L'Università di Padova alla 4ª Conferenza Annuale Arqus

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La 4ª Conferenza Annuale Arqus è iniziata oggi presso l'Università di Minho a Braga, in Portogallo, con il tema "Connecting universities, addressing challenges". Questo importante evento Arqus, che durerà tre giorni fino al 4 luglio, vede riuniti oltre 250 partecipanti in incontri di lavoro e opportunità di networking volte a promuovere gli obiettivi dell'Alleanza nell'istruzione, nella ricerca e innovazione e nell'impegno sociale. Tra i partecipanti, l'Università di Padova è rappresentata da una delegazione di 30 persone, tra prorettori, docenti, personale amministrativo e studenti, tutti coinvolti nei vari working group di Arqus.


Il Consiglio dei Rettori di Arqus a Guimarães

Il Consiglio dei Rettori di Arqus si è riunito a Guimarães per il suo 12º incontro, un giorno prima dell'inizio ufficiale dell’ Annual Conference. Continuando la tradizione di discussioni strategiche iniziata con la nascita dell'Alleanza Arqus nel 2019, i Rettori di Arqus e/o i loro rappresentanti si sono riuniti il 30 giugno e il 1º luglio per deliberare su questioni chiave riguardanti la direzione strategica dell'Alleanza, le sfide che devono affrontare le Alleanze delle Università Europee e l'istruzione superiore in generale.

Tra i temi chiave discussi ci sono l'implementazione del Higher Education Package lanciato dalla Commissione Europea pochi mesi fa, la consolidazione di una dimensione di ricerca per l'Alleanza, le diverse opzioni per stabilire un'entità legale, strategie di finanziamento sostenibile, l'espansione della dimensione globale e l'impegno regionale, e le strategie di sviluppo della leadership. Questi dibattiti sono cruciali per garantire un pieno impegno istituzionale verso le politiche e le attività dell'Alleanza. I risultati attesi dovrebbero influenzare la direzione strategica e la continuità a lungo termine della visione, missione e piani di lavoro di Arqus.

Sessioni Plenarie e Attività della Conferenza

La sessione di apertura ufficiale si è svolta con la partecipazione di Fernando Alexandre, Ministro portoghese dell'Istruzione, Scienza e Innovazione, Dorothy Kelly, Coordinatrice di Arqus, e Rui Vieira de Castro, Rettore dell'Università di Minho.

La prima sessione plenaria è iniziata con il discorso di apertura “The positive potential of research assessment reform” di Elizabeth Gadd, Vicepresidente del Consiglio Direttivo di CoARA, seguita da una tavola rotonda moderata da Peter Riedler, Rettore dell'Università di Graz.

A seguire, la seconda sessione plenaria sull'impegno sociale è iniziata con il discorso di apertura “Role of universities as places of sanctuary in challenging times” di Gemma Irvine, Co-Presidente di Scholars at Risk Maynooth e Vicepresidente per l'Uguaglianza e la Diversità all'Università di Maynooth. La tavola rotonda è stata moderata da Eva Obergfell, Rettrice dell'Università di Lipsia.

L'ultima sessione plenaria sull'istruzione è iniziata con Pedro Teixeira, Professore Ordinario alla Facoltà di Economia dell'Università di Porto e Direttore del CIPES – Centro di Ricerca sulle Politiche dell'Istruzione Superiore, che ha presentato “European University Alliances – An opportunity to rethink internationalization strategies in higher education”. La tavola rotonda è stata moderata da Eeva Leinonen, Presidente dell'Università di Maynooth.

Domani, 3 luglio, l'ultima sessione “Connecting alliances, addressing challenges together” vedrà la partecipazione di rappresentanti di altre alleanze universitarie europee, come Irene Martín dell'Alleanza CIVIS, Daniela Craciun del progetto ESEU/Alleanza ECIU, Aleksandar Šušnjar del progetto FOCI/Alleanza YUFE e Roberto Zanino dell'Alleanza UNITE!, moderata dalla Coordinatrice di Arqus Dorothy Kelly. Successivamente, avrà luogo la Cerimonia degli Arqus Awards per celebrare risultati eccezionali nell'insegnamento, nella sostenibilità e nell'imprenditorialità.

La sessione di chiusura rifletterà sui punti salienti della conferenza e discuterà le direzioni e gli obiettivi futuri per l'Alleanza Arqus. La delegazione dell'Università di Padova, con il suo ricco contributo, è pronta a giocare un ruolo fondamentale nel plasmare queste discussioni e nell'avanzare gli obiettivi comuni.

Esplora il programma dettagliato delle sessioni plenarie.

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Sessioni Plenarie e Attività della Conferenza

La sessione di apertura ufficiale si è svolta con la partecipazione di Fernando Alexandre, Ministro portoghese dell'Istruzione, Scienza e Innovazione, Dorothy Kelly, Coordinatrice di Arqus, e Rui Vieira de Castro, Rettore dell'Università di Minho.

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Esplora il programma dettagliato delle sessioni plenarie.

