Array
(
[body] => Array
(
[#theme] => field
[#weight] => 0
[#title] => Body
[#access] => 1
[#label_display] => hidden
[#view_mode] => teaser
[#language] => und
[#field_name] => body
[#field_type] => text_with_summary
[#field_translatable] => 0
[#entity_type] => node
[#bundle] => box_lancio_news
[#object] => stdClass Object
(
[vid] => 465762
[uid] => 2032
[title] => L'accelerazione dell'invecchiamento biologico come conseguenza dell’infezione da COVID-19
[log] =>
[status] => 1
[comment] => 0
[promote] => 1
[sticky] => 0
[nid] => 112497
[type] => box_lancio_news
[language] => it
[created] => 1722349360
[changed] => 1722349421
[tnid] => 0
[translate] => 0
[revision_timestamp] => 1722349421
[revision_uid] => 2032
[body] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] =>
Il team interdisciplinare Medicina del lavoro dell'Azienda Ospedale - Università di Padova ha recentemente pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dal titolo Revealing the Hidden Impacts: Insights into Biological Aging and Long-Term Effects in Pauci - and Asymptomatic COVID-19 Healthcare Workers che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, caratteristiche del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico come conseguenze a lungo termine dell’infezione anche in forma poco o per nulla sintomatica.
L'invecchiamento biologico riguarda i cambiamenti naturali del corpo nel tempo. È un processo che può variare da individuo e individuo anche per fattori genetici e ambientali. Per valutarlo, nella ricerca, si sono misurati parametri molecolari precoci di invecchiamento cellulare, come la lunghezza dei telomeri e la metilazione del DNA (DNAmAge) su geni specifici. Si è in presenza di un invecchiamento accelerato quando i segni molecolari di invecchiamento sono più avanzati rispetto a quelli tipici dell’età cronologica del soggetto, un fenomeno che può rivelare molto sullo stato di salute e sulla longevità di una persona.
La ricerca, guidata da Sofia Pavanello del Dipartimento di Scienze cardio - toraco - vascolari e sanità pubblica dell'Università di Padova, è stata effettuata su 76 tra operatrici e operatori sanitari dell’azienda ospedaliera contagiati nella prima ondata e poco o per nulla sintomatici al COVID-19. Il campione - sebbene piccolo visto il limitato contagio nella struttura ospedaliera (144 su 8240 degli operatori sanitari) grazie alle attente politiche di prevenzione attuate - è stato altamente selezionato e monitorato nel tempo e può essere considerato come rappresentativo dell’intera popolazione. Per ogni soggetto della ricerca sono stati raccolti dati su demografia, stile di vita, storia medica ed esposizione ambientale e occupazionale. Tutti sono stati sottoposti a un esame clinico con test di funzionalità respiratoria e valutazione cardiaca con esiti della variabilità della frequenza cardiaca, al questionario WAI (Work Ability Index) per la valutazione della loro capacità lavorativa e sono stati raccolti campioni ematici per test di biochimica di base, profili immunologici, biomarcatori di infiammazione e analisi dell'invecchiamento biologico.
La ricerca ha analizzato i parametri ematochimici tra cui indicatori di infiammazione, come interleuchina 6 e proteina C-reattiva, per verificare se lo stato infiammatorio – meccanismo alla base della nostra ipotesi per l'accelerazione dell'invecchiamento biologico – persistesse dopo un anno dall’infezione. Sono stati anche esaminati parametri di capacità lavorativa tramite il questionario WAI, la salute respiratoria e l'attività cardiaca.
«Abbiamo riscontrato che l'aumento della DNAmAge – un marker molecolare di invecchiamento– oltre ad essere associato alla durata -giorni - dell’infezione, era in relazione ad un declino della funzionalità polmonare, della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) e una bassa frequenza cardiaca media (HR). Un aumento della DNAmAge indica un invecchiamento biologico accelerato, aggravato da fattori come l'infezione da SARS-CoV-2; la capacità respiratoria, la frequenza cardiaca, sia basale che non basale, tende a diminuire con l'età, rendendo le persone anziane più inclini alla bradicardia, e anche la variabilità della HRV diminuisce con l'invecchiamento – sottolinea Sofia Pavanello –. Il campione preso in esame mostra un aumento della DNAmAge con una riduzione della capacità respiratoria e della frequenza cardiaca media un anno dopo l'infezione da SARS-CoV-2 rispetto alla fase post-acuta, evidenziando l'impatto delle infezioni sull'invecchiamento biologico. La prima evidenza emersa dallo studio è che il monitoraggio della capacità respiratoria, della frequenza cardiaca e la HRV, e il mantenimento degli stessi attraverso interventi mirati, potrebbero mitigare l'accelerazione dell’invecchiamento. Inoltre, dai test clinici e dai campioni biologici emerge che un numero alto del campione (il 30%) ha sperimentato sintomi persistenti come difficoltà respiratoria (dispnea) e problemi cognitivi (problemi di concentrazione, memoria e ansia) fino a un anno dopo l'infezione».
«A un anno dal contagiosi è riscontrato un invecchiamento biologico accelerato nelle cellule dell'espettorato rispetto ai leucociti del sangue e alle cellule nasali. Questa evidenza suggerisce un tessuto polmonare particolarmente vulnerabile anche in soggetti contagiati con poca o nulla sintomatologia da COVID-19. In termini di significatività – conclude Sofia Pavanello – la ricerca indica che questo invecchiamento biologico si associa maggiormente: al genere maschile - confermando le statistiche sulla longevità maggiore del genere femminile e suggerendo anche strategie di prevenzione specifiche per genere; alla presenza di malattie croniche quali disturbi muscoloscheletrici, ernia del disco spinale, malattie gastrointestinali, malattie endocrine, diabete, malattie respiratorie e tumori. Altro dato importante è che a parità di contagio e sintomi, chi presenta glicemia alta e alti livelli di LDL (colesterolo cattivo) ha un maggior rischio di invecchiare più velocemente».
[summary] =>
[format] => 2
[safe_value] =>
Il team interdisciplinare Medicina del lavoro dell'Azienda Ospedale - Università di Padova ha recentemente pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dal titolo Revealing the Hidden Impacts: Insights into Biological Aging and Long-Term Effects in Pauci - and Asymptomatic COVID-19 Healthcare Workers che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, caratteristiche del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico come conseguenze a lungo termine dell’infezione anche in forma poco o per nulla sintomatica.
L'invecchiamento biologico riguarda i cambiamenti naturali del corpo nel tempo. È un processo che può variare da individuo e individuo anche per fattori genetici e ambientali. Per valutarlo, nella ricerca, si sono misurati parametri molecolari precoci di invecchiamento cellulare, come la lunghezza dei telomeri e la metilazione del DNA (DNAmAge) su geni specifici. Si è in presenza di un invecchiamento accelerato quando i segni molecolari di invecchiamento sono più avanzati rispetto a quelli tipici dell’età cronologica del soggetto, un fenomeno che può rivelare molto sullo stato di salute e sulla longevità di una persona.
La ricerca, guidata da Sofia Pavanello del Dipartimento di Scienze cardio - toraco - vascolari e sanità pubblica dell'Università di Padova, è stata effettuata su 76 tra operatrici e operatori sanitari dell’azienda ospedaliera contagiati nella prima ondata e poco o per nulla sintomatici al COVID-19. Il campione - sebbene piccolo visto il limitato contagio nella struttura ospedaliera (144 su 8240 degli operatori sanitari) grazie alle attente politiche di prevenzione attuate - è stato altamente selezionato e monitorato nel tempo e può essere considerato come rappresentativo dell’intera popolazione. Per ogni soggetto della ricerca sono stati raccolti dati su demografia, stile di vita, storia medica ed esposizione ambientale e occupazionale. Tutti sono stati sottoposti a un esame clinico con test di funzionalità respiratoria e valutazione cardiaca con esiti della variabilità della frequenza cardiaca, al questionario WAI (Work Ability Index) per la valutazione della loro capacità lavorativa e sono stati raccolti campioni ematici per test di biochimica di base, profili immunologici, biomarcatori di infiammazione e analisi dell'invecchiamento biologico.
