Linguaggio inclusivo

Lettera del Magnifico Rettore

La costruzione di un contesto inclusivo richiede il ricorso ad un linguaggio che faccia riferimento ai modelli concettuali maggiormente accreditati e a quanto sostenuto dagli organismi internazionali a cui anche il nostro Paese fa riferimento, come le Nazioni Unite, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Comunità Europea.

Il linguaggio inclusivo aderisce alle nuove visioni a proposito delle disabilità, delle vulnerabilità, delle condizioni di difficoltà, e nel suo complesso delle diversità, aiutandoci a superare modalità obsolete e veicolanti purtroppo immagini stigmatizzanti e distorte, in grado di rasentare a volte l’offesa.

Alcune espressioni vengono considerate ‘altamente stigmatizzanti’, come ad esempio ‘disabili’, ‘invalidi’, ‘handicappati’, ‘paraplegici’, ‘dislessici’, ‘autistici’, in quanto fanno coincidere l’essere umano con uno degli attributi che lo/la caratterizza, mentre la presenza di una disabilità è solo una parte della vita delle persone.

L’espressione ‘diversamente abile’, oltre ad essere considerata anch’essa stigmatizzante, è scorretta da un punto di vista scientifico e satura di un perbenismo di facciata e di politically correct che, nel migliore dei casi, favorisce pietismo e paternalismo. Tutte le persone di fatto sono diversamente abili: tutte sono riunibili all’interno della cosiddetta distribuzione gaussiana, o curva degli errori, e qualsiasi gruppo, a prescindere dal tratto o dalla dimensione considerata, manifesta variabilità interindividuali.

Analogamente, espressioni quali ‘soffre di’, ‘è affetto da’, ‘è portatore di’, vengono considerate inadeguate in quanto implicherebbero il convincimento che ‘il luogo’ nel quale le disabilità si situerebbero è nell’individuo, il quale o la quale, quasi automaticamente, verrebbe ritenuto ‘malato’ o ‘malata’, ‘sofferente’ e ‘vittima’.

I modelli concettuali più accreditati oggi in materia di inclusione, e per quanto riguarda nello specifico la disabilità, la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità dell’Onu, sottoscritta anche dall’Italia, ci invitano a dare attenzione e valore alle persone, agli esseri umani, in primis, aggiungendo, se necessario, l’attributo che si desidera considerare e che caratterizza solo parte della loro vita.

Alcuni esempi di linguaggio inclusivo:

  • Marco Rossi, ovvero il nome e il cognome della persona
  • Abha Kumar, ovvero il nome e il cognome della persona
  • Persona con disabilità
  • Persona con disabilità uditiva
  • Persona con disabilità visiva
  • Persona con autismo
  • Persona con la Sindrome di Down
  • Persona con disabilità motorie
  • Persona con storia di tossicodipendenza
  • Persona con una storia di migrazione
  • Persona con dislessia
  • Studente e/o studentessa con difficoltà di apprendimento
  • Studente e/o studentessa con difficoltà linguistiche
  • Lavoratrice e/o lavoratore con invalidità

In questa sessione sono previsti materiali di approfondimento relativamente alle questioni del linguaggio, che permettono di ampliare le considerazioni, stimolare ulteriori riflessioni, promuovere il ricorso ad un linguaggio rispettoso delle persone, foriero di visioni attente alla dignità e all’unicità di ognuna e di ognuno.