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Il Consiglio dei Rettori di Arqus a Guimarães

Il Consiglio dei Rettori di Arqus si è riunito a Guimarães per il suo 12º incontro, un giorno prima dell'inizio ufficiale dell’ Annual Conference. Continuando la tradizione di discussioni strategiche iniziata con la nascita dell'Alleanza Arqus nel 2019, i Rettori di Arqus e/o i loro rappresentanti si sono riuniti il 30 giugno e il 1º luglio per deliberare su questioni chiave riguardanti la direzione strategica dell'Alleanza, le sfide che devono affrontare le Alleanze delle Università Europee e l'istruzione superiore in generale.

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Sessioni Plenarie e Attività della Conferenza

La sessione di apertura ufficiale si è svolta con la partecipazione di Fernando Alexandre, Ministro portoghese dell'Istruzione, Scienza e Innovazione, Dorothy Kelly, Coordinatrice di Arqus, e Rui Vieira de Castro, Rettore dell'Università di Minho.

La prima sessione plenaria è iniziata con il discorso di apertura “The positive potential of research assessment reform” di Elizabeth Gadd, Vicepresidente del Consiglio Direttivo di CoARA, seguita da una tavola rotonda moderata da Peter Riedler, Rettore dell'Università di Graz.

A seguire, la seconda sessione plenaria sull'impegno sociale è iniziata con il discorso di apertura “Role of universities as places of sanctuary in challenging times” di Gemma Irvine, Co-Presidente di Scholars at Risk Maynooth e Vicepresidente per l'Uguaglianza e la Diversità all'Università di Maynooth. La tavola rotonda è stata moderata da Eva Obergfell, Rettrice dell'Università di Lipsia.

L'ultima sessione plenaria sull'istruzione è iniziata con Pedro Teixeira, Professore Ordinario alla Facoltà di Economia dell'Università di Porto e Direttore del CIPES – Centro di Ricerca sulle Politiche dell'Istruzione Superiore, che ha presentato “European University Alliances – An opportunity to rethink internationalization strategies in higher education”. La tavola rotonda è stata moderata da Eeva Leinonen, Presidente dell'Università di Maynooth.

Domani, 3 luglio, l'ultima sessione “Connecting alliances, addressing challenges together” vedrà la partecipazione di rappresentanti di altre alleanze universitarie europee, come Irene Martín dell'Alleanza CIVIS, Daniela Craciun del progetto ESEU/Alleanza ECIU, Aleksandar Šušnjar del progetto FOCI/Alleanza YUFE e Roberto Zanino dell'Alleanza UNITE!, moderata dalla Coordinatrice di Arqus Dorothy Kelly. Successivamente, avrà luogo la Cerimonia degli Arqus Awards per celebrare risultati eccezionali nell'insegnamento, nella sostenibilità e nell'imprenditorialità.

La sessione di chiusura rifletterà sui punti salienti della conferenza e discuterà le direzioni e gli obiettivi futuri per l'Alleanza Arqus. La delegazione dell'Università di Padova, con il suo ricco contributo, è pronta a giocare un ruolo fondamentale nel plasmare queste discussioni e nell'avanzare gli obiettivi comuni.

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Il Consiglio dei Rettori di Arqus a Guimarães

Il Consiglio dei Rettori di Arqus si è riunito a Guimarães per il suo 12º incontro, un giorno prima dell'inizio ufficiale dell’ Annual Conference. Continuando la tradizione di discussioni strategiche iniziata con la nascita dell'Alleanza Arqus nel 2019, i Rettori di Arqus e/o i loro rappresentanti si sono riuniti il 30 giugno e il 1º luglio per deliberare su questioni chiave riguardanti la direzione strategica dell'Alleanza, le sfide che devono affrontare le Alleanze delle Università Europee e l'istruzione superiore in generale.

Tra i temi chiave discussi ci sono l'implementazione del Higher Education Package lanciato dalla Commissione Europea pochi mesi fa, la consolidazione di una dimensione di ricerca per l'Alleanza, le diverse opzioni per stabilire un'entità legale, strategie di finanziamento sostenibile, l'espansione della dimensione globale e l'impegno regionale, e le strategie di sviluppo della leadership. Questi dibattiti sono cruciali per garantire un pieno impegno istituzionale verso le politiche e le attività dell'Alleanza. I risultati attesi dovrebbero influenzare la direzione strategica e la continuità a lungo termine della visione, missione e piani di lavoro di Arqus.

Sessioni Plenarie e Attività della Conferenza

La sessione di apertura ufficiale si è svolta con la partecipazione di Fernando Alexandre, Ministro portoghese dell'Istruzione, Scienza e Innovazione, Dorothy Kelly, Coordinatrice di Arqus, e Rui Vieira de Castro, Rettore dell'Università di Minho.

La prima sessione plenaria è iniziata con il discorso di apertura “The positive potential of research assessment reform” di Elizabeth Gadd, Vicepresidente del Consiglio Direttivo di CoARA, seguita da una tavola rotonda moderata da Peter Riedler, Rettore dell'Università di Graz.