La ricerca ha analizzato i parametri ematochimici tra cui indicatori di infiammazione, come interleuchina 6 e proteina C-reattiva, per verificare se lo stato infiammatorio – meccanismo alla base della nostra ipotesi per l'accelerazione dell'invecchiamento biologico – persistesse dopo un anno dall’infezione. Sono stati anche esaminati parametri di capacità lavorativa tramite il questionario WAI, la salute respiratoria e l'attività cardiaca.
«Abbiamo riscontrato che l'aumento della DNAmAge – un marker molecolare di invecchiamento– oltre ad essere associato alla durata -giorni - dell’infezione, era in relazione ad un declino della funzionalità polmonare, della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) e una bassa frequenza cardiaca media (HR). Un aumento della DNAmAge indica un invecchiamento biologico accelerato, aggravato da fattori come l'infezione da SARS-CoV-2; la capacità respiratoria, la frequenza cardiaca, sia basale che non basale, tende a diminuire con l'età, rendendo le persone anziane più inclini alla bradicardia, e anche la variabilità della HRV diminuisce con l'invecchiamento – sottolinea Sofia Pavanello –. Il campione preso in esame mostra un aumento della DNAmAge con una riduzione della capacità respiratoria e della frequenza cardiaca media un anno dopo l'infezione da SARS-CoV-2 rispetto alla fase post-acuta, evidenziando l'impatto delle infezioni sull'invecchiamento biologico. La prima evidenza emersa dallo studio è che il monitoraggio della capacità respiratoria, della frequenza cardiaca e la HRV, e il mantenimento degli stessi attraverso interventi mirati, potrebbero mitigare l'accelerazione dell’invecchiamento. Inoltre, dai test clinici e dai campioni biologici emerge che un numero alto del campione (il 30%) ha sperimentato sintomi persistenti come difficoltà respiratoria (dispnea) e problemi cognitivi (problemi di concentrazione, memoria e ansia) fino a un anno dopo l'infezione».
«A un anno dal contagiosi è riscontrato un invecchiamento biologico accelerato nelle cellule dell'espettorato rispetto ai leucociti del sangue e alle cellule nasali. Questa evidenza suggerisce un tessuto polmonare particolarmente vulnerabile anche in soggetti contagiati con poca o nulla sintomatologia da COVID-19. In termini di significatività – conclude Sofia Pavanello – la ricerca indica che questo invecchiamento biologico si associa maggiormente: al genere maschile - confermando le statistiche sulla longevità maggiore del genere femminile e suggerendo anche strategie di prevenzione specifiche per genere; alla presenza di malattie croniche quali disturbi muscoloscheletrici, ernia del disco spinale, malattie gastrointestinali, malattie endocrine, diabete, malattie respiratorie e tumori. Altro dato importante è che a parità di contagio e sintomi, chi presenta glicemia alta e alti livelli di LDL (colesterolo cattivo) ha un maggior rischio di invecchiare più velocemente».
[safe_summary] =>
)
)
)
[field_date_box_lancio_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => 2024-07-30T00:00:00
[timezone] => Europe/Paris
[timezone_db] => Europe/Paris
[date_type] => date
)
)
)
[field_etichetta_box_lancio_news] => Array
(
)
[field_img_box_lancio_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[fid] => 132886
[uid] => 2032
[filename] => n_anziano_occhio.jpg
[uri] => public://n_anziano_occhio_0.jpg
[filemime] => image/jpeg
[filesize] => 396188
[status] => 1
[timestamp] => 1722349360
[type] => image
[field_file_image_alt_text] => Array
(
)
[field_file_image_title_text] => Array
(
)
[field_folder] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[tid] => 2048
)
)
)
[metadata] => Array
(
[height] => 630
[width] => 1200
)
[height] => 630
[width] => 1200
[alt] => anziana
[title] =>
)
)
)
[field_link_alla_news] => Array
(
)
[field_link_esterno_news] => Array
(
)
[field_pagina_associata] => Array
(
)
[field_link_etichetta] => Array
(
)
[field_abstract_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => Pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dell’Università di Padova che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, fenomeni caratteristici del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico
[format] =>
[safe_value] => Pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dell’Università di Padova che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, fenomeni caratteristici del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico
)
)
)
[field_allegato_news] => Array
(
)
[field_categorie_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[tid] => 2264
)
[1] => Array
(
[tid] => 2267
)
[2] => Array
(
[tid] => 2462
)
)
)
[field_pub_date] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => 2024-07-30T00:00:00
[value2] => 2025-07-30T00:00:00
[timezone] => Europe/Paris
[timezone_db] => Europe/Paris
[date_type] => date
)
)
)
[field_layout_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => single
)
)
)
[field_testo_opzionale_news] => Array
(
)
[field_url_en_page] => Array
(
)
[field_url_en_page_label] => Array
(
)
[path] => Array
(
[pathauto] => 1
)
[name] => francesca.forzan
[picture] => 0
[data] => b:0;
[num_revisions] => 3
[current_revision_id] => 465762
[is_current] => 1
[is_pending] =>
[revision_moderation] =>
[entity_view_prepared] => 1
)
[#items] => Array
(
[0] => Array
(
[value] =>
Il team interdisciplinare Medicina del lavoro dell'Azienda Ospedale - Università di Padova ha recentemente pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dal titolo Revealing the Hidden Impacts: Insights into Biological Aging and Long-Term Effects in Pauci - and Asymptomatic COVID-19 Healthcare Workers che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, caratteristiche del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico come conseguenze a lungo termine dell’infezione anche in forma poco o per nulla sintomatica.
L'invecchiamento biologico riguarda i cambiamenti naturali del corpo nel tempo. È un processo che può variare da individuo e individuo anche per fattori genetici e ambientali. Per valutarlo, nella ricerca, si sono misurati parametri molecolari precoci di invecchiamento cellulare, come la lunghezza dei telomeri e la metilazione del DNA (DNAmAge) su geni specifici. Si è in presenza di un invecchiamento accelerato quando i segni molecolari di invecchiamento sono più avanzati rispetto a quelli tipici dell’età cronologica del soggetto, un fenomeno che può rivelare molto sullo stato di salute e sulla longevità di una persona.
La ricerca, guidata da Sofia Pavanello del Dipartimento di Scienze cardio - toraco - vascolari e sanità pubblica dell'Università di Padova, è stata effettuata su 76 tra operatrici e operatori sanitari dell’azienda ospedaliera contagiati nella prima ondata e poco o per nulla sintomatici al COVID-19. Il campione - sebbene piccolo visto il limitato contagio nella struttura ospedaliera (144 su 8240 degli operatori sanitari) grazie alle attente politiche di prevenzione attuate - è stato altamente selezionato e monitorato nel tempo e può essere considerato come rappresentativo dell’intera popolazione. Per ogni soggetto della ricerca sono stati raccolti dati su demografia, stile di vita, storia medica ed esposizione ambientale e occupazionale. Tutti sono stati sottoposti a un esame clinico con test di funzionalità respiratoria e valutazione cardiaca con esiti della variabilità della frequenza cardiaca, al questionario WAI (Work Ability Index) per la valutazione della loro capacità lavorativa e sono stati raccolti campioni ematici per test di biochimica di base, profili immunologici, biomarcatori di infiammazione e analisi dell'invecchiamento biologico.
La ricerca ha analizzato i parametri ematochimici tra cui indicatori di infiammazione, come interleuchina 6 e proteina C-reattiva, per verificare se lo stato infiammatorio – meccanismo alla base della nostra ipotesi per l'accelerazione dell'invecchiamento biologico – persistesse dopo un anno dall’infezione. Sono stati anche esaminati parametri di capacità lavorativa tramite il questionario WAI, la salute respiratoria e l'attività cardiaca.
«Abbiamo riscontrato che l'aumento della DNAmAge – un marker molecolare di invecchiamento– oltre ad essere associato alla durata -giorni - dell’infezione, era in relazione ad un declino della funzionalità polmonare, della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) e una bassa frequenza cardiaca media (HR). Un aumento della DNAmAge indica un invecchiamento biologico accelerato, aggravato da fattori come l'infezione da SARS-CoV-2; la capacità respiratoria, la frequenza cardiaca, sia basale che non basale, tende a diminuire con l'età, rendendo le persone anziane più inclini alla bradicardia, e anche la variabilità della HRV diminuisce con l'invecchiamento – sottolinea Sofia Pavanello –. Il campione preso in esame mostra un aumento della DNAmAge con una riduzione della capacità respiratoria e della frequenza cardiaca media un anno dopo l'infezione da SARS-CoV-2 rispetto alla fase post-acuta, evidenziando l'impatto delle infezioni sull'invecchiamento biologico. La prima evidenza emersa dallo studio è che il monitoraggio della capacità respiratoria, della frequenza cardiaca e la HRV, e il mantenimento degli stessi attraverso interventi mirati, potrebbero mitigare l'accelerazione dell’invecchiamento. Inoltre, dai test clinici e dai campioni biologici emerge che un numero alto del campione (il 30%) ha sperimentato sintomi persistenti come difficoltà respiratoria (dispnea) e problemi cognitivi (problemi di concentrazione, memoria e ansia) fino a un anno dopo l'infezione».
