i diritti, l’uguaglianza, la pace e aumentare l'offerta di insegnanti qualificati (Mapelli, 2019).

Il progetto Didattica inclusiva getta le sue fondamenta nella consapevolezza che oggi viviamo in un contesto che si caratterizza all’insegna dell’incertezza, della complessità e del cambiamento, della globalizzazione e della disuguaglianza, fenomeni che hanno impatti a carico del benessere di persone, gruppi e comunità. La complessità riguarda la molteplicità delle problematiche che ci troviamo a dover fronteggiare, quali povertà, tassi elevati di emigrazione e immigrazione, livelli consistenti di eterogeneità sociale, accentuata competitività e precarietà, sfruttamento delle risorse naturali, degrado ambientale, che si presentano interconnesse e interagenti, con conseguenze più consistenti (Giovannini, 2018; Milanovic, 2017; Piketty, 2017; Rizzuto, 2019).

Sono così in aumento le voci di coloro che ci invitano ad operare inserendo le questioni sociali all’interno di visioni più ampie e complesse che non possono più non considerare i modelli dello sviluppo imperniati sulla sostenibilità, l’inclusione, i diritti, la giustizia sociale, il benessere dell’essere umano e del sistema naturale (Bergan e Harkavy, 2018; Unesco, 2015).

Queste riflessioni ci esortano a portare al centro della scena “l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” dell’ONU sottoscritta nel settembre 2015 dai governi di 193 Paesi fra cui per l’appunto l’Italia. La firma apposta al documento è un richiamo alla nazione, alla sua politica, alle sue Università, alle migliori istituzioni, a fare la loro parte. E qui ricordiamo l’obiettivo n. 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti.

In sintonia con ciò la letteratura internazionale recente sottolinea la necessità di promuovere progetti di coinvolgimento e formazione dei docenti universitari basandosi sulle seguenti considerazioni:

- Una maggiore conoscenza dell’esperienza umana, come per esempio favorire la comprensione di cosa significa essere studenti con disabilità all’università, viene facilitata dal proporre sia il punto di vista della scienza, il frutto della ricerca svolta a partire da teorie e schemi concettuali (es. studi sugli studenti con disabilità), sia aspetti esperienziali di ciò che è oggetto della ricerca scientifica, cosa vuol dire ‘essere studenti universitari con disabilità’. Questo mettere insieme conoscenza scientifica e conoscenza esperienziale può stimolare una più intensa ‘immersione nelle realtà umane studiate’ (‘immersione nella vita degli studenti e delle studentesse con disabilità’) e una maggiore riflessività (Stolz e Ozoliņš, 2018; Torres-Goens e Farley, 2017);

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I docenti che hanno accettato un ‘cammino riflessivo’ e una sorta di ‘immersione culturale’ sembrano manifestare maggiori livelli di sensibilità, pazienza, rispetto, tolleranza, accettazione, apertura, la propensione a ‘pensare a partire da’ piuttosto che ‘pensare a’, la capacità di tenere conto degli stati d’animo che studenti e studentesse possono vivere, e di individuare azioni e soluzioni didattiche e formative maggiormente attente a tutto ciò (Zhang, 2017; Churchill, 2018).

Il progetto Didattica inclusiva è anche il frutto di un più ampio cammino avviato nel nostro Ateneo per la promozione di contesti inclusivi, innovativi, sostenibili, fra cui si sottolineiamo:

a) La realizzazione di percorsi di formazione nell’ambito di Teaching for Learning, finalizzati a far intraprendere e condividere esperienze di buone prassi di insegnamento incentrate sulla innovazione didattica e tecnologica, sviluppare consapevolezza rispetto agli assunti e ai valori relativi all’insegnamento e all’apprendimento, saggiare nuove strategie didattiche, favorire modalità di coinvolgimento di studenti e studentesse, de-privatizzare i propri insegnamenti, beneficiare di forme di supporto e sostegno all’avvio di nuove pratiche;  

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A questo riguardo il Coordinamento delle Università del Triveneto per l'Inclusione e condiviso dalla CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati della Disabilità) con il documento ‘Didattica inclusiva. Suggerimenti e proposte del Coordinamento delle Università del Triveneto per l’Inclusione’ (2019) sottolinea che la didattica universitaria si caratterizza come un pattern complesso di eventi, in presenza di gruppi di studenti sempre più eterogenei, che deve riuscire a dare corpo a equità nelle opportunità e a basarsi sulla presunzione di competenza, tramite azioni formative, la personalizzazione, la promozioni di ambienti facilitanti l’apprendimento anche in presenza di persone con necessità diverse.