A seguire, la seconda sessione plenaria sull'impegno sociale è iniziata con il discorso di apertura “Role of universities as places of sanctuary in challenging times” di Gemma Irvine, Co-Presidente di Scholars at Risk Maynooth e Vicepresidente per l'Uguaglianza e la Diversità all'Università di Maynooth. La tavola rotonda è stata moderata da Eva Obergfell, Rettrice dell'Università di Lipsia.

L'ultima sessione plenaria sull'istruzione è iniziata con Pedro Teixeira, Professore Ordinario alla Facoltà di Economia dell'Università di Porto e Direttore del CIPES – Centro di Ricerca sulle Politiche dell'Istruzione Superiore, che ha presentato “European University Alliances – An opportunity to rethink internationalization strategies in higher education”. La tavola rotonda è stata moderata da Eeva Leinonen, Presidente dell'Università di Maynooth.

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Unipd Scientists Participate in a 2024 World Economic Forum Panel

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As the only representative from an Italian university, Prof Cozzi joins the panel along with Prof David K Cooper of Harvard Medical School, Prof Geoffrey Ling of Johns Hopkins Hospital, and IBM Chief Innovation Officer Bernard Meyerson.

In the US alone, more than 100,000 patients are awaiting an organ transplant, yet only approximately 30,000 organs will become available this year.  

To meet this need, for more than three decades, progress has been made in the science dealing with the transplantation of organs from animals into humans known as xenotransplantation. Thanks to technology like CRISPR-Cas9, it is now possible to create multiple genetic manipulations in a single pig to overcome immunological rejection. In March of this year, the first successful transplant of a non-human (pig) kidney into a living human was performed in Boston.

Prof Cozzi explains, “Without prejudice that research is a conditioning pillar of all sciences at an international level, it is our duty to take stock of the state of the art regarding animal-to-human transplantation. Despite great progress, xenotransplantation cannot replace human organ donation. The preclinical results are encouraging, undoubtedly showing how xenotransplantation can increase the survival rate of the transplant recipient while improving a patient’s quality of life. As of date, the only animal-to-human transplants have been done in the USA and China, I hope they can also be done in Europe and, why not, in Italy. Through my contribution, my fellow researchers and I aim to make xenotransplantation a reality at home too.”

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As the only representative from an Italian university, Prof Cozzi joins the panel along with Prof David K Cooper of Harvard Medical School, Prof Geoffrey Ling of Johns Hopkins Hospital, and IBM Chief Innovation Officer Bernard Meyerson.

In the US alone, more than 100,000 patients are awaiting an organ transplant, yet only approximately 30,000 organs will become available this year.  

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Prof Cozzi explains, “Without prejudice that research is a conditioning pillar of all sciences at an international level, it is our duty to take stock of the state of the art regarding animal-to-human transplantation. Despite great progress, xenotransplantation cannot replace human organ donation. The preclinical results are encouraging, undoubtedly showing how xenotransplantation can increase the survival rate of the transplant recipient while improving a patient’s quality of life. As of date, the only animal-to-human transplants have been done in the USA and China, I hope they can also be done in Europe and, why not, in Italy. Through my contribution, my fellow researchers and I aim to make xenotransplantation a reality at home too.”

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In the US alone, more than 100,000 patients are awaiting an organ transplant, yet only approximately 30,000 organs will become available this year.  

To meet this need, for more than three decades, progress has been made in the science dealing with the transplantation of organs from animals into humans known as xenotransplantation. Thanks to technology like CRISPR-Cas9, it is now possible to create multiple genetic manipulations in a single pig to overcome immunological rejection. In March of this year, the first successful transplant of a non-human (pig) kidney into a living human was performed in Boston.

Prof Cozzi explains, “Without prejudice that research is a conditioning pillar of all sciences at an international level, it is our duty to take stock of the state of the art regarding animal-to-human transplantation. Despite great progress, xenotransplantation cannot replace human organ donation. The preclinical results are encouraging, undoubtedly showing how xenotransplantation can increase the survival rate of the transplant recipient while improving a patient’s quality of life. As of date, the only animal-to-human transplants have been done in the USA and China, I hope they can also be done in Europe and, why not, in Italy. Through my contribution, my fellow researchers and I aim to make xenotransplantation a reality at home too.”

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The World Economic Forum has released the Top 10 Emerging Technologies of 2024 Report, which shares technologies poised to influence societies and economics over the next five years significantly.

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The World Economic Forum has released the Top 10 Emerging Technologies of 2024 Report, which shares technologies poised to influence societies and economics over the next five years significantly.

Knowing that organ transplants save human lives, the need for organs far outstrips the available donor pool.  Therefore, among many distinct topics, the panel on Genomics for Transplants discussing gene-editing organs for transplantation advancements welcomes Department of Cardiac, Thoracic and Vascular Sciences, Transplant Immunology Unit scientist of the University of Padua Hospital, and former President of the European Committee on Organ Transplantation at the Council of Europe in Strasbourg, Prof Emanuele Cozzi.

