Università inclusiva

Inclusione - Traiettorie dell'ateneo di Padova

A partire dalle Top Ten Universities

Nelle prime dieci Università dell'Academic Ranking of World Universities del 2015, fra cui vi sono la Harward University e la Yale University, spicca l’investimento in servizi per ‘Diversity and Inclusion’ e l’attenzione alla eterogeneità quale mezzo per stimolare la crescita individuale e sociale e per favorire forme di ‘intellectual cross-pollination’.

Azioni significative e routinarie sono:

  1. Azioni di promozione e accoglienza centrate sulla diversità (video, materiali, training per gli studenti, curati e precisi)
  2. Servizi di supporto (mentoring and mental health programme) con competenze sui gruppi sottorappresentati e capacità di coinvolgere gli studenti con modalità ‘non intimidating’;
  3. Report periodici sulla discriminazione (finalizzati a creare l’idea che l’Università è interessata ad una cultura contro le discriminazioni e che disapprova comportamenti inadeguati a questo riguardo);
  4. Azioni di supporto (anche tramite gli studenti) nelle residenze universitarie;
  5. Centri e spazi multiculturali (finalizzati a trattare argomenti sulla diversità, sviluppare conoscenze, competenze e leadership interculturali – tramite attivismo, advocacy, mobilitazione);
  6. Esami sulla diversità nei diversi corsi di laurea (per creare una cultura della diversità).

La Harward University nel report del 2015 (Report of the College Working in Diversity and Inclusion) di monitoraggio di quanto si sta facendo nei confronti delle tematiche della diversità e dell’inclusione, nell’illustrare le strade da percorrere nell’immediato e nel medio termine, enfatizza la necessità di quanto segue per mantenere standard elevati di eccellenza:

  1. Organizzare attività formative ‘generali’ da inserire nei percorsi di studio centrati sulle sfide e sui vantaggi di un contesto di apprendimento che valorizzi l’eterogeneità anche al fine di creare un vocabolario e una sensibilità comuni in tutto l’Ateneo;
  2. Aumentare e monitorare la presenza di esami che nei diversi corsi di laurea (non solo nelle social science) trattino argomenti associati alla diversità in modo critico e intenzionale;
  3. Attuare politiche di riduzione di forme di ‘concentrazione’ di situazioni di omogeneità in alcuni dipartimenti;
  4. Rivedere le modalità organizzative al fine di incentivare l’attenzione alla diversità, tramite una regia gestionale centralizzata e spazi/siti multipli, il posizionamento di alcuni ambienti (di welcome ad es.) in zone centrali per rendere evidente il riconoscimento e l’attenzione che l’università riserva alle diversità;
  5. Stimolare competenze di gestione della diversità e sviluppare capacità di accoglienza e inclusive nello staff docente e tecnico-amministrativo (con azioni formative specifiche);
  6. Creare forme di verifica e controllo del potenziamento di una cultura inclusiva incentivando una stretta relazione fra servizi e ricerca.

Traiettorie

Le riflessioni principali che sembrano emergere considerando quanto sta accadendo in alcuni eccellenti atenei sono le seguenti:

  1. I contesti complessi, come le grandi università, dovrebbero dare attenzione all’eterogeneità, attuando azioni specifiche e di ampio respiro allo stesso tempo;
  2. Si dovrebbe puntare su una cultura dell’eterogeneità e della diversità, a diversi livelli, con azioni culturali, di controllo e monitoraggio;
  3. Vanno incrementati servizi di qualità, centralizzati e periferici, coordinati nel loro agire, con personale preparato e aggiornato, e con la collaborazione dei diversi soggetti presenti nel tessuto comunitario (studenti, docenti, dipendenti);
  4. Vanno implementate azioni nei diversi settori della vita universitaria, quello della didattica, della ricerca e dei servizi;
  5. I servizi, nei contesti complessi, devono avere un ruolo agentico e devono essere in grado di attirare le persone, così come devono risultare in grado di manifestare l’efficacia del loro operato;
  6. Sono necessari servizi e sforzi a vantaggio del benessere socio-emozionale e dell’investimento nella formazione universitaria e che favoriscano una rivisitazione del modo di pensare allo studio, al lavoro e alla progettazione professionale.