Le Università non possono che agire con azioni complesse che poggiano le loro basi sulla ricerca scientifica più accreditata nella consapevolezza che qui ha origine il ruolo fondante dell’università stessa e trae origine la spinta ad “aiutare le persone a pensare in modo multiforme e articolato, a coltivare il cambiamento, a ricercare originali soluzioni ad alta valenza sociale, a vantaggio di tutti e in particolare delle persone con i più elevati tassi di vulnerabilità” (Rizzuto, 2019). In linea con ciò la didattica deve diventare sempre più capace di fare sperimentare a tutti e a tutte una istruzione libera, equa e di qualità, di garantire la parità di accesso, considerando il genere, la disabilità, e di favorire le competenze per promuovere lo sviluppo sostenibile, l’inclusione, i diritti, l’uguaglianza, la pace e aumentare l'offerta di insegnanti qualificati (Mapelli, 2019).

Il progetto Didattica inclusiva getta le sue fondamenta nella consapevolezza che oggi viviamo in un contesto che si caratterizza all’insegna dell’incertezza, della complessità e del cambiamento, della globalizzazione e della disuguaglianza, fenomeni che hanno impatti a carico del benessere di persone, gruppi e comunità. La complessità riguarda la molteplicità delle problematiche che ci troviamo a dover fronteggiare, quali povertà, tassi elevati di emigrazione e immigrazione, livelli consistenti di eterogeneità sociale, accentuata competitività e precarietà, sfruttamento delle risorse naturali, degrado ambientale, che si presentano interconnesse e interagenti, con conseguenze più consistenti (Giovannini, 2018; Milanovic, 2017; Piketty, 2017; Rizzuto, 2019).

Sono così in aumento le voci di coloro che ci invitano ad operare inserendo le questioni sociali all’interno di visioni più ampie e complesse che non possono più non considerare i modelli dello sviluppo imperniati sulla sostenibilità, l’inclusione, i diritti, la giustizia sociale, il benessere dell’essere umano e del sistema naturale (Bergan e Harkavy, 2018; Unesco, 2015).

Queste riflessioni ci esortano a portare al centro della scena “l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” dell’ONU sottoscritta nel settembre 2015 dai governi di 193 Paesi fra cui per l’appunto l’Italia. La firma apposta al documento è un richiamo alla nazione, alla sua politica, alle sue Università, alle migliori istituzioni, a fare la loro parte. E qui ricordiamo l’obiettivo n. 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti.

In sintonia con ciò la letteratura internazionale recente sottolinea la necessità di promuovere progetti di coinvolgimento e formazione dei docenti universitari basandosi sulle seguenti considerazioni:

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- La costruzione di contesti che favoriscano la partecipazione e la percezione di vivere a fondo diritti e responsabilità richiede, da un lato, il riuscire a dare voce a coloro che sperimentano condizioni di difficoltà, es. disabilità, difficoltà di apprendimento, difficoltà psicologiche, di salute, ecc., creando spazi pubblici che garantiscano ciò, e, dall’altro, il predisporre condizioni che favoriscano, da parte di coloro che non hanno tali difficoltà, l’ascolto e la successiva elaborazione di pensieri, soluzioni, azioni, che  tengano in considerazione la voce dei primi (Roffey, 2015; Mccormack, Baker e Crowe, 2018; Burger, 2018);

- Aspetti personali, come la sensibilità e l’apertura, di coloro che svolgono attività di docenza, nelle loro accezioni più profonde, necessitano sempre più che si ascoltino le voci, i punti di vista, le necessità delle persone che si trovano a gestire situazioni di apprendimento in qualità di membri di una minoranza.

I docenti che hanno accettato un ‘cammino riflessivo’ e una sorta di ‘immersione culturale’ sembrano manifestare maggiori livelli di sensibilità, pazienza, rispetto, tolleranza, accettazione, apertura, la propensione a ‘pensare a partire da’ piuttosto che ‘pensare a’, la capacità di tenere conto degli stati d’animo che studenti e studentesse possono vivere, e di individuare azioni e soluzioni didattiche e formative maggiormente attente a tutto ciò (Zhang, 2017; Churchill, 2018).

Il progetto Didattica inclusiva è anche il frutto di un più ampio cammino avviato nel nostro Ateneo per la promozione di contesti inclusivi, innovativi, sostenibili, fra cui si sottolineiamo:

a) La realizzazione di percorsi di formazione nell’ambito di Teaching for Learning, finalizzati a far intraprendere e condividere esperienze di buone prassi di insegnamento incentrate sulla innovazione didattica e tecnologica, sviluppare consapevolezza rispetto agli assunti e ai valori relativi all’insegnamento e all’apprendimento, saggiare nuove strategie didattiche, favorire modalità di coinvolgimento di studenti e studentesse, de-privatizzare i propri insegnamenti, beneficiare di forme di supporto e sostegno all’avvio di nuove pratiche;  

b) I lavori della Commissione dei referenti di Ateneo per l’inclusione e la disabilità che ha sottolineato l’importanza di costruire contesti educativi sempre più capaci di considerare l’eterogeneità, le necessità di studenti e studentesse a vantaggio del loro diritto allo studio, di avviare azioni di formazione dei e delle docenti del nostro Ateneo, in materia di didattica inclusiva.

