Le attività del Forum d’Ateneo per le politiche e gli studi di genere (2003-2015)

Costituito con Decreto del Rettore il 22 gennaio 2003, «al fine di avviare una riflessione e un dibattito culturale di ampio respiro sui problemi legati alle politiche di cittadinanza, cioè alla promozione dei diritti delle donne» e guidato dalla Delegata alla cultura e agli studi di genere Saveria Chemotti, il Forum d'Ateneo per le politiche e gli studi di genere ha svolto la sua attività fino al 2015, coinvolgendo nelle sue iniziative le donne che operano nell'università e quelle che vivono sul territorio con le loro variegate competenze, mettendo a confronto i diversi ambiti e le diverse situazioni in cui agiscono. È diventato così, in quanto centro e osservatorio permanente di progettazione intellettuale e di scambio culturale, uno dei soggetti propulsori dell'Ateneo patavino e della città, proponendo riflessioni originali che configurano un modello di ricerca e di confronto singolare per gli studi di genere e suscitando un vivo interesse e un'ampia partecipazione sia a livello nazionale che internazionale.

I convegni del Forum:2003-2015

Dopo il primo importante convegno su Corpi d'identità. Codici e immagini del corpo femminile nella cultura e nella società (24-25 ottobre 2003), che si è dipanato in quattro sessioni ("il corpo normato", "il corpo narrato", "il corpo violato", "il corpo rappresentato") partendo dalla considerazione che il corpo femminile è luogo e categoria originaria della costruzione dell'identità individuale e collettiva di genere, luogo culturale e simbolico, non solo costruzione anatomica e sessuata, ma textum, tessuto espressivo visibile, sede originario del vissuto, categoria ontologica e fenomenologica, ordine simbolico unitario da cui scaturiscono modelli, norme e comportamenti, il Forum ha continuato a creare occasioni di riflessione e di approfondimento di grande rilievo che hanno registrato i contributi di insigni studiose e studiosi italiani.

Si riepilogano sinteticamente di seguito le principali iniziative realizzate.

Il convegno dedicato a Donne in filosofia. Percorsi della riflessione femminile contemporanea (2-3 aprile 2004) ha posto al centro dell'attenzione e del dibattito uno dei filoni più fecondi e innovativi della ricerca filosofica contemporanea, mostrando come la tradizione occidentale abbia costruito le sue categorie non solo ignorando la soggettività femminile – come vivono, come agiscono, come pensano le donne – ma pretendendo anche di parlare in suo nome e per suo conto.

Il convegno Donne in-fedeli. Testi, modelli, interpretazioni della religiosità femminile (19-20 novembre 2004) ha messo a confronto ebraismo, cristianesimo e islamismo, le tre grandi religioni del Libro, confermando come, lungo la storia, l'identità delle donne si sia andata delineando in un continuo scambio fra la loro appartenenza religiosa e la loro integrazione culturale e sociale.

Il convegno su L'orgia estetica. Il corpo femminile tra armonia ed esasperazione (25 ottobre 2005) ha posto a confronto i contributi di ricerca e di esperienza di studiosi e di addetti ai lavori che sono magna pars nella costruzione dell'immagine della donna di oggi e che sono spesso additati come i responsabili di un trend mediatico che ha creato una figura femminile sempre più stereotipata, un singolare prototipo disumano da modificare e da esibire tramite, appunto, "l'orgia" dei particolari e la cancellazione dei tratti originali dell'identità psicologica della persona minando, così, la sua valenza ancestrale di unicità.

Il convegno dedicato a Donne: oggetto e soggetto di studio. La situazione degli women's studies nelle università italiane (20 gennaio 2006) ha ripreso e ampliato un progetto avviato nel 2004 con un importante workshop riservato alle studiose delle Università del Veneto e inserito nell'ambito del Forum Europeo "Aspasia" coordinato dalla Regione del Veneto. Con questa seconda tappa si è promossa un'indagine globale dei corsi e delle iniziative curricolari di genere attuati sul territorio nazionale. La partecipazione di numerose e autorevoli studiose e docenti italiane ha consentito di fare un primo punto "problematico" sulla diffusione dei Gender/women's studies in Italia e di intraprendere una proficua riflessione sui percorsi metodologici, sulle discipline e sulle variegate proposte didattiche realizzate nelle università e nei centri di ricerca, ma anche di confrontarsi sulle nuove tematiche e sui progetti di ricerca emergenti, con l'ambizione di contribuire a comporre un efficace nucleo di collegamento che si trasformi in "rete" operativa, insieme osservatorio e laboratorio, che coinvolga quanti si occupano di queste problematiche e che sia in grado di avanzare nuove proposte tematiche e didattiche.

