PA 110 e lode Agevolazioni

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Le agevolazioni consistono in una riduzione della contribuzione studentesca.

Viene garantita la possibilità di frequentare i corsi PA 110 e lode secondo le modalità didattiche approvate dai regolamenti dei corsi di studio (indicate nell'Allegato al Protocollo), non sono previste modalità didattiche agevolate.

È inoltre riconosciuto un contributo pari al 50% del costo di iscrizione sostenuto dallo studente, erogato anche in misura compensativa rispetto alle tasse di iscrizione dovute da ciascuno studente, ed è, in ogni caso, determinata previa verifica dei requisiti di merito e in funzione delle risorse assegnate annualmente al DFP effettivamente disponibili.

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Le agevolazioni consistono in una riduzione della contribuzione studentesca.

Viene garantita la possibilità di frequentare i corsi PA 110 e lode secondo le modalità didattiche approvate dai regolamenti dei corsi di studio (indicate nell'Allegato al Protocollo), non sono previste modalità didattiche agevolate.

È inoltre riconosciuto un contributo pari al 50% del costo di iscrizione sostenuto dallo studente, erogato anche in misura compensativa rispetto alle tasse di iscrizione dovute da ciascuno studente, ed è, in ogni caso, determinata previa verifica dei requisiti di merito e in funzione delle risorse assegnate annualmente al DFP effettivamente disponibili.

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Le agevolazioni consistono in una riduzione della contribuzione studentesca.

Viene garantita la possibilità di frequentare i corsi PA 110 e lode secondo le modalità didattiche approvate dai regolamenti dei corsi di studio (indicate nell'Allegato al Protocollo), non sono previste modalità didattiche agevolate.

È inoltre riconosciuto un contributo pari al 50% del costo di iscrizione sostenuto dallo studente, erogato anche in misura compensativa rispetto alle tasse di iscrizione dovute da ciascuno studente, ed è, in ogni caso, determinata previa verifica dei requisiti di merito e in funzione delle risorse assegnate annualmente al DFP effettivamente disponibili.

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Le agevolazioni consistono in una riduzione della contribuzione studentesca.

Viene garantita la possibilità di frequentare i corsi PA 110 e lode secondo le modalità didattiche approvate dai regolamenti dei corsi di studio (indicate nell'Allegato al Protocollo), non sono previste modalità didattiche agevolate.

È inoltre riconosciuto un contributo pari al 50% del costo di iscrizione sostenuto dallo studente, erogato anche in misura compensativa rispetto alle tasse di iscrizione dovute da ciascuno studente, ed è, in ogni caso, determinata previa verifica dei requisiti di merito e in funzione delle risorse assegnate annualmente al DFP effettivamente disponibili.

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Le agevolazioni consistono in una riduzione della contribuzione studentesca.

Viene garantita la possibilità di frequentare i corsi PA 110 e lode secondo le modalità didattiche approvate dai regolamenti dei corsi di studio (indicate nell'Allegato al Protocollo), non sono previste modalità didattiche agevolate.

È inoltre riconosciuto un contributo pari al 50% del costo di iscrizione sostenuto dallo studente, erogato anche in misura compensativa rispetto alle tasse di iscrizione dovute da ciascuno studente, ed è, in ogni caso, determinata previa verifica dei requisiti di merito e in funzione delle risorse assegnate annualmente al DFP effettivamente disponibili.

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Le agevolazioni consistono in una riduzione della contribuzione studentesca.

Viene garantita la possibilità di frequentare i corsi PA 110 e lode secondo le modalità didattiche approvate dai regolamenti dei corsi di studio (indicate nell'Allegato al Protocollo), non sono previste modalità didattiche agevolate.

È inoltre riconosciuto un contributo pari al 50% del costo di iscrizione sostenuto dallo studente, erogato anche in misura compensativa rispetto alle tasse di iscrizione dovute da ciascuno studente, ed è, in ogni caso, determinata previa verifica dei requisiti di merito e in funzione delle risorse assegnate annualmente al DFP effettivamente disponibili.

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Le agevolazioni consistono in una riduzione della contribuzione studentesca.

Viene garantita la possibilità di frequentare i corsi PA 110 e lode secondo le modalità didattiche approvate dai regolamenti dei corsi di studio (indicate nell'Allegato al Protocollo), non sono previste modalità didattiche agevolate.

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Le agevolazioni consistono in una riduzione della contribuzione studentesca.

Viene garantita la possibilità di frequentare i corsi PA 110 e lode secondo le modalità didattiche approvate dai regolamenti dei corsi di studio (indicate nell'Allegato al Protocollo), non sono previste modalità didattiche agevolate.

