Agenti della Carie del legno

La carie del legno si verifica su piante arboree di interesse agrario, forestale e ornamentale e, oltre a costituire motivo di pericolo per persone e manufatti, è la causa principale dei danni economici connessi alla produzione, alla lavorazione ed alla conservazione del legname. L’alterazione consiste nella modificazione strutturale dei tessuti non conduttori che, perdendo progressivamente elasticità, resistenza e volume, divengono fragili e più permeabili, con conseguente riduzione della portanza dei rami e del tronco. Questa forma d’alterazione è riconducibile all’azione di uno o più funghi in grado di produrre enzimi capaci di digerire uno o più costituenti della parete cellulare degli elementi xilematici (cellulosa, emicellulose e lignina). L’azione di questi microrganismi può perciò compromettere la stabilità della pianta, che risulta soggetta a rotture, schianti e sradicamenti, nonché la fisiologia della stessa e le caratteristiche tecnologiche del legno.

Ciclo: le infezioni possono originare da spore, conidi e frammenti di micelio. La penetrazione nei tessuti avviene attraverso soluzioni di continuità (potature, ferite naturali, danni da insetti, …). Alcuni agenti di carie possono passare da piante ammalate a piante sane attraverso anastomosi radicale.
I primi organismi colonizzatori delle ferite ancora fresche (non necessariamente cariogeni) sono in grado di utilizzare le sostanze più semplici contenute nelle cellule legnose: si tratta di “cromogeni superficiali” (es. Aspergillus, Botrytis, Penicillium, Trichoderma, …) seguiti da “cromogeni profondi” (es. Cladosporium, Phialophora, Pestalotia, …).
Successivamente alla modificazioni indotte nel legno da questi organismi possono prendere il sopravvento i funghi più tipicamente lignivori che si accrescono nel legno interno, più povero di sostanze nutritive facilmente assimilabili. Il micelio si sviluppa e invade i tessuti degradando le pareti cellulari. Questi funghi sono attivi solo entro limiti di tenore idrico del legno del 20-40% sul peso secco, e anche nella stagione invernale (5-7°C) crescono e continuano a danneggiare i tessuti.

Piante ospiti: possono essere interessate dal danno tutti gli organi lignificati delle piante, e viene colpito anche il materiale ligneo in opera.

Descrizione dei sintomi: La presenza, anche cospicua di zone cariate, normalmente non origina un quadro sintomatologico evidente sulla chioma; in alcuni casi, tuttavia, soprattutto in concomitanza con intensi o prolungati stress idrici e nutrizionali si possono manifestare quadri sintomatologici aspecifici come clorosi diffuse e disseccamenti. In fasi avanzate, sul tronco o sui rami principali, compaiono delle cavità e, ad altezze variabili, i corpi fruttiferi dei responsabili della malattia.
Preceduta e favorita dall’azione di vari organismi, la carie è dovuta alla digestione enzimatica di alcune componenti cellulari da parte di microrganismi fungini che utilizzano come vie di penetrazione ferite presenti sul tronco, branche o radici.
La possibilità e la velocità di penetrazione dei patogeni dipende comunque dall’efficacia e dalla velocità di reazione della pianta, regolate da una serie complessa di interazioni che, coinvolgendo in un equilibrio dinamico variabili come lo stato nutrizionale e fitosanitario dell’ospite, la presenza di altri parassiti e i fattori microclimatici, condizionano l’intera fase di penetrazione. A seconda del grado di rimozione di alcune componenti strutturali e dell’aspetto e consistenza dei tessuti alterati è possibile distinguere tra carie bianca, bruna e soffice.

La carie bianca (o fibrosa o alveolare) , diffusa in modo paragonabile su latifoglie e conifere, è dovuta a molti Basidiomiceti e, più limitatamente, ad Ascomiceti (Xilariaceae) che rimuovono più o meno selettivamente la lignina, degradando solo successivamente anche la cellulosa. L’aspetto dei tessuti danneggiati è chiaro e fibroso, le aree di tessuto decolorato sono spesso alternate ad altre ancora sane. Generi molto diffusi sono Heterobasidion annosum, Phellinus pini (alveolare) Armillaria mellea (fibrosa), Fomes fomentarius, Trametes versicolor, Cerrena e Trichaptum abietinum.

La carie bruna (o cubica) è invece associata in misura preponderante a conifere, sebbene su alcune latifoglie sia particolarmente frequente (es. castagno). I funghi cariogeni attaccano gran parte della cellulosa e delle emicellulose lasciando quasi intatta la lignina. Gli agenti causali determinano una colorazione scura dei tessuti, i quali negli ultimi stadi assumono una consistenza molto friabile che ne causa rottura secondo piani di sfaldatura ortogonali, con fessure spesso tappezzate dal micelio. Il legno colpito perde resistenza alla compressione e alla flessione, e aumenta la permeabilità. Esso assorbe acqua più rapidamente e si asciuga lentamente, è soffice quando è umido e quando è asciutto si spacca facilmente. Specie molto diffuse sono Stereum gausapatum, Fomitopsis pinicola, Ganoderma applanatum, Phellinus ignarius, Fomes officinalis.