Il convegno, realizzato con la collaborazione di Maria Grazia Ciani ed Elena Avezzù, dedicato a Donne mitiche-mitiche donne, svoltosi il 21 marzo 2006, ha proposto un'importante riflessione sul tema del mito, interrogandosi, in particolare, su quali tempi, modalità e atti trasformino un determinato personaggio in mito. Ha giovato alla discussione la restrizione del tema all'universo femminile e la scelta di non limitare l'indagine a una determinata epoca, per procedere a tappe attraverso i secoli, creando una sequenza di eventi da cui scaturisce l'effetto-mito in relazione ai suoi protagonisti, permettendo, quindi, di evincere – per quanto possibile – il denominatore comune che crea, appunto, il mito. Osservando le donne-mito di questa importante rassegna, una prima considerazione appare inevitabile: in tutti i casi considerati il mito non nasce da una ritualità, dalla ripetitività di un gesto, ma da un atto, più o meno eclatante, da una presa di posizione, dall'imposizione ferma di una scelta che esprime il personaggio stesso nella sua volontà di agire, ma anche di subire le conseguenze delle sue azioni. Ogni volta una storia diversa, una diversa causa, eppure ogni volta qualcosa di estremo, che sfida il limite perché il sasso lanciato nell'acqua si allarga in mille cerchi.

Il convegno su Donne al lavoro. Ieri, oggi, domani si è svolto nei giorni 17-19 maggio 2007, scandito in tre sessioni. La prima (Ieri) è stata dedicata alla ricognizione del "passato", cioè al recupero della memoria storica delle condizioni lavorative delle donne, delle lotte e delle rivendicazioni, per disegnare un primo quadro d'insieme, attraverso la riscoperta di alcune attività ormai obsolete, ma che hanno avuto un ruolo fondamentale nel corso dei secoli (dalle contadine, alle tabaccaie, alle "impiraresse", alle cotoniere, alle balie, alle maestre, alle infermiere, e così via, ma anche alle imprenditrici, alle sindacaliste, alle giornaliste, alle mediatrici culturali), senza dimenticare il ruolo di figure e interpreti letterarie e/o filosofiche dimenticate. La seconda sessione (Oggi) si è rivolta alla situazione attuale riflettendo su alcuni temi di straordinaria rilevanza come la conciliazione, il "tetto di cristallo", le emigranti, le imprenditrici, le nuove figure professionali, le precarie ecc.); la terza (Domani) si è proiettata al futuro e alla sua possibile progettazione, tramite una tavola rotonda che ha messo a confronto le associazioni nazionali degli imprenditori e dei lavoratori, dei professionisti e degli operatori nei diversi settori del mercato del lavoro, per riflettere insieme sulle nuove occupazioni e sulle nuove frontiere, identificando le questioni aperte e le possibili ipotesi di soluzione.

Il convegno intitolato Il ritratto dell'amante, scandito sempre in tre sessioni, si è svolto nei giorni 7-8 novembre 2007 per approfondire il complesso rapporto che si instaura tra l'artista e il suo modello, frequentemente intriso di implicazioni passionali o erotiche. Il titolo, preso a prestito da un affascinante libro di Maurizio Bettini, condensa i motivi che hanno caratterizzato le due giornate di studio: il doppio, replica della persona amata e proiezione del proprio desiderio, che dà origine al simulacro, dove il flusso della passione amorosa viene eternato, ma anche raggelato nella dimensione estetica. Il movimento non è mai a senso unico, così accade che lo specchio dell'arte divenga a sua volta ispiratore vivificante per la creazione e che la musa ispiratrice sposti ininterrottamente i confini tra arte e vita, tra fissità della forma e mobilità del flusso vitale, facendosi anche veicolo della sublimazione della biografia dell'artista entro la sfera estetica.

Tra i diversi fili inseguiti dalle relazioni del convegno spicca quello dell'identità (e della sua messa in gioco), vista attraverso il rispecchiamento della musa in cui si proietta l'artista: percorsi ambigui e rovesciamenti simmetrici si insinuano nelle relazioni tra artefice e modello, un tema che si fa inquietante quando lo sguardo dell'artista libera il potenziale di annientamento della musa amante, ma anche quando le sue ossessioni creano figure fantastiche, dove lo scarto tra immaginario e presenza reale si fa incolmabile e a sua volta generatore di fantasmi.