As the only representative from an Italian university, Prof Cozzi joins the panel along with Prof David K Cooper of Harvard Medical School, Prof Geoffrey Ling of Johns Hopkins Hospital, and IBM Chief Innovation Officer Bernard Meyerson.

In the US alone, more than 100,000 patients are awaiting an organ transplant, yet only approximately 30,000 organs will become available this year.  

To meet this need, for more than three decades, progress has been made in the science dealing with the transplantation of organs from animals into humans known as xenotransplantation. Thanks to technology like CRISPR-Cas9, it is now possible to create multiple genetic manipulations in a single pig to overcome immunological rejection. In March of this year, the first successful transplant of a non-human (pig) kidney into a living human was performed in Boston.

Prof Cozzi explains, “Without prejudice that research is a conditioning pillar of all sciences at an international level, it is our duty to take stock of the state of the art regarding animal-to-human transplantation. Despite great progress, xenotransplantation cannot replace human organ donation. The preclinical results are encouraging, undoubtedly showing how xenotransplantation can increase the survival rate of the transplant recipient while improving a patient’s quality of life. As of date, the only animal-to-human transplants have been done in the USA and China, I hope they can also be done in Europe and, why not, in Italy. Through my contribution, my fellow researchers and I aim to make xenotransplantation a reality at home too.”

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The World Economic Forum has released the Top 10 Emerging Technologies of 2024 Report, which shares technologies poised to influence societies and economics over the next five years significantly.

Knowing that organ transplants save human lives, the need for organs far outstrips the available donor pool.  Therefore, among many distinct topics, the panel on Genomics for Transplants discussing gene-editing organs for transplantation advancements welcomes Department of Cardiac, Thoracic and Vascular Sciences, Transplant Immunology Unit scientist of the University of Padua Hospital, and former President of the European Committee on Organ Transplantation at the Council of Europe in Strasbourg, Prof Emanuele Cozzi.

As the only representative from an Italian university, Prof Cozzi joins the panel along with Prof David K Cooper of Harvard Medical School, Prof Geoffrey Ling of Johns Hopkins Hospital, and IBM Chief Innovation Officer Bernard Meyerson.

In the US alone, more than 100,000 patients are awaiting an organ transplant, yet only approximately 30,000 organs will become available this year.  

To meet this need, for more than three decades, progress has been made in the science dealing with the transplantation of organs from animals into humans known as xenotransplantation. Thanks to technology like CRISPR-Cas9, it is now possible to create multiple genetic manipulations in a single pig to overcome immunological rejection. In March of this year, the first successful transplant of a non-human (pig) kidney into a living human was performed in Boston.

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The World Economic Forum has released the Top 10 Emerging Technologies of 2024 Report, which shares technologies poised to influence societies and economics over the next five years significantly.

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As the only representative from an Italian university, Prof Cozzi joins the panel along with Prof David K Cooper of Harvard Medical School, Prof Geoffrey Ling of Johns Hopkins Hospital, and IBM Chief Innovation Officer Bernard Meyerson.

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To meet this need, for more than three decades, progress has been made in the science dealing with the transplantation of organs from animals into humans known as xenotransplantation. Thanks to technology like CRISPR-Cas9, it is now possible to create multiple genetic manipulations in a single pig to overcome immunological rejection. In March of this year, the first successful transplant of a non-human (pig) kidney into a living human was performed in Boston.

Prof Cozzi explains, “Without prejudice that research is a conditioning pillar of all sciences at an international level, it is our duty to take stock of the state of the art regarding animal-to-human transplantation. Despite great progress, xenotransplantation cannot replace human organ donation. The preclinical results are encouraging, undoubtedly showing how xenotransplantation can increase the survival rate of the transplant recipient while improving a patient’s quality of life. As of date, the only animal-to-human transplants have been done in the USA and China, I hope they can also be done in Europe and, why not, in Italy. Through my contribution, my fellow researchers and I aim to make xenotransplantation a reality at home too.”

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As the only representative from an Italian university, Prof Cozzi joins the panel along with Prof David K Cooper of Harvard Medical School, Prof Geoffrey Ling of Johns Hopkins Hospital, and IBM Chief Innovation Officer Bernard Meyerson.

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As the only representative from an Italian university, Prof Cozzi joins the panel along with Prof David K Cooper of Harvard Medical School, Prof Geoffrey Ling of Johns Hopkins Hospital, and IBM Chief Innovation Officer Bernard Meyerson.

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FONDAZIONE CARIPARO SOSTIENE IL POLO UNIVERSITARIO IN CARCERE

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2024S44 - Calendario e sedi prove d'esame

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Polo universitario Unipd in carcere: il sostegno economico della Fondazione Cariparo

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All’impegno dell’Università di Padova per la formazione dei detenuti grazie all’istituzione ormai ventennale del Polo universitario in carcere, si unisce il sostegno economico della Fondazione Cariparo che – come già avvenuto negli anni passati – stanzia un finanziamento di 45.000 euro a copertura delle spese relative al materiale per lo studio e altri eventuali supporti per chi avesse necessità.

