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Museo di Storia della Fisica
     






Bicchieri di Tantalo, per la dimostrazione del funzionamento dei sifoni, XVIII secolo



Apparecchio per lo studio delle forze centrali, metà XVIII secolo



Strumento per lo studio dei getti parabolici di mercurio, metà XVIII secolo


 

Il Teatro di Filososofia Sperimentale di Giovanni Poleni

Gli splendidi strumenti settecenteschi del Museo di Storia della Fisica ci ricordano la grande popolarità di cui godette la scienza nel secolo dei Lumi.
Vennero proposte in Inghilterra le famose
lecture-demonstrations, ossia lezioni di fisica illustrate da numerosissimi esperimenti, che si diffusero in seguito nel resto d'Europa riscuotendo ovunque grandissimo successo. Vennero create in alcune Università europee Cattedre di filosofia sperimentale, ossia di fisica sperimentale, e si moltiplicarono i "gabinetti di fisica", raccolte complete ed omogenee di strumenti scientifici che non avevano più nulla a che fare con le collezioni di curiosità di origine rinascimentale, e che costituirono i nuclei iniziali dei laboratori ottocenteschi.

A Padova, la cattedra di Filosofia Sperimentale, creata nel 1738, venne affidata a Giovanni Poleni, che creò il primo gabinetto universitario di Fisica Sperimentale in Italia, il cosiddetto
Teatro di Filosofia Sperimentale, inaugurato nel 1740. Il Teatro poleniano era situato al Bo, nella sede attuale della cosiddetta "Basilica". Fino alla sua morte, nel 1761, Poleni continuò ad arricchire la propria raccolta, che arrivò a contare circa quattrocento oggetti.

La collezione poleniana diventò presto famosa in tutta Europa. L'astronomo francese Jérome de Lalande, ad esempio, dichiarò nel 1765 di non conoscere "più bel Gabinetto di Fisica", e l'Accademia delle Scienze di Parigi, tra i numerosi complimenti che rivolse a Poleni, gli attribuì anche il merito di aver messo, grazie alla preziosa raccolta di strumenti, la scuola di fisica di Padova "alla pari con le più famose del genere".

La collezione del Poleni, di cui sussistono un centinaio di pezzi, costituisce a tutt"oggi una raccolta eccezionale di cui ricordiamo, ad esempio, la bella "macchina divulsoria", utilizzata dal Poleni per analizzare la resistenza dei materiali quando gli fu chiesto dal Papa Benedetto XIV di studiare, assieme all'architetto Vanvitelli, lo stato della Cupola di San Pietro che sembrava in procinto di crollare. Basandosi sulle proprio ricerche, il Poleni concluse che era necessario consolidare la struttura con dei cerchioni metallici che furono quindi fissati alla Cupola, dove si trovano tuttora.



Apparecchio per la dimostrazione del tautocronismo della cicloide, metà XVIII secolo

Macchina flessoria, per lo studio dell'elasticità dei materiali, metà XVIII secolo
   

 


 
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