Acizzia jamatonica (Rynchota Psyllidae)

Questo piccolo omottero è’ una specie originaria dell’Asia Orientale (Corea, Cina, Giappone) che vive a spese dell’Albizzia julibrissin o Acacia di Costantinopoli, pianta ornamentale ampiamente utilizzata per la bellezza della chioma e dei fiori. Nell’areale originario la psilla dell’albizzia non viene considerata dannosa. La prima segnalazione per l’Europa di questa psilla asiatica è relativa al 2001 e riguarda alcune località del Piemonte e della Val d’Aosta. Acizzia jamatonica è attualmente presente in tutto il Nord Italia. Nella regione Veneto è stata osservata dalle zone pedemontane fino al mare.

Danni: Neanidi, ninfe e adulti pungono, con l’apparato boccale pungente – succhiante, foglioline, nervature delle foglie, germogli e boccioli fiorali, prelevano linfa elaborata ed emettono abbondante melata su cui si sviluppano le fumaggini che anneriscono foglie e rametti. Gli stadi giovanili producono vistosi riccioli di cera ben visibili sulle foglie. Tutto ciò che si trova sotto la chioma delle piante infestate (infissi, panchine, auto, etc.) si imbratta di melata e di cera. La sottrazione di linfa causa l’ingiallimento delle foglioline, che poi cadono precocemente, dando luogo a defogliazioni. La melata richiama in gran numero vespe e api la cui presenza aumenta il disagio dei proprietari delle piante infestate e dei fruitori del verde pubblico, portando anche a soluzioni drastiche quali l’abbattimento delle piante da parte di privati.

I primi risultati di una sperimentazione contro l’A. jamatonica effettuata dal Servizio Fitosanitario della regione Veneto in collaborazione con l’Università di Padova (Facoltà di Agraria) hanno indicato che risultati soddisfacenti nel controllo della psilla si possono ottenere per via endoterapica con l’utilizzo di abamectina o con trattamenti alla chioma con un neo-nicotinoide (es. thiametoxam) da solo o in miscela con piretroidi di sintesi (es. lambda-cialotrina). Questi trattamenti consentono di mantenere la popolazione di psilla a livelli bassi. Tuttavia mentre un solo trattamento endoterapico effettuato all’inizio della stagione risulta sufficiente per contenere la psilla durante il periodo vegetativo della pianta, i prodotti distribuiti per via aerea richiedono due-tre interventi per mantenere a livelli bassi la popolazione del fitofago.

Psilla dell’Albizzia

Links: per saperne di più visitare i seguenti siti web:

http://www.ecoiatros.it/Patologie/acizzia.htm
http://www.eppo.org/QUARANTINE/Alert_List/insects/acizzia.htm

Ulteriori informazioni saranno disponibili presso il sito web dei Servizi Fitosanitari della Regione Veneto

Descrizione e ciclo: Gli adulti sono lunghi 1,5-2,5 mm. Gli adulti primaverili estivi sono di colore giallo verdastro mentre gli adulti svernanti sono di colore bruno. La deposizione delle uova di color giallo arancio avviene dall’inizio di aprile preferibilmente sul margine delle foglioline, sui boccioli fiorali e sui germogli, dove spesso si notano addensamenti di uova e successivamente di neanidi di color arancio. Le ninfe hanno generalmente un colore giallo-verde. I primi adulti compaiono nella prima decade di maggio. Successivamente si assiste ad un accavallamento delle generazioni (5-7), che si susseguono sulla vegetazione fino ad autunno inoltrato, con presenza contemporanea di tutti gli stadi. A partire dalla prima decade di settembre si osserva la comparsa di ninfe caratterizzate da punteggiatura nerastra (forme melaniche). Da queste si evolvono adulti di colore scuro destinati a svernare, riparati tra la vegetazione di piante sempreverdi. Le temperature estive molto elevate possono inibire lo sviluppo di neanidi e ninfe, e quindi deprimere, ma solo temporaneamente, la popolazione. Il rapporto tra i sessi risulta spostato a favore delle femmine: ciò è spiegabile con la maggiore longevità del sesso femminile rispetto a quello maschile.

Piante ospiti: Albizzia