"Molti hanno osservato, e molti ancora di osservare pretendono, ma non tutti hanno bene osservato, ed altri osservare non sanno e ne meno forse quanto sia lubrica e spinosa l'arte di osservare conoscono, potendosi facilmente prendere una cosa per un'altra, abbagliarsi in mezzo alla luce, o non guardare con la dovuta attenzione e diligenza dove guardare bisogna". Antonio Vallisneri
Perché questa mostra? Per una ragione molto semplice: perché l'Università di Padova è stata la prima al mondo ad acquisire una collezione di oggetti, reperti e strumenti che potesse a buon diritto essere "scuola a chi ammaestrarsi volea di quanto sa la Natura produrre di raro [...] per solo oggetto di virtuoso esercizio, per dimostrare ad evidenza la verità delle sue dottrine pubblicate ne' suoi Libri, e per istruire la gioventù nella Naturale, e Medica Istoria". Queste parole sono di Antonio Vallisneri, che fu chiamato a Padova sulla cattedra di Medicina Pratica esattamente tre secoli fa, nel 1700: figura emblematica di scienziato settecentesco, diede vita a quella collezione che costituì uno dei migliori esempi di quei "gabinetti" scientifici destinati a trasformarsi, nel giro di un secolo, nei laboratori di ricerca delle Università, luoghi, questi, nei quali il metodo sperimentale di cui Galileo fu maestro divenne pratica quotidiana di lavoro per gli scienziati. Il collezionismo di cose rare, antiche ed esteticamente pregevoli, sia di origine naturale che artificiale, cioè prodotte dall'uomo, ebbe tra il XV ed il XVI secolo una notevole diffusione nella cultura europea: nascono le Kunst und Wunderkammern, le "stanze d'arte e delle meraviglie", nelle quali appunto l'intento è quello di raccogliere oggetti che provochino stupore ed insieme emozione nel visitatore, per la stupefacente originalità di quanto veniva esposto, oltre che di conservare memoria dell'antico, individuato quale indiscusso canone estetico anche per la modernità. Il Museo di Antonio Vallisneri era invece destinato a soddisfare quella che egli stesso definisce come "filosofica curiosità", una curiosità cioè non - per così dire - fine a se stessa, ma intenzionata ad essere principalmente stimolo a conoscere la Natura. Questa impostazione nuova, che porta decisamente al di là ed oltre rispetto alle Wunderkammern, era pienamente in sintonia con il clima culturale patavino; a Padova, quando alla metà del Cinquecento la Repubblica Serenissima di Venezia promosse la realizzazione di uno dei primi Orti botanici annessi ad un'Università, per coltivarvi in modo sistematico le piante medicinali, già vi era l'intenzione di annettere all'Horto medicinale un "picciolo Theatro dove quasi in un picciol mondo si farà spettacolo di tutte le meraviglie della Natura", e ciò "a prò, et beneficio de gli Studiosi di questa rara professione". Sono gli anni nei quali a Padova Fabrici d'Acquapendente costruiva il primo Teatro Anatomico stabile, e Galileo Galilei insegnava matematica agli studenti dell' "Universitas artistarum". La presenza di quel clima ha fatto dire, come è noto, ad Herbert Butterfield che qui si realizzarono sviluppi tali delle ricerche sulla natura con l'applicazione del metodo sperimentale "da giustificare la concezione secondo la quale - ammesso che l'onore di essere stata la sede della rivoluzione scientifica possa appartenere di diritto a un singolo luogo - tale onore dovrebbe essere riconosciuto a Padova" (Le origini della scienza moderna, 1958). Il figlio di Vallisneri, Antonio junior, donò nel 1733 la collezione paterna all'Università, e la curò fino al 1777, quale docente di scienze naturali nell'Ateneo patavino. Nel 1740 a Padova Giovanni Poleni diede vita al suo Teatro di Filosofia Sperimentale, primo esempio italiano di vero e proprio laboratorio di fisica all'Università: gli strumenti che Poleni raccolse, fino a giungere al numero di ben quattrocento, costituirono un aiuto imprescindibile per la didattica e per le ricerche che egli svolse in vari campi delle scienze fisiche e delle relative applicazioni tecnologiche, ricerche che fecero di lui una delle più grandi menti ingegneristiche del suo secolo. Dal Museo Vallisneriano e dalla raccolta di strumenti di Poleni hanno dunque avuto origine i gabinetti scientifici ed i laboratori sperimentali degli Istituti dell'Ateneo patavino del secolo XIX. Quella parte del materiale che è giunta sino ai nostri giorni costituisce una componente importante delle collezioni storico-scientifiche dell'Università di Padova. In questa mostra sono esposti alcuni degli oggetti a noi pervenuti dall'originario nucleo del Museo Vallisneriano nonché dalla raccolta di strumenti di Poleni, suddivisi per ambito tematico. Per quanto concerne il Museo Vallisneriano, si è tenuto presente il "catalogo" compreso nelle Opere di Antonio Vallisneri, essendosi potuta individuare con sicurezza solo una parte di essi come appartenenti a tale nucleo. Si è anche cercato di illustrare con le parole stesse dei Vallisneri i reperti e le strumentazioni esposte, così come di contestualizzare gli oggetti nella realtà scientifica del loro tempo, integrando talvolta l'esposizione con quant'altro ritenuto significativo ed utile per la migliore comprensione del senso del percorso espositivo stesso. |
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