«A un anno dal contagiosi è riscontrato un invecchiamento biologico accelerato nelle cellule dell'espettorato rispetto ai leucociti del sangue e alle cellule nasali. Questa evidenza suggerisce un tessuto polmonare particolarmente vulnerabile anche in soggetti contagiati con poca o nulla sintomatologia da COVID-19. In termini di significatività – conclude Sofia Pavanello – la ricerca indica che questo invecchiamento biologico si associa maggiormente: al genere maschile - confermando le statistiche sulla longevità maggiore del genere femminile e suggerendo anche strategie di prevenzione specifiche per genere; alla presenza di malattie croniche quali disturbi muscoloscheletrici, ernia del disco spinale, malattie gastrointestinali, malattie endocrine, diabete, malattie respiratorie e tumori. Altro dato importante è che a parità di contagio e sintomi, chi presenta glicemia alta e alti livelli di LDL (colesterolo cattivo) ha un maggior rischio di invecchiare più velocemente».
[summary] =>
[format] => 2
[safe_value] =>
Il team interdisciplinare Medicina del lavoro dell'Azienda Ospedale - Università di Padova ha recentemente pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dal titolo Revealing the Hidden Impacts: Insights into Biological Aging and Long-Term Effects in Pauci - and Asymptomatic COVID-19 Healthcare Workers che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, caratteristiche del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico come conseguenze a lungo termine dell’infezione anche in forma poco o per nulla sintomatica.
L'invecchiamento biologico riguarda i cambiamenti naturali del corpo nel tempo. È un processo che può variare da individuo e individuo anche per fattori genetici e ambientali. Per valutarlo, nella ricerca, si sono misurati parametri molecolari precoci di invecchiamento cellulare, come la lunghezza dei telomeri e la metilazione del DNA (DNAmAge) su geni specifici. Si è in presenza di un invecchiamento accelerato quando i segni molecolari di invecchiamento sono più avanzati rispetto a quelli tipici dell’età cronologica del soggetto, un fenomeno che può rivelare molto sullo stato di salute e sulla longevità di una persona.
La ricerca, guidata da Sofia Pavanello del Dipartimento di Scienze cardio - toraco - vascolari e sanità pubblica dell'Università di Padova, è stata effettuata su 76 tra operatrici e operatori sanitari dell’azienda ospedaliera contagiati nella prima ondata e poco o per nulla sintomatici al COVID-19. Il campione - sebbene piccolo visto il limitato contagio nella struttura ospedaliera (144 su 8240 degli operatori sanitari) grazie alle attente politiche di prevenzione attuate - è stato altamente selezionato e monitorato nel tempo e può essere considerato come rappresentativo dell’intera popolazione. Per ogni soggetto della ricerca sono stati raccolti dati su demografia, stile di vita, storia medica ed esposizione ambientale e occupazionale. Tutti sono stati sottoposti a un esame clinico con test di funzionalità respiratoria e valutazione cardiaca con esiti della variabilità della frequenza cardiaca, al questionario WAI (Work Ability Index) per la valutazione della loro capacità lavorativa e sono stati raccolti campioni ematici per test di biochimica di base, profili immunologici, biomarcatori di infiammazione e analisi dell'invecchiamento biologico.
La ricerca ha analizzato i parametri ematochimici tra cui indicatori di infiammazione, come interleuchina 6 e proteina C-reattiva, per verificare se lo stato infiammatorio – meccanismo alla base della nostra ipotesi per l'accelerazione dell'invecchiamento biologico – persistesse dopo un anno dall’infezione. Sono stati anche esaminati parametri di capacità lavorativa tramite il questionario WAI, la salute respiratoria e l'attività cardiaca.
«Abbiamo riscontrato che l'aumento della DNAmAge – un marker molecolare di invecchiamento– oltre ad essere associato alla durata -giorni - dell’infezione, era in relazione ad un declino della funzionalità polmonare, della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) e una bassa frequenza cardiaca media (HR). Un aumento della DNAmAge indica un invecchiamento biologico accelerato, aggravato da fattori come l'infezione da SARS-CoV-2; la capacità respiratoria, la frequenza cardiaca, sia basale che non basale, tende a diminuire con l'età, rendendo le persone anziane più inclini alla bradicardia, e anche la variabilità della HRV diminuisce con l'invecchiamento – sottolinea Sofia Pavanello –. Il campione preso in esame mostra un aumento della DNAmAge con una riduzione della capacità respiratoria e della frequenza cardiaca media un anno dopo l'infezione da SARS-CoV-2 rispetto alla fase post-acuta, evidenziando l'impatto delle infezioni sull'invecchiamento biologico. La prima evidenza emersa dallo studio è che il monitoraggio della capacità respiratoria, della frequenza cardiaca e la HRV, e il mantenimento degli stessi attraverso interventi mirati, potrebbero mitigare l'accelerazione dell’invecchiamento. Inoltre, dai test clinici e dai campioni biologici emerge che un numero alto del campione (il 30%) ha sperimentato sintomi persistenti come difficoltà respiratoria (dispnea) e problemi cognitivi (problemi di concentrazione, memoria e ansia) fino a un anno dopo l'infezione».
«A un anno dal contagiosi è riscontrato un invecchiamento biologico accelerato nelle cellule dell'espettorato rispetto ai leucociti del sangue e alle cellule nasali. Questa evidenza suggerisce un tessuto polmonare particolarmente vulnerabile anche in soggetti contagiati con poca o nulla sintomatologia da COVID-19. In termini di significatività – conclude Sofia Pavanello – la ricerca indica che questo invecchiamento biologico si associa maggiormente: al genere maschile - confermando le statistiche sulla longevità maggiore del genere femminile e suggerendo anche strategie di prevenzione specifiche per genere; alla presenza di malattie croniche quali disturbi muscoloscheletrici, ernia del disco spinale, malattie gastrointestinali, malattie endocrine, diabete, malattie respiratorie e tumori. Altro dato importante è che a parità di contagio e sintomi, chi presenta glicemia alta e alti livelli di LDL (colesterolo cattivo) ha un maggior rischio di invecchiare più velocemente».
[safe_summary] =>
)
)
[#formatter] => text_summary_or_trimmed
[0] => Array
(
[#markup] =>
Il team interdisciplinare Medicina del lavoro dell'Azienda Ospedale - Università di Padova ha recentemente pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dal titolo Revealing the Hidden Impacts: Insights into Biological Aging and Long-Term Effects in Pauci - and Asymptomatic COVID-19 Healthcare Workers che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, caratteristiche del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico come conseguenze a lungo termine dell’infezione
)
)
[field_img_box_lancio_news] => Array
(
[#theme] => field
[#weight] => 0
[#title] => Immagine
[#access] => 1
[#label_display] => above
[#view_mode] => teaser
[#language] => und
[#field_name] => field_img_box_lancio_news
[#field_type] => image
[#field_translatable] => 0
[#entity_type] => node
[#bundle] => box_lancio_news
[#object] => stdClass Object
(
[vid] => 465762
[uid] => 2032
[title] => L'accelerazione dell'invecchiamento biologico come conseguenza dell’infezione da COVID-19
[log] =>
[status] => 1
[comment] => 0
[promote] => 1
[sticky] => 0
[nid] => 112497
[type] => box_lancio_news
[language] => it
[created] => 1722349360
[changed] => 1722349421
[tnid] => 0
[translate] => 0
[revision_timestamp] => 1722349421
[revision_uid] => 2032
[body] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] =>
Il team interdisciplinare Medicina del lavoro dell'Azienda Ospedale - Università di Padova ha recentemente pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dal titolo Revealing the Hidden Impacts: Insights into Biological Aging and Long-Term Effects in Pauci - and Asymptomatic COVID-19 Healthcare Workers che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, caratteristiche del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico come conseguenze a lungo termine dell’infezione anche in forma poco o per nulla sintomatica.