Nei giorni 14 e 17 maggio 2008 si è svolto, in cinque sessioni, il convegno intitolato Madre de-genere. La maternità tra scelta, desiderio, destino. Con questa iniziativa si è affrontata la questione complessa della maternità, anche alla luce di molte circostanze e riflessioni di grande attualità, prendendo in considerazione una pluralità di punti di vista, per proporre un originale ma complesso ritratto di genere delle donne-madri.

Attraverso le varie discipline (la storia, la letteratura, la psicoanalisi, la letteratura per l'infanzia, l'antropologia, l'etica, la filosofia e la teologia, il teatro, il cinema, la storia dell'arte, la scienza e le nuove biotecnologie, la sociologia, la politica, l'economia, le istituzioni, le tradizioni popolari) ci si è posti una serie di interrogativi fondamentali. Essere – o non essere – madri dentro una società in cui il ruolo della donna non è più scandito dalle tradizioni e dagli stereotipi della storia comporta nuove definizioni e nuovi rapporti? Essere madre per la donna di oggi, slegata dall'archetipo femminile classico, è una scelta, ma è sempre una scelta libera? Madri e figlie delle nuove generazioni sembrano molto più vicine di un tempo, ma non si tratta in fondo di una vicinanza capace di scavare ancora lontananze?

Le studiose e gli studiosi presenti hanno affrontato queste tematiche dando vita a una sorta di "album inedito" fatto di parole, approfondimenti, indagini, che hanno contribuito a delineare una rappresentazione lucida e impietosa di una sempre più sfaccettata e discussa femminilità.

Nei giorni 21-23 maggio 2009 si è svolto il convegno dedicato a "Padri nostri". Archetipi e modelli delle relazioni tra "padri" e "figlie" che, coinvolgendo le studiose e gli studiosi che hanno partecipato agli altri convegni, ha approfondito una relazione fondante per la storia e la cultura delle donne, essenziale per le implicazioni soggettive e oggettive legate alla loro identità, perché coinvolge i legami biologici e quelli teorici o ideali, l'ordine, il potere, gli affetti; le loro stratificazioni e gli sviluppi storici e culturali: dal mito alla letteratura, dalla filosofia alla religione, dalla storia sociale a quella politica, dalla psicoanalisi al cinema, al teatro e alla storia dell'arte e del costume, perfino alla cronaca e alle situazioni degli anni più recenti.

11-12 novembre 2010: convegno su Le graphie della cicogna. La scrittura delle donne come rivelazione. L'iniziativa ha inteso mettere in risalto le peculiarità stilistiche, semantiche e concettuali delle forme in cui le donne si sono espresse e si esprimono: dal romanzo alla poesia, alla storia, all'antropologia, alla filosofia, alla scienza, alla medicina, alla politica, per disegnare l'altro affresco della cultura italiana restituendo voce alla testimonianza delle interpreti più prestigiose e dimenticate.

La scrittura femminile, infatti, ha offerto nel corso dei secoli una produzione molto ampia di testi, ricca sia come quantità che come qualità, che si configura come patrimonio di voci disperse, spesso dimenticate o perfino sconosciute. Riscoprire questi testi, variegati e compositi, che si dipanano tra forme creative e memorialistiche o di reportage (romanzi, racconti, biografie, diari, libri di viaggio, giornali, strenne, pamphlet, saggi di critica storica e di critica d'arte) significa comporre una collezione prestigiosa di opere d'ingegno di singolare bellezza e intensità sia per l'intreccio dei generi, sia per la prospettiva degli sguardi che si incrociano. La scrittura delle donne è sempre stata scrittura originale, diversa per i temi, per i messaggi, per l'impasto stilistico da quella della tradizione maschile: scruta la vita da un punto di vista altro, penetra gli avvenimenti della storia pubblica e di quella privata, coglie e descrive la sfera della propria quotidianità e della propria soggettività come specchio e riflesso della scansione di giorni circoscritti, ma non immobili.

Il progetto di ricerca sul tema Inquietudini queer: desiderio, performance, scrittura si è sviluppato in due sessioni. La prima, di approfondimento, si è svolta tra il 9 e il 10 novembre 2011 in forma di convegno e ha visto la partecipazione di prestigiosi studiosi che si sono poi ritrovati nella seconda sessione, intitolata Inquietudini queer: corpi di identità senza origine, svoltasi il 23 febbraio 2012, per approfondire le nuove ipotesi di interpretazione e le proposte emerse dal dibattito.

