Storia del museo
La storia dell'attuale Museo di Scienze archeologiche e d'Arte è comune, per i primi 70 anni, a quella dei musei naturalistici dell'Ateneo, in quanto tutti originano dalla donazione delle raccolte Vallisneri, effettuata dal figlio nel 1733 al Magistrato de' Riformatori dello Studio di Padova. Quelle collezioni andarono infatti a costituire al Bo un unico museo che prese il nome di "Gabinetto di storia naturale".
Nel 1805, la parte archeologica ed antiquaria, pur rimanendo al Bo, venne distinta dalle altre ed assunse il nome di Gabinetto delle Antichità.
Nel 1807 questo museo venne spostato presso la Biblioteca universitaria, allora situata in Sala dei Giganti, e lì rimase sino al 1819. Nel frattempo nel 1817 era stato bandito il primo concorso per una cattedra di Numismatica, Antiquaria, Diplomatica ed Araldica (vinto dall'abate Meneghelli). Nel 1819 il museo fu riportato al Bo, probabilmente per consentirne al docente l'utilizzo didattico. Il nome divenne Gabinetto di Antiquaria e Numismatica nel 1823, mutato in Gabinetto di Numismatica e Archeologia nel 1861 e infine in Istituto di Archeologia nel 1876. Una costante che accompagnerà tutta la storia del Museo è che l'incarico dell'insegnamento veniva abbinato alla direzione del Museo.
Nel 1899 giunse a Padova il primo docente di formazione pienamente archeologica, Gherardo Ghirardini, che qui insegnò sino al 1907, quando si trasferì a Bologna (tra i suoi allievi ebbe Carlo Anti). Nel Veneto Ghirardini e il suo successore ricoprirono anche la carica di Soprintendente alle Antichità.
Sotto la direzione del Ghirardini, il suo assistente Antonio Minto redasse nel 1905 il primo inventario scientifico del Museo e curò, nel 1909, le prime note sulla sua storia.
Il successore, Giuseppe Pellegrini, già nel 1907 ottenne di trasferire Istituto, Museo, uffici della Soprintendenza alle Antichità e abitazione del Direttore-Soprintendente nell'edificio presso la Sala dei Giganti che era stata liberata l'anno precedente (1906) dalla Biblioteca universitaria trasferitasi in via S. Biagio.
Al primo decennio del Novecento risale la costituzione della gipsoteca di scultura classica.
Nel 1922 Carlo Anti subentrò al Pellegrini, morto nel 1918, e subito si adoperò per dotare il Museo di nuovi materiali e per mantenerne vivo il ruolo di laboratorio didattico. L'apporto più consistente e importante fu, negli anni 1925-1926, la collezione Neumann di Trieste.
Per quanto riguarda gli spazi museali, il prof.Anti in qualità di Preside della Facoltà di Lettere (1929-1932) e poi di Rettore (1932-1943), riuscì ad inserire, nel progetto della nuova sede, il Liviano , uno spazio al terzo piano espressamente destinato al Museo delle Antichità (1937-1939). Da allora il museo è comunemente detto Museo del Liviano.
A causa degli eventi bellici l'allestimento fu attuato parzialmente nel primo dopoguerra e più concretamente nel corso degli anni '60 a cura del successore, prof.Luigi Polacco. Nel frattempo in quegli anni giunse in museo ulteriore materiale archeologico (collezione Gorga) e si eseguirono restauri sui materiali, principalmente sui gessi. Il museo cambiò nome ed assunse l'attuale denominazione di Museo di Scienze archeologiche e d'Arte. Nel ventennio successivo le collezioni si arricchirono ulteriormente con depositi di calchi e di materiali archeologici ed assunsero l'attuale consistenza. Frattanto, nel 1975, il museo fu aperto per la prima volta al pubblico esterno all'Università e, per l'occasione, fu avviata una collaborazione con il Comune di Padova che, in varie forme e modalità, è attiva ancora oggi e rappresenta un continuo e prezioso canale di dialogo con il territorio.
Recentemente, dal 1999 al 2004, la sede museale è stata oggetto di un profondo intervento di restauro architettonico che ha ripristinato, dove possibile, volumi e colori dell'architettura di Gio Ponti obliterati dagli interventi degli anni '60. Nell'occasione si è proceduto anche al riallestimento delle collezioni secondo i più moderni criteri museologici e museografici pur mantenendo le tre sezioni tradizionali: Collezione Mantova Benavides; Sale delle collezioni didattiche; Gipsoteca.