La Sala dei Giganti - focus sugli spazi

La Sala dei Giganti

La Sala dei Giganti, situata a ridosso di Palazzo Liviano, ha origini molto antiche. Un tempo era parte dell’imponente Reggia dei Carraresi, di cui oggi costituisce, assieme al Loggiato - sede dell’Accademia Galileiana - l’unica parte sopravvissuta. In origine le pitture alle pareti con affreschi di uomini famosi della storia antica, basate sull’opera De viris illustribus di Francesco Petrarca, dovevano essere iniziate dal 1368, anno in il poeta aretino si trasferì a Padova. La sala veniva chiamata Sala Virorum Illustrium o Sala Imperatorum, in riferimento ai personaggi degni di nota rappresentati negli affreschi, riecheggianti le figure dell’opera del Petrarca. Alla realizzazione dell’opera lavorarono probabilmente pittori molto celebri nel panorama veneto del tempo, come Altichiero da Zevio, un non meglio noto Ottaviano da Brescia e il veronese Jacopo Avanzi. E’ stata inoltre ipotizzata la partecipazione di Guariento, che avrebbe lavorato solo inizialmente sul ciclo, essendo morto nel 1369. Del ciclo originario oggi rimane solo l’immagine di Petrarca nel suo studio, seduto con un volume aperto davanti accompagnato da un cane e quella di Lombardo della Seta.

Verso la metà del XVI secolo la prestigiosa reggia carrarese era divenuta/diventa Palazzo del Capitanio, l’autorità preposta al comando militare di Padova dalla Serenissima Repubblica. La sala venne quindi ristrutturata e decorata nuovamente intorno al 1540, per volontà del capitano di Padova Girolamo Corner, esponente di un'importante famiglia veneziana. Ideatore del programma iconografico fu Alessandro Maggi da Bassano - collezionista di antichità e discepolo di Pietro Bembo - il quale si ispirò alla storia romana antica ed alla classicità e fu coadiuvato nella realizzazione dai pittori Domenico Campagnola, che si occupò dell’esecuzione degli affreschi, Stefano Dall’Arzere e, probabilmente, Gualtiero Padovano. È stata ipotizzata anche la partecipazione di Giuseppe Porta Salviati, artista di formazione centro italiana, allievo del celebre Francesco Salviati e dell’olandese Lambert Sustris, che da Roma era approdato a Venezia e quindi a Padova, dove rimase fino al 1548. Il nuovo articolato ciclo si compone di un apparato iconografico e di uno epigrafico. Lungo le pareti è  rappresentata una serie di cinquanta illustri personaggi storici, il cui scarto cronologico va dalla fondazione di  Roma agli albori del Rinascimento. I vari personaggi sono suddivisi in categorie: quarantaquattro Uomini di governo, comprendenti re, imperatori e uomini della Repubblica, collocati sui due lati maggiori della sala; sei Uomini di  lettere, uomini di cultura, letterati e poeti patavini, collocati invece sui due lati minori. La sala serviva da aula di adunanza per le truppe e di rappresentanza per la stessa prefettura ma anche per occasioni di divertimento.

La sala dei Giganti è inoltre stata legata per secoli all’Università: già verso la metà del Cinquecento vi si svolgevano feste in maschera e balli per gli studenti, come ricorda Giorgio Vasari, che nelle sue Vite la descrisse come «la sala degli imperatori romani, dove nel tempo di carnovale vanno gli scolari a danzare» .

Dal 1632 fu installata la Biblioteca Universitaria, costituita tre anni prima. Nel 1822 vi furono trasferiti anche gli arredi realizzati dal fiammingo Michael Bertens per la Biblioteca di Santa Giustina.

Oggi la Sala dei Giganti è annessa all’edificio del Liviano realizzato da Gio Ponti negli anni Quaranta del Novecento. L’impresa cinquecentesca che coinvolse uomini di potere, di cultura e d’arte assunse proporzioni tali da lasciare traccia di sé nei secoli, fino ai nostri giorni.

 

lL Liviano di Carlo Anti: i protagonisti del XX secolo

Carlo Anti (1889-1961), professore di Archeologia presso l'Università di Padova, diventa rettore dell'Ateneo nel 1932, ricoprendo la carica per undici anni e facendosi promotore del rinnovamento delle strutture universitarie: sono infatti voluti da lui gli interventi ai Palazzi del Bo e del Liviano. Per la sede della facoltà di Lettere e Filosofia. I lavori della nuova sede vennero iniziati nel 1937 sotto la direzione dell’architetto incaricato Gio Ponti. L’edificio, costruito seguendo le forme dello stile metafisico, venne completato nel 1943 e viene dedicato allo storico latino Tito Livio, nativo di Padova.

 

L’atrio del Liviano

Con la conclusione dell'edificio, il rettore Carlo Anti si impegna anche per promuovere la realizzazione della decorazione interna e nel 1937 viene bandito un concorso per l'esecuzione dell'affresco dell'androne/atrio.

Il tema deciso da Anti è legato all'archeologia e nello specifico doveva celebrare la figura di Tito Livio e «la continuità della cultura romana nella moderna, attraverso l'esaltazione di simboli di vita e poesia, di virtù eroica, di studio e lavoro».

I pittori invitati a partecipare alla gara sono tra i cinque più grandi esponenti del gruppo Novecento italiano: Massimo Campigli, Mario Sironi, Achille Funi, Guido Cadorin e Ubaldo Oppi, ognuno dei quali deve presentare un bozzetto in scala 1:20. A maggio del 1938 viene scelto come vincitore Massimo Campigli.

Nel 1942, in occasione del bimillenario della nascita di Tito Livio, Mario Bellini (1863-1946) mette a disposizione dell'Ateneo padovano la somma necessaria per la realizzazione di una statua da collocare nell'atrio del palazzo, dedicata allo storico romano. Per l'opera viene chiamato il più grande scultore dell'epoca, il trevigiano Arturo Martini (1889-1947), che vi lavora tra il 1942 ed il 1943, tre anni dopo la conclusione del grande affresco.

Lo storico latino è ritratto chinato, riflessivo: “un bambino che si inginocchia e scrive per tutta la vita”, secondo la definizione dell’artista