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Ahmadreza Djajali, il medico e ricercatore irano-svedese detenuto da 4 anni nelle carceri iraniane accusato di spionaggio, sta per essere giustiziato. È giunta poche ore fa la notizia del suo imminente trasferimento nella prigione di Raja’i Shahr a Karaj in attesa della sentenza capitale a cui è stato condannato dalle autorità di Teheran.
Scholars at Risk (SAR), il network di oltre 500 università in tutto ilmondo che sostiene e incentiva il valore della libertà accademica, e che da anni segue la situazione di Ahmadreza Djajali, aveva già intensificato una campagna a sostegno della sua liberazione, anche viste le deteriorate condizioni di salute. SAR Italia ha ora dunque appoggiato una petizione della federazione Italiana per i Diritti Umani inviata all’alto commissario europeo Borrel, che chiede una presa di posizione da parte delle istituzioni europee; Sar International, inotre, lancia una petizione per i membri del Parlamento Europeo.
In una intervista a Il Bo Live, Claudia Padovani, docente Unipd nel coordinamento nazionale della rete Scholars at Risk (SAR), ha a affermato: “Si tratta di una storia ormai lunga: parliamo di un ricercatore che è incarcerato per anni a seguito di un processo non regolare, come rilevato da un rapporto delle Nazioni Unite, e per il quale si sono mobilitate sia la comunità accademica che le organizzazioni internazionali dei diritti umani”.
Djalali era conosciuto e stimato a livello internazionale come medico e ricercatore, esperto di medicina dei disastri e assistenza umanitaria, quando nel 2016 venne arrestato mentre si trovava in Iran per partecipare ad alcuni seminari ai quali era stato invitato nelle università di Teheran e Shiraz. Durante la detenzione e il processo Djalali non ha potuto difendersi liberamente, è stato torturato psicologicamente e fisicamente ed è stato privato delle cure mediche necessarie. Dall’arresto risulta aver perso 24 kg e ora pesa 51 kg.
Nel gennaio 2018, SAR ha promosso la campagna #SaveAhmad attraverso i social media per esercitare pressioni sulle istituzioni pubbliche per sostenere il rilascio di Djalali.
Anche Amnesty International raccoglie firme per salvare lo studioso: è possibile sottoscrivere online l'appello Salviamo Ahmad dalla pena di morte.
L'articolo su Il Bo Live: Conto alla rovescia per per salvare Ahmadreza Djalali
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Nel gennaio 2018, SAR ha promosso la campagna #SaveAhmad attraverso i social media per esercitare pressioni sulle istituzioni pubbliche per sostenere il rilascio di Djalali.
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In una intervista a Il Bo Live, Claudia Padovani, docente Unipd nel coordinamento nazionale della rete Scholars at Risk (SAR), ha a affermato: “Si tratta di una storia ormai lunga: parliamo di un ricercatore che è incarcerato per anni a seguito di un processo non regolare, come rilevato da un rapporto delle Nazioni Unite, e per il quale si sono mobilitate sia la comunità accademica che le organizzazioni internazionali dei diritti umani”.
Djalali era conosciuto e stimato a livello internazionale come medico e ricercatore, esperto di medicina dei disastri e assistenza umanitaria, quando nel 2016 venne arrestato mentre si trovava in Iran per partecipare ad alcuni seminari ai quali era stato invitato nelle università di Teheran e Shiraz. Durante la detenzione e il processo Djalali non ha potuto difendersi liberamente, è stato torturato psicologicamente e fisicamente ed è stato privato delle cure mediche necessarie. Dall’arresto risulta aver perso 24 kg e ora pesa 51 kg.
Nel gennaio 2018, SAR ha promosso la campagna #SaveAhmad attraverso i social media per esercitare pressioni sulle istituzioni pubbliche per sostenere il rilascio di Djalali.
Anche Amnesty International raccoglie firme per salvare lo studioso: è possibile sottoscrivere online l'appello Salviamo Ahmad dalla pena di morte.
L'articolo su Il Bo Live: Conto alla rovescia per per salvare Ahmadreza Djalali
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Ahmadreza Djajali, il medico e ricercatore irano-svedese detenuto da 4 anni nelle carceri iraniane accusato di spionaggio, sta per essere giustiziato. È giunta poche ore fa la notizia del suo imminente trasferimento nella prigione di Raja’i Shahr a Karaj in attesa della sentenza capitale a cui è stato condannato dalle autorità di Teheran.
Scholars at Risk (SAR), il network di oltre 500 università in tutto ilmondo che sostiene e incentiva il valore della libertà accademica, e che da anni segue la situazione di Ahmadreza Djajali, aveva già intensificato una campagna a sostegno della sua liberazione, anche viste le deteriorate condizioni di salute. SAR Italia ha ora dunque appoggiato una petizione della federazione Italiana per i Diritti Umani inviata all’alto commissario europeo Borrel, che chiede una presa di posizione da parte delle istituzioni europee; Sar International, inotre, lancia una petizione per i membri del Parlamento Europeo.