È nel dicembre 2003 che l'Università degli studi di Padova sottoscrive con il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia un protocollo d’intesa volto a portare la formazione universitaria in ambito carcerario, promuovendo un'offerta formativa dedicata alle persone in regime di detenzione nell'intero territorio del Triveneto.

Il progetto coinvolge tutti gli istituti di pena per adulti di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Per la sua collocazione territoriale, l’istituto penale “Due Palazzi” di Padova, unica casa di reclusione del Veneto, viene individuata e quindi eletta quale sede principale delle attività accademiche tenute in carcere.

Nel 2013, il progetto, ormai già consolidato in ambiente locale, si arricchisce grazie alla sottoscrizione della Dichiarazione d'intenti che riconosce all’Università di Padova il ruolo di capofila nella condivisione di esperienze di formazione analoghe presenti in tutto il territorio nazionale. 

Dal 2003 al 2018 è stata coinvolta nell’iniziativa anche l’sssociazione Gruppo operatori carcerari volontari, che ha gestito alcune attività occupandosi, tra le altre cose, dei tutoraggi, dell'acquisto dei libri e delle strumentazioni informatiche.

«Grazie al sostegno della Fondazione Cariparo possiamo accompagnare i nostri studenti garantendo loro il materiale necessario per tutto il percorso di studio – commenta la prof. Francesca Vianello, delegata dell’Università di Padova al Progetto Università in carcere -. L’attenzione del territorio al Progetto Università in carcere è un incentivo anche dal punto di vista sociale. Sapere che qualcuno all’esterno ti sostiene e crede in te responsabilizza e dà fiducia. Quest’anno sono circa 50 gli studenti in regime di detenzione iscritti a un corso di laurea, cui se ne aggiungono altri 5 in esecuzione penale esterna».

«Portare l’Università in carcere, permettendo ai detenuti di studiare e di laurearsi – afferma Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cariparo – significa offrire un’occasione preziosa di sviluppo umano, che dà loro l’opportunità di utilizzare in modo proficuo il proprio tempo, ponendo le basi per un percorso di integrazione al termine del periodo di detenzione. Sono queste le principali ragioni che portano la Fondazione a sostenere il Polo universitario in carcere, un intervento che risponde pienamente a una delle linee strategiche che orientano la nostra attività filantropica: l’inclusione sociale

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È nel dicembre 2003 che l'Università degli studi di Padova sottoscrive con il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia un protocollo d’intesa volto a portare la formazione universitaria in ambito carcerario, promuovendo un'offerta formativa dedicata alle persone in regime di detenzione nell'intero territorio del Triveneto.

Il progetto coinvolge tutti gli istituti di pena per adulti di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Per la sua collocazione territoriale, l’istituto penale “Due Palazzi” di Padova, unica casa di reclusione del Veneto, viene individuata e quindi eletta quale sede principale delle attività accademiche tenute in carcere.

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«Grazie al sostegno della Fondazione Cariparo possiamo accompagnare i nostri studenti garantendo loro il materiale necessario per tutto il percorso di studio – commenta la prof. Francesca Vianello, delegata dell’Università di Padova al Progetto Università in carcere -. L’attenzione del territorio al Progetto Università in carcere è un incentivo anche dal punto di vista sociale. Sapere che qualcuno all’esterno ti sostiene e crede in te responsabilizza e dà fiducia. Quest’anno sono circa 50 gli studenti in regime di detenzione iscritti a un corso di laurea, cui se ne aggiungono altri 5 in esecuzione penale esterna».

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All’impegno dell’Università di Padova per la formazione dei detenuti grazie all’istituzione ormai ventennale del Polo universitario in carcere, si unisce il sostegno economico della Fondazione Cariparo che – come già avvenuto negli anni passati – stanzia un finanziamento di 45.000 euro a copertura delle spese relative al materiale per lo studio e altri eventuali supporti per chi avesse necessità.

È nel dicembre 2003 che l'Università degli studi di Padova sottoscrive con il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia un protocollo d’intesa volto a portare la formazione universitaria in ambito carcerario, promuovendo un'offerta formativa dedicata alle persone in regime di detenzione nell'intero territorio del Triveneto.

Il progetto coinvolge tutti gli istituti di pena per adulti di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Per la sua collocazione territoriale, l’istituto penale “Due Palazzi” di Padova, unica casa di reclusione del Veneto, viene individuata e quindi eletta quale sede principale delle attività accademiche tenute in carcere.

Nel 2013, il progetto, ormai già consolidato in ambiente locale, si arricchisce grazie alla sottoscrizione della Dichiarazione d'intenti che riconosce all’Università di Padova il ruolo di capofila nella condivisione di esperienze di formazione analoghe presenti in tutto il territorio nazionale. 

Dal 2003 al 2018 è stata coinvolta nell’iniziativa anche l’sssociazione Gruppo operatori carcerari volontari, che ha gestito alcune attività occupandosi, tra le altre cose, dei tutoraggi, dell'acquisto dei libri e delle strumentazioni informatiche.

