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Edifici novecenteschi

Nel Novecento l’Università di Padova conosce una profonda stagione di rinnovamento architettonico che incide in modo decisivo sulla città. Durante il rettorato di Anti (1932-1943) si realizzano interventi fondamentali, sostenuti da nuovi finanziamenti, che portano al rinnovamento del Palazzo del Bo e alla costruzione del Liviano, dell’Istituto di Fisica, dell’Osservatorio di Asiago e della Stazione idrobiologica di Chioggia. Negli anni Cinquanta prende forma il grande polo ospedaliero universitario, consolidando l’espansione dell’Ateneo oltre il centro storico.

Dalla seconda metà del secolo, l’edilizia universitaria continua a evolversi attraverso commissioni interne, inizialmente con incarichi diretti e, più di recente, tramite concorsi che coinvolgono anche studi di architettura internazionali. Questa progressiva apertura segna un nuovo rapporto tra università e città, orientato alla rigenerazione e alla trasformazione urbana.

Il Palazzo Liviano

La sede di quella che era all'epoca la facoltà di Lettere in piazza Capitaniato e i suoi elementi d’arredo sono opera dell’architetto milanese Gio Ponti, che nel 1934 si aggiudicò il concorso per la sua costruzione. Di particolare rilievo, nell’atrio, l’affresco di Massimo Campigli e la statua di Tito Livio dello scultore Arturo Martini.
 

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Palazzo Anselmi Casale
Lungargine del Piovego – Padova
Strutturato attorno a due cortili, il complesso viene costruito in fasi successive tra il 1911 e il 1919 a partire dall’originario progetto dell’ingegnere Daniele Donghi. Nei decenni successivi conosce numerose e significative aggiunte e riorganizzazioni distributive che in gran parte ne cancellano le caratteristiche originarie. L’edificio conserva le pitture murali realizzate in diversi momenti dall’artista e decoratore padovano Giovanni Vianello.

Ex Gruppo Rionale Bonservizi
Via Giordano Bruno 27 – Padova
Il complesso architettonico viene edificato nel 1938 come sede del gruppo rionale fascista. Poco tempo dopo diventa base delle Brigate Nere della RSI e in seguito sede del comando inglese. Viene riconvertito all'uso civile e utilizzato dall’Università di Padova prima come casa dello studente, poi come sede del Centro Universitario Sportivo, ente che ancor oggi ne gestisce gli spazi.

Casa della Gioventù Universitaria (Bressanone)
Venne inaugurata nel 1953 la Casa della gioventù a Bressanone, paese in cui già da due anni si tenevano corsi estivi di aggiornamento dell’Università di Padova. Il progetto è dell’ingegnere e architetto Giulio Brunetta, firma di numerosi altri edifici dell’Ateneo.

osservatorio asiago
L’Osservatorio Astrofisico sull’Altipiano di Asiago

Inaugurato il 27 maggio 1942,  su progetto di Daniele Calabi. Il complesso comprende una torre d’osservazione e un edificio destinato alle abitazioni degli astronomi e agli uffici. Il telescopio e la cupola girevole sono ideati dalle Officine Galileo di Firenze. Dopo essere stato utilizzato per molti anni per la ricerca scientifica, il telescopio è oggi impiegato soprattutto per fini didattici.

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Stazione Idrobiologica a Chioggia 
Fu istituita nel 1940, nel quadrante di nord-est dell’isola di San Domenico, e due anni dopo fu concessa in uso gratuito e perpetuo all’Università di Padova. Da allora vi si compiono studi pionieristici sugli ecosistemi della laguna di Venezia e dell’Alto Adriatico, sulla protezione e gestione dell’ittiofauna e l’allevamento di nuove specie ittiche. Dei due edifici che compongono la Stazione Idrobiologica, il maggiore (circa 450 m²) è da sempre stato adibito ad attività di ricerca, mentre il secondo (di circa 250 m²), in passato destinato ad abitazione del custode, è oggi una funzionale foresteria in grado di ospitare fino a dieci persone.

campus agripolis
Il campus di Agripolis a Legnaro

La didattica, la ricerca e la sperimentazione nei settori agrario, veterinario e forestale dell’Università di Padova trovano oggi il loro fulcro nel campus di Agripolis, sorto negli anni Novanta a Legnaro, in provinci di Padova.