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A questo riguardo il Coordinamento delle Università del Triveneto per l'Inclusione e condiviso dalla CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati della Disabilità) con il documento ‘Didattica inclusiva. Suggerimenti e proposte del Coordinamento delle Università del Triveneto per l’Inclusione’ (2019) sottolinea che la didattica universitaria si caratterizza come un pattern complesso di eventi, in presenza di gruppi di studenti sempre più eterogenei, che deve riuscire a dare corpo a equità nelle opportunità e a basarsi sulla presunzione di competenza, tramite azioni formative, la personalizzazione, la promozioni di ambienti facilitanti l’apprendimento anche in presenza di persone con necessità diverse.

Le Università non possono che agire con azioni complesse che poggiano le loro basi sulla ricerca scientifica più accreditata nella consapevolezza che qui ha origine il ruolo fondante dell’università stessa e trae origine la spinta ad “aiutare le persone a pensare in modo multiforme e articolato, a coltivare il cambiamento, a ricercare originali soluzioni ad alta valenza sociale, a vantaggio di tutti e in particolare delle persone con i più elevati tassi di vulnerabilità” (Rizzuto, 2019). In linea con ciò la didattica deve diventare sempre più capace di fare sperimentare a tutti e a tutte una istruzione libera, equa e di qualità, di garantire la parità di accesso, considerando il genere, la disabilità, e di favorire le competenze per promuovere lo sviluppo sostenibile, l’inclusione, i diritti, l’uguaglianza, la pace e aumentare l'offerta di insegnanti qualificati (Mapelli, 2019).

Il progetto Didattica inclusiva getta le sue fondamenta nella consapevolezza che oggi viviamo in un contesto che si caratterizza all’insegna dell’incertezza, della complessità e del cambiamento, della globalizzazione e della disuguaglianza, fenomeni che hanno impatti a carico del benessere di persone, gruppi e comunità. La complessità riguarda la molteplicità delle problematiche che ci troviamo a dover fronteggiare, quali povertà, tassi elevati di emigrazione e immigrazione, livelli consistenti di eterogeneità sociale, accentuata competitività e precarietà, sfruttamento delle risorse naturali, degrado ambientale, che si presentano interconnesse e interagenti, con conseguenze più consistenti (Giovannini, 2018; Milanovic, 2017; Piketty, 2017; Rizzuto, 2019).

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- Una maggiore conoscenza dell’esperienza umana, come per esempio favorire la comprensione di cosa significa essere studenti con disabilità all’università, viene facilitata dal proporre sia il punto di vista della scienza, il frutto della ricerca svolta a partire da teorie e schemi concettuali (es. studi sugli studenti con disabilità), sia aspetti esperienziali di ciò che è oggetto della ricerca scientifica, cosa vuol dire ‘essere studenti universitari con disabilità’. Questo mettere insieme conoscenza scientifica e conoscenza esperienziale può stimolare una più intensa ‘immersione nelle realtà umane studiate’ (‘immersione nella vita degli studenti e delle studentesse con disabilità’) e una maggiore riflessività (Stolz e Ozoliņš, 2018; Torres-Goens e Farley, 2017);

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I docenti che hanno accettato un ‘cammino riflessivo’ e una sorta di ‘immersione culturale’ sembrano manifestare maggiori livelli di sensibilità, pazienza, rispetto, tolleranza, accettazione, apertura, la propensione a ‘pensare a partire da’ piuttosto che ‘pensare a’, la capacità di tenere conto degli stati d’animo che studenti e studentesse possono vivere, e di individuare azioni e soluzioni didattiche e formative maggiormente attente a tutto ciò (Zhang, 2017; Churchill, 2018).

Il progetto Didattica inclusiva è anche il frutto di un più ampio cammino avviato nel nostro Ateneo per la promozione di contesti inclusivi, innovativi, sostenibili, fra cui si sottolineiamo:

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b) I lavori della Commissione dei referenti di Ateneo per l’inclusione e la disabilità che ha sottolineato l’importanza di costruire contesti educativi sempre più capaci di considerare l’eterogeneità, le necessità di studenti e studentesse a vantaggio del loro diritto allo studio, di avviare azioni di formazione dei e delle docenti del nostro Ateneo, in materia di didattica inclusiva.

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Nell’ambito dei contesti universitari la didattica ha un valore essenziale e le sue declinazioni inclusive assumono ai nostri giorni un peso altrettanto significativo per la formazione delle persone che si troveranno a svolgere ruoli professionali e di cittadinanza attiva nel prossimo futuro, per far fiorire quelle società sostenibili e inclusive da più parti evocate.  

A questo riguardo il Coordinamento delle Università del Triveneto per l'Inclusione e condiviso dalla CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati della Disabilità) con il documento ‘Didattica inclusiva. Suggerimenti e proposte del Coordinamento delle Università del Triveneto per l’Inclusione’ (2019) sottolinea che la didattica universitaria si caratterizza come un pattern complesso di eventi, in presenza di gruppi di studenti sempre più eterogenei, che deve riuscire a dare corpo a equità nelle opportunità e a basarsi sulla presunzione di competenza, tramite azioni formative, la personalizzazione, la promozioni di ambienti facilitanti l’apprendimento anche in presenza di persone con necessità diverse.