«Grazie al sostegno della Fondazione Cariparo possiamo accompagnare i nostri studenti garantendo loro il materiale necessario per tutto il percorso di studio – commenta la prof. Francesca Vianello, delegata dell’Università di Padova al Progetto Università in carcere -. L’attenzione del territorio al Progetto Università in carcere è un incentivo anche dal punto di vista sociale. Sapere che qualcuno all’esterno ti sostiene e crede in te responsabilizza e dà fiducia. Quest’anno sono circa 50 gli studenti in regime di detenzione iscritti a un corso di laurea, cui se ne aggiungono altri 5 in esecuzione penale esterna».

«Portare l’Università in carcere, permettendo ai detenuti di studiare e di laurearsi – afferma Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cariparo – significa offrire un’occasione preziosa di sviluppo umano, che dà loro l’opportunità di utilizzare in modo proficuo il proprio tempo, ponendo le basi per un percorso di integrazione al termine del periodo di detenzione. Sono queste le principali ragioni che portano la Fondazione a sostenere il Polo universitario in carcere, un intervento che risponde pienamente a una delle linee strategiche che orientano la nostra attività filantropica: l’inclusione sociale

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All’impegno dell’Università di Padova per la formazione dei detenuti grazie all’istituzione ormai ventennale del Polo universitario in carcere, si unisce il sostegno economico della Fondazione Cariparo che – come già avvenuto negli anni passati – stanzia un finanziamento di 45.000 euro a copertura delle spese relative al materiale per lo studio e altri eventuali supporti per chi avesse necessità.

È nel dicembre 2003 che l'Università degli studi di Padova sottoscrive con il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia un protocollo d’intesa volto a portare la formazione universitaria in ambito carcerario, promuovendo un'offerta formativa dedicata alle persone in regime di detenzione nell'intero territorio del Triveneto.

Il progetto coinvolge tutti gli istituti di pena per adulti di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Per la sua collocazione territoriale, l’istituto penale “Due Palazzi” di Padova, unica casa di reclusione del Veneto, viene individuata e quindi eletta quale sede principale delle attività accademiche tenute in carcere.

Nel 2013, il progetto, ormai già consolidato in ambiente locale, si arricchisce grazie alla sottoscrizione della Dichiarazione d'intenti che riconosce all’Università di Padova il ruolo di capofila nella condivisione di esperienze di formazione analoghe presenti in tutto il territorio nazionale. 

Dal 2003 al 2018 è stata coinvolta nell’iniziativa anche l’sssociazione Gruppo operatori carcerari volontari, che ha gestito alcune attività occupandosi, tra le altre cose, dei tutoraggi, dell'acquisto dei libri e delle strumentazioni informatiche.

«Grazie al sostegno della Fondazione Cariparo possiamo accompagnare i nostri studenti garantendo loro il materiale necessario per tutto il percorso di studio – commenta la prof. Francesca Vianello, delegata dell’Università di Padova al Progetto Università in carcere -. L’attenzione del territorio al Progetto Università in carcere è un incentivo anche dal punto di vista sociale. Sapere che qualcuno all’esterno ti sostiene e crede in te responsabilizza e dà fiducia. Quest’anno sono circa 50 gli studenti in regime di detenzione iscritti a un corso di laurea, cui se ne aggiungono altri 5 in esecuzione penale esterna».

«Portare l’Università in carcere, permettendo ai detenuti di studiare e di laurearsi – afferma Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cariparo – significa offrire un’occasione preziosa di sviluppo umano, che dà loro l’opportunità di utilizzare in modo proficuo il proprio tempo, ponendo le basi per un percorso di integrazione al termine del periodo di detenzione. Sono queste le principali ragioni che portano la Fondazione a sostenere il Polo universitario in carcere, un intervento che risponde pienamente a una delle linee strategiche che orientano la nostra attività filantropica: l’inclusione sociale

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È nel dicembre 2003 che l'Università degli studi di Padova sottoscrive con il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia un protocollo d’intesa volto a portare la formazione universitaria in ambito carcerario, promuovendo un'offerta formativa dedicata alle persone in regime di detenzione nell'intero territorio del Triveneto.

Il progetto coinvolge tutti gli istituti di pena per adulti di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Per la sua collocazione territoriale, l’istituto penale “Due Palazzi” di Padova, unica casa di reclusione del Veneto, viene individuata e quindi eletta quale sede principale delle attività accademiche tenute in carcere.

Nel 2013, il progetto, ormai già consolidato in ambiente locale, si arricchisce grazie alla sottoscrizione della Dichiarazione d'intenti che riconosce all’Università di Padova il ruolo di capofila nella condivisione di esperienze di formazione analoghe presenti in tutto il territorio nazionale. 

Dal 2003 al 2018 è stata coinvolta nell’iniziativa anche l’sssociazione Gruppo operatori carcerari volontari, che ha gestito alcune attività occupandosi, tra le altre cose, dei tutoraggi, dell'acquisto dei libri e delle strumentazioni informatiche.

