Università e scuola

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Vincenzo Malacarne, il “geografo del cervello”

9 novembre 2016

“Aprendo il classico Dizionario medico illustrato Dorland che riporta gli eponimi in medicina alla voce Malacarne troviamo indicati i sostantivi ‘piramide’ e ‘spazio’. Strutture anatomiche che rimandano al nome di uno studioso menzionato nei principali trattati sulla morfologia del corpo umano come ad esempio il Testut-Latarjet. Una traccia imperitura anche se appartata, nella storia dell’anatomia, è quella lasciata da Michele Vincenzo Giacinto Malacarne”. Una sintesi efficace, quella di Paolo Mazzarello docente di storia della medicina all’università di Pavia, per introdurre la figura del medico piemontese, professore nell’ateneo di Padova dal 1794 fino alla morte di cui ricorre quest’anno il bicentenario.

Il nome di Malacarne, nato a Saluzzo nel 1744, è legato in modo particolare alle ricerche nel campo della neuroanatomia, di cui parla ampiamente in un volume di recente pubblicazione Céline Cherici (Anatomophysiologie du cerveau et ducerveletchez Vincenzo Malacarne). A lui si deve la prima descrizione dettagliata del cervelletto, con l’introduzione di nuovi termini anatomici diventati poi di uso comune. La Nuova esposizione della vera struttura del cervelletto umano pubblicata nel 1776 a cui fece seguito nel 1780 l’Encefalotomia nuova universale gli procurarono fama europea, al punto da essere citato nelle opere di molti anatomisti e fisiologi dell’epoca. Tra questi Félix Vicq d’Azyr, uno dei fondatori dell’anatomia comparata, e Albrecht von Haller, il caposcuola della fisiologia moderna.

Oltre che di morfologia cerebrale, scrisse di cardiologia e di chirurgia, senza contare i lavori di anatomia comparata. Nel 1794 dette alle stampe uno dei primi trattati di anatomia topografica in senso moderno, i Ricordi d’anatomia traumatica pubblicati ad uso dei giovani chirurghi militari di terra e di marina. Ancora, si occupò di teratologia, lo studio delle malformazioni fisiche, e di ostetricia. Una sua opera, La esplorazione proposta come fondamento dell’arte ostetrica, pubblicata nel 1791 quando Malacarne insegnava istituzioni chirurgiche e arte ostetrica all’università di Pavia, fu tra le prime a sottolineare l’importanza della visita ginecologica e all’epoca suscitò scandalo, tanto da essere aspramente criticata dal Nuovo giornale della più recente letteratura medico-chirurgica d’Europa. Si dedicò, ancora, allo studio dei disturbi mentali: secondo il figlio Gaetano che ne redasse la biografia, avrebbe scritto un lavoro, rimasto inedito e per quel che si sa andato perduto, dal titolo Direzione di uno spedale di pazzi e cura delle diverse specie di pazzia. Ed esaminò numerosi casi di cretinismo, una malattia causata da insufficienza tiroidea che provoca l’arresto dello sviluppo fisico e psichico. Le sue indagini lo portarono a ipotizzare una relazione tra alterazioni della mente e morfologia del cranio, tanto da essere considerato quasi un antesignano delle dottrine frenologiche di Franz Joseph Gall.

Quando giunse a Padova, nel 1794, Malacarne era ormai uno scienziato noto sia in Italia che all’estero, anche grazie alla fitta rete di rapporti che andava tessendo con i maggiori intellettuali dell’epoca. Ad accompagnarlo nella vita e nella professione la moglie Giovanna Petronilla de Magliani. “Non aveva questa donna singolare scrupolo né difficoltà di assistere alle notomie private del consorte – racconta il figlio Gaetano – e ne scriveva le note delle osservazioni importanti, che essa stessa a nome del medesimo trasmetteva al Louis, all’Haller, Saussure, Vicq d’Azyr, Alibert, Brambilla, Spallanzani, Girardi...”. E l’elenco dei corrispondenti, medici, filosofi e letterati italiani, francesi, tedeschi, russi, potrebbe continuare.

Con sé portava gli insegnamenti, tra gli altri, di Giovanni Brugnone, docente di anatomia comparata all’università di Torino dove si formò, dell’anatomista Gianfrancesco Cigna e del chirurgo Giovanni Ambrogio Bertrandi che lo aveva preparato al tavolo anatomico e operatorio. Gli anni piemontesi lo videro professore di chirurgia ad Acqui dal 1775, dove gli fu affidata anche la cura dell’ospedale locale, e chirurgo maggiore del capoluogo piemontese dal 1783, impegni che tuttavia non lo distolsero mai dalla ricerca anatomica.

Agli interessi scientifici unì fin da giovanissimo la passione per le lettere. Nella biblioteca di famiglia poteva leggere Ariosto, Tasso, Petrarca, Goldoni, Maffei, Molière. Scriveva saggi storici e componimenti poetici. Suo il poemetto didascalico Della rabbia, manoscritto oggi conservato insieme a molte altre sue opere nella sezione antica della biblioteca medica “V. Pinali” dell’Università di Padova. Durante tutta la sua produzione, sottolinea Serena Buzzi, Malacarne instaurò un dialogo continuo tra le scienze della vita e la riflessione filosofica. In Piemonte, in particolare, insieme ad altri medici contribuì a instaurare una fitta rete di scambi e relazioni con i principali centri della cultura italiana ed europea, da Parigi a Leida, da Londra a Bologna, a Padova, fino a Roma. In pieno spirito illuminista, frequentava le accademie scientifiche e i circoli letterari e collaborava con alcuni giornali dell’epoca, come il Giornale scientifico, letterario e delle arti.

Dopo il periodo piemontese e quattro anni trascorsi all’Università di Pavia, dal 1789 al 1793, Malacarne approdò dunque a Padova, dove fu chiamato come professore di chirurgia teorica e pratica, di clinica e operazioni chirurgiche e dove rimase per 22 anni. Nel 1806 passò alla cattedra di istituzioni chirurgiche e arte ostetrica e fu nominato direttore del museo ostetrico dell’ateneo, collezione tuttora in parte conservata. La riordinò a scopo didattico e nel 1807 ne pubblicò il catalogo, al quale un anno più tardi fece seguire i Dialoghetti per l’istruzione delle levatrici.

Malacarne fu evidentemente uno scienziato poliedrico che ha spinto molti studiosi a occuparsene da diverse angolature. Oltre a quelli già citati hanno scritto su di lui Loris Premuda, Claudio Pogliano, Giuseppe Ongaro, Giorgio Zanchin, Stefano Arieti, Alessandro Bargoni. Alcuni di questi saranno presenti a Padova il 9 novembre 2016 alla conferenza che si terrà in occasione dei 200 anni dalla morte del medico di Saluzzo.

Monica Panetto