Le Università non possono che agire con azioni complesse che poggiano le loro basi sulla ricerca scientifica più accreditata nella consapevolezza che qui ha origine il ruolo fondante dell’università stessa e trae origine la spinta ad “aiutare le persone a pensare in modo multiforme e articolato, a coltivare il cambiamento, a ricercare originali soluzioni ad alta valenza sociale, a vantaggio di tutti e in particolare delle persone con i più elevati tassi di vulnerabilità” (Rizzuto, 2019). In linea con ciò la didattica deve diventare sempre più capace di fare sperimentare a tutti e a tutte una istruzione libera, equa e di qualità, di garantire la parità di accesso, considerando il genere, la disabilità, e di favorire le competenze per promuovere lo sviluppo sostenibile, l’inclusione, i diritti, l’uguaglianza, la pace e aumentare l'offerta di insegnanti qualificati (Mapelli, 2019).

Il progetto Didattica inclusiva getta le sue fondamenta nella consapevolezza che oggi viviamo in un contesto che si caratterizza all’insegna dell’incertezza, della complessità e del cambiamento, della globalizzazione e della disuguaglianza, fenomeni che hanno impatti a carico del benessere di persone, gruppi e comunità. La complessità riguarda la molteplicità delle problematiche che ci troviamo a dover fronteggiare, quali povertà, tassi elevati di emigrazione e immigrazione, livelli consistenti di eterogeneità sociale, accentuata competitività e precarietà, sfruttamento delle risorse naturali, degrado ambientale, che si presentano interconnesse e interagenti, con conseguenze più consistenti (Giovannini, 2018; Milanovic, 2017; Piketty, 2017; Rizzuto, 2019).

Sono così in aumento le voci di coloro che ci invitano ad operare inserendo le questioni sociali all’interno di visioni più ampie e complesse che non possono più non considerare i modelli dello sviluppo imperniati sulla sostenibilità, l’inclusione, i diritti, la giustizia sociale, il benessere dell’essere umano e del sistema naturale (Bergan e Harkavy, 2018; Unesco, 2015).

Queste riflessioni ci esortano a portare al centro della scena “l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” dell’ONU sottoscritta nel settembre 2015 dai governi di 193 Paesi fra cui per l’appunto l’Italia. La firma apposta al documento è un richiamo alla nazione, alla sua politica, alle sue Università, alle migliori istituzioni, a fare la loro parte. E qui ricordiamo l’obiettivo n. 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti.

In sintonia con ciò la letteratura internazionale recente sottolinea la necessità di promuovere progetti di coinvolgimento e formazione dei docenti universitari basandosi sulle seguenti considerazioni:

- Una maggiore conoscenza dell’esperienza umana, come per esempio favorire la comprensione di cosa significa essere studenti con disabilità all’università, viene facilitata dal proporre sia il punto di vista della scienza, il frutto della ricerca svolta a partire da teorie e schemi concettuali (es. studi sugli studenti con disabilità), sia aspetti esperienziali di ciò che è oggetto della ricerca scientifica, cosa vuol dire ‘essere studenti universitari con disabilità’. Questo mettere insieme conoscenza scientifica e conoscenza esperienziale può stimolare una più intensa ‘immersione nelle realtà umane studiate’ (‘immersione nella vita degli studenti e delle studentesse con disabilità’) e una maggiore riflessività (Stolz e Ozoliņš, 2018; Torres-Goens e Farley, 2017);

- Il cercare di fronteggiare questioni sociali complesse, come ad esempio promuovere una cultura universitaria accessibile, equa, inclusiva, necessita l’avere a disposizione fonti di informazioni diverse, multidisciplinari, da un lato, e multiculturali, dall’altro. Il beneficiare di punti di vista differenti, le voci di discipline diverse, da un lato, e le voci di una popolazione studentesca eterogenea, dall’altro, garantisce un approfondimento più sostanziale e lo stimolo a individuare proposte didattiche diversificate e divergenti in grado di incidere maggiormente sulla rilevanza sociale dell’azione formativa stessa (Summerlee, 2018; Taylor, 2017).

