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Partendo dal lavoro e dalla ricerca svolta dal VIMM lo scorso anno, che aveva dimostrato che i pazienti affetti da cancro alla prostata trattati con terapie di deprivazione androgenica (ADT) presentavano un minor rischio di infezione e di sviluppo del Covid-19 rispetto a pazienti con cancro alla prostata non trattati, lo studio pone al centro il possibile ruolo degli ormoni steroidei nella strategia terapeutica Covid-19.
Indagando l’influenza degli ormoni sessuali nel decorso della malattia Covid-19, in virtù del loro ruolo nella regolazione del sistema immunitario e nelle diverse proteine coinvolte nell’infezione da SARS Cov-2 come ACE2 e TMPRSS, è stata evidenziato nel campione delle donne testate una ridotta prevalenza di infezione in pazienti affette da tumori ormono-dipendenti in terapia SERM (Modulatori selettivi del recettore degli estrogeni): lo studio suggerisce pertanto un effetto off-target giocato dai SERM che potenzialmente comporta un'alterazione nel meccanismo di fusione tra il virus e la cellula ospite, individuandone un possibile utilizzo clinico nel trattamento dei pazienti COVID-19.
Questo risultato, in linea con la recente scoperta sviluppata dal consorzio pubblico privato Exscalate4CoV, finanziato dalla Commissione Europea con il bando Horizon 2020 - che prevede un’efficacia di raloxifene quale potenziale farmaco contro il COVID-19 - andrà ulteriormente convalidato in una coorte più ampia di donne infette da SARS-Cov-2 e corretto in base a più variabili.
“Al fine di convalidare l'ipotesi che la regolazione ormonale possa essere implicata negli esiti clinici di COVID-19, abbiamo valutato la prevalenza di infezione da SARS-CoV-2, ricovero ospedaliero e morte nelle donne affette da tumori ormono-dipendenti e in trattamento con anti -terapia estrogenica - sottolinea Monica Montopoli, Associated Investigator del VIMM –. Il risultato che abbiamo ottenuto, seppur richieda un campione più ampio e ulteriori studi molecolari per far luce sul meccanismo e sull’effetto protettivo osservato nelle donne sotto trattamento con SERMs, individua una nuova e possibile strada per prevenire o attenuare gli effetti del virus”.
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“Clinical outcome of SARS-CoV-2 infection in breast and ovarian cancer patients underwent anti-estrogenic therapy” è il titolo della ricerca condotta dalle ricercatrici Monica Montopoli (VIMM-Università di Padova) e Arianna Calcinotto (IOR di Bellinzona) e pubblicato dalla rivista “Annals of Oncology” che dimostra come i farmaci SERM (Modulatori Selettivi del Ricettore Estrogenico) sarebbero efficaci nel contrastare l’infezione da SARS-CoV-2 e il successivo sviluppo del virus. Lo studio, realizzato stretta collaborazione tra il VIMM-Università di Padova, il Registro Tumori Veneto e lo IOR di Bellinzona, ha preso in esame una popolazione femminile di 51.060 donne testate per l'infezione da SARS-CoV-2 nella Regione Veneto.
Partendo dal lavoro e dalla ricerca svolta dal VIMM lo scorso anno, che aveva dimostrato che i pazienti affetti da cancro alla prostata trattati con terapie di deprivazione androgenica (ADT) presentavano un minor rischio di infezione e di sviluppo del Covid-19 rispetto a pazienti con cancro alla prostata non trattati, lo studio pone al centro il possibile ruolo degli ormoni steroidei nella strategia terapeutica Covid-19.
Indagando l’influenza degli ormoni sessuali nel decorso della malattia Covid-19, in virtù del loro ruolo nella regolazione del sistema immunitario e nelle diverse proteine coinvolte nell’infezione da SARS Cov-2 come ACE2 e TMPRSS, è stata evidenziato nel campione delle donne testate una ridotta prevalenza di infezione in pazienti affette da tumori ormono-dipendenti in terapia SERM (Modulatori selettivi del recettore degli estrogeni): lo studio suggerisce pertanto un effetto off-target giocato dai SERM che potenzialmente comporta un'alterazione nel meccanismo di fusione tra il virus e la cellula ospite, individuandone un possibile utilizzo clinico nel trattamento dei pazienti COVID-19.
Questo risultato, in linea con la recente scoperta sviluppata dal consorzio pubblico privato Exscalate4CoV, finanziato dalla Commissione Europea con il bando Horizon 2020 - che prevede un’efficacia di raloxifene quale potenziale farmaco contro il COVID-19 - andrà ulteriormente convalidato in una coorte più ampia di donne infette da SARS-Cov-2 e corretto in base a più variabili.
“Al fine di convalidare l'ipotesi che la regolazione ormonale possa essere implicata negli esiti clinici di COVID-19, abbiamo valutato la prevalenza di infezione da SARS-CoV-2, ricovero ospedaliero e morte nelle donne affette da tumori ormono-dipendenti e in trattamento con anti -terapia estrogenica - sottolinea Monica Montopoli, Associated Investigator del VIMM –. Il risultato che abbiamo ottenuto, seppur richieda un campione più ampio e ulteriori studi molecolari per far luce sul meccanismo e sull’effetto protettivo osservato nelle donne sotto trattamento con SERMs, individua una nuova e possibile strada per prevenire o attenuare gli effetti del virus”.
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