Tradizioni

 

L’inaugurazione dell’anno accademico

Gli anni dell’immediato dopoguerra furono caratterizzati dalla necessità di svago e divertimento dopo anni bui e duri; in quest'epoca la goliardia ebbe modo di esprimere il lato più scherzoso e gioviale, tanto che anche la cerimonia dell’inaugurazione dell’anno accademico risentì di questa bonaria aria canzonatoria.

All’inizio della prolusione i goliardi presenti in buon numero in Aula Magna iniziavano a fare un chiasso che diventava talmente forte da coprire le parole del professore, che continuava imperturbabile la sua lezione. La cerimonia aveva termine con l’intonazione del Gaudeamus igitur da parte dei numerosi goliardi che omaggiavano il rettore di una gallina padovana, caratterizzata da un ciuffo di piume sul capo.

Durante l’inaugurazione dell’anno accademico 1951/52 gli studenti, che affollavano come sempre l’Aula Magna, disturbarono con fischi e grida anche il discorso del Ministro della Pubblica Istruzione, costringendolo a rinunciare all’intervento: ciò portò a una reazione durissima del rettore Guido Ferro, che negli anni successivi concesse l’accesso all’inaugurazione a un numero limitato di studenti, obbligati a esibire l’invito e le generalità.

 

L’elezione del tribuno a botte

La posizione particolarmente dura presa nei confronti della goliardia dell’allora rettore, si rifletté anche nell’elezione del tribuno, il grado più alto nella gerarchia goliardica padovana, che aveva il diritto di parlare all’inaugurazione dell’anno accademico. Fino al 1951 infatti era scelto tra studenti del terzo anno di medicina che portassero la barba e non avessero sostenuto ancora l’esame di anatomia. Poco prima delle 11 si teneva una "battaglia" nell’Aula di Anatomia: veniva eletto tribuno colui che raggiungeva la cattedra, fronteggiando spintoni e bagarre, e vi ci si trovava seduto all’arrivo del professore.

Il rettore intervenne non concedendo più l’aula, e in seguito il tribuno fu scelto con le elezioni.


Il rito dell’alzabara

Ai goliardi, gioviali e goderecci per tradizione, spettava anche un compito serio, e un tempo molto sentito: in occasione del decesso di un professore, il feretro veniva portato nel Cortile Antico e dopo il ricordo del preside o del collega più anziano di facoltà, proprio i goliardi rendevano gli onori alzando per tre volte la bara e accompagnando il feretro fuori dalle mura del Palazzo del Bo, mentre la campana della torre suonava a lutto.

Negli ultimi anni la partecipazione dei goliardi è quasi sparita e sono divenute numerose le figure che ricordano il valore accademico del docente, accentuando l’aspetto istituzionale della cerimonia.

 

La campana della torre del Bo

Oggi emette il suo suono solo per il rito dell’alzabara, ma forse pochi ricordano che i suoi rintocchi a stormo, come un richiamo, segnalavano l’inizio delle lezioni e, in alcuni momenti storici, come l’8 febbraio del 1848, la campana del Bo diede voce allo scontento degli studenti che, riuscendo a raggiungere la torretta, manifestarono il loro dissenso suonando il campanone in segno di allarme.

Per un breve periodo, la campana riprese la consuetudine di anni prima di suonare a mezzogiorno le prime note della Vispa Teresa, canto goliardico per eccellenza, facendo da "contro canto" a quella del Comune.