Deperimento delle querce
La prima segnalazione di un fenomeno di deperimento riguardante le querce fu registrata in Ungheria nel 1877, per poi estendersi in tutti i paesi dell’Europa continentale e negli Stati Uniti.
In Italia, isolati fenomeni di declino e morte di individui appartenenti al genere Quercus si osservavano già da parecchi anni, ma a causa della frammentarietà delle segnalazioni, il problema non fu preso in sufficiente considerazione dagli studiosi. A partire dagli anni ’80, tuttavia, il fenomeno cominciò ad assumere dimensioni sempre maggiori, a cominciare dal Parco Nazionale del Circeo e dalla provincia di Viterbo. Nell’Italia nord-orientale il fenomeno è stato inizialmente rilevato nei boschi di Cornuda (TV) e Muzzana del Turgnano (UD).
Su scala europea la farnia (Quercus robur) risulta essere la specie quercina maggiormente colpita. Nel nostro paese il deperimento sopraccitato si affianca con analoga importanza nelle zone centrali e meridionali quello del cerro (Quercus cerris) e, in misura minore, del farnetto (Quercus frainetto) e della roverella (Quercus pubescens). Non sono mai stati registrati fino ad ora in Italia episodi riguardanti la rovere (Quercus petraea), specie che invece risulta essere colpita nell’Europa Centrale.

Descrizione dei sintomi: Il quadro sintomatologico riguardante il deperimento presenta una certa variabilità nelle diverse specie interessate dal fenomeno; differenze possono anche manifestarsi all’interno della stessa specie tra gruppi di individui aventi età diverse. I sintomi più comunemente registrati sono i seguenti:

a) a livello della chioma:
- rarefazione e avvizzimento della chioma e disseccamento di rami (in tutte le querce);
- ritardata emissione fogliare (Q. robur e Q. petraea);
- clorosi (Q. petraea e Q. cerris);
- microfillia (Q. petraea);
- abscisssione di gemme (Q. pubescens).

b) a livello del fusto:
- emissione di rametti epicormici, fessurazione longitudinale della corteccia e colatura mucillaginosa.

c) a livello delle radici:
- riduzione della biomassa (Q. robur);
- lesioni necrotiche (Q. robur);
- necrosi delle radici assorbenti (Q. suber);
- diminuzione delle micorrize vitali (Quercus spp.).

L’esame delle sezioni trasversali e longitudinali del tronco può rilevare inoltre, in corrispondenza delle fessurazioni, la presenza di necrosi cambiali talvolta approfondentesi anche nello xilema e di imbrunimenti maculari riguardanti soprattutto le cerchie legnose più esterne. Spesso si nota inoltre una riduzione globale di crescita visibile attraverso l’osservazione degli incrementi degli anelli legnosi annuali.
Un sintomo quasi esclusivo nel cerro è la presenza, sui rami disseccati, di uno stroma fungino nerastro attribuito a Hypoxylon mediterraneum che è considerato generalmente un parassita di debolezza.

Cause del deperimento: Fino ad oggi ogni tentativo di dare una spiegazione unitaria al fenomeno del declino delle querce non ha avuto alcun successo. Si ritiene che questa sindrome possa trovare origine da più fattori: predisponenti (fattori di lungo periodo), scatenanti (fattori di breve periodo) e contribuenti (fattori di lungo periodo).

Fattori Predisponenti:
fattori ambientali: deficienze idriche, insufficiente drenaggio, inadeguata fertilità del suolo, suoli rocciosi/sabbiosi,
pH elevati, carenze nutrizionali, squilibrio nei macro e microelementi, squilibrio nei rapporti N/P e N/Mg, inquinanti atmosferici.
fattori ecologico-selvicolturali: potenziale genetico dell’ospite, presenza oltre i limiti fitogeografici, tecniche selvicolturali inappropriate, pascolo, invecchiamento del popolamento, inadatta densità del popolamento.

Fattori Scatenanti:
fattori climatici: inverni eccessivamente rigidi, eccessive escursioni termiche, gelate tardive /precoci, fenomeni di gelo/disgelo, eccessiva radiazione solare, bruschi cambiamenti nel bilancio idrico, abbassamento della falda, siccità, salinità, inquinamento atmosferico.
fattori biotici: Insetti defoliatori (Tortrix viridana, Limantria dispar, Operophtera brumata, Malacosoma neustria, Euproctis chrysorrhoea).
fattori fisiologici: insufficienti riserve di amido, prolungato periodo vegetativo, alterazioni nella biomassa radicale, diminuzione della vitalità delle radici assorbenti, anomale variazioni dello stato di micorrizazione, alterazioni nella fotosintesi, età.
danni meccanici a seguito di forti venti.