L'invecchiamento biologico riguarda i cambiamenti naturali del corpo nel tempo. È un processo che può variare da individuo e individuo anche per fattori genetici e ambientali. Per valutarlo, nella ricerca, si sono misurati parametri molecolari precoci di invecchiamento cellulare, come la lunghezza dei telomeri e la metilazione del DNA (DNAmAge) su geni specifici. Si è in presenza di un invecchiamento accelerato quando i segni molecolari di invecchiamento sono più avanzati rispetto a quelli tipici dell’età cronologica del soggetto, un fenomeno che può rivelare molto sullo stato di salute e sulla longevità di una persona.
La ricerca, guidata da Sofia Pavanello del Dipartimento di Scienze cardio - toraco - vascolari e sanità pubblica dell'Università di Padova, è stata effettuata su 76 tra operatrici e operatori sanitari dell’azienda ospedaliera contagiati nella prima ondata e poco o per nulla sintomatici al COVID-19. Il campione - sebbene piccolo visto il limitato contagio nella struttura ospedaliera (144 su 8240 degli operatori sanitari) grazie alle attente politiche di prevenzione attuate - è stato altamente selezionato e monitorato nel tempo e può essere considerato come rappresentativo dell’intera popolazione. Per ogni soggetto della ricerca sono stati raccolti dati su demografia, stile di vita, storia medica ed esposizione ambientale e occupazionale. Tutti sono stati sottoposti a un esame clinico con test di funzionalità respiratoria e valutazione cardiaca con esiti della variabilità della frequenza cardiaca, al questionario WAI (Work Ability Index) per la valutazione della loro capacità lavorativa e sono stati raccolti campioni ematici per test di biochimica di base, profili immunologici, biomarcatori di infiammazione e analisi dell'invecchiamento biologico.
La ricerca ha analizzato i parametri ematochimici tra cui indicatori di infiammazione, come interleuchina 6 e proteina C-reattiva, per verificare se lo stato infiammatorio – meccanismo alla base della nostra ipotesi per l'accelerazione dell'invecchiamento biologico – persistesse dopo un anno dall’infezione. Sono stati anche esaminati parametri di capacità lavorativa tramite il questionario WAI, la salute respiratoria e l'attività cardiaca.
«Abbiamo riscontrato che l'aumento della DNAmAge – un marker molecolare di invecchiamento– oltre ad essere associato alla durata -giorni - dell’infezione, era in relazione ad un declino della funzionalità polmonare, della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) e una bassa frequenza cardiaca media (HR). Un aumento della DNAmAge indica un invecchiamento biologico accelerato, aggravato da fattori come l'infezione da SARS-CoV-2; la capacità respiratoria, la frequenza cardiaca, sia basale che non basale, tende a diminuire con l'età, rendendo le persone anziane più inclini alla bradicardia, e anche la variabilità della HRV diminuisce con l'invecchiamento – sottolinea Sofia Pavanello –. Il campione preso in esame mostra un aumento della DNAmAge con una riduzione della capacità respiratoria e della frequenza cardiaca media un anno dopo l'infezione da SARS-CoV-2 rispetto alla fase post-acuta, evidenziando l'impatto delle infezioni sull'invecchiamento biologico. La prima evidenza emersa dallo studio è che il monitoraggio della capacità respiratoria, della frequenza cardiaca e la HRV, e il mantenimento degli stessi attraverso interventi mirati, potrebbero mitigare l'accelerazione dell’invecchiamento. Inoltre, dai test clinici e dai campioni biologici emerge che un numero alto del campione (il 30%) ha sperimentato sintomi persistenti come difficoltà respiratoria (dispnea) e problemi cognitivi (problemi di concentrazione, memoria e ansia) fino a un anno dopo l'infezione».
«A un anno dal contagiosi è riscontrato un invecchiamento biologico accelerato nelle cellule dell'espettorato rispetto ai leucociti del sangue e alle cellule nasali. Questa evidenza suggerisce un tessuto polmonare particolarmente vulnerabile anche in soggetti contagiati con poca o nulla sintomatologia da COVID-19. In termini di significatività – conclude Sofia Pavanello – la ricerca indica che questo invecchiamento biologico si associa maggiormente: al genere maschile - confermando le statistiche sulla longevità maggiore del genere femminile e suggerendo anche strategie di prevenzione specifiche per genere; alla presenza di malattie croniche quali disturbi muscoloscheletrici, ernia del disco spinale, malattie gastrointestinali, malattie endocrine, diabete, malattie respiratorie e tumori. Altro dato importante è che a parità di contagio e sintomi, chi presenta glicemia alta e alti livelli di LDL (colesterolo cattivo) ha un maggior rischio di invecchiare più velocemente».
[summary] =>
[format] => 2
[safe_value] =>
Il team interdisciplinare Medicina del lavoro dell'Azienda Ospedale - Università di Padova ha recentemente pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dal titolo Revealing the Hidden Impacts: Insights into Biological Aging and Long-Term Effects in Pauci - and Asymptomatic COVID-19 Healthcare Workers che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, caratteristiche del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico come conseguenze a lungo termine dell’infezione anche in forma poco o per nulla sintomatica.
L'invecchiamento biologico riguarda i cambiamenti naturali del corpo nel tempo. È un processo che può variare da individuo e individuo anche per fattori genetici e ambientali. Per valutarlo, nella ricerca, si sono misurati parametri molecolari precoci di invecchiamento cellulare, come la lunghezza dei telomeri e la metilazione del DNA (DNAmAge) su geni specifici. Si è in presenza di un invecchiamento accelerato quando i segni molecolari di invecchiamento sono più avanzati rispetto a quelli tipici dell’età cronologica del soggetto, un fenomeno che può rivelare molto sullo stato di salute e sulla longevità di una persona.
La ricerca, guidata da Sofia Pavanello del Dipartimento di Scienze cardio - toraco - vascolari e sanità pubblica dell'Università di Padova, è stata effettuata su 76 tra operatrici e operatori sanitari dell’azienda ospedaliera contagiati nella prima ondata e poco o per nulla sintomatici al COVID-19. Il campione - sebbene piccolo visto il limitato contagio nella struttura ospedaliera (144 su 8240 degli operatori sanitari) grazie alle attente politiche di prevenzione attuate - è stato altamente selezionato e monitorato nel tempo e può essere considerato come rappresentativo dell’intera popolazione. Per ogni soggetto della ricerca sono stati raccolti dati su demografia, stile di vita, storia medica ed esposizione ambientale e occupazionale. Tutti sono stati sottoposti a un esame clinico con test di funzionalità respiratoria e valutazione cardiaca con esiti della variabilità della frequenza cardiaca, al questionario WAI (Work Ability Index) per la valutazione della loro capacità lavorativa e sono stati raccolti campioni ematici per test di biochimica di base, profili immunologici, biomarcatori di infiammazione e analisi dell'invecchiamento biologico.
La ricerca ha analizzato i parametri ematochimici tra cui indicatori di infiammazione, come interleuchina 6 e proteina C-reattiva, per verificare se lo stato infiammatorio – meccanismo alla base della nostra ipotesi per l'accelerazione dell'invecchiamento biologico – persistesse dopo un anno dall’infezione. Sono stati anche esaminati parametri di capacità lavorativa tramite il questionario WAI, la salute respiratoria e l'attività cardiaca.
«Abbiamo riscontrato che l'aumento della DNAmAge – un marker molecolare di invecchiamento– oltre ad essere associato alla durata -giorni - dell’infezione, era in relazione ad un declino della funzionalità polmonare, della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) e una bassa frequenza cardiaca media (HR). Un aumento della DNAmAge indica un invecchiamento biologico accelerato, aggravato da fattori come l'infezione da SARS-CoV-2; la capacità respiratoria, la frequenza cardiaca, sia basale che non basale, tende a diminuire con l'età, rendendo le persone anziane più inclini alla bradicardia, e anche la variabilità della HRV diminuisce con l'invecchiamento – sottolinea Sofia Pavanello –. Il campione preso in esame mostra un aumento della DNAmAge con una riduzione della capacità respiratoria e della frequenza cardiaca media un anno dopo l'infezione da SARS-CoV-2 rispetto alla fase post-acuta, evidenziando l'impatto delle infezioni sull'invecchiamento biologico. La prima evidenza emersa dallo studio è che il monitoraggio della capacità respiratoria, della frequenza cardiaca e la HRV, e il mantenimento degli stessi attraverso interventi mirati, potrebbero mitigare l'accelerazione dell’invecchiamento. Inoltre, dai test clinici e dai campioni biologici emerge che un numero alto del campione (il 30%) ha sperimentato sintomi persistenti come difficoltà respiratoria (dispnea) e problemi cognitivi (problemi di concentrazione, memoria e ansia) fino a un anno dopo l'infezione».