- La lotta alle discriminazioni ancora presenti nei contesti universitari, che colpiscono le persone che appartengono a minoranze associate a variabili quali classe sociale, povertà, presenza di disabilità, genere, condizioni di salute, orientamento sessuale, conoscenze linguistiche, ecc.[1], necessita di superare generalizzazioni indebite, l’idea preconcetta e in parte arrogante che pur in assenza di una conoscenza esperienziale sia possibile possedere informazioni tali da comprendere appieno le condizioni di queste persone[2] (Appadurai, 2014; May e LaMont, 2014);

- La costruzione di contesti che favoriscano la partecipazione e la percezione di vivere a fondo diritti e responsabilità richiede, da un lato, il riuscire a dare voce a coloro che sperimentano condizioni di difficoltà, es. disabilità, difficoltà di apprendimento, difficoltà psicologiche, di salute, ecc., creando spazi pubblici che garantiscano ciò, e, dall’altro, il predisporre condizioni che favoriscano, da parte di coloro che non hanno tali difficoltà, l’ascolto e la successiva elaborazione di pensieri, soluzioni, azioni, che  tengano in considerazione la voce dei primi (Roffey, 2015; Mccormack, Baker e Crowe, 2018; Burger, 2018);

- Aspetti personali, come la sensibilità e l’apertura, di coloro che svolgono attività di docenza, nelle loro accezioni più profonde, necessitano sempre più che si ascoltino le voci, i punti di vista, le necessità delle persone che si trovano a gestire situazioni di apprendimento in qualità di membri di una minoranza.

I docenti che hanno accettato un ‘cammino riflessivo’ e una sorta di ‘immersione culturale’ sembrano manifestare maggiori livelli di sensibilità, pazienza, rispetto, tolleranza, accettazione, apertura, la propensione a ‘pensare a partire da’ piuttosto che ‘pensare a’, la capacità di tenere conto degli stati d’animo che studenti e studentesse possono vivere, e di individuare azioni e soluzioni didattiche e formative maggiormente attente a tutto ciò (Zhang, 2017; Churchill, 2018).

Il progetto Didattica inclusiva è anche il frutto di un più ampio cammino avviato nel nostro Ateneo per la promozione di contesti inclusivi, innovativi, sostenibili, fra cui si sottolineiamo:

a) La realizzazione di percorsi di formazione nell’ambito di Teaching for Learning, finalizzati a far intraprendere e condividere esperienze di buone prassi di insegnamento incentrate sulla innovazione didattica e tecnologica, sviluppare consapevolezza rispetto agli assunti e ai valori relativi all’insegnamento e all’apprendimento, saggiare nuove strategie didattiche, favorire modalità di coinvolgimento di studenti e studentesse, de-privatizzare i propri insegnamenti, beneficiare di forme di supporto e sostegno all’avvio di nuove pratiche;  

b) I lavori della Commissione dei referenti di Ateneo per l’inclusione e la disabilità che ha sottolineato l’importanza di costruire contesti educativi sempre più capaci di considerare l’eterogeneità, le necessità di studenti e studentesse a vantaggio del loro diritto allo studio, di avviare azioni di formazione dei e delle docenti del nostro Ateneo, in materia di didattica inclusiva.

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A questo riguardo il Coordinamento delle Università del Triveneto per l'Inclusione e condiviso dalla CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati della Disabilità) con il documento ‘Didattica inclusiva. Suggerimenti e proposte del Coordinamento delle Università del Triveneto per l’Inclusione’ (2019) sottolinea che la didattica universitaria si caratterizza come un pattern complesso di eventi, in presenza di gruppi di studenti sempre più eterogenei, che deve riuscire a dare corpo a equità nelle opportunità e a basarsi sulla presunzione di competenza, tramite azioni formative, la personalizzazione, la promozioni di ambienti facilitanti l’apprendimento anche in presenza di persone con necessità diverse.

Le Università non possono che agire con azioni complesse che poggiano le loro basi sulla ricerca scientifica più accreditata nella consapevolezza che qui ha origine il ruolo fondante dell’università stessa e trae origine la spinta ad “aiutare le persone a pensare in modo multiforme e articolato, a coltivare il cambiamento, a ricercare originali soluzioni ad alta valenza sociale, a vantaggio di tutti e in particolare delle persone con i più elevati tassi di vulnerabilità” (Rizzuto, 2019). In linea con ciò la didattica deve diventare sempre più capace di fare sperimentare a tutti e a tutte una istruzione libera, equa e di qualità, di garantire la parità di accesso, considerando il genere, la disabilità, e di favorire le competenze per promuovere lo sviluppo sostenibile, l’inclusione, i diritti, l’uguaglianza, la pace e aumentare l'offerta di insegnanti qualificati (Mapelli, 2019).

Il progetto Didattica inclusiva getta le sue fondamenta nella consapevolezza che oggi viviamo in un contesto che si caratterizza all’insegna dell’incertezza, della complessità e del cambiamento, della globalizzazione e della disuguaglianza, fenomeni che hanno impatti a carico del benessere di persone, gruppi e comunità. La complessità riguarda la molteplicità delle problematiche che ci troviamo a dover fronteggiare, quali povertà, tassi elevati di emigrazione e immigrazione, livelli consistenti di eterogeneità sociale, accentuata competitività e precarietà, sfruttamento delle risorse naturali, degrado ambientale, che si presentano interconnesse e interagenti, con conseguenze più consistenti (Giovannini, 2018; Milanovic, 2017; Piketty, 2017; Rizzuto, 2019).