«Grazie al sostegno della Fondazione Cariparo possiamo accompagnare i nostri studenti garantendo loro il materiale necessario per tutto il percorso di studio – commenta la prof. Francesca Vianello, delegata dell’Università di Padova al Progetto Università in carcere -. L’attenzione del territorio al Progetto Università in carcere è un incentivo anche dal punto di vista sociale. Sapere che qualcuno all’esterno ti sostiene e crede in te responsabilizza e dà fiducia. Quest’anno sono circa 50 gli studenti in regime di detenzione iscritti a un corso di laurea, cui se ne aggiungono altri 5 in esecuzione penale esterna».

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Il progetto coinvolge tutti gli istituti di pena per adulti di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Per la sua collocazione territoriale, l’istituto penale “Due Palazzi” di Padova, unica casa di reclusione del Veneto, viene individuata e quindi eletta quale sede principale delle attività accademiche tenute in carcere.

Nel 2013, il progetto, ormai già consolidato in ambiente locale, si arricchisce grazie alla sottoscrizione della Dichiarazione d'intenti che riconosce all’Università di Padova il ruolo di capofila nella condivisione di esperienze di formazione analoghe presenti in tutto il territorio nazionale. 

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«Grazie al sostegno della Fondazione Cariparo possiamo accompagnare i nostri studenti garantendo loro il materiale necessario per tutto il percorso di studio – commenta la prof. Francesca Vianello, delegata dell’Università di Padova al Progetto Università in carcere -. L’attenzione del territorio al Progetto Università in carcere è un incentivo anche dal punto di vista sociale. Sapere che qualcuno all’esterno ti sostiene e crede in te responsabilizza e dà fiducia. Quest’anno sono circa 50 gli studenti in regime di detenzione iscritti a un corso di laurea, cui se ne aggiungono altri 5 in esecuzione penale esterna».

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Anche quest’anno l’Università di Padova si conferma al 3° posto tra gli atenei italiani per il 5x1000. Grazie alle 7.561 persone che nel 2023 hanno scelto il nostro Ateneo nella loro dichiarazione dei redditi è stato possibile raggiungere la cifra complessiva di 404.866 mila euro a favore della ricerca scientifica.

Il 2023 rappresenta il record assoluto dal 2006 ad oggi per numero di scelte a favore della nostra università superando anche il 2020, anno caratterizzato dalla pandemia; un segnale importante di grande fiducia nei confronti dell’Università di Padova, a sostegno del costante lavoro di innovazione e sviluppo a opera di tante ricercatrici e ricercatori.

«Ringrazio tutte le persone che hanno scelto di destinare il loro 5x1000 al nostro Ateneo – afferma Daniela Mapelli, rettrice dell’Università di Padova –. Migliaia e migliaia di cittadine e cittadini, in aumento rispetto allo scorso anno, che riconoscono, in estrema sintesi, l’importanza di cultura e scienza come veicoli per costruire un futuro migliore, per tutte e per tutti. Il loro contributo sarà essenziale per far nascere nuovi progetti di ricerca ma anche per implementare – come già fatto in passato – le nostre politiche sul diritto allo studio».

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Anche quest’anno l’Università di Padova si conferma al 3° posto tra gli atenei italiani per il 5x1000. Grazie alle 7.561 persone che nel 2023 hanno scelto il nostro Ateneo nella loro dichiarazione dei redditi è stato possibile raggiungere la cifra complessiva di 404.866 mila euro a favore della ricerca scientifica.

Il 2023 rappresenta il record assoluto dal 2006 ad oggi per numero di scelte a favore della nostra università superando anche il 2020, anno caratterizzato dalla pandemia; un segnale importante di grande fiducia nei confronti dell’Università di Padova, a sostegno del costante lavoro di innovazione e sviluppo a opera di tante ricercatrici e ricercatori.

«Ringrazio tutte le persone che hanno scelto di destinare il loro 5x1000 al nostro Ateneo – afferma Daniela Mapelli, rettrice dell’Università di Padova –. Migliaia e migliaia di cittadine e cittadini, in aumento rispetto allo scorso anno, che riconoscono, in estrema sintesi, l’importanza di cultura e scienza come veicoli per costruire un futuro migliore, per tutte e per tutti. Il loro contributo sarà essenziale per far nascere nuovi progetti di ricerca ma anche per implementare – come già fatto in passato – le nostre politiche sul diritto allo studio».

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Anche quest’anno l’Università di Padova si conferma al 3° posto tra gli atenei italiani per il 5x1000. Grazie alle 7.561 persone che nel 2023 hanno scelto il nostro Ateneo nella loro dichiarazione dei redditi è stato possibile raggiungere la cifra complessiva di 404.866 mila euro a favore della ricerca scientifica.

Il 2023 rappresenta il record assoluto dal 2006 ad oggi per numero di scelte a favore della nostra università superando anche il 2020, anno caratterizzato dalla pandemia; un segnale importante di grande fiducia nei confronti dell’Università di Padova, a sostegno del costante lavoro di innovazione e sviluppo a opera di tante ricercatrici e ricercatori.

