Nectria ssp.

Nectria ditissima – cancro del faggio

Il cancro del faggio, causato dal fungo ascomicete Nectria ditissima Tul., è molto diffuso nelle faggete miste e pure italiane.

Ciclo: in corrispondenza del fronte di avanzamento del parassita la corteccia si fessura e compaiono le strutture di riproduzione e di moltiplicazione fungine. Le prime originano in densi gruppi di periteci rossi, globosi (singolarmente circa 0,5 mm di diametro) che a maturità (tarda primavera, inizio estate) liberano le ascospore che saranno poi diffuse dagli agenti meteorici (il dilavamento operato dalla pioggia favorisce la diffusione del patogeno verso la base della stessa pianta). Questo fenomeno può ripetersi anche negli anni successivi su corteccia ormai devitalizzata da molto tempo, a testimonianza della parziale attitudine saprofitario del fungo. Successivamente nella stessa posizione vengono prodotti dei cuscinetti stromatici (sporodochi) biancastri, coralloidi, di circa 0,5-1 mm di diametro che originano da fessure corticali preesistenti ed emettono migliaia di conidi che, trasportati dal vento, diffondono la malattia nel territorio circostante.

Piante ospiti: oltre al faggio, lo stesso parassita infetta anche betulla, carpino, nocciolo, frassino, sorbo e tiglio. Altre specie congeneri causano danni simili a quelli descritti.

Descrizione dei sintomi: abitualmente vengono colpiti i rami, mentre il tronco è interessato dal danno più raramente e soprattutto su piante giovani. La penetrazione del parassita necessita sempre della presenza di una ferita (lesioni lasciate dai piccioli fogliari, danni da insetti, grandine, gelo, autopotatura, ferite da esbosco, …), la cui colonizzazione porta alla necrosi dei tessuti contigui che gradualmente imbruniscono, si fessurano e, a causa dell’accrescimento delle parti ancora sane e delle reazioni dell’ospite perimetralmente al danno, appaiono depressi. Il micelio si diffonde lentamente nei tessuti corticali e cambiali dando origine al sintomo della malattia, che consiste in un cancro aperto che si sviluppa lentamente in anni successivi.
Sporadicamente (in funzione della vigoria della piante, della virulenza del ceppo fungino e delle condizioni ambientali), a causa dell’alternanza temporale della formazione del callo di reazione (sviluppo vegetativo) al continuo superamento di quest’ultimo da parte del parassita (riposo vegetativo), risultano evidenti più calli di cicatrizzazione centrifughi. In questo caso si parla di “cancro a bersaglio”.
La colonizzazione dell’intera circonferenza del ramo (più raramente del tronco) determina prima la riduzione e poi il blocco della funzionalità vascolare. Conseguentemente, sintomi aspecifici a monte del cancro come l’ingiallimento e il successivo disseccamento delle foglie, le quali spesso permangono comunque a lungo sulla piante, rendendo più facile la localizzazione del cancro anche nel periodo vegetativo. Negli anni successivi, proporzionalmente all’intensità del danno la chioma si presenta perciò rarefatta e con ampie porzioni disseccate e prive di foglie.
Trattandosi di una infezione a decoro lento, le piante rimangono in uno stato di sofferenza per molti anni, durante i quali possono però essere più facilmente parassitizzate e devitalizzate da patogeni “di debolezza” (es. da agenti di marciume radicale) o subire rotture a seguito di eventi meteorici ( vento, neve) in corrispondenza del cancro qualora questo sia molto esteso o su di esso si localizzino agenti di carie del legno.

Lotta: mentre nel verde urbano singole piante isolate possono essere trattate durante il riposo vegetativo con prodotti rameici o altri, il cui impiego sull’ospite deve comunque essere autorizzato e riportato in etichetta (ulteriori informazioni presso i Servizi Fitosanitari della Regione Veneto) in bosco, considerando che solo raramente i soggetti malati superano il 10% in un popolamento, il miglior metodo di controllo consiste in oculati interventi gestionali, finalizzati all’abbattimento delle piante colpite e all’eliminazione delle parti infette.

Esistono numerose specie assegnate al genere Nectria, difficilmente separabili tra loro sia macro- che microscopicamente; l’habitat può in qualche caso essere di aiuto. Per una corretta determinazione spesso l’analisi deve spingersi oltre e considerare anche le peculiarità della forma imperfetta.

Nectria fuckeliana Booth (sin. N. cucurbitula Tode Fr.)
interessa principalmente pini e abeti. Globosa, papillata, colore rosso vivo, con spore di dimensioni 15-16 x 5-6μm, punteggiate e brunastre; vive tutto l’anno su tronchi e rami decorticati di conifere.

Nectria coccinea
più o meno piriforme, papillata, rosso vivo, con spore di dimensioni di 14-15x6 μm, punteggiate e brunastre; vive principalmente nelle fessure della corteccia di aceri, ma anche sul legno di latifoglie di altro tipo.