È inoltre riconosciuto un contributo pari al 50% del costo di iscrizione sostenuto dallo studente, erogato anche in misura compensativa rispetto alle tasse di iscrizione dovute da ciascuno studente, ed è, in ogni caso, determinata previa verifica dei requisiti di merito e in funzione delle risorse assegnate annualmente al DFP effettivamente disponibili.

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LAMENESS IN RUMINANTS 2024: A VENEZIA LA CONFERENZA INTERNAZIONALE SULLA ZOPPIA DEI RUMINANTI

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LA PRIMA VOLTA IN ITALIA DI UN MASTER SUL COACHING ORGANIZZATIVO

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RICERCA - L'ETICA DEL BIOBANKING PER LA CONSERVAZIONE DELLA BIODIVERSITÀ. BIORESCUE SVILUPPA UNO STRUMENTO DI VALUTAZIONE ETICA PER LE BIOBANCHE DEDICATE ALLA TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ

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L'etica del biobanking per la conservazione della biodiversità

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Per far fronte alla crisi globale relativa alla perdita di biodiversità si stanno costituendo sempre più biobanche per salvaguardare e ripristinare la diversità genetica. I tessuti e le cellule conservati consentono a scienziati e conservazionisti di operare superando le frammentazioni spaziali e persino temporali nelle popolazioni di fauna selvatica in declino e di impiegare le tecnologie di riproduzione assistita—a patto però che le biobanche possano essere utilizzate in modo sicuro ed eticamente appropriato.

In un nuovo articolo scientifico pubblicato sulla rivista 'Cryobiology', il team di BioRescue, di cui l'Università di Padova fa parte, analizza sistematicamente queste questioni etiche, che comprendono, tra l'altro, il benessere degli animali, la proprietà dei campioni e le buone pratiche scientifiche.

Per contribuire ad affrontare queste problematiche nell'ambito dei progetti scientifici di conservazione, BioRescue ha adattato lo strumento di valutazione etica ETHAS, già consolidato, per applicarlo al biobanking di vari tipi di biomateriali, come tessuti, cellule riproduttive, embrioni e colture cellulari. ETHAS è uno strumento di autovalutazione sistematico e basato su una lista di controllo che copre l'etica ambientale, l'etica del benessere degli animali, l'etica sociale e l'etica della ricerca coinvolte nelle procedure di biobanking.

"Se si aprono nuovi orizzonti per la conservazione attraverso l'uso di nuove biotecnologie come il biobanking, dobbiamo assicurarci di prendere decisioni sagge per l'ambiente e l'ecosistema, per il benessere degli animali coinvolti, per la società e le sue istituzioni e normative, nonché per la buona pratica scientifica", afferma Barbara de Mori, professoressa dell'Università di Padova, che dirige la ricerca etica in BioRescue. 

La valutazione etica delle attività di biobanking, tuttavia, è ancora agli inizi, riassume il team di BioRescue nel documento scientifico, così come l'integrazione delle banche genomiche (GRB) nella gestione delle specie di interesse conservazionistico. È urgente non solo migliorare la formazione etica dei conservazionisti e dei professionisti che operano nel campo del biobanking, ma anche facilitare l'affermazione dei GRB come strategia fondamentale per sostenere gli obiettivi di conservazione delle specie. La raccolta e la conservazione di campioni e lo sviluppo di linee cellulari viventi dovrebbero essere considerati parte integrante degli sforzi di conservazione come interventi di routine piuttosto che eccezioni, così come la loro valutazione etica.

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Per far fronte alla crisi globale relativa alla perdita di biodiversità si stanno costituendo sempre più biobanche per salvaguardare e ripristinare la diversità genetica. I tessuti e le cellule conservati consentono a scienziati e conservazionisti di operare superando le frammentazioni spaziali e persino temporali nelle popolazioni di fauna selvatica in declino e di impiegare le tecnologie di riproduzione assistita—a patto però che le biobanche possano essere utilizzate in modo sicuro ed eticamente appropriato.

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La valutazione etica delle attività di biobanking, tuttavia, è ancora agli inizi, riassume il team di BioRescue nel documento scientifico, così come l'integrazione delle banche genomiche (GRB) nella gestione delle specie di interesse conservazionistico. È urgente non solo migliorare la formazione etica dei conservazionisti e dei professionisti che operano nel campo del biobanking, ma anche facilitare l'affermazione dei GRB come strategia fondamentale per sostenere gli obiettivi di conservazione delle specie. La raccolta e la conservazione di campioni e lo sviluppo di linee cellulari viventi dovrebbero essere considerati parte integrante degli sforzi di conservazione come interventi di routine piuttosto che eccezioni, così come la loro valutazione etica.

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In un nuovo articolo scientifico pubblicato sulla rivista 'Cryobiology', il team di BioRescue, di cui l'Università di Padova fa parte, analizza sistematicamente queste questioni etiche, che comprendono, tra l'altro, il benessere degli animali, la proprietà dei campioni e le buone pratiche scientifiche.