«Ringrazio tutte le persone che hanno scelto di destinare il loro 5x1000 al nostro Ateneo – afferma Daniela Mapelli, rettrice dell’Università di Padova –. Migliaia e migliaia di cittadine e cittadini, in aumento rispetto allo scorso anno, che riconoscono, in estrema sintesi, l’importanza di cultura e scienza come veicoli per costruire un futuro migliore, per tutte e per tutti. Il loro contributo sarà essenziale per far nascere nuovi progetti di ricerca ma anche per implementare – come già fatto in passato – le nostre politiche sul diritto allo studio».

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Anche quest’anno l’Università di Padova si conferma al 3° posto tra gli atenei italiani per il 5x1000. Grazie alle 7.561 persone che nel 2023 hanno scelto il nostro Ateneo nella loro dichiarazione dei redditi è stato possibile raggiungere la cifra complessiva di 404.866 mila euro a favore della ricerca scientifica.

Il 2023 rappresenta il record assoluto dal 2006 ad oggi per numero di scelte a favore della nostra università superando anche il 2020, anno caratterizzato dalla pandemia; un segnale importante di grande fiducia nei confronti dell’Università di Padova, a sostegno del costante lavoro di innovazione e sviluppo a opera di tante ricercatrici e ricercatori.

«Ringrazio tutte le persone che hanno scelto di destinare il loro 5x1000 al nostro Ateneo – afferma Daniela Mapelli, rettrice dell’Università di Padova –. Migliaia e migliaia di cittadine e cittadini, in aumento rispetto allo scorso anno, che riconoscono, in estrema sintesi, l’importanza di cultura e scienza come veicoli per costruire un futuro migliore, per tutte e per tutti. Il loro contributo sarà essenziale per far nascere nuovi progetti di ricerca ma anche per implementare – come già fatto in passato – le nostre politiche sul diritto allo studio».

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«Ringrazio tutte le persone che hanno scelto di destinare il loro 5x1000 al nostro Ateneo – afferma Daniela Mapelli, rettrice dell’Università di Padova –. Migliaia e migliaia di cittadine e cittadini, in aumento rispetto allo scorso anno, che riconoscono, in estrema sintesi, l’importanza di cultura e scienza come veicoli per costruire un futuro migliore, per tutte e per tutti. Il loro contributo sarà essenziale per far nascere nuovi progetti di ricerca ma anche per implementare – come già fatto in passato – le nostre politiche sul diritto allo studio».

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Il 2023 rappresenta il record assoluto dal 2006 ad oggi per numero di scelte a favore della nostra università superando anche il 2020, anno caratterizzato dalla pandemia; un segnale importante di grande fiducia nei confronti dell’Università di Padova, a sostegno del costante lavoro di innovazione e sviluppo a opera di tante ricercatrici e ricercatori.

«Ringrazio tutte le persone che hanno scelto di destinare il loro 5x1000 al nostro Ateneo – afferma Daniela Mapelli, rettrice dell’Università di Padova –. Migliaia e migliaia di cittadine e cittadini, in aumento rispetto allo scorso anno, che riconoscono, in estrema sintesi, l’importanza di cultura e scienza come veicoli per costruire un futuro migliore, per tutte e per tutti. Il loro contributo sarà essenziale per far nascere nuovi progetti di ricerca ma anche per implementare – come già fatto in passato – le nostre politiche sul diritto allo studio».

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«Ringrazio tutte le persone che hanno scelto di destinare il loro 5x1000 al nostro Ateneo – afferma Daniela Mapelli, rettrice dell’Università di Padova –. Migliaia e migliaia di cittadine e cittadini, in aumento rispetto allo scorso anno, che riconoscono, in estrema sintesi, l’importanza di cultura e scienza come veicoli per costruire un futuro migliore, per tutte e per tutti. Il loro contributo sarà essenziale per far nascere nuovi progetti di ricerca ma anche per implementare – come già fatto in passato – le nostre politiche sul diritto allo studio».

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Il 2023 rappresenta il record assoluto dal 2006 ad oggi per numero di scelte a favore della nostra università superando anche il 2020, anno caratterizzato dalla pandemia; un segnale importante di grande fiducia nei confronti dell’Università di Padova, a sostegno del costante lavoro di innovazione e sviluppo a opera di tante ricercatrici e ricercatori.

«Ringrazio tutte le persone che hanno scelto di destinare il loro 5x1000 al nostro Ateneo – afferma Daniela Mapelli, rettrice dell’Università di Padova –. Migliaia e migliaia di cittadine e cittadini, in aumento rispetto allo scorso anno, che riconoscono, in estrema sintesi, l’importanza di cultura e scienza come veicoli per costruire un futuro migliore, per tutte e per tutti. Il loro contributo sarà essenziale per far nascere nuovi progetti di ricerca ma anche per implementare – come già fatto in passato – le nostre politiche sul diritto allo studio».

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Sostegno - Modulo rimborso

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2024S33 - Comunicazione esito colloquio

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Dottorati Moduli posto/borsa assegnato

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