Società

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Un videogame per giocare all'inclusione

13 luglio 2016

“The social exclusion monsters have invaded The Earth. You are a Superhero with an ability to construct magic bridges. Your bridges are the social inclusion actions that can transform the exclusion monsters”. Sei supereroi, undici riconoscibili scenari per altrettanti Paesi del mondo, un’unica missione: costruire ponti, sconfiggere i mostri dell’esclusione – il pregiudizio, la povertà, la disoccupazione, il razzismo, la discriminazione di genere, delle minoranze, dei migranti e dei disabili, l’isolamento degli anziani, l’analfabetismo digitale, l’assenza di partecipazione civile – e trasformarli in azioni virtuose di inclusione sociale: dalla promozione delle politiche sociali all’orientamento professionale, dal supporto scolastico ai campi estivi per i giovani, dal superamento delle barriere architettoniche al miglioramento dei servizi di comunità, passando per i corsi di riciclaggio e di educazione civica. Si chiama Social inclusion - Out of the box ed è il progetto di Capacity building sviluppato all’interno del programma Erasmus+ da undici diverse organizzazioni da tre continenti: Europa, Asia e America Latina. A rappresentare l’Italia è la padovana Xena-centro scambi e dinamiche interculturali, gli altri attori vengono da Spagna, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Nepal, Vietnam, Cina, Ecuador e Perù. Scaricando un’app gratuita sul proprio smartphone si può giocare a Inclusion bridges - A game for inclusion, seguendo il principio dell’imparare facendo, tra divertimento ed educazione: “Spiegamelo e io dimenticherò, mostramelo e io ricorderò, coinvolgimi e io imparerò”.

Oltre al videogioco, il progetto prevede un toolkit con buone pratiche di inclusione sociale da sperimentare nella vita quotidiana e un sito internet per raccontare esperienze e obiettivi e raccogliere alcuni video virali realizzati dalle organizzazioni stesse. Social inclusion sfrutta gli strumenti della gamification per facilitare lo scambio di pratiche educative innovative sull’inclusione sociale tra i giovani, sviluppando nuove competenze attraverso la creatività con il fine di contribuire a una maggiore partecipazione giovanile nel sociale, in ambito culturale e politico.E ancora, promuovendo l’apprendimento tra pari, la partecipazione attiva e l’apprendimento interculturale.

“L’idea del progetto è nata come risposta creativa a uno dei più grandi problemi del mondo contemporaneo: l’esclusione sociale. Dal momento che si tratta di sfide globali necessitano di un’ottica di cooperazione per essere risolte; per questo abbiamo creato una rete internazionale con il fine di elaborare strumenti innovativi per promuovere l’inclusione in diversi contesti”, spiega Daniela Di Nora, tra i responsabili italiani del progetto insieme a Emiliano Bon e Grazia Raimondo dell’associazione non-profit Xena. Un lavoro lungo e impegnativo iniziato nel febbraio 2015: diciotto mesi per sviluppare il progetto tra meeting (in Spagna a marzo 2015, Perù a ottobre e Vietnam a maggio di quest’anno) e lavoro a distanza, nel tentativo di trovare una strada comune e un linguaggio condiviso, rispettando e includendo le diverse culture ed esigenze, con le conseguenti difficoltà di coinvolgimento attivo di un Paese come la Cina soffocata da censure, restrizioni e divieti di comunicazione libera (a partire dal controllo dei social network, ora invasi da post filogovernativi: a parlarne anche un recente studio dell’università di Harvard).

“Ogni organizzazione ha presentato sei motivi di esclusione e le buone pratiche in grado di contrastarli – precisa Grazia Raimondo - Ci siamo interrogati e abbiamo ricercato le soluzioni migliori, semplificandole il più possibile per riuscire a renderle in pochissime parole e arrivare a tutti in maniera immediata. Anche questa è inclusione”. E Grazia continua: “È stato interessante scoprire le cause di esclusione di ogni Paese”: se in Italia e in Ecuador si combatte - tra le altre cose- contro l’analfabetismo digitale e il razzismo, in Vietnam è forte la discriminazione delle minoranze, in Perù si risente dell’assenza di partecipazione civile e dei limiti di una istruzione carente. Tra le azioni contenute nel toolkit spicca quella dell’orchestra inclusiva, sperimentata durante un meeting a Barcellona, con i partecipanti invitati a mettersi alla prova con venti diversi strumenti musicali cercando un’armonia di gruppo. “Una vera e propria attività di team building – conclude Grazia - che ci ha portato a riflettere sul rispetto delle differenze, sulla necessità di lasciare spazio agli altri e, in questo caso, agli strumenti con un suono più flebile… Io suonavo la tromba, non è stato facile”.

Francesca Boccaletto