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ISTITUTI DI AREA SCIENTIFICA

Complesso di Ingegneria
Lungargine Piovego - Padova
Strutturato attorno a due cortili, il complesso viene costruito in fasi successive tra il 1911 e il 1933 a partire dall’originario progetto dell’ingegnere Daniele Donghi. Nei decenni successivi conosce numerose e significative aggiunte e riorganizzazioni distributive, che in gran parte ne cancellano le caratteristiche originarie. L’edificio conserva le pitture murali realizzate in diversi momenti dall’artista e decoratore padovano Giovanni Vianello.

Edificio di Fisica
Via Francesco Marzolo, 8 – Padova
Inaugurato nel 1937 dal “padre” della fisica dei raggi cosmici Bruno Rossi, l’istituto presenta caratteri tipici dell’architettura razionalista, con forme pulite ed essenziali, massima funzionalizzazione degli spazi, impiego di materiali moderni, come il cemento armato con camere d’aria per i solai, il linoleum per i pavimenti dei laboratori e delle aule, l’asfalto compresso per la pavimentazione delle officine, i materiali leggeri del solaio presente nel laboratorio per le ricerche sulla radiazione cosmica posto nel corpo della torre, con pareti completamente schermate da reti metalliche. Innovative per l’epoca anche alcune soluzioni adottate per gli impianti e la strumentazione di aule e laboratori, oggi in parte dispersa, espressamente ideata e realizzata per agevolare la ricerca.

Istituti chimici
Via Francesco Marzolo, 1 – Padova
Il complesso è l’esito di una serie di trasformazioni che tra gli anni cinquanta e gli ottanta del secolo scorso hanno interessato l’edificio primo-novecentesco progettato dall’ingegner Tomasatti, portando all’annessione di nuovi istituti afferenti alla medesima disciplina. La parte storica, che resta leggibile per un proprio stile architettonico indipendente di gusto eclettico, ammiccante allo stile neorinascimentale in alcuni dettagli decorativi in facciata, è costituita da un edificio a due piani sopra terra dalla pianta a “E”, con annessa un’aula didattica gradonata in legno.

Istituto di Chimica generale
L’edificio in via Loredan a Padova, chiamato oggi ‘Quadrilatero’, nasce grazie all’impegno di Raffaello Nasini (direttore dal 1891 al 1906) e Giuseppe Bruni (1906 – 1917). È compiuto nel 1913 e allestito l’anno successivo, ma a causa degli eventi bellici sarà utilizzato solo dal 1919. L’edificio, con successivi adattamenti a farne l’odierno ‘Quadrilatero’, è anche sede degli Istituti di Chimica fisica, Chimica organica e Chimica analitica. Dagli anni Settanta lo affianca il nuovo edificio di Via Marzolo 1.

Istituto di Farmacologia
Largo Meneghetti, 2 – Padova
Realizzato su progetto dell’ingegner Tomasatti nei primi anni del Novecento, l’edificio presenta una peculiare forma a L, dettata dalla configurazione triangolare del lotto. Durante la prima guerra mondiale servì come alloggio per gli allievi ufficiali e tornò a disposizione dell’Università soltanto nel 1919: fu allora che venne dedicato a Francesco Buonafede, primo titolare della cattedra di Materia Medica. Sotto la direzione di Egidio Meneghetti, nel 1932, l’edificio vide un ampliamento che andò ad alterarne la forma originaria; un secondo ampliamento fu portato a termine negli anni cinquanta, citando lo stile eclettico dell’edificio principale, da cui quasi non si distingue.

Istituto di Fisiologia e di Chimica organica
Via Marzolo 3 – Padova
La sede storica dell’Istituto di Fisiologia umana e dell’Istituto di Chimica biologica dell’Università di Padova fu realizzata in più fasi tra gli anni 30 e gli anni 50 del Novecento. L’istituto sorge in quell’area denominata cittadella universitaria zona universitaria di S. Sofia prevista già nel 1872 dal primo piano regolatore di Padova. Con ogni probabilità, l’edificio venne progettato da Daniele Donghi durante il primo consorzio edilizio; questo progetto iniziale subì in seguito una serie di modifiche e venne realizzato in una prima tranche fra il 1928 e il 1932, e poi completato nel 1934.

Istituto di Igiene
Via Loredan, 18 – Padova
Il complesso conserva sostanzialmente inalterata la planimetria originaria dell’edificio storico, progettato dall’ingegner Tomasatti nei primi anni del Novecento, con forma ad “E”. Distintivi del gusto dell’epoca gli elementi decorativi in stile déco, che caratterizzano in particolare il prospetto principale, da cui è però stato rimosso l’originale fastigio. Sul finire degli anni settanta il corpo centrale viene rialzato, viene prolungata l’ala oltre il vano scala principale al piano terra e seminterrato e si realizza un ampliamento di consistenza minore del corpo di fabbrica a ovest per tutta l’altezza dell’edificio.

