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Una gestione più selettiva del Mo.S.E. potrebbe continuare a proteggere Venezia e gli altri centri lagunari dall’acqua alta, riducendo al tempo stesso gli effetti negativi sulle barene. È quanto emerge da uno studio coordinato dal Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova e pubblicato su «Nature Water», al quale hanno partecipato i Dipartimenti di Territorio e Sistemi Agro-Forestali e di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Ateneo, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e l’Università di Southampton.
 

Gli effetti delle chiusure sulle barene

Dal 2020 le paratoie limitano l’ingresso della marea attraverso le bocche di porto, mantenendo più bassi i livelli dell’acqua in laguna. Le chiusure, però, riducono anche l’apporto di sedimenti alle barene, ambienti ricchi di biodiversità che accumulano carbonio, attenuano il moto ondoso e crescono verticalmente grazie ai materiali depositati durante alte maree e mareggiate.

I ricercatori hanno ricostruito con modelli numerici tutti i 69 eventi di chiusura avvenuti tra il 2020 e il 2023. Secondo i risultati, nel 30% dei casi una strategia alternativa avrebbe consentito di evitare la chiusura senza compromettere la sicurezza urbana.
 

La strategia alternativa AThOS

«Abbiamo confrontato tre scenari: la Laguna con le bocche di porto sempre aperte, la gestione del Mo.S.E. effettivamente adottata e una strategia alternativa e ottimizzata, denominata AThOS», spiega Alessandro Michielotto, assegnista di ricerca a Geoscienze e primo autore dello studio. AThOS mira a «ridurre il numero e la durata delle chiusure», mantenendo i livelli dell’acqua sotto le soglie di sicurezza previste per Venezia, Burano, Chioggia e gli altri centri lagunari.

Con la gestione adottata nei primi anni, la superficie di barena allagata si è ridotta mediamente del 27,5%, con punte superiori al 75%, mentre la profondità media dell’acqua è diminuita di circa il 45%. «Nel periodo esaminato le chiusure hanno ridotto del 32% l’accumulo di sedimento sulle barene», afferma Alvise Finotello, ricercatore a Geoscienze . La perdita equivale a una riduzione media della crescita verticale di 2,6 ± 1,9 millimetri l’anno, a fronte di un innalzamento relativo del mare di circa 4-5 millimetri annui.

Le simulazioni indicano inoltre che la durata annuale delle chiusure è stata mediamente più che doppia rispetto a quella strettamente necessaria. «Sarebbe stato possibile evitare circa il 30% delle chiusure, vale a dire una ventina di eventi su 69 totali», osserva Luca Carniello, docente al Dipartimento ICEA dell’Università di Padova.
Con AThOS, la riduzione della superficie di barena allagata sarebbe scesa dal 27,5% al 2,9% e la sedimentazione sarebbe aumentata del 19%, recuperando circa 1,3 millimetri l’anno di crescita verticale.

Secondo Andrea D’Alpaos, coordinatore dello studio e docente a Geoscienze, la gestione del Mo.S.E. sembra già esersi progressivamente evoluta: «La gestione delle barriere non è statica, ma può essere migliorata nel tempo alla luce dei dati, dell’esperienza accumulata e degli effetti osservati».
 

Verso una gestione adattiva del Mo.S.E.

La prospettiva è quindi quella di una gestione adattiva, capace di valutare quando la chiusura sia realmente necessaria e di limitarne la durata. «È in questa direzione che si trova la possibilità concreta di proteggere insieme il patrimonio storico, culturale e urbano della città e l’integrità dell’ecosistema lagunare», conclude D’Alpaos.