Nectria cinnabarina (Tode: Fr.) Fries
ad attitudine più saprofitaria, può colpire senza particolare danno molte latifoglie e conifere. E’ considerata patogeno poco virulento in grado di causare danni solo su piante di scarsa vigoria.
Ascocarpo di circa 0,5mm di diametro, composto da un peritecio sessile. Il peritecio è globoso, leggermente allungato, liscio, nettamente papillato, di colore rosso vivo; sull’apice è posto l’ostiolo da quale usciranno le spore.
Lo stato conidiale (imperfetto) è denominato Tubercularia vulgaris ed è costituito da ricettacoli di circa 0,5 cm di diametro, globoso-pulvinati, lisci o minutamente pruinosi, di colore rosa.
La carne è tenace, gelatinosa e rossa nella forma perfetta: molto più dura, sublegnosa e biancastra nello stadio conidiale. E’ molto comune su legno deteriorato di latifoglie, cresce durante tutto l’anno a gruppi di 10-30 periteci affiancati, nascenti sulle fruttificazione della forma imperfetta, che talora non risulta più visibile; ormai sterile essa funge da stroma per gli ascocarpi e ne precede la formazione nel tempo. Non di rado, però, entrambe le forme sono presenti contemporaneamente.

Descrizione dei sintomi: Generalmente è associata a cancri rameali il cui primo sintomo è costituito da un avvizzimento delle foglie del rametto infetto e dalla successiva comparsa di cancri solitamente di ridotte dimensioni. Lo sviluppo del cancro è solitamente lento per cui il ramo infetto può sopravvivere anche per numerosi anni. Il fungo può essere presente in due forme:

Nectria galligena Bresad.
ben nota ai frutticoltori per i severi danni causati su pomacee, può parassitizzare anche faggio, nocciolo, tiglio, acero, betulla, biancospino, carpino, castagno, frassino, noce e querce. Causa danni più rilevanti di N. cinnabarina.
Questo patogeno è piuttosto diffuso e, in condizioni particolarmente favorevoli, può diffondere abbastanza rapidamente nella popolazione ospite.

Descrizione dei sintomi: i cancri provocati dal patogeno sono localizzati in corrispondenza dei nodi. La corteccia assume dapprima un colore più intenso e successivamente raggrinzisce, fessurandosi. Ai margini del cancro la piante differenzia tessuto cicatriziale, così che la zona infetta centrale appare depressa rispetto ai bordi rilevati. Nell’anno successivo alla comparsa del cancro, si assiste ad un progressivo aumento della superficie depressa a causa del procedere della colonizzazione dei tessuti dell’ospite da parte del patogeno. La pianta cerca di reagire producendo nuovamente callo con la conseguente formazione di cerchi concentrici di tessuto rilevato rispetto alla zona ormai completamente invasa dal patogeno. Nei casi più gravi l’intera circonferenza del ramo è interessata dal cancro e la porzione di ramo sovrastante l’area infetta necrotizza. Anche in presenza di cancri meno estesi, la vigoria e la produttività della pianta risulta almeno parzialmente compromessa. Il patogeno infetta anche i frutti determinando la comparsa di aree depresse di forma circolare, costituite da cellule necrotizzate.
Il fungo forma sui tessuti infetti sporodochi di colore biancastro o aranciato sui quali vengono differenziati macroconidi di forma cilindrica, in condizioni di temperature contenute e persistente umettazione (primavera) I conidi vengono dispersi dal vento, dalla pioggia e probabilmente anche dagli insetti.
Periteci rossastri sono presenti in numero variabile ai margini o sulla superficie del cancro, si differenziano più frequentemente alla fine dell’estate e le ascospore liberate dagli aschi possono essere disperse dagli stessi agenti che provvedono alla dispersione dei conidi. L’infezione avviene generalmente in primavera o autunno attraverso ferite dovute all’abscissione di frutti e foglie, o ad interventi di potatura. Alcune ore di umettazione sono necessarie per consentire la germinazione delle spore e la penetrazione all’interno dei tessuti dell’ospite.

Lotta:
l ’asportazione e l’allontanamento delle porzioni infette ha lo scopo di ridurre il potenziale di inoculo del patogeno e può mostrare una qualche efficacia nei frutteti ad elevata incidenza della malattia, specie se associata a trattamenti con fungicidi rameici.

Immagini: Cancro tipico su ramo, Sviluppo di cercini cicatriziali concentrici, Gruppi di periteci erompenti dalla corteccia, Ingiallimento (clorosi) conseguente alla devitalizzazione di tutta la circonferenza di un ramo, N. fuckeliana su abete rosso

Foto: Lucio Montecchio, Università degli Studi di Padova

Links: per saperne di più visitare il seguente sito web:

http://www.na.fs.fed.us/spfo/pubs/fidls/beechbark/fidl-beech.htm