Tomicus piniperda, T. destruens, T. minor (Coleoptera Scolytidae)

I blastofagi dei pini

Piante ospiti: come visti i Tomicus sono insetti polifagi a carico del genere Pinus, sebbene sembra si possano occasionalmente sviluppare anche su altre conifere.
Danni e importanza: In Italia i Tomicus sostengono indubbiamente un ruolo decisivo nei fenomeni di deperimento delle pinete. Le loro pullulazioni sono infatti in grado di causare imponenti e radicali cambiamenti negli assetti e negli equilibri di interi ecosistemi arborei. I sintomi degli attacchi dei Tomicus sono evidenti: la chioma della pianta colpita a livello del fusto diventa in breve tempo rosseggiante e l’albero muore entro la fine dell’estate. Lo scavo delle gallerie materne nella zona cambiale e floematica porta a un deterioramento fisiologico irreversibile che non concede infatti alla pianta alcuna possibilità di sopravvivenza. L’attacco dei germogli indebolisce invece gli alberi limitando al contempo l’incremento legnoso. In caso di forte attacco decine di nuovi germogli disseccano e cadono a terra. La perdita di parte della chioma ha effetti che si possono paragonare a quelli di una forte defogliazione. Le piante così indebolite diverranno suscettibili a futuri attacchi protratti a carico del tronco nel periodo riproduttivo. Economicamente le perdite nelle pinete possono essere molto ingenti; i danni alla chioma riducono gli accrescimenti legnosi, mentre gli attacchi ai tronchi determinano sia la morte precoce degli alberi sia l’alterazione cromatica del legno (azzurramenti) causata da ascomiceti simbionti dell’insetto, che riducono in modo sensibile la qualità degli assortimenti legnosi. La morte di soprassuoli forestali in ambiente alpino ha inoltre gravi ripercussioni di tipo idrogeologico. Aspetti negativi non trascurabili possono infine includere conseguenze di tipo estetico, con un intristimento del paesaggio dovuto alla presenza di numerose piante morte in piedi.
Descrizione e ciclo: Comunemente indicati come “blastofagi” o “giardinieri dei boschi”, dal tedesco “Waldgärtner”, i Tomicus sono rappresentati in Italia da tre specie: T. piniperda (L.), T. minor (Hartig) e T. destruens (Wollaston). I primi due sono diffusi principalmente in ambiente montano, a carico di pino silvestre e nero, mentre il terzo è comune lungo le fasce costiere dove colonizza pini mediterranei. In Italia settentrionale lo schema generale di sviluppo dei 3 Tomicus è tuttavia uniforme. In primavera gli adulti svernanti di Tomicus sfarfallano quando la temperatura dell’aria ha raggiunto circa i 12-14 °C (fine febbraio-marzo), iniziando la ricerca di pini deperienti anche per temporanei squilibri fisiologici. Gli adulti giungono sulla corteccia di tronchi o di grosse branche di alberi indeboliti e vi penetrano praticando un foro d’entrata in corrispondenza del quale viene scavata una piazzola, detta camera nuziale o vestibolo, in cui di norma avviene l’accoppiamento. L’ingresso dell’insetto è rilevato da un foro circolare e dall’emissione di rosura (fine segatura mista ad escrementi) prima fulva e poi biancastra che si accumula intorno al foro d’entrata a formare un piccolo cono solidificato da un cercine di resina. Dopo l’accoppiamento la femmina scava nel floema la galleria materna di diametro costante (circa 2,5 - 3 mm) lunga una decina di centimetri, libera da rosura, ai lati delle quali vengono deposte le uova. Nel caso di T. piniperda e T. destruens la galleria è di tipo longitudinale semplice e procede dal basso verso l’alto, parallela all’asse del tronco, mentre in T. minor la galleria materna è di tipo trasversale doppio. Ai lati della galleria la femmina depone un centinaio di uova in nicchie separate e ricoperte di rosura. Le larve da esse schiuse si nutrono dei tessuti corticali per circa 8 settimane scavando a loro volta una galleria di lunghezza variabile tra i 10 e i 15 cm, perpendicolare a quella materna. I cunicoli larvali hanno lume crescente, sono progressivamente divergenti e ingombri di rosura. Raggiunta la maturità, le larve scavano una camera pupale nella quale avviene la metamorfosi. L’insieme delle gallerie materne e larvali prende il nome di “sistema riproduttivo”. I neo-adulti prima di avviare un nuovo sistema riproduttivo trascorrono un periodo di alimentazione necessario per la maturazione delle gonadi. A tal fine in giugno gli adulti immaturi si spostano dalle cortecce nelle quali si sono formati verso piante vigorose appartenenti alla stessa specie ospite, dove si nutrono a spese del midollo dei germogli dell’anno, scavando gallerie di alimentazione atte a consentire la maturazione sessuale. Qui vi restano fino a fine estate per poi spostarsi nella lettiera dove trascorreranno l’inverno. Parte della popolazione sverna anche nei germogli che disseccano o cadono al suolo per azione del vento. Durante il ciclo di sviluppo i Tomicus alternano quindi una fase riproduttiva protratta a carico dei tronchi di alberi indeboliti, dove si comportano da parassiti secondari, ad una fase di maturazione condotta a carico di germogli di piante apparentemente vigorose, dove invece rivestono il ruolo di parassiti primari, causando in questo modo un duplice danno alla pianta ospite.
I coleotteri scolitidi (Coleoptera Scolytidae) sono una delle più importanti famiglie di insetti in grado di approfittare delle precarie condizioni di vita dei soprassuoli arborei, e capaci di alterare le dinamiche di interi ecosistemi forestali. Fra i numerosi scolitidi annoverabili a carico dei pini, le specie appartenenti al genere Tomicus (= Blastophagus) sono fra i più temuti insetti forestali dell’arco alpino e delle regioni mediterranee.
Controllo: vari protocolli finalizzati al controllo delle infestazioni sono stati attuati in molte pinete alpine e costiere, a seguito della crescente frequenza di fenomeni di deperimento noti dall’inizio degli anni 80. La lotta attuata al fine di mitigare gli effetti di tali infestazioni è tuttavia prettamente di tipo preventivo, mirata a ridurre tutto il materiale potenzialmente colonizzabile dagli scolitidi, mantenendo le pinete in buone condizioni vegetative. Non sono infatti per ora noti feromoni attivi contro i Tomicus, sebbene siano in commercio dispenser di sostanze attrattive di origine vegetale. La capacità di cattura di trappole innescate con tali sostanze è tuttavia limitata e non supporta interventi finalizzati al “mass-trapping” degli insetti in volo.
In sintesi le azioni di lotta che possono essere intraprese comprendono:
- prevenzione basata sul mantenimento di buone condizioni del popolamento, intervenendo con diradamenti che eliminando i soggetti deboli migliorino lo status generale del soprassuolo, aumentando inoltre la disponibilità pro-capite di risorse edafiche ed idriche;
- rimozione o distruzione primaverile (entro fine maggio) di tutto il materiale infestato in marzo;
- rimozione o scortecciamento invernale di tutto il materiale fresco, sia in piedi che a terra, e suscettibile di attacco nella primavera seguente. L’operazione deve essere compiuta entro la fine di febbraio;
- predisposizione di alberi esca; in autunno alcuni alberi sani dovranno essere abbattuti, sramati e pezzati in tronchi di circa 2 metri. Dopo la loro colonizzazione primaverile, i tronchi dovranno essere scortecciati entro fine maggio.
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