Fattori Contribuenti:
batteri: Erwinia ssp.
virus: TMV, PVSi
MLOs (mycoplasma-like organisms)
funghi: Diplodia mutila, Hypoxylon mediterraneum, Ceratocystis spp., Fusicoccum quercus, Phomopsis quercella, Armillaria spp., Microsphaera alphitoides, Phytophtora cinnamomi, Fusarium eumartii, Cytospora intermedia, Diaporthe spp., Graphium spp., Oidium spp., Phleba spp., Phomopsis quercina, Polyporus spp., Stereum spp., Trametes spp., Colpoma quercinum.
insetti corticicoli: Agrilus bilineatus, Agrilus biguttatus.

L’importanza degli insetti defogliatori è stata sottolineata da diversi autori, mentre il ruolo degli insetti corticicoli sembra essere relegato a quello di parassiti secondari.
Tra gli altri fattori, batteri, virus e MLOs sembrano rivestire un ruolo piuttosto marginale e comunque ancora da chiarire. I microrganismi probabilmente più importanti sono i funghi. Essi infatti sono gli agenti biotici isolati più frequentemente dalle piante deperenti; inoltre tra loro sono spesso presenti alcune specie più o meno spiccatamente patogenetiche. Complessivamente fino ad ora sono state isolate su querce deperenti più di 200 specie fungine appartenenti a circa 130 generi diversi. Tra le più frequenti, Diplodia mutila è risultata essere la specie più patogenetica. La sua presenza è stata riscontrata in Italia a partire dal 1987.
Per l’ascomicete Hypoxylon mediterraneum, invece, le attitudini patogenetiche sembrano in grado di esplicarsi solo su piante sottoposte a stress idrico. Molto controverso è il ruolo del genere Ceratocystis: i ricercatori dell’Est europeo e dell’ex-URSS hanno sempre attribuito una notevole importanza a questo agente di tracheomicosi, usando spesso il termine di “micosi vascolare” per indicare il deperimento della quercia. Recenti indagini e prove di inoculazione sembrano tuttavia smentire la rilevanza primaria di un tale fenomeno.
Il rinvenimento di Fusarium eumartii in boschi di quercia deperenti dell’Italia nord-orientale alcuni anni fa, ha suscitato notevole interesse. Questo fungo, infatti, è un agente di tracheomicosi in grado di produrre metaboliti tossici idrosolubili alla cui azione patogenetica si è dimostrata particolarmente suscettibile la farnia.
Tra i basidiomiceti, Armillaria spp. registra il maggior numero di rinvenimenti; il suo potere patogenetico sembra variare notevolmente tra le diverse specie che vengono comprese sotto il nome collettivo di Armillaria mellea s.l.

Per quanto riguarda i fattori abiotici, meritano un discorso a parte le alterazioni dell’apparato radicale. Da molto tempo, infatti, gli studi condotti su diverse specie arboree affette da fenomeni di declino hanno dimostrato che la rarefazione delle radici assorbenti e la degradazione dello stato della micorrizazione sono correlati con il grado di deperimento. Il ruolo fondamentale delle micorrize è ormai noto da tempo. Esse possono isolare gli apici radicali delle piante dal contatto diretto con il suolo, interponendosi quindi tra la pianta e la rizosfera. Grazie al loro esteso reticolo miceliare, migliorano l’assunzione dell’acqua e l’assorbimento degli elementi minerali dal terreno; intervengono sul metabolismo azotato della pianta; elaborano e trasportano sostanze di crescita di tipo auxinico e citochininico. Inoltre assicurano alle piante simbionti una protezione fitosanitaria attraverso meccanismi di tipo fisico e biochimico. Infatti, oltre a costituire una barriera fisica alla penetrazione dei patogeni, i funghi simbionti modificano qualitativamente e quantitativamente gli essudati radicali disponibili alla microflora della rizosfera, e secernono sostanze antibiotiche nei confronti di eventuali patogeni che vengono prodotte o direttamente dal fungo, o dalla pianta in seguito a stimolazione da parte del fungo.
Il degrado dell’apparato radicale assorbente si ripercuote inevitabilmente sullo stato di salute di tutta la pianta. Gli scarsi studi condotti finora sulle querce indicano come una diminuzione degli apici micorrizati vitali preceda di qualche anno il loro deperimento.

Immagini: Deperimento della chioma del Leccio, Riduzione della chioma, Distacco della corteccia, Necrosi basali