«A un anno dal contagiosi è riscontrato un invecchiamento biologico accelerato nelle cellule dell'espettorato rispetto ai leucociti del sangue e alle cellule nasali. Questa evidenza suggerisce un tessuto polmonare particolarmente vulnerabile anche in soggetti contagiati con poca o nulla sintomatologia da COVID-19. In termini di significatività – conclude Sofia Pavanello – la ricerca indica che questo invecchiamento biologico si associa maggiormente: al genere maschile - confermando le statistiche sulla longevità maggiore del genere femminile e suggerendo anche strategie di prevenzione specifiche per genere; alla presenza di malattie croniche quali disturbi muscoloscheletrici, ernia del disco spinale, malattie gastrointestinali, malattie endocrine, diabete, malattie respiratorie e tumori. Altro dato importante è che a parità di contagio e sintomi, chi presenta glicemia alta e alti livelli di LDL (colesterolo cattivo) ha un maggior rischio di invecchiare più velocemente».
[safe_summary] =>
)
)
)
[field_date_box_lancio_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => 2024-07-30T00:00:00
[timezone] => Europe/Paris
[timezone_db] => Europe/Paris
[date_type] => date
)
)
)
[field_etichetta_box_lancio_news] => Array
(
)
[field_img_box_lancio_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[fid] => 132886
[uid] => 2032
[filename] => n_anziano_occhio.jpg
[uri] => public://n_anziano_occhio_0.jpg
[filemime] => image/jpeg
[filesize] => 396188
[status] => 1
[timestamp] => 1722349360
[type] => image
[field_file_image_alt_text] => Array
(
)
[field_file_image_title_text] => Array
(
)
[field_folder] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[tid] => 2048
)
)
)
[metadata] => Array
(
[height] => 630
[width] => 1200
)
[height] => 630
[width] => 1200
[alt] => anziana
[title] =>
)
)
)
[field_link_alla_news] => Array
(
)
[field_link_esterno_news] => Array
(
)
[field_pagina_associata] => Array
(
)
[field_link_etichetta] => Array
(
)
[field_abstract_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => Pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dell’Università di Padova che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, fenomeni caratteristici del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico
[format] =>
[safe_value] => Pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dell’Università di Padova che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, fenomeni caratteristici del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico
)
)
)
[field_allegato_news] => Array
(
)
[field_categorie_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[tid] => 2264
)
[1] => Array
(
[tid] => 2267
)
[2] => Array
(
[tid] => 2462
)
)
)
[field_pub_date] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => 2024-07-30T00:00:00
[value2] => 2025-07-30T00:00:00
[timezone] => Europe/Paris
[timezone_db] => Europe/Paris
[date_type] => date
)
)
)
[field_layout_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => single
)
)
)
[field_testo_opzionale_news] => Array
(
)
[field_url_en_page] => Array
(
)
[field_url_en_page_label] => Array
(
)
[path] => Array
(
[pathauto] => 1
)
[name] => francesca.forzan
[picture] => 0
[data] => b:0;
[num_revisions] => 3
[current_revision_id] => 465762
[is_current] => 1
[is_pending] =>
[revision_moderation] =>
[entity_view_prepared] => 1
)
[#items] => Array
(
[0] => Array
(
[fid] => 132886
[uid] => 2032
[filename] => n_anziano_occhio.jpg
[uri] => public://n_anziano_occhio_0.jpg
[filemime] => image/jpeg
[filesize] => 396188
[status] => 1
[timestamp] => 1722349360
[type] => image
[field_file_image_alt_text] => Array
(
)
[field_file_image_title_text] => Array
(
)
[field_folder] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[tid] => 2048
)
)
)
[metadata] => Array
(
[height] => 630
[width] => 1200
)
[height] => 630
[width] => 1200
[alt] => anziana
[title] =>
)
)
[#formatter] => image
[0] => Array
(
[#theme] => image_formatter
[#item] => Array
(
[fid] => 132886
[uid] => 2032
[filename] => n_anziano_occhio.jpg
[uri] => public://n_anziano_occhio_0.jpg
[filemime] => image/jpeg
[filesize] => 396188
[status] => 1
[timestamp] => 1722349360
[type] => image
[field_file_image_alt_text] => Array
(
)
[field_file_image_title_text] => Array
(
)
[field_folder] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[tid] => 2048
)
)
)
[metadata] => Array
(
[height] => 630
[width] => 1200
)
[height] => 630
[width] => 1200
[alt] => anziana
[title] =>
)
[#image_style] =>
[#path] =>
)
)
[field_abstract_news] => Array
(
[#theme] => field
[#weight] => 0
[#title] => Abstract
[#access] => 1
[#label_display] => above
[#view_mode] => teaser
[#language] => und
[#field_name] => field_abstract_news
[#field_type] => text_long
[#field_translatable] => 0
[#entity_type] => node
[#bundle] => box_lancio_news
[#object] => stdClass Object
(
[vid] => 465762
[uid] => 2032
[title] => L'accelerazione dell'invecchiamento biologico come conseguenza dell’infezione da COVID-19
[log] =>
[status] => 1
[comment] => 0
[promote] => 1
[sticky] => 0
[nid] => 112497
[type] => box_lancio_news
[language] => it
[created] => 1722349360
[changed] => 1722349421
[tnid] => 0
[translate] => 0
[revision_timestamp] => 1722349421
[revision_uid] => 2032
[body] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] =>
Il team interdisciplinare Medicina del lavoro dell'Azienda Ospedale - Università di Padova ha recentemente pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dal titolo Revealing the Hidden Impacts: Insights into Biological Aging and Long-Term Effects in Pauci - and Asymptomatic COVID-19 Healthcare Workers che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, caratteristiche del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico come conseguenze a lungo termine dell’infezione anche in forma poco o per nulla sintomatica.
L'invecchiamento biologico riguarda i cambiamenti naturali del corpo nel tempo. È un processo che può variare da individuo e individuo anche per fattori genetici e ambientali. Per valutarlo, nella ricerca, si sono misurati parametri molecolari precoci di invecchiamento cellulare, come la lunghezza dei telomeri e la metilazione del DNA (DNAmAge) su geni specifici. Si è in presenza di un invecchiamento accelerato quando i segni molecolari di invecchiamento sono più avanzati rispetto a quelli tipici dell’età cronologica del soggetto, un fenomeno che può rivelare molto sullo stato di salute e sulla longevità di una persona.
La ricerca, guidata da Sofia Pavanello del Dipartimento di Scienze cardio - toraco - vascolari e sanità pubblica dell'Università di Padova, è stata effettuata su 76 tra operatrici e operatori sanitari dell’azienda ospedaliera contagiati nella prima ondata e poco o per nulla sintomatici al COVID-19. Il campione - sebbene piccolo visto il limitato contagio nella struttura ospedaliera (144 su 8240 degli operatori sanitari) grazie alle attente politiche di prevenzione attuate - è stato altamente selezionato e monitorato nel tempo e può essere considerato come rappresentativo dell’intera popolazione. Per ogni soggetto della ricerca sono stati raccolti dati su demografia, stile di vita, storia medica ed esposizione ambientale e occupazionale. Tutti sono stati sottoposti a un esame clinico con test di funzionalità respiratoria e valutazione cardiaca con esiti della variabilità della frequenza cardiaca, al questionario WAI (Work Ability Index) per la valutazione della loro capacità lavorativa e sono stati raccolti campioni ematici per test di biochimica di base, profili immunologici, biomarcatori di infiammazione e analisi dell'invecchiamento biologico.