Il tema affrontato è di grande rilevanza culturale e sociale a partire dal concetto di queer come lo "strano", il "singolare", l'"eccentrico", con cui, un tempo, erano bollati, con disprezzo e con sospetto, i soggetti che sembravano non adeguarsi ai modelli dominanti dell'eteronormatività e ai paradigmi di una società costruita secondo il modello tradizionale della famiglia con tutto ciò che essa comportava. Dagli anni Novanta del secolo passato, infatti, la parola queer è stata usata come grimaldello per uscire dalla teoria che una persona debba, per essere definita, necessariamente entrare in una o più particolari categorie. Le classiche donna-uomo, normale-anormale, naturale-innaturale, eterosessuale-omosessuale, frutto delle stratificazioni sociali, giuridiche e morali, vengono scavalcate utilizzando proprio il concetto di queer, che apre nuovi orizzonti di consapevolezza del proprio sé. La riflessione in atto consente di comprendere come non esistano più contenitori univoci, ma aree altamente permeabili, ibridazioni culturali, paradigmi sempre negoziabili. Questa svolta avviene in ogni campo: letterario, psicoanalitico, filosofico, ma anche sociale e politico.

Il convegno Affettività elettive. Relazioni e costellazioni dis-ordinate si è svolto nei giorni 13, 14 e 15 novembre. Aperto da una prolusione della scrittrice Michela Murgia, intitolata Quando il sangue è acqua, ha affrontato le modificazioni intervenute nel corso degli anni nella definizione e realizzazione di un rapporto relazionale, affettivo, sessuale, culturale di genere come scelta operata contro/fuori l'ordine tradizionale, a partire dal difficile superamento dei cosiddetti vincoli naturali e culturali originari, ma con lo sguardo rivolto alle prospettive delle nuove generazioni. Il rapporto padri-madri-figlie-figli, la nuova maternità e paternità, i nuovi soggetti del desiderio, la trasgressione, lo snodo del queer sono alcuni dei temi che sono stati trattati con un'ottica d'indagine e una prospettiva multidisciplinari.

Attraversando la mitologica Medea, la progressiva emancipazione della donna nella Roma imperiale, per entrare poi nella filosofia, da Platone a Freud, passando attraverso Nietzsche e un Novecento contorto tra nazismo e liberalismo, si svela come il ruolo della donna e dell'uomo, in relazione all'"altro" da sé, nelle sue diverse forme identitarie, sia cambiato in modo radicale e non senza strappi e tensioni.

Questa iniziativa, impreziosita dagli interventi di alcuni grandi studiosi nazionali e internazionali che spaziano dalla letteratura al teatro fino alla psicologia, è uscita dagli schemi classici dell'incontro accademico presentando un'oralità recitata grazie alla voce dell'attrice Nicoletta Maragno, che ha interpretato alcuni brani di particolare incisività emotiva i quali hanno fatto da ouverture alle tre giornate di intensa riflessione e di ricerca.

23-26 ottobre 2013, convegno dedicato a La scena inospitale. Genere natura polis che ha affrontato, da un punto di vista di genere e attraverso un percorso multidisciplinare, alcune tematiche di grande attualità. Lo spazio pubblico gioca un ruolo fondamentale nella costruzione della politica e delle politiche: il rispetto per l'ambiente e per la natura e le sue leggi originarie cozza contro l'idea di una scena asservita alle logiche dello sfruttamento del territorio, organizzata alla luce delle energie e dei tempi dell'individuo e non contro l'individuo. Ciò porta a ignorare le esigenze della sfera privata dell'individuo come punto di partenza per la formazione di un'identità collettiva di genere senza alcuna rigida concezione dualistica (maschio-femmina, lecito-illecito, sviluppo-sottosviluppo, vita pubblica - vita privata, spazio del potere - spazio del cittadino), senza la pianificazione delle barriere fisiche o mentali negli spazi istituzionali.

L'ambiente considerato neutro può risultare estremamente violento perché mette al bando tutti coloro che non rientrano in un paradigma di normalità: dagli anziani, ai bambini, alle donne e agli emarginati storici per classe sociale o etnia, soprattutto; insomma, da tutti coloro che non rientrano nei parametri che interessano al mantenimento delle logiche di un potere che ci espropria delle decisioni come soggetti deboli.

