Scienza e ricerca

Un esemplare di Vaquita. Foto: Reuters/Semarnat/Handout via REUTERS

Scienza e ricerca

Vaquita, il panda del mare

13 novembre 2017

La Vaquita (Phocoena sinus) è una focena, un piccolo cetaceo dall’aspetto simile a un delfino, che vive nella parte settentrionale del Golfo della California. Il soprannome ‘panda del mare’ è legato ai caratteristici cerchi scuri attorno agli occhi e al suo critico stato di conservazione. Si stima infatti che vi siano circa 30 individui rimasti, un numero troppo basso per non tentare alcun tipo di intervento.

Il pattugliamento delle acque ed il divieto di utilizzare reti da posta, nelle quali molti esemplari di Vaquita restano impigliati e muoiono, non sono riusciti ad evitare il rapido declino di questa specie. Sono proprio le reti da pesca a costituire la principale causa della rapida flessione nel numero di individui. I pescatori di frodo se ne servono per la cattura del Totoaba, un pesce marino anch’esso ad alto rischio d’estinzione. La vescica natatoria di questo pesce viene venduta sul mercato nero asiatico a più di 100,000$ per le sue presunte proprietà curative.

La Vaquita è un animale schivo e viene avvistato molto raramente. Per ottenere una stima del numero degli individui rimasti sono stati utilizzati dei rilevatori in grado di percepire il suono emesso da questi animali durante la caccia, un caratteristico click. Il numero di click registrati tra il 2015 ed il 2016 è circa dimezzato, ciò sta ad indicare un calo del 49% della popolazione.

Per salvare la specie dall’estinzione praticamente certa, il Consorzio per la conservazione, la protezione e il recupero della Vaquita (VaquitaCPR), con l’appoggio del governo messicano, sta cercando di prelevare alcuni di questi mammiferi dal loro habitat, ormai troppo pericoloso, per inserirli in una zona sicura. La manovra di salvataggio è iniziata proprio pochi giorni fa e sono coinvolti numerosi biologi, veterinari e tecnici, nonché alcuni esemplari di delfino comune il cui impiego è fondamentale nell’avvicinamento alla Vaquita. L’elaborato piano di salvataggio è articolato in diverse fasi ed i partecipanti sono divisi in tre squadre per l’individuazione, la cattura ed il mantenimento in cattività delle focene.

Nonostante i rischi della cattura e del mantenimento in cattività siano molto elevati sono nettamente inferiori al rischio che correrebbero questi animali se continuassero a vivere nel loro habitat così fortemente minacciato dall’uomo.

Altre specie sono state salvate dall’estinzione in passato con la riproduzione in cattività e la reintroduzione in natura e si spera di fare lo stesso con la Vaquita. Gli esperti credono che vi sia ancora tempo e una sufficiente variabilità genetica per  procedere in questa direzione.

L'attuazione del piano d'azione per la conservazione avrà un costo di oltre 5 milioni di dollari solo nel 2017 e potrebbe richiedere diversi anni per lo svolgimento delle sue diverse fasi. Nel corso degli anni il governo messicano ha speso più di 100 milioni di dollari per salvare la Vaquita dall'estinzione e ha contribuito con altri 3 milioni di dollari al finanziamento del VaquitaCPR.

Perché compiere uno sforzo così costoso per salvare una singola specie? Ecco cosa risponde Giovanni Bearzi, ricercatore  esperto in cetacei del Mediterraneo e presidente dell’associazione ‘Dolphin Biology and Conservation’.

Credo che dovremmo preoccuparci degli aspetti etici di investimenti relativi alla costruzione di nuovi costosissimi alberghi per il gioco d'azzardo a Las Vegas, oppure dei soldi spesi per la proliferazione degli armamenti nucleari. I soldi per salvare la più a rischio delle 88 specie viventi di cetacei mi sembrano ben spesi, e gli esperti coinvolti sono persone di grande esperienza che agiscono verosimilmente in buona fede.

Si può magari discutere sulla legittimità dei tentativi di cattura e sulle aspettative riguardo alla futura riproduzione della Vaquita in cattività, e qui ognuno ha diritto a esprimere un'opinione. Forse vale di più l'opinione di chi si è adoperato per proteggere la specie in natura per molti anni, ma ha visto svanire tutte le speranze di riuscire a farlo e sta tentando il tutto per tutto. Tuttavia, è legittimo anche il parere di chi trova inammissibile o troppo rischioso catturare individui in mare per provare a riprodurli in cattività con esiti quanto mai incerti. Con il Lipote (un delfino d’acqua dolce che popolava le acque del fiume Azzurro in Cina) ad esempio non è andata bene e alla fine la specie si è estinta. Forse oggi è possibile riuscirci con la Vaquita? Lo vedremo presto.

Al momento si sa solo che catturare viva la Vaquita è possibile, ma anche rischiosissimo (il primo individuo catturato, lo scorso 20 ottobre, è un piccolo dell'età di sei mesi che è stato successivamente rilasciato in mare). Di certo non bisognerebbe aspettare che una specie versi in condizioni così drammatiche prima di agire.

Esistono anche nel Mediterraneo specie di cetacei in pericolo?

In Mediterraneo non vivono specie di cetacei in immediato pericolo di estinzione, ma esistono popolazioni di cetacei in pericolo. Ci sono un gran numero di pubblicazioni scientifiche e alcuni libri di ottimo livello, ma l'informazione trasmessa dai media è spesso di pessima qualità.

Cosa si può fare per salvarle?

Per 'salvare' queste popolazioni servono strategie diverse a seconda della specie e della zona. In alcune zone e per alcune specie si tratta soprattutto di ridurre il rumore e la produzione di suoni ad elevata intensità, per altre specie di ridurre lo sforzo di pesca in modo da evitare il sovrasfruttamento delle risorse ittiche (le prede dei cetacei), per altre specie ancora di bandire metodi di pesca distruttiva, di limitare le immissioni di sostanze inquinanti etc. Non è una domanda alla quale si possa rispondere facilmente in termini generici, perché il livello di complessità è notevole.

Riccardo Trentin