La ricerca ha analizzato i parametri ematochimici tra cui indicatori di infiammazione, come interleuchina 6 e proteina C-reattiva, per verificare se lo stato infiammatorio – meccanismo alla base della nostra ipotesi per l'accelerazione dell'invecchiamento biologico – persistesse dopo un anno dall’infezione. Sono stati anche esaminati parametri di capacità lavorativa tramite il questionario WAI, la salute respiratoria e l'attività cardiaca.
«Abbiamo riscontrato che l'aumento della DNAmAge – un marker molecolare di invecchiamento– oltre ad essere associato alla durata -giorni - dell’infezione, era in relazione ad un declino della funzionalità polmonare, della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) e una bassa frequenza cardiaca media (HR). Un aumento della DNAmAge indica un invecchiamento biologico accelerato, aggravato da fattori come l'infezione da SARS-CoV-2; la capacità respiratoria, la frequenza cardiaca, sia basale che non basale, tende a diminuire con l'età, rendendo le persone anziane più inclini alla bradicardia, e anche la variabilità della HRV diminuisce con l'invecchiamento – sottolinea Sofia Pavanello –. Il campione preso in esame mostra un aumento della DNAmAge con una riduzione della capacità respiratoria e della frequenza cardiaca media un anno dopo l'infezione da SARS-CoV-2 rispetto alla fase post-acuta, evidenziando l'impatto delle infezioni sull'invecchiamento biologico. La prima evidenza emersa dallo studio è che il monitoraggio della capacità respiratoria, della frequenza cardiaca e la HRV, e il mantenimento degli stessi attraverso interventi mirati, potrebbero mitigare l'accelerazione dell’invecchiamento. Inoltre, dai test clinici e dai campioni biologici emerge che un numero alto del campione (il 30%) ha sperimentato sintomi persistenti come difficoltà respiratoria (dispnea) e problemi cognitivi (problemi di concentrazione, memoria e ansia) fino a un anno dopo l'infezione».
«A un anno dal contagiosi è riscontrato un invecchiamento biologico accelerato nelle cellule dell'espettorato rispetto ai leucociti del sangue e alle cellule nasali. Questa evidenza suggerisce un tessuto polmonare particolarmente vulnerabile anche in soggetti contagiati con poca o nulla sintomatologia da COVID-19. In termini di significatività – conclude Sofia Pavanello – la ricerca indica che questo invecchiamento biologico si associa maggiormente: al genere maschile - confermando le statistiche sulla longevità maggiore del genere femminile e suggerendo anche strategie di prevenzione specifiche per genere; alla presenza di malattie croniche quali disturbi muscoloscheletrici, ernia del disco spinale, malattie gastrointestinali, malattie endocrine, diabete, malattie respiratorie e tumori. Altro dato importante è che a parità di contagio e sintomi, chi presenta glicemia alta e alti livelli di LDL (colesterolo cattivo) ha un maggior rischio di invecchiare più velocemente».
[summary] =>
[format] => 2
[safe_value] =>
Il team interdisciplinare Medicina del lavoro dell'Azienda Ospedale - Università di Padova ha recentemente pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dal titolo Revealing the Hidden Impacts: Insights into Biological Aging and Long-Term Effects in Pauci - and Asymptomatic COVID-19 Healthcare Workers che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, caratteristiche del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico come conseguenze a lungo termine dell’infezione anche in forma poco o per nulla sintomatica.
L'invecchiamento biologico riguarda i cambiamenti naturali del corpo nel tempo. È un processo che può variare da individuo e individuo anche per fattori genetici e ambientali. Per valutarlo, nella ricerca, si sono misurati parametri molecolari precoci di invecchiamento cellulare, come la lunghezza dei telomeri e la metilazione del DNA (DNAmAge) su geni specifici. Si è in presenza di un invecchiamento accelerato quando i segni molecolari di invecchiamento sono più avanzati rispetto a quelli tipici dell’età cronologica del soggetto, un fenomeno che può rivelare molto sullo stato di salute e sulla longevità di una persona.
La ricerca, guidata da Sofia Pavanello del Dipartimento di Scienze cardio - toraco - vascolari e sanità pubblica dell'Università di Padova, è stata effettuata su 76 tra operatrici e operatori sanitari dell’azienda ospedaliera contagiati nella prima ondata e poco o per nulla sintomatici al COVID-19. Il campione - sebbene piccolo visto il limitato contagio nella struttura ospedaliera (144 su 8240 degli operatori sanitari) grazie alle attente politiche di prevenzione attuate - è stato altamente selezionato e monitorato nel tempo e può essere considerato come rappresentativo dell’intera popolazione. Per ogni soggetto della ricerca sono stati raccolti dati su demografia, stile di vita, storia medica ed esposizione ambientale e occupazionale. Tutti sono stati sottoposti a un esame clinico con test di funzionalità respiratoria e valutazione cardiaca con esiti della variabilità della frequenza cardiaca, al questionario WAI (Work Ability Index) per la valutazione della loro capacità lavorativa e sono stati raccolti campioni ematici per test di biochimica di base, profili immunologici, biomarcatori di infiammazione e analisi dell'invecchiamento biologico.
La ricerca ha analizzato i parametri ematochimici tra cui indicatori di infiammazione, come interleuchina 6 e proteina C-reattiva, per verificare se lo stato infiammatorio – meccanismo alla base della nostra ipotesi per l'accelerazione dell'invecchiamento biologico – persistesse dopo un anno dall’infezione. Sono stati anche esaminati parametri di capacità lavorativa tramite il questionario WAI, la salute respiratoria e l'attività cardiaca.
«Abbiamo riscontrato che l'aumento della DNAmAge – un marker molecolare di invecchiamento– oltre ad essere associato alla durata -giorni - dell’infezione, era in relazione ad un declino della funzionalità polmonare, della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) e una bassa frequenza cardiaca media (HR). Un aumento della DNAmAge indica un invecchiamento biologico accelerato, aggravato da fattori come l'infezione da SARS-CoV-2; la capacità respiratoria, la frequenza cardiaca, sia basale che non basale, tende a diminuire con l'età, rendendo le persone anziane più inclini alla bradicardia, e anche la variabilità della HRV diminuisce con l'invecchiamento – sottolinea Sofia Pavanello –. Il campione preso in esame mostra un aumento della DNAmAge con una riduzione della capacità respiratoria e della frequenza cardiaca media un anno dopo l'infezione da SARS-CoV-2 rispetto alla fase post-acuta, evidenziando l'impatto delle infezioni sull'invecchiamento biologico. La prima evidenza emersa dallo studio è che il monitoraggio della capacità respiratoria, della frequenza cardiaca e la HRV, e il mantenimento degli stessi attraverso interventi mirati, potrebbero mitigare l'accelerazione dell’invecchiamento. Inoltre, dai test clinici e dai campioni biologici emerge che un numero alto del campione (il 30%) ha sperimentato sintomi persistenti come difficoltà respiratoria (dispnea) e problemi cognitivi (problemi di concentrazione, memoria e ansia) fino a un anno dopo l'infezione».
«A un anno dal contagiosi è riscontrato un invecchiamento biologico accelerato nelle cellule dell'espettorato rispetto ai leucociti del sangue e alle cellule nasali. Questa evidenza suggerisce un tessuto polmonare particolarmente vulnerabile anche in soggetti contagiati con poca o nulla sintomatologia da COVID-19. In termini di significatività – conclude Sofia Pavanello – la ricerca indica che questo invecchiamento biologico si associa maggiormente: al genere maschile - confermando le statistiche sulla longevità maggiore del genere femminile e suggerendo anche strategie di prevenzione specifiche per genere; alla presenza di malattie croniche quali disturbi muscoloscheletrici, ernia del disco spinale, malattie gastrointestinali, malattie endocrine, diabete, malattie respiratorie e tumori. Altro dato importante è che a parità di contagio e sintomi, chi presenta glicemia alta e alti livelli di LDL (colesterolo cattivo) ha un maggior rischio di invecchiare più velocemente».