Il riconoscimento tra carie bianca e bruna è particolarmente importante soprattutto nella gestione del verde ornamentale, in quanto i tessuti colpiti da carie bruna, pur mantenendo un aspetto quasi normale, perdono più rapidamente la propria consistenza e si possono fratturare improvvisamente.

La carie soffice è causata da numerosi Ascomiceti (Xylaria, Nectria, Endothia, Herpotrichia) e Deuteromiceti (Graphium, Alternaria, Pestalotia, Fusarium, Phoma, Verticillium), che determinano la formazione di piccole cavità di forma circolare o romboidale, disposte a spirale intorno all’asse longitudinale delle fibre. E’ causata anche da batteri e Basidiomiceti (Phellinus), la cui lenta attività si verifica sia su piante vive che su legname in opera, soprattutto in condizioni di elevata umidità relativa (palizzate, serramenti, imbarcazioni, …), proibitive per gli agenti di carie bianca e bruna. Si manifesta con l’imbrunimento della superficie legnosa, più ricca di ossigeno, che diviene soffice specialmente nella parte esposta alle piogge o all’umidità. Il danno si limita frequentemente ai soli strati esterni del legno. Quando il legno è secco presenta la superficie percorsa da molte fessurazioni sottili orizzontali e verticali, mostrando una tipica crettatura reticolare. A livello microscopico la degradazione è molto simile a quella presentata per la carie bianca.

Indipendentemente dai tipi di carie descritti, mentre nelle piante molto deperienti o morte e nel legname in opera si possono verificare danneggiamenti a carico di tutti i tessuti, nelle piante fisiologicamente attive la malattia si localizza essenzialmente nel duramen, nel quale notoriamente non sono possibili reazioni difensive di tipo attivo.
Data l’importanza della carie sia dal punto di economico che da quello della incolumità pubblica (parchi, giardini), la capacità di diagnosticarne tempestivamente la presenza in piante vive è di importanza fondamentale.
Abitualmente la carie non manifesta i suoi effetti sulla chioma, se non in stadi avanzati, dove si verifica un quadro sintomatologico aspecifico riconducibile a deficienze nell’apporto idrico e nutrizionale. A livello del tronco o dei rami si può verificare una cospicua emissione di resina e/o di fluidi marcescenti e maleodoranti, soprattutto in corrispondenza di nodi, sotto i quali i tessuti appaiono inequivocabilmente alterati, generalmente neri. Con il progredire dell’alterazione si manifesta la comparsa di cavità, prontamente invase da diverse specie di saprofiti, e di carpofori, annuali o poliennali, anch’essi frequentemente utilizzati da insetti o da altri funghi come substrato nutritivo.
Qualora in assenza di corpi fruttiferi si presentino situazioni in cui è necessario conoscere con certezza la presenza di carie, si può ricorrere a metodi distruttivi (es. prelievo di tessuti e successiva analisi di laboratorio, …) o non distruttivi (raggi x, termografia, Shigometro).

Lotta: la difesa contro la carie si basa su scelte di carattere preventivo, in quanto l’eliminazione del danno consiste nella rimozione dell’organo colpito.
In ambito forestale gli interventi possibili tendono a contenere il numero di ferite sui tronchi e ad eliminare piante già deperenti o con evidenti sintomi di carie, per limitare la diffusione dell’inoculo e delle ceppaie infette.
In fase progettuale si dovrebbero evitare distanze d’impianto (tra alberi e fra questi e i manufatti vicini) tali da imporre frequenti potature, soprattutto quando la pianta raggiungerà dimensioni considerevoli; nell’eventualità non fosse possibile soddisfare questa esigenza, sarebbe opportuno escludere l’impiego delle specie più suscettibili (es. pioppo, salice, bagolaro, ippocastano, tiglio). Da un punto di vista gestionale sarebbe buona norma programmare gli interventi di manutenzione in modo tale da rendere le potature drastiche un fatto assolutamente eccezionale, legato esclusivamente a problemi fisiologici della pianta. E’ auspicabile evitare sia di produrre ferite alle parti lignificate coi mezzi meccanici (es. durante l’abbattimento o la movimentazione dei mezzi), sia drastiche riduzioni dell’apparato radicale (es. posa in opera di servizi sotterranei). Per quanto riguarda la manutenzione, come è noto, è necessario salvaguardare il collare basale del ramo (ingrossamento all’inserzione col ramo portante), di piccole dimensioni (es. < 4-5 cm), di superficie liscia, senza slabbrature della corteccia, per quanto possibile proteggere il tessuto cambiale dalla disidratazione mediante l’applicazione di prodotti lutanti.
La disinfezione degli strumenti di taglio e l’allontanamento del materiale di risulta infetto contribuiscono ulteriormente ad evitare la diffusione dei patogeni.

Solo in condizioni particolari e per soggetti arborei di elevato valore, si possono tentare risanamenti mediante l’asportazione del legno cariato, la quale deve essere effettuata senza intaccare il legno sano circostante e sottostante, per non ampliare il fronte di avanzamento dei patogeni.

Immagini: Carie bianca, Fomes fomentarius su Faggio, Carie bruna, Carie bruna-rottura secondo piani ortogonali