La Specola

“Questa torre, che un tempo conduceva alle ombre infernali, ora sotto l’auspicio dei Veneti apre la via agli astri”. L’iscrizione posta sopra l’ingresso della Specola ne testimonia il drastico cambio di funzione nei secoli. La torre, già sede dell’osservatorio astronomico dell’Università, sorge infatti nel luogo in cui Ezzelino III Da Romano, tiranno di Padova nel Duecento, aveva fatto sorgere il suo castello, dove, secondo la tradizione, imprigionava e torturava i nemici. Nel Trecento Francesco I Da Carrara riedificò la fortezza e venne eretta l’attuale torre. Del Castello dei Carraresi, nel tempo, rimase solo la memoria dell’antica funzione militare, finché nel Settecento l’Università ne decise la trasformazione in osservatorio (specula).

Incaricato della riconversione fu un professore di astronomia, l’abate Giuseppe Toaldo, che nel 1765 effettuò delle visite preliminari per studiare struttura e caratteristiche degli osservatori di Pisa e Bologna. Toaldo affidò il progetto di trasformazione del Castello all’architetto Domenico Cerato.

I lavori, iniziati nel 1767, durarono dieci anni: nel 1777 l’Università poteva inaugurare la Specola, il nuovo osservatorio. Il progetto di Cerato comprendeva un osservatorio inferiore, a 16 metri dal suolo, e uno superiore, a 35 metri. L’osservatorio inferiore fu chiamato “sala meridiana”: qui si misurava il mezzogiorno sulla meridiana incisa nel pavimento e si osservavano gli astri nel passaggio al meridiano celeste. L’osservatorio superiore aveva pareti alte otto metri e grandi finestre di quasi sei metri di altezza.

Uno dei primi visitatori del nuovo osservatorio fu Goethe (1786), che descrisse l’esperienza nel suo Viaggio in Italia. La Specola venne utilizzata fino agli anni Trenta del Novecento, quando l’Università iniziò la costruzione dell’Osservatorio di Asiago.

Oggi la torre è un sito di grande interesse per la storia della scienza. Gestita dall’Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica), è sede del Museo La Specola.

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