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Uno studio congiunto tra Università di Padova e Università di Pavia pubblicato su «Scientific Reports», ha presentato i risultati di nuove ricerche basate sul sequenziamento del DNA rinvenuto sulla Sindone.

La Sindone è un lenzuolo funerario di lino che conserva l’immagine frontale e dorsale di un uomo recante evidenti segni di traumi. Da secoli rappresenta un oggetto di interesse storico, religioso e scientifico. Tra gli studi più rilevanti, la datazione mediante radiocarbonio effettuata nel 1988 dai laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo ha collocato il tessuto in un intervallo compreso tra il 1260 e il 1390 d.C. Tale cronologia risulta coerente con la più antica attestazione iconografica nota della Sindone, rappresentata dal medaglione votivo di Lirey, databile tra il 1350 e il 1418 d.C. e conservato presso il Museo Nazionale del Medioevo di Parigi.

Le analisi metagenomiche presentate in questo studio hanno riguardato il DNA estratto dai residui organici di diversa origine presenti sui frammenti ufficialmente prelevati dalla Sindone. I risultati evidenziano un quadro caratterizzato da condizioni di conservazione complesse, da una marcata contaminazione ambientale e dalle numerose interazioni antropiche accumulate nel corso dei secoli.

Nel complesso, i dati ottenuti costituiscono un contributo originale e rilevante agli studi sindonologici. L’analisi del DNA dei campioni ufficiali raccolti nel 1978 dal professor Baima Bollone ha permesso di ricostruire con elevato dettaglio il patrimonio di tracce biologiche depositatosi sulla Sindone nel tempo. In particolare, sono stati identificati lignaggi umani compatibili con popolazioni dell’Eurasia occidentale e dell’area mediterranea, insieme a un’ampia varietà di contaminanti ambientali. L’insieme delle evidenze consente di delineare in modo sistematico l’impronta genetica risultante da secoli di interazioni umane, culturali, ambientali ed ecologiche che hanno interessato il reperto.

Lo studio nasce da un progetto di ricerca realizzato in modo congiunto, tra settembre 2022 e dicembre 2025, dall’Università di Padova (referente: professor Gianni Barcaccia) e dall’Università di Pavia (referente: professor Alessandro Achilli), con la partecipazione di istituzioni nazionali e internazionali. In particolare, la ricerca ha analizzato la collezione ufficiale di campioni prelevati nella notte tra l’8 e il 9 ottobre 1978 da Pierluigi Baima Bollone.

Nell'ambito dell’interpretazione dei risultati delle analisi metagenomiche, interamente condotte nel laboratorio dell'Univesrità di Padova, Andrea Squartini riferisce di “aver riscontrato un microbioma ricco, comprendente microrganismi tipici della pelle umana e comunità di archei, batteri e funghi associabili ad ambienti salini”. Giovanni Gabelli evidenzia, invece, che “abbiamo rilevato DNA di corallo rosso endemico del Mediterraneo, insieme a tracce genetiche di piante coltivate (carota, grano, mais, banana, arachide) e di animali domestici (bovini, suini, polli, cani, gatti), a indicare molteplici fonti biologiche di contaminazione ambientale”. Gianni Barcaccia osserva di “aver rilevato che la composizione faunistica e soprattutto floristica è compatibile con contaminazioni avvenute in epoca relativamente recente, non antecedente al Basso Medioevo, e con scambi biologici successivi ai viaggi di Marco Polo e di Cristoforo Colombo”.

In conclusione, Barcaccia sottolinea che “queste evidenze genetiche integrano, senza sostituirsi, le indagini forensi e i dati storici e radiometrici già disponibili, offrendo informazioni molecolari sulle dinamiche di conservazione e contaminazione, evidenziando altresì il limite intrinseco dell’approccio metagenomico: il DNA analizzato rappresenta la sovrapposizione di segnali biologici accumulatisi nel tempo e richiede pertanto cautela nell’attribuzione di eventi storici o provenienze geografiche a singoli reperti genetici.”