Per contribuire ad affrontare queste problematiche nell'ambito dei progetti scientifici di conservazione, BioRescue ha adattato lo strumento di valutazione etica ETHAS, già consolidato, per applicarlo al biobanking di vari tipi di biomateriali, come tessuti, cellule riproduttive, embrioni e colture cellulari. ETHAS è uno strumento di autovalutazione sistematico e basato su una lista di controllo che copre l'etica ambientale, l'etica del benessere degli animali, l'etica sociale e l'etica della ricerca coinvolte nelle procedure di biobanking.

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Per far fronte alla crisi globale relativa alla perdita di biodiversità si stanno costituendo sempre più biobanche per salvaguardare e ripristinare la diversità genetica. I tessuti e le cellule conservati consentono a scienziati e conservazionisti di operare superando le frammentazioni spaziali e persino temporali nelle popolazioni di fauna selvatica in declino e di impiegare le tecnologie di riproduzione assistita—a patto però che le biobanche possano essere utilizzate in modo sicuro ed eticamente appropriato.

In un nuovo articolo scientifico pubblicato sulla rivista 'Cryobiology', il team di BioRescue, di cui l'Università di Padova fa parte, analizza sistematicamente queste questioni etiche, che comprendono, tra l'altro, il benessere degli animali, la proprietà dei campioni e le buone pratiche scientifiche.

Per contribuire ad affrontare queste problematiche nell'ambito dei progetti scientifici di conservazione, BioRescue ha adattato lo strumento di valutazione etica ETHAS, già consolidato, per applicarlo al biobanking di vari tipi di biomateriali, come tessuti, cellule riproduttive, embrioni e colture cellulari. ETHAS è uno strumento di autovalutazione sistematico e basato su una lista di controllo che copre l'etica ambientale, l'etica del benessere degli animali, l'etica sociale e l'etica della ricerca coinvolte nelle procedure di biobanking.

"Se si aprono nuovi orizzonti per la conservazione attraverso l'uso di nuove biotecnologie come il biobanking, dobbiamo assicurarci di prendere decisioni sagge per l'ambiente e l'ecosistema, per il benessere degli animali coinvolti, per la società e le sue istituzioni e normative, nonché per la buona pratica scientifica", afferma Barbara de Mori, professoressa dell'Università di Padova, che dirige la ricerca etica in BioRescue. 

La valutazione etica delle attività di biobanking, tuttavia, è ancora agli inizi, riassume il team di BioRescue nel documento scientifico, così come l'integrazione delle banche genomiche (GRB) nella gestione delle specie di interesse conservazionistico. È urgente non solo migliorare la formazione etica dei conservazionisti e dei professionisti che operano nel campo del biobanking, ma anche facilitare l'affermazione dei GRB come strategia fondamentale per sostenere gli obiettivi di conservazione delle specie. La raccolta e la conservazione di campioni e lo sviluppo di linee cellulari viventi dovrebbero essere considerati parte integrante degli sforzi di conservazione come interventi di routine piuttosto che eccezioni, così come la loro valutazione etica.

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Espressione di interesse per la partecipazione alle reti europee triennio 2025 - 2027

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Il termine per la presentazione della proposta di adesione a una rete è il 16 ottobre 2024

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Il termine per la presentazione della proposta di adesione a una rete è il 16 ottobre 2024

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Il termine per la presentazione della proposta di adesione a una rete è il 16 ottobre 2024

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Il termine per la presentazione della proposta di adesione a una rete è il 16 ottobre 2024

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Il termine per la presentazione della proposta di adesione a una rete è il 16 ottobre 2024

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All. 2 - Allegato modello domanda Espressione di interesse per la partecipazione alle reti europee triennio 2025 - 2027

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All. 1 - Allegato elenco reti Espressione di interesse per la partecipazione alle reti europee triennio 2025 - 2027

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Espressione di interesse per la partecipazione alle reti europee triennio 2025 - 2027

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Il leone di piazzetta S. Marco a Venezia è "Made in China"

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Un team di studiosi e studiose di geologia, chimica, archeologia e storia dell'arte dell'Università di Padova e dell'Associazione internazionale di studi sul Mediterraneo e l’Oriente - Ismeo, in sinergia con colleghe e colleghi dell'Università Ca' Foscari di Venezia, ha effettuato nuove analisi chimiche della lega bronzea della celebre scultura di leone che si erge su una delle due colonne di piazzetta San Marco, simbolo universale di Venezia e del Veneto.

Insieme a nuove considerazioni stilistiche, i risultati indicano che la colossale statua sia molto probabilmente un elaborato rimontaggio di quello che era inizialmente uno zhènmùshòu (镇墓兽 "guardiano di tombe") fuso in epoca Tang (609-907 d.C.) con rame proveniente dalle miniere del basso bacino del fiume Yang-tze, il Fiume Azzurro del sud della Cina. Lo confermano accurate analisi degli isotopi del piombo, che lasciano nel bronzo tracce inconfondibili delle originarie miniere dalle quali il rame fu estratto.