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Queste riflessioni ci esortano a portare al centro della scena “l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” dell’ONU sottoscritta nel settembre 2015 dai governi di 193 Paesi fra cui per l’appunto l’Italia. La firma apposta al documento è un richiamo alla nazione, alla sua politica, alle sue Università, alle migliori istituzioni, a fare la loro parte. E qui ricordiamo l’obiettivo n. 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti.

In sintonia con ciò la letteratura internazionale recente sottolinea la necessità di promuovere progetti di coinvolgimento e formazione dei docenti universitari basandosi sulle seguenti considerazioni:

- Una maggiore conoscenza dell’esperienza umana, come per esempio favorire la comprensione di cosa significa essere studenti con disabilità all’università, viene facilitata dal proporre sia il punto di vista della scienza, il frutto della ricerca svolta a partire da teorie e schemi concettuali (es. studi sugli studenti con disabilità), sia aspetti esperienziali di ciò che è oggetto della ricerca scientifica, cosa vuol dire ‘essere studenti universitari con disabilità’. Questo mettere insieme conoscenza scientifica e conoscenza esperienziale può stimolare una più intensa ‘immersione nelle realtà umane studiate’ (‘immersione nella vita degli studenti e delle studentesse con disabilità’) e una maggiore riflessività (Stolz e Ozoliņš, 2018; Torres-Goens e Farley, 2017);

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I docenti che hanno accettato un ‘cammino riflessivo’ e una sorta di ‘immersione culturale’ sembrano manifestare maggiori livelli di sensibilità, pazienza, rispetto, tolleranza, accettazione, apertura, la propensione a ‘pensare a partire da’ piuttosto che ‘pensare a’, la capacità di tenere conto degli stati d’animo che studenti e studentesse possono vivere, e di individuare azioni e soluzioni didattiche e formative maggiormente attente a tutto ciò (Zhang, 2017; Churchill, 2018).

Il progetto Didattica inclusiva è anche il frutto di un più ampio cammino avviato nel nostro Ateneo per la promozione di contesti inclusivi, innovativi, sostenibili, fra cui si sottolineiamo:

a) La realizzazione di percorsi di formazione nell’ambito di Teaching for Learning, finalizzati a far intraprendere e condividere esperienze di buone prassi di insegnamento incentrate sulla innovazione didattica e tecnologica, sviluppare consapevolezza rispetto agli assunti e ai valori relativi all’insegnamento e all’apprendimento, saggiare nuove strategie didattiche, favorire modalità di coinvolgimento di studenti e studentesse, de-privatizzare i propri insegnamenti, beneficiare di forme di supporto e sostegno all’avvio di nuove pratiche;  

b) I lavori della Commissione dei referenti di Ateneo per l’inclusione e la disabilità che ha sottolineato l’importanza di costruire contesti educativi sempre più capaci di considerare l’eterogeneità, le necessità di studenti e studentesse a vantaggio del loro diritto allo studio, di avviare azioni di formazione dei e delle docenti del nostro Ateneo, in materia di didattica inclusiva.

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A questo riguardo il Coordinamento delle Università del Triveneto per l'Inclusione e condiviso dalla CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati della Disabilità) con il documento ‘Didattica inclusiva. Suggerimenti e proposte del Coordinamento delle Università del Triveneto per l’Inclusione’ (2019) sottolinea che la didattica universitaria si caratterizza come un pattern complesso di eventi, in presenza di gruppi di studenti sempre più eterogenei, che deve riuscire a dare corpo a equità nelle opportunità e a basarsi sulla presunzione di competenza, tramite azioni formative, la personalizzazione, la promozioni di ambienti facilitanti l’apprendimento anche in presenza di persone con necessità diverse.

Le Università non possono che agire con azioni complesse che poggiano le loro basi sulla ricerca scientifica più accreditata nella consapevolezza che qui ha origine il ruolo fondante dell’università stessa e trae origine la spinta ad “aiutare le persone a pensare in modo multiforme e articolato, a coltivare il cambiamento, a ricercare originali soluzioni ad alta valenza sociale, a vantaggio di tutti e in particolare delle persone con i più elevati tassi di vulnerabilità” (Rizzuto, 2019). In linea con ciò la didattica deve diventare sempre più capace di fare sperimentare a tutti e a tutte una istruzione libera, equa e di qualità, di garantire la parità di accesso, considerando il genere, la disabilità, e di favorire le competenze per promuovere lo sviluppo sostenibile, l’inclusione, i diritti, l’uguaglianza, la pace e aumentare l'offerta di insegnanti qualificati (Mapelli, 2019).

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Guida al Dottorato di Ricerca

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Guida Dottorato di ricerca PHD

 

Un ateneo multidisciplinare, dove le idee si contaminano, attraverso il confronto fra le persone.

Un'università che vede nella forza della sua ricerca un valore riconosciuto a livello globale.