Istituto di Chimica Generale
L’edificio in via Loredan a Padova, chiamato oggi ‘Quadrilatero’, nasce grazie all’impegno di Raffaello Nasini (direttore dal 1891 al 1906) e Giuseppe Bruni (1906 – 1917). È compiuto nel 1913 e allestito l’anno successivo, ma a causa degli eventi bellici sarà utilizzato solo dal 1919. L’edificio, con successivi adattamenti a farne l’odierno ‘Quadrilatero’, è anche sede degli Istituti di Chimica Fisica, Chimica Organica e Chimica Analitica. Dagli anni Settanta lo affianca il nuovo edificio di Via Marzolo 1.

Edificio di Scienze Farmaceutiche
Via Marzolo - Padova
La costruzione della sede della facoltà di Farmacia venne stabilita nel 1933, durante il rettorato Anti, nell’ambito del cosiddetto quarto “Consorzio per la sistemazione Edilizia dell’Università di Padova” e su progetto dell’architetto milanese Giuseppe Merlo. I lavori di costruzione iniziarono nell’aprile del 1935 e furono completati un anno più tardi, cui seguì un altro anno per la sistemazione degli arredi e delle attrezzature.

ISTITUTI DI AREA MEDICA

Istituti anatomici
Via Gabelli, 63/65/67 – 35121 Padova
Eretti nel 1922 su progetto dell’architetto aretino Guido Fondelli in un’area adiacente all’Ospedale Giustinianeo, gli Istituti Anatomici, originariamente destinati a ospitare gli Istituti di anatomia umana normale, medicina legale e anatomia patologica, presentano una struttura a forma di E orizzontale. Di particolare interesse l’Aula Falloppio, splendido teatro anatomico con struttura lignea, la vicina Aula Acquapendente, sala settoria, e lo studio Morgagni, autentico gioiellino con apparato decorativo e mobilio storico. Gli Istituti ospitano il Museo di Anatomia umana G.B. Morgagni e, dal 2022, un originale murale di Milo Manara.

Museo morgagni

Il Museo Anatomia umana G.B. Morgagni raccoglie reperti che illustrano le condizioni di vita e le patologie che colpivano l’essere umano nel Sette-Ottocento, insieme ai progressi ottenuti nella prevenzione e nella cura delle malattie.
Dedicato a Giovanni Battista Morgagni (1682-1771), fondatore dell’anatomia patologica e del metodo anatomo-clinico, presenta un sistema espositivo innovativo che garantisce sicurezza e valorizza i reperti con massima trasparenza e luminosità.
Il Museo è aperto al pubblico su appuntamento e in occasione di eventi speciali.

 

Clinica Pediatrica
Progettata dell’architetto Daniele Calabi, la Clinica Pediatrica, viene inaugurata nel 1956. L’edificio presenta una rigorosa organizzazione planimetrica, impostata su un nodo centrale da cui si sviluppano due blocchi, e una minuziosa scelta dei materiali che restituiscono all’esterno la suddivisione funzionale tra i due nuclei. Nell’atrio di ingresso della Clinica è conservato il mosaico realizzato da Gino Severini.

Clinica Ortopedica
Risale al biennio 1967-68 il completamento della Clinica ortopedica su via San Massimo, nel quadro degli interventi architettonici messi in atto con il rettore Ferro nell’ambito del Consorzio edilizio guidato dall’ingegnere-architetto Giulio Brunetta.

Clinica Semeiotica (Già Clinica Farmaceutica)
Situata in via Ospedale a Padova, Semeiotica medica fu progettata dall’architetto Daniele Calabi come prima sede della Clinica Neurochirurgica; la sua realizzazione iniziò nel 1938. Rispetto al progetto di Calabi (assente durante la realizzazione perché colpito dalle leggi razziali), il prospetto su via Falloppio è stato modificato, mentre mantiene l’idea originale del progettista il prospetto sul giardino, che presenta un doppio ordine di archi a tutto sesto.

Policlinico
Il Policlinico viene realizzato tra il 1952 e il 1954 per accorpare in un unico edificio le diverse cliniche, che non avevano trovato spazio nell’area antistante. Il progetto è  sviluppato da Daniele Calabi e da Giulio Brunetta, ma poi portato a termine solo da quest’ultimo. Nell’atrio una serie di interessanti pitture murali realizzate da Gino Morandis, artista spazialista.