La scoperta è stata annunciata l'11 settembre 2024, all'apertura del convegno internazionale su Marco Polo, che si sta tenendo a Venezia nell'ambito delle celebrazioni dei 700 anni dalla morte del mercante viaggiatore veneziano (Venezia 1254 - 1324). 

Poiché nel 1295, al momento del ritorno di Marco dal suo viaggio, la statua già si trovava sulla colonna, le circostanze del suo arrivo – probabilmente a pezzi – rimangono misteriose, ma potrebbero avere avuto a che fare con il primo viaggio del padre Nicolò e dello zio Maffeo, che tra il 1264 e il 1266 avevano visitato a Pechino la corte Mongola.

Se l'enigmatica statua continuerà a celare parte dei suoi segreti, oggi, in nuova luce, racconta un episodio sinora sconosciuto della grande Via della Seta, che per millenni ha unito le genti dell'Eurasia orientale al Mare Adriatico. 

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Un team di studiosi e studiose di geologia, chimica, archeologia e storia dell'arte dell'Università di Padova e dell'Associazione internazionale di studi sul Mediterraneo e l’Oriente - Ismeo, in sinergia con colleghe e colleghi dell'Università Ca' Foscari di Venezia, ha effettuato nuove analisi chimiche della lega bronzea della celebre scultura di leone che si erge su una delle due colonne di piazzetta San Marco, simbolo universale di Venezia e del Veneto.

Insieme a nuove considerazioni stilistiche, i risultati indicano che la colossale statua sia molto probabilmente un elaborato rimontaggio di quello che era inizialmente uno zhènmùshòu (镇墓兽 "guardiano di tombe") fuso in epoca Tang (609-907 d.C.) con rame proveniente dalle miniere del basso bacino del fiume Yang-tze, il Fiume Azzurro del sud della Cina. Lo confermano accurate analisi degli isotopi del piombo, che lasciano nel bronzo tracce inconfondibili delle originarie miniere dalle quali il rame fu estratto.

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Insieme a nuove considerazioni stilistiche, i risultati indicano che la colossale statua sia molto probabilmente un elaborato rimontaggio di quello che era inizialmente uno zhènmùshòu (镇墓兽 "guardiano di tombe") fuso in epoca Tang (609-907 d.C.) con rame proveniente dalle miniere del basso bacino del fiume Yang-tze, il Fiume Azzurro del sud della Cina. Lo confermano accurate analisi degli isotopi del piombo, che lasciano nel bronzo tracce inconfondibili delle originarie miniere dalle quali il rame fu estratto.

La scoperta è stata annunciata l'11 settembre 2024, all'apertura del convegno internazionale su Marco Polo, che si sta tenendo a Venezia nell'ambito delle celebrazioni dei 700 anni dalla morte del mercante viaggiatore veneziano (Venezia 1254 - 1324). 

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Un team di studiosi e studiose di geologia, chimica, archeologia e storia dell'arte dell'Università di Padova e dell'Associazione internazionale di studi sul Mediterraneo e l’Oriente - Ismeo, in sinergia con colleghe e colleghi dell'Università Ca' Foscari di Venezia, ha effettuato nuove analisi chimiche della lega bronzea della celebre scultura di leone che si erge su una delle due colonne di piazzetta San Marco, simbolo universale di Venezia e del Veneto.

Insieme a nuove considerazioni stilistiche, i risultati indicano che la colossale statua sia molto probabilmente un elaborato rimontaggio di quello che era inizialmente uno zhènmùshòu (镇墓兽 "guardiano di tombe") fuso in epoca Tang (609-907 d.C.) con rame proveniente dalle miniere del basso bacino del fiume Yang-tze, il Fiume Azzurro del sud della Cina. Lo confermano accurate analisi degli isotopi del piombo, che lasciano nel bronzo tracce inconfondibili delle originarie miniere dalle quali il rame fu estratto.

La scoperta è stata annunciata l'11 settembre 2024, all'apertura del convegno internazionale su Marco Polo, che si sta tenendo a Venezia nell'ambito delle celebrazioni dei 700 anni dalla morte del mercante viaggiatore veneziano (Venezia 1254 - 1324). 

Poiché nel 1295, al momento del ritorno di Marco dal suo viaggio, la statua già si trovava sulla colonna, le circostanze del suo arrivo – probabilmente a pezzi – rimangono misteriose, ma potrebbero avere avuto a che fare con il primo viaggio del padre Nicolò e dello zio Maffeo, che tra il 1264 e il 1266 avevano visitato a Pechino la corte Mongola.

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