Un’istituzione formativa radicata in uno splendido territorio, tutto da scoprire. Questa è l’Università di Padova

Questa "Guida al dottorato di ricerca" si propone come uno strumento agile per orientarsi e poter vivere, al meglio, la propria "esperienza PhD".

 

 

 

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Guida Dottorato di ricerca PHD

 

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Un’istituzione formativa radicata in uno splendido territorio, tutto da scoprire. Questa è l’Università di Padova

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Ufficio Dottorato di ricerca

via Martiri della Libertà, 8 - 35137, Padova 
Recapito postale: Ufficio Dottorato di ricerca, via 8 Febbraio, 2 - 35122 Padova
Tel. 049 827 8978
phd@unipd.it
Canale Telegram

Orario:
lunedì: 10-13, martedì: 10-13 e 15–16.30, mercoledì: 10–13, giovedì: 10–15, venerdì: 10-13 


L'accesso agli sportelli negli uffici è consigliato previa prenotazione, collegandosi alla pagina https://web.unipd.it/prenotazionidottorato/ e seguendo le istruzioni a video.

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L'obiettivo di un corso di dottorato è l'acquisizione di una corretta metodologia per la ricerca scientifica avanzata, che può essere esercitata presso università, enti pubblici o soggetti privati, o l'acquisizione di professionalità di elevatissimo livello.

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Un ateneo multidisciplinare, dove le idee si contaminano, attraverso il confronto fra le persone.

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Ufficio Dottorato di ricerca

via Martiri della Libertà, 8 - 35137, Padova 
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Ufficio Dottorato di ricerca

via Martiri della Libertà, 8 - 35137, Padova 
Recapito postale: Ufficio Dottorato di ricerca, via 8 Febbraio, 2 - 35122 Padova
Tel. 049 827 8978
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Il dottorato è un corso a cui si accede solo dopo la laurea magistrale e con il superamento di un esame di ammissione, bandito annualmente; ha durata di 3 anni, al termine dei quali si consegue la qualifica accademica di dottore di ricerca.
L'obiettivo di un corso di dottorato è l'acquisizione di una corretta metodologia per la ricerca scientifica avanzata, che può essere esercitata presso università, enti pubblici o soggetti privati, o l'acquisizione di professionalità di elevatissimo livello.

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Guida Dottorato di ricerca PHD

 

Un ateneo multidisciplinare, dove le idee si contaminano, attraverso il confronto fra le persone.

Un'università che vede nella forza della sua ricerca un valore riconosciuto a livello globale.

Un’istituzione formativa radicata in uno splendido territorio, tutto da scoprire. Questa è l’Università di Padova

Questa "Guida al dottorato di ricerca" si propone come uno strumento agile per orientarsi e poter vivere, al meglio, la propria "esperienza PhD".

 

 

 

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Guida Dottorato di ricerca PHD

 

Un ateneo multidisciplinare, dove le idee si contaminano, attraverso il confronto fra le persone.

Un'università che vede nella forza della sua ricerca un valore riconosciuto a livello globale.

Un’istituzione formativa radicata in uno splendido territorio, tutto da scoprire. Questa è l’Università di Padova

Questa "Guida al dottorato di ricerca" si propone come uno strumento agile per orientarsi e poter vivere, al meglio, la propria "esperienza PhD".

 

 

 

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Ufficio Dottorato di ricerca

via Martiri della Libertà, 8 - 35137, Padova 
Recapito postale: Ufficio Dottorato di ricerca, via 8 Febbraio, 2 - 35122 Padova
Tel. 049 827 8978
phd@unipd.it
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Orario:
lunedì: 10-13, martedì: 10-13 e 15–16.30, mercoledì: 10–13, giovedì: 10–15, venerdì: 10-13 


L'accesso agli sportelli negli uffici è consigliato previa prenotazione, collegandosi alla pagina https://web.unipd.it/prenotazionidottorato/ e seguendo le istruzioni a video.

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Ufficio Dottorato di ricerca

via Martiri della Libertà, 8 - 35137, Padova 
Recapito postale: Ufficio Dottorato di ricerca, via 8 Febbraio, 2 - 35122 Padova
Tel. 049 827 8978
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Ufficio Dottorato di ricerca

via Martiri della Libertà, 8 - 35137, Padova 
Recapito postale: Ufficio Dottorato di ricerca, via 8 Febbraio, 2 - 35122 Padova
Tel. 049 827 8978
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Il dottorato è un corso a cui si accede solo dopo la laurea magistrale e con il superamento di un esame di ammissione, bandito annualmente; ha durata di 3 anni, al termine dei quali si consegue la qualifica accademica di dottore di ricerca.
L'obiettivo di un corso di dottorato è l'acquisizione di una corretta metodologia per la ricerca scientifica avanzata, che può essere esercitata presso università, enti pubblici o soggetti privati, o l'acquisizione di professionalità di elevatissimo livello.

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Guida Dottorato di ricerca PHD

 

Un ateneo multidisciplinare, dove le idee si contaminano, attraverso il confronto fra le persone.

