Scienza e ricerca

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Al vaglio nuovi farmaci per combattere l’HIV

8 novembre 2017

All’orizzonte potrebbero esserci nuovi farmaci in grado di curare l’infezione da HIV. Se oggi un paziente sieropositivo riesce a vivere anche per molti anni, grazie a terapie che rendono “silente” il virus, pur essendo questo presente nell’organismo, è ora in fase di studio un nuovo bersaglio farmacologico che potrebbe permettere la guarigione dalla malattia. Il condizionale però, almeno per ora, è d’obbligo. A investigarne la possibilità nei prossimi due anni sarà Alice Sosic, fino a poco tempo fa all’università di Padova e ora negli Stati Uniti, grazie a un finanziamento della Commissione europea nell’ambito delle azioni Marie Sklodowska Curie. Il progetto dal titolo BICEPSvsHIV. Novel strategies for anti-HIV-1 therapy: small molecules targeting RNA partners of the nucleocapsid protein è iniziato in questi mesi e si muoverà tra Padova e l’RNA Institute alla State University of New York at Albany.

Il tema è di quelli caldi, specie se si considera che in Europa negli ultimi anni si è assistito a un aumento progressivo dei casi di infezione da HIV. Nel 2015, stando al rapporto HIV/AIDS surveillance in Europe 2015, nella regione europea dell’Oms sono 153.407 le nuove diagnosi. A essere colpito è soprattutto l’est europeo con il 79% dei casi; segue l’Europa occidentale con il 18% dei casi, mentre il residuo 3% si colloca nel centro Europa. Ad avere la percentuale più alta di nuove infezioni è la Russia che, sul totale, conta il 64% dei casi. Se di Aids non si muore (almeno nei Paesi occidentali), le attuali terapie non consentono tuttavia di guarire completamente dall’infezione da HIV, pur permettendo di tenere sotto controllo la malattia. Il trattamento prevede che il paziente assuma contemporaneamente numerosi farmaci antiretrovirali che attaccano il virus da più fronti. Tuttavia, a causa della forte tendenza alla mutazione, il virus riesce a sopravvivere e questo rende necessario trovare nuove terapie, anche a fronte della comparsa di resistenza ai farmaci esistenti.

Proprio in questa direzione, Alice Sosic propone ora una nuova strategia farmacologica. L’idea nasce qualche anno fa quando alcuni colleghi dell’università di Giessen in Germania si rivolgono al laboratorio di Barbara Gatto, in cui la giovane studiosa lavorava, per testare alcuni farmaci esaminandone i meccanismi d’azione sul DNA. Concluso lo studio con i chimici tedeschi, Alice ha un’intuizione: perché non testare quelle molecole anche su RNA? I primi dati sono promettenti e la spingono a proseguire su questa strada.

“Ciò su cui mi concentrerò nel corso dei prossimi due anni – spiega – è la proteina del nucleocapside (proteina NC), una proteina chiave che agisce sulla struttura dell’acido nucleico RNA del virus, regolando e facilitando diversi processi nella fase di replicazione virale”. Riuscendo a inibire l’attività della proteina, si potrebbe di fatto riuscire a bloccare l’infezione. A essere innovativo è soprattutto l’approccio adottato. “L’idea – argomenta – è di andare a studiare l’RNA virale su cui agisce la proteina NC. Molti gruppi di ricerca stanno già cercando di sviluppare farmaci per bloccare NC, concentrandosi però in modo diretto sulla proteina. La mia visione invece è capovolta: cercherò di elaborare dei farmaci che vadano a colpire la struttura dell’RNA, così da ostacolare l’azione della proteina NC e di conseguenza la replicazione virale”. Nel corso del progetto la giovane ricercatrice studierà il meccanismo d’azione dei potenziali farmaci e svolgerà i primi test biologici che saranno sperimentati anche su cellule infette.

L’interesse per questo ambito di studi nasce molto presto. Fin dai tempi della laurea in Chimica e tecnologia farmaceutiche prima e del dottorato in Scienze molecolari poi, conseguiti nel 2009 e nel 2013 all’università di Padova, frequenta il laboratorio di Barbara Gatto nel dipartimento di Scienze del farmaco. Qui si studiano i meccanismi d’azione di farmaci che hanno come bersaglio gli acidi nucleici, DNA e RNA. Oltre ai farmaci antivirali, si sviluppano farmaci antitumorali e biosensori che utilizzano piccole sequenze di DNA per realizzare nuovi sistemi diagnostici. Dopo il dottorato Alice Sosic trascorre un breve periodo negli Stati Uniti, al RNA Institute, dove ha modo di conoscere Daniele Fabris, docente di chimica e biologia alla State University of New York at Albany, che già aveva collaborato con la professoressa Gatto. L’esperienza apre interessanti prospettive che sfociano nell’attuale progetto di studio. “I rapporti con le istituzioni estere, i network di ricerca internazionale sono di fondamentale importanza – conclude – sia per far conoscere il nostro lavoro, sia per riuscire a raggiungere risultati concreti”.  

M.Pa.