[safe_summary] =>
)
)
)
[field_date_box_lancio_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => 2024-07-30T00:00:00
[timezone] => Europe/Paris
[timezone_db] => Europe/Paris
[date_type] => date
)
)
)
[field_etichetta_box_lancio_news] => Array
(
)
[field_img_box_lancio_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[fid] => 132886
[uid] => 2032
[filename] => n_anziano_occhio.jpg
[uri] => public://n_anziano_occhio_0.jpg
[filemime] => image/jpeg
[filesize] => 396188
[status] => 1
[timestamp] => 1722349360
[type] => image
[field_file_image_alt_text] => Array
(
)
[field_file_image_title_text] => Array
(
)
[field_folder] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[tid] => 2048
)
)
)
[metadata] => Array
(
[height] => 630
[width] => 1200
)
[height] => 630
[width] => 1200
[alt] => anziana
[title] =>
)
)
)
[field_link_alla_news] => Array
(
)
[field_link_esterno_news] => Array
(
)
[field_pagina_associata] => Array
(
)
[field_link_etichetta] => Array
(
)
[field_abstract_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => Pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dell’Università di Padova che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, fenomeni caratteristici del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico
[format] =>
[safe_value] => Pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dell’Università di Padova che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, fenomeni caratteristici del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico
)
)
)
[field_allegato_news] => Array
(
)
[field_categorie_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[tid] => 2264
)
[1] => Array
(
[tid] => 2267
)
[2] => Array
(
[tid] => 2462
)
)
)
[field_pub_date] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => 2024-07-30T00:00:00
[value2] => 2025-07-30T00:00:00
[timezone] => Europe/Paris
[timezone_db] => Europe/Paris
[date_type] => date
)
)
)
[field_layout_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => single
)
)
)
[field_testo_opzionale_news] => Array
(
)
[field_url_en_page] => Array
(
)
[field_url_en_page_label] => Array
(
)
[path] => Array
(
[pathauto] => 1
)
[name] => francesca.forzan
[picture] => 0
[data] => b:0;
[num_revisions] => 3
[current_revision_id] => 465762
[is_current] => 1
[is_pending] =>
[revision_moderation] =>
[entity_view_prepared] => 1
)
[#items] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => Pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dell’Università di Padova che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, fenomeni caratteristici del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico
[format] =>
[safe_value] => Pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dell’Università di Padova che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, fenomeni caratteristici del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico
)
)
[#formatter] => text_default
[0] => Array
(
[#markup] => Pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dell’Università di Padova che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, fenomeni caratteristici del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico
)
)
[links] => Array
(
[#theme] => links__node
[#pre_render] => Array
(
[0] => drupal_pre_render_links
)
[#attributes] => Array
(
[class] => Array
(
[0] => links
[1] => inline
)
)
[node] => Array
(
[#theme] => links__node__node
[#links] => Array
(
[node-readmore] => Array
(
[title] => Read more
about L'accelerazione dell'invecchiamento biologico come conseguenza dell’infezione da COVID-19
[href] => node/112497
[html] => 1
[attributes] => Array
(
[rel] => tag
[title] => L'accelerazione dell'invecchiamento biologico come conseguenza dell’infezione da COVID-19
)
)
)
[#attributes] => Array
(
[class] => Array
(
[0] => links
[1] => inline
)
)
)
)
[field_date_box_lancio_news] => Array
(
[#theme] => field
[#weight] => 1
[#title] => Data
[#access] => 1
[#label_display] => above
[#view_mode] => teaser
[#language] => und
[#field_name] => field_date_box_lancio_news
[#field_type] => date
[#field_translatable] => 0
[#entity_type] => node
[#bundle] => box_lancio_news
[#object] => stdClass Object
(
[vid] => 465762
[uid] => 2032
[title] => L'accelerazione dell'invecchiamento biologico come conseguenza dell’infezione da COVID-19
[log] =>
[status] => 1
[comment] => 0
[promote] => 1
[sticky] => 0
[nid] => 112497
[type] => box_lancio_news
[language] => it
[created] => 1722349360
[changed] => 1722349421
[tnid] => 0
[translate] => 0
[revision_timestamp] => 1722349421
[revision_uid] => 2032
[body] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] =>
Il team interdisciplinare Medicina del lavoro dell'Azienda Ospedale - Università di Padova ha recentemente pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dal titolo Revealing the Hidden Impacts: Insights into Biological Aging and Long-Term Effects in Pauci - and Asymptomatic COVID-19 Healthcare Workers che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, caratteristiche del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico come conseguenze a lungo termine dell’infezione anche in forma poco o per nulla sintomatica.
L'invecchiamento biologico riguarda i cambiamenti naturali del corpo nel tempo. È un processo che può variare da individuo e individuo anche per fattori genetici e ambientali. Per valutarlo, nella ricerca, si sono misurati parametri molecolari precoci di invecchiamento cellulare, come la lunghezza dei telomeri e la metilazione del DNA (DNAmAge) su geni specifici. Si è in presenza di un invecchiamento accelerato quando i segni molecolari di invecchiamento sono più avanzati rispetto a quelli tipici dell’età cronologica del soggetto, un fenomeno che può rivelare molto sullo stato di salute e sulla longevità di una persona.
La ricerca, guidata da Sofia Pavanello del Dipartimento di Scienze cardio - toraco - vascolari e sanità pubblica dell'Università di Padova, è stata effettuata su 76 tra operatrici e operatori sanitari dell’azienda ospedaliera contagiati nella prima ondata e poco o per nulla sintomatici al COVID-19. Il campione - sebbene piccolo visto il limitato contagio nella struttura ospedaliera (144 su 8240 degli operatori sanitari) grazie alle attente politiche di prevenzione attuate - è stato altamente selezionato e monitorato nel tempo e può essere considerato come rappresentativo dell’intera popolazione. Per ogni soggetto della ricerca sono stati raccolti dati su demografia, stile di vita, storia medica ed esposizione ambientale e occupazionale. Tutti sono stati sottoposti a un esame clinico con test di funzionalità respiratoria e valutazione cardiaca con esiti della variabilità della frequenza cardiaca, al questionario WAI (Work Ability Index) per la valutazione della loro capacità lavorativa e sono stati raccolti campioni ematici per test di biochimica di base, profili immunologici, biomarcatori di infiammazione e analisi dell'invecchiamento biologico.
La ricerca ha analizzato i parametri ematochimici tra cui indicatori di infiammazione, come interleuchina 6 e proteina C-reattiva, per verificare se lo stato infiammatorio – meccanismo alla base della nostra ipotesi per l'accelerazione dell'invecchiamento biologico – persistesse dopo un anno dall’infezione. Sono stati anche esaminati parametri di capacità lavorativa tramite il questionario WAI, la salute respiratoria e l'attività cardiaca.
«Abbiamo riscontrato che l'aumento della DNAmAge – un marker molecolare di invecchiamento– oltre ad essere associato alla durata -giorni - dell’infezione, era in relazione ad un declino della funzionalità polmonare, della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) e una bassa frequenza cardiaca media (HR). Un aumento della DNAmAge indica un invecchiamento biologico accelerato, aggravato da fattori come l'infezione da SARS-CoV-2; la capacità respiratoria, la frequenza cardiaca, sia basale che non basale, tende a diminuire con l'età, rendendo le persone anziane più inclini alla bradicardia, e anche la variabilità della HRV diminuisce con l'invecchiamento – sottolinea Sofia Pavanello –. Il campione preso in esame mostra un aumento della DNAmAge con una riduzione della capacità respiratoria e della frequenza cardiaca media un anno dopo l'infezione da SARS-CoV-2 rispetto alla fase post-acuta, evidenziando l'impatto delle infezioni sull'invecchiamento biologico. La prima evidenza emersa dallo studio è che il monitoraggio della capacità respiratoria, della frequenza cardiaca e la HRV, e il mantenimento degli stessi attraverso interventi mirati, potrebbero mitigare l'accelerazione dell’invecchiamento. Inoltre, dai test clinici e dai campioni biologici emerge che un numero alto del campione (il 30%) ha sperimentato sintomi persistenti come difficoltà respiratoria (dispnea) e problemi cognitivi (problemi di concentrazione, memoria e ansia) fino a un anno dopo l'infezione».