Da qui discende l'idea della difesa della madre-terra da tutte le forme di aggressione a cui si collegano i problemi relativi alla sperimentazione, alla scienza che trasforma e viola, che sviluppa potenzialità in favore dell'individuo e contro l'individuo; le malattie, le carenze strutturali. Si è discusso su questi temi con l'aiuto della riflessione e della ricerca di molti esperti: dalla scienza della politica alla politica della scienza, dall'ecologia allo studio del territorio, dall'architettura alla letteratura, dall'arte alla teologia, dal cinema al teatro, affrontando un percorso multidisciplinare volto a restituire un concetto diverso e una diversa progettualità in cui la scena dove si vive diventi paese dell'ospitalità e del diritto, una nuova città non utopistica, ma realizzabile con l'impegno di tutti.

28-30 maggio 2014: convegno su La cura come relazione con il mondo. Sapienza delle donne, costruzione o costrizione? Con questo convegno abbiamo guardato al concetto di "cura" come a una parola polisemica, con un binocolo rovesciato che mettesse in primo piano le molteplici forme in cui le donne l'hanno applicata riconsiderando in prospettiva originale il corpo, l'ambiente, le relazioni affettive, la città e anche l'interiorità; la cura di sé come un punto di partenza, come un punto di forza delle donne e della loro capacità e possibilità di intervento per cambiare il modello di sviluppo sociale, economico e culturale proprio partendo dalla differenza.

Da qui è emerso un invito forte a fare la rivoluzione a partire proprio dalla cura, ovvero da quel di più che le femmine della specie sanno offrire e che è il contrario dell'incuria che ci sovrasta. Cura di sé, degli altri, del pianeta, delle relazioni, del futuro. Un viaggio all'interno della cura per dire ciò che è stata e ciò che potrebbe essere se donne e uomini ne facessero una pratica quotidiana di vita, un esercizio di responsabilità, un orizzonte politico per ribaltare le gerarchie vigenti, mettendola al centro di ogni relazione pubblica e privata.

24-27 marzo 2015: convegno su La questione maschile. archetipi, transizioni, metamorfosi. Il pensiero femminile si è fino ad oggi sostanzialmente concentrato sull'obiettivo di portare alla luce e far lavorare la differenza lungo due distinti percorsi: il primo diretto a disfare le diverse immagini con cui il mondo occidentale, in vari momenti della sua storia culturale e politica, ha rappresentato e cercato di plasmare l'identità delle donne, e perciò a mostrare la loro irriducibile estraneità, in quanto donne, a quei modelli; il secondo, più recente, mirante a differenziare la differenza, riconoscendo e lasciando emergere il modo irriducibilmente personale di essere donna proprio di ciascuna, non più riducibile né governabile sulla base di qualsivoglia stereotipo, anche quando a declinarlo sono il movimento o lo stesso pensiero femminista. Entrambi i percorsi hanno lasciato sostanzialmente inindagati gli uomini, offrendone spesso un'immagine soltanto indiretta, racchiusa nella formula generica del "potere patriarcale" o ricavata semplicemente per contrasto rispetto alle immagini da essi stessi proiettate sulle donne.

Il processo grazie al quale, sulla scorta del queer, sono venuti disfacendosi i generi, connesso all'indiscutibile, anche se contrastato, movimento di affermazione delle donne sulla scena culturale e politica, almeno in Occidente impone di spostare l'attenzione sulle identità maschili non più semplicemente per difendersene, caratterizzandosi nella propria differenza, ma per cercare di riconoscerne il profilo e le diverse e frastagliate forme di manifestazione. Da qui l'esigenza di far emergere nella sua particolarità ciò che ha significato, in momenti diversi della nostra storia e della nostra cultura, essere maschi, anche quando ci si è proposti come rappresentanti dell'umanità intera, e cioè senza sesso né genere. Soltanto se riusciranno effettivamente a prendere congedo da tale autodescrizione liberandosi anche dall'oppressione in quanto ideale che essa ha costituito, gli uomini potranno provare a riconoscersi e a mettersi in gioco nella loro parzialità e vulnerabilità, aprendosi ad autentiche relazioni con se stessi e con le "altre".

Tutti gli atti dei suindicati convegni sono stati pubblicati con il contributo dell'Ateneo e, in parte, della Regione del Veneto nella collana "Soggetti rivelati. Ritratti, storie, scritture di donne", coordinata da Saveria Chemotti, presso la casa editrice Il Poligrafo di Padova.