In una intervista a Il Bo Live, Claudia Padovani, docente Unipd nel coordinamento nazionale della rete Scholars at Risk (SAR), ha a affermato: “Si tratta di una storia ormai lunga: parliamo di un ricercatore che è incarcerato per anni a seguito di un processo non regolare, come rilevato da un rapporto delle Nazioni Unite, e per il quale si sono mobilitate sia la comunità accademica che le organizzazioni internazionali dei diritti umani”.
Djalali era conosciuto e stimato a livello internazionale come medico e ricercatore, esperto di medicina dei disastri e assistenza umanitaria, quando nel 2016 venne arrestato mentre si trovava in Iran per partecipare ad alcuni seminari ai quali era stato invitato nelle università di Teheran e Shiraz. Durante la detenzione e il processo Djalali non ha potuto difendersi liberamente, è stato torturato psicologicamente e fisicamente ed è stato privato delle cure mediche necessarie. Dall’arresto risulta aver perso 24 kg e ora pesa 51 kg.
Nel gennaio 2018, SAR ha promosso la campagna #SaveAhmad attraverso i social media per esercitare pressioni sulle istituzioni pubbliche per sostenere il rilascio di Djalali.
Anche Amnesty International raccoglie firme per salvare lo studioso: è possibile sottoscrivere online l'appello Salviamo Ahmad dalla pena di morte.
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Scholars at Risk (SAR), il network di oltre 500 università in tutto ilmondo che sostiene e incentiva il valore della libertà accademica, e che da anni segue la situazione di Ahmadreza Djajali, aveva già intensificato una campagna a sostegno della sua liberazione, anche viste le deteriorate condizioni di salute. SAR Italia ha ora dunque appoggiato una petizione della federazione Italiana per i Diritti Umani inviata all’alto commissario europeo Borrel, che chiede una presa di posizione da parte delle istituzioni europee; Sar International, inotre, lancia una petizione per i membri del Parlamento Europeo.
In una intervista a Il Bo Live, Claudia Padovani, docente Unipd nel coordinamento nazionale della rete Scholars at Risk (SAR), ha a affermato: “Si tratta di una storia ormai lunga: parliamo di un ricercatore che è incarcerato per anni a seguito di un processo non regolare, come rilevato da un rapporto delle Nazioni Unite, e per il quale si sono mobilitate sia la comunità accademica che le organizzazioni internazionali dei diritti umani”.
Djalali era conosciuto e stimato a livello internazionale come medico e ricercatore, esperto di medicina dei disastri e assistenza umanitaria, quando nel 2016 venne arrestato mentre si trovava in Iran per partecipare ad alcuni seminari ai quali era stato invitato nelle università di Teheran e Shiraz. Durante la detenzione e il processo Djalali non ha potuto difendersi liberamente, è stato torturato psicologicamente e fisicamente ed è stato privato delle cure mediche necessarie. Dall’arresto risulta aver perso 24 kg e ora pesa 51 kg.
Nel gennaio 2018, SAR ha promosso la campagna #SaveAhmad attraverso i social media per esercitare pressioni sulle istituzioni pubbliche per sostenere il rilascio di Djalali.
Anche Amnesty International raccoglie firme per salvare lo studioso: è possibile sottoscrivere online l'appello Salviamo Ahmad dalla pena di morte.
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Scholars at Risk (SAR), il network di oltre 500 università in tutto ilmondo che sostiene e incentiva il valore della libertà accademica, e che da anni segue la situazione di Ahmadreza Djajali, aveva già intensificato una campagna a sostegno della sua liberazione, anche viste le deteriorate condizioni di salute. SAR Italia ha ora dunque appoggiato una petizione della federazione Italiana per i Diritti Umani inviata all’alto commissario europeo Borrel, che chiede una presa di posizione da parte delle istituzioni europee; Sar International, inotre, lancia una petizione per i membri del Parlamento Europeo.
In una intervista a Il Bo Live, Claudia Padovani, docente Unipd nel coordinamento nazionale della rete Scholars at Risk (SAR), ha a affermato: “Si tratta di una storia ormai lunga: parliamo di un ricercatore che è incarcerato per anni a seguito di un processo non regolare, come rilevato da un rapporto delle Nazioni Unite, e per il quale si sono mobilitate sia la comunità accademica che le organizzazioni internazionali dei diritti umani”.
Djalali era conosciuto e stimato a livello internazionale come medico e ricercatore, esperto di medicina dei disastri e assistenza umanitaria, quando nel 2016 venne arrestato mentre si trovava in Iran per partecipare ad alcuni seminari ai quali era stato invitato nelle università di Teheran e Shiraz. Durante la detenzione e il processo Djalali non ha potuto difendersi liberamente, è stato torturato psicologicamente e fisicamente ed è stato privato delle cure mediche necessarie. Dall’arresto risulta aver perso 24 kg e ora pesa 51 kg.
Nel gennaio 2018, SAR ha promosso la campagna #SaveAhmad attraverso i social media per esercitare pressioni sulle istituzioni pubbliche per sostenere il rilascio di Djalali.
Anche Amnesty International raccoglie firme per salvare lo studioso: è possibile sottoscrivere online l'appello Salviamo Ahmad dalla pena di morte.
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