«A un anno dal contagiosi è riscontrato un invecchiamento biologico accelerato nelle cellule dell'espettorato rispetto ai leucociti del sangue e alle cellule nasali. Questa evidenza suggerisce un tessuto polmonare particolarmente vulnerabile anche in soggetti contagiati con poca o nulla sintomatologia da COVID-19. In termini di significatività – conclude Sofia Pavanello – la ricerca indica che questo invecchiamento biologico si associa maggiormente: al genere maschile - confermando le statistiche sulla longevità maggiore del genere femminile e suggerendo anche strategie di prevenzione specifiche per genere; alla presenza di malattie croniche quali disturbi muscoloscheletrici, ernia del disco spinale, malattie gastrointestinali, malattie endocrine, diabete, malattie respiratorie e tumori. Altro dato importante è che a parità di contagio e sintomi, chi presenta glicemia alta e alti livelli di LDL (colesterolo cattivo) ha un maggior rischio di invecchiare più velocemente».
[summary] =>
[format] => 2
[safe_value] =>
Il team interdisciplinare Medicina del lavoro dell'Azienda Ospedale - Università di Padova ha recentemente pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dal titolo Revealing the Hidden Impacts: Insights into Biological Aging and Long-Term Effects in Pauci - and Asymptomatic COVID-19 Healthcare Workers che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, caratteristiche del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico come conseguenze a lungo termine dell’infezione anche in forma poco o per nulla sintomatica.
L'invecchiamento biologico riguarda i cambiamenti naturali del corpo nel tempo. È un processo che può variare da individuo e individuo anche per fattori genetici e ambientali. Per valutarlo, nella ricerca, si sono misurati parametri molecolari precoci di invecchiamento cellulare, come la lunghezza dei telomeri e la metilazione del DNA (DNAmAge) su geni specifici. Si è in presenza di un invecchiamento accelerato quando i segni molecolari di invecchiamento sono più avanzati rispetto a quelli tipici dell’età cronologica del soggetto, un fenomeno che può rivelare molto sullo stato di salute e sulla longevità di una persona.
La ricerca, guidata da Sofia Pavanello del Dipartimento di Scienze cardio - toraco - vascolari e sanità pubblica dell'Università di Padova, è stata effettuata su 76 tra operatrici e operatori sanitari dell’azienda ospedaliera contagiati nella prima ondata e poco o per nulla sintomatici al COVID-19. Il campione - sebbene piccolo visto il limitato contagio nella struttura ospedaliera (144 su 8240 degli operatori sanitari) grazie alle attente politiche di prevenzione attuate - è stato altamente selezionato e monitorato nel tempo e può essere considerato come rappresentativo dell’intera popolazione. Per ogni soggetto della ricerca sono stati raccolti dati su demografia, stile di vita, storia medica ed esposizione ambientale e occupazionale. Tutti sono stati sottoposti a un esame clinico con test di funzionalità respiratoria e valutazione cardiaca con esiti della variabilità della frequenza cardiaca, al questionario WAI (Work Ability Index) per la valutazione della loro capacità lavorativa e sono stati raccolti campioni ematici per test di biochimica di base, profili immunologici, biomarcatori di infiammazione e analisi dell'invecchiamento biologico.
La ricerca ha analizzato i parametri ematochimici tra cui indicatori di infiammazione, come interleuchina 6 e proteina C-reattiva, per verificare se lo stato infiammatorio – meccanismo alla base della nostra ipotesi per l'accelerazione dell'invecchiamento biologico – persistesse dopo un anno dall’infezione. Sono stati anche esaminati parametri di capacità lavorativa tramite il questionario WAI, la salute respiratoria e l'attività cardiaca.
«Abbiamo riscontrato che l'aumento della DNAmAge – un marker molecolare di invecchiamento– oltre ad essere associato alla durata -giorni - dell’infezione, era in relazione ad un declino della funzionalità polmonare, della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) e una bassa frequenza cardiaca media (HR). Un aumento della DNAmAge indica un invecchiamento biologico accelerato, aggravato da fattori come l'infezione da SARS-CoV-2; la capacità respiratoria, la frequenza cardiaca, sia basale che non basale, tende a diminuire con l'età, rendendo le persone anziane più inclini alla bradicardia, e anche la variabilità della HRV diminuisce con l'invecchiamento – sottolinea Sofia Pavanello –. Il campione preso in esame mostra un aumento della DNAmAge con una riduzione della capacità respiratoria e della frequenza cardiaca media un anno dopo l'infezione da SARS-CoV-2 rispetto alla fase post-acuta, evidenziando l'impatto delle infezioni sull'invecchiamento biologico. La prima evidenza emersa dallo studio è che il monitoraggio della capacità respiratoria, della frequenza cardiaca e la HRV, e il mantenimento degli stessi attraverso interventi mirati, potrebbero mitigare l'accelerazione dell’invecchiamento. Inoltre, dai test clinici e dai campioni biologici emerge che un numero alto del campione (il 30%) ha sperimentato sintomi persistenti come difficoltà respiratoria (dispnea) e problemi cognitivi (problemi di concentrazione, memoria e ansia) fino a un anno dopo l'infezione».
«A un anno dal contagiosi è riscontrato un invecchiamento biologico accelerato nelle cellule dell'espettorato rispetto ai leucociti del sangue e alle cellule nasali. Questa evidenza suggerisce un tessuto polmonare particolarmente vulnerabile anche in soggetti contagiati con poca o nulla sintomatologia da COVID-19. In termini di significatività – conclude Sofia Pavanello – la ricerca indica che questo invecchiamento biologico si associa maggiormente: al genere maschile - confermando le statistiche sulla longevità maggiore del genere femminile e suggerendo anche strategie di prevenzione specifiche per genere; alla presenza di malattie croniche quali disturbi muscoloscheletrici, ernia del disco spinale, malattie gastrointestinali, malattie endocrine, diabete, malattie respiratorie e tumori. Altro dato importante è che a parità di contagio e sintomi, chi presenta glicemia alta e alti livelli di LDL (colesterolo cattivo) ha un maggior rischio di invecchiare più velocemente».
[safe_summary] =>
)
)
)
[field_date_box_lancio_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => 2024-07-30T00:00:00
[timezone] => Europe/Paris
[timezone_db] => Europe/Paris
[date_type] => date
)
)
)
[field_etichetta_box_lancio_news] => Array
(
)
[field_img_box_lancio_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[fid] => 132886
[uid] => 2032
[filename] => n_anziano_occhio.jpg
[uri] => public://n_anziano_occhio_0.jpg
[filemime] => image/jpeg
[filesize] => 396188
[status] => 1
[timestamp] => 1722349360
[type] => image
[field_file_image_alt_text] => Array
(
)
[field_file_image_title_text] => Array
(
)
[field_folder] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[tid] => 2048
)
)
)
[metadata] => Array
(
[height] => 630
[width] => 1200
)
[height] => 630
[width] => 1200
[alt] => anziana
[title] =>
)
)
)
[field_link_alla_news] => Array
(
)
[field_link_esterno_news] => Array
(
)
[field_pagina_associata] => Array
(
)
[field_link_etichetta] => Array
(
)
[field_abstract_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => Pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dell’Università di Padova che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, fenomeni caratteristici del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico
[format] =>
[safe_value] => Pubblicato su «Journal of Molecular Sciences» lo studio dell’Università di Padova che esplora il ruolo dell'infiammazione e dello stress ossidativo, fenomeni caratteristici del COVID-19, nell'accelerazione dell'invecchiamento biologico
)
)
)
[field_allegato_news] => Array
(
)
[field_categorie_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[tid] => 2264
)
[1] => Array
(
[tid] => 2267
)
[2] => Array
(
[tid] => 2462
)
)
)
[field_pub_date] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => 2024-07-30T00:00:00
[value2] => 2025-07-30T00:00:00
[timezone] => Europe/Paris
[timezone_db] => Europe/Paris
[date_type] => date
)
)
)
[field_layout_news] => Array
(
[und] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => single
)
)
)
[field_testo_opzionale_news] => Array
(
)
[field_url_en_page] => Array
(
)
[field_url_en_page_label] => Array
(
)
[path] => Array
(
[pathauto] => 1
)
[name] => francesca.forzan
[picture] => 0
[data] => b:0;
[num_revisions] => 3
[current_revision_id] => 465762
[is_current] => 1
[is_pending] =>
[revision_moderation] =>
[entity_view_prepared] => 1
)
[#items] => Array
(
[0] => Array
(
[value] => 2024-07-30T00:00:00
[timezone] => Europe/Paris
[timezone_db] => Europe/Paris
[date_type] => date
)
)
[#formatter] => date_default
[0] => Array
(
[#markup] =>
Mar, 30/07/2024
)
)
)