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Museo di Storia della Fisica
     






Pendolo oscillante fra due pile a secco di Zamboni, costruito da Giuseppe Zamboni, 1830. Funzionò senza interruzioni per oltre cento anni.



Galvanometro astatico di Nobili, spedito nel 1830 dallo stesso Leopoldo Nobili a Salvatore Dal Negro, allora professore di fisica sperimentale,



 

Collezione di strumenti dal XVIII al XX secolo

Agli strumenti del Poleni, vennero poi ad aggiungersi, nel corso del tempo, i pezzi acquistati o fatti costruire dai successori di Poleni sulla Cattedra di filosofia sperimentale. La raccolta mantenne così attraverso i secoli le sue caratteristiche di supporto fondamentale sia alla didattica che alla ricerca. Particolarmente interessanti appaiono gli strumenti legati ai nomi di illustri scienziati dell'Ottocento e del Novecento.

Leopoldo Nobili ad esempio spedì personalmente nel 1830 a Salvatore da Negro, allora professore di fisica sperimentale, uno dei suoi straordinari galvanometri. Si trattava di un modello inventato dallo stesso Nobili e che acquistò un"immensa popolarità in tutta Europa per la notevole sensibilità: si riusciva per la prima volta a misurare correnti elettriche debolissime.

Il galvanometro, unitamente ad altri strumenti costruiti da Nobili, fanno tuttora parte della collezione del Museo. Di grande importanza nella raccolta appaiono anche gli strumenti firmati da Angelo Bellani e da Giovanni Battista Amici, attivissimi l'uno nell'ambito della termometria e l'altro nel campo dell'ottica. Entrambi ottimi scienziati di fama europea, idearono e perfezionarono numerosi strumenti di altissima qualità.

Ricordiamo inoltre i cimeli di Augusto Righi, che iniziò proprio qui a Padova, negli anni 1880, gli esperimenti sulle onde elettromagnetiche che ispirarono, sembra, i lavori di Marconi sulle onde radio. Con la sua spettacolare macchina ad induzione elettrostatica corredata da ben 109 bottiglie di Leida (condensatori elettrici), Righi studiò scintille lunghe diversi metri.

La fisica del XX secolo è infine ben illustrata nell'ambito del Museo attraverso reperti significativi quali i diodi dell'acceleratore di ioni la cui costruzione, iniziata a Padova nel 1938, venne interrotta a causa della seconda guerra mondiale.

Il Museo continua attualmente a raccogliere i reperti più importanti della fisica attuale e si propone quindi come testimone, in grado di invitare il pubblico non solo a riscoprire il più lontano passato scientifico, ma anche a ripercorrere interi ed appassionanti capitoli della storia della scienza dal XVIII al XX secolo.


Microscopio a riflessione, firmato "Amici Modena", circa 1820,


 

 


 
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