Un'università che vede nella forza della sua ricerca un valore riconosciuto a livello globale.

Un’istituzione formativa radicata in uno splendido territorio, tutto da scoprire. Questa è l’Università di Padova

Questa "Guida al dottorato di ricerca" si propone come uno strumento agile per orientarsi e poter vivere, al meglio, la propria "esperienza PhD".

 

 

 

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Guida Dottorato di ricerca PHD

 

Un ateneo multidisciplinare, dove le idee si contaminano, attraverso il confronto fra le persone.

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Il dottorato è un corso a cui si accede solo dopo la laurea magistrale e con il superamento di un esame di ammissione, bandito annualmente; ha durata di 3 anni, al termine dei quali si consegue la qualifica accademica di dottore di ricerca.
L'obiettivo di un corso di dottorato è l'acquisizione di una corretta metodologia per la ricerca scientifica avanzata, che può essere esercitata presso università, enti pubblici o soggetti privati, o l'acquisizione di professionalità di elevatissimo livello.

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#GlobalHealthNow

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#GlobalHealthNow è un momento di approfondimento con i maggiori esperti di salute globale del mondo. Gli effetti psicologici della quarantena, l'impatto demografico sulla popolazione, le previsioni ignorate, le conseguenze economiche e sociali, le implicazioni per l’ambiente, le risposte dei sistemi sanitari nazionali, la situazione presente e futura nel continente africano... sono solo alcune delle tematiche che saranno trattate in questo spazio. ;

Ogni settimana, sul profilo Facebook del Festival della Salute Globale si trova un approfondimento, in forma di diretta live o di editoriale scritto, di esperti del settore ai quali è possibile fare domande e dialogare. Mai come ora è chiaro a tutti di cosa si parla quando si dice 'salute globale': perché per salvaguardare la nostra salute è importante prendersi cura della salute di tutti e soprattutto di quella del pianeta

Il 2 aprile sarebbe dovuta iniziare la seconda edizione del Festival della Salute Globale a Padova, progettato dagli Editori Laterza, con la direzione scientifica di Stefano Vella e Walter Ricciardi, in collaborazione con il Comune, l’Università di Padova e in partnership con la Ong Medici con l’Africa - CUAMM. Il Festival è stato rimandato dal 12 al 15 novembre 2020.

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#GlobalHealthNow è un momento di approfondimento con i maggiori esperti di salute globale del mondo. Gli effetti psicologici della quarantena, l'impatto demografico sulla popolazione, le previsioni ignorate, le conseguenze economiche e sociali, le implicazioni per l’ambiente, le risposte dei sistemi sanitari nazionali, la situazione presente e futura nel continente africano... sono solo alcune delle tematiche che saranno trattate in questo spazio. ;

Ogni settimana, sul profilo Facebook del Festival della Salute Globale si trova un approfondimento, in forma di diretta live o di editoriale scritto, di esperti del settore ai quali è possibile fare domande e dialogare. Mai come ora è chiaro a tutti di cosa si parla quando si dice 'salute globale': perché per salvaguardare la nostra salute è importante prendersi cura della salute di tutti e soprattutto di quella del pianeta

Il 2 aprile sarebbe dovuta iniziare la seconda edizione del Festival della Salute Globale a Padova, progettato dagli Editori Laterza, con la direzione scientifica di Stefano Vella e Walter Ricciardi, in collaborazione con il Comune, l’Università di Padova e in partnership con la Ong Medici con l’Africa - CUAMM. Il Festival è stato rimandato dal 12 al 15 novembre 2020.

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Il 2 aprile sarebbe dovuta iniziare la seconda edizione del Festival della Salute Globale a Padova, progettato dagli Editori Laterza, con la direzione scientifica di Stefano Vella e Walter Ricciardi, in collaborazione con il Comune, l’Università di Padova e in partnership con la Ong Medici con l’Africa - CUAMM. Il Festival è stato rimandato dal 12 al 15 novembre 2020.

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Il 2 aprile sarebbe dovuta iniziare la seconda edizione del Festival della Salute Globale a Padova, progettato dagli Editori Laterza, con la direzione scientifica di Stefano Vella e Walter Ricciardi, in collaborazione con il Comune, l’Università di Padova e in partnership con la Ong Medici con l’Africa - CUAMM. Il Festival è stato rimandato dal 12 al 15 novembre 2020.

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2020 - Procedure selettive (Procedure concorsuali per ricercatori di tipo A)

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Esami di stato D.M. 29 aprile 2020 n. 57

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Esami di stato D.M. 24 aprile 2020 n. 38

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Questionario dal II periodo A.A. 2019/20 (Italiano/English)

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THE SOUND OF SILENCE? NO, GRAZIE! SERGIO CANAZZA SPIEGA COME EVITARE L’ECLISSE DEL PATRIMONIO SONORO

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2019RUB18 - Allegato 9 - DR approvazione atti

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