Scienza e ricerca

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Vaccini, istruzioni per l’uso

23 febbraio 2017

“Con la decisione di rifiutare le vaccinazioni, ti stai assumendo un’importante responsabilità che potrebbe mettere a rischio la salute o addirittura la vita di tuo figlio”. L’affermazione non dovrebbe lasciare del tutto indifferenti. Seguono alcune indicazioni sui comportamenti da tenere per proteggere il proprio bambino, la famiglia e gli altri nel caso in cui si scelga di non vaccinare. È un documento targato Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), pubblicato sul sito del ministero della Salute. Istituzioni riconosciute, fonti ufficiali. A fronte di informazioni di questo tipo tuttavia, circolano soprattutto in rete molte altre notizie (false), abilmente confezionate e apparentemente credibili, tra le quali non sempre è facile districarsi. Ma “il vaccino non è un’opinione”, per dirla con un libro di Roberto Burioni, e la corretta informazione, soprattutto in un periodo di calo vaccinale, assume un peso significativo. È riconosciuto che la comunicazione in ogni suo aspetto, dalla carta stampata, ai dispositivi mobili, alla rete fino alla relazione che si instaura tra genitori e operatori sanitari, può giocare un ruolo strategico nel programma di immunizzazione della popolazione.

Da più parti a livello internazionale è esplicita questa consapevolezza. L’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), per citare qualche esempio, mette a disposizione sul proprio sito risorse di vario tipo per veicolare contenuti scientificamente validi in tema di vaccinazioni, dai manuali di approfondimento, ai video fino alle infografiche. Tra le altre una guida per gli operatori sanitari, Let’s talk about protection, pone l’accento sull’importanza di un dialogo bidirezionale con i genitori - che risponda alle loro esigenze informative - e fornisce suggerimenti sulle modalità comunicative di volta in volta da adottare. Ma il materiale che si potrebbe citare è molto altro: è disponibile per esempio un manuale che suggerisce come porsi con i genitori “indecisi” per aumentare la loro fiducia nella vaccinazione, Let’s talk about hesitancy, o ancora sono raccolti documenti frutto di ricerche sul ruolo e sull’efficacia della comunicazione in tema di vaccinazioni. Sull’altra sponda dell’oceano, l’organizzazione americana Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), che ha una funzione di controllo sulla sanità pubblica negli Stati Uniti, dedica altrettanta attenzione al tema delle vaccinazioni e sul proprio portale fornisce informazioni mirate in base al target, rivolgendosi nello specifico ai genitori dei ragazzi dai zero ai 18 anni, agli adulti, alle donne in gravidanza e agli operatori sanitari. Poco tempo fa all’università di Padova Julie Leask, docente alla School of Public Health dell’università di Sidney ed esperta di comunicazione della salute con un focus particolare sui vaccini, ha illustrato il progetto Sarah - Support and Resources to Assist Hesitant Parents with Vaccination. Il programma mira a fornire materiali informativi alle famiglie e soprattutto una “cassetta degli attrezzi” agli operatori sanitari per gestire al meglio la comunicazione con i genitori durante le discussioni sui vaccini, nella convinzione che non sia importante solo “cosa” si dice, ma anche “come” lo si dice e come si ascolta il proprio interlocutore.

E arriviamo all’Italia. Il Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019 pone tra gli obiettivi quello “di promuovere, nella popolazione generale e nei professionisti sanitari, una cultura delle vaccinazioni”: in questa direzione, formazione e informazione sono indicati come due dei punti cardine per il futuro delle vaccinazioni nel nostro Paese. Il documento, che prevede l’elaborazione di un “piano di comunicazione istituzionale sulle vaccinazioni”, indica la necessità di intraprendere interventi di educazione sanitaria già a partire dalla scuola e sottolinea l’esigenza di formare e aggiornare sui temi della vaccinologia gli studenti universitari di medicina, delle professioni sanitarie e gli operatori sanitari. I cittadini, d’altra parte, devono acquisire maggiore consapevolezza dei rischi delle malattie prevenibili con i vaccini e dei benefici (oltre che degli eventuali effetti collaterali) della vaccinazione: per raggiungere lo scopo il Piano raccomanda l’utilizzo di canali di comunicazione multipli con particolare riferimento alle nuove tecnologie e ai social media e suggerisce il monitoraggio del “sentimento anti-vaccinazione” per una risposta immediata alle informazioni false o inesatte.

Nel nostro Paese l’impegno in questo senso proviene da più fronti. Oltre alle campagne di comunicazione e alle notizie ufficiali fornite dal ministero della Salute, il Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità dedica un’intera sezione del portale Epicentro ad approfondimenti sui vaccini e sulle vaccinazioni, dalle notizie di attualità alle iniziative nazionali ed estere, dai manuali utili agli operatori sanitari fino alla spiegazione della frode scientifica su vaccini e autismo. Altro sito nazionale di riferimento, sorto nel 2013 a cura della Società italiana di igiene con l’obiettivo dichiarato di contrastare la disinformazione in rete, è VaccinarSì rivolto a genitori, cittadini e operatori sanitari che cercano informazioni attendibili dal punto di vista scientifico, veicolate in modo semplice e chiaro, anche attraverso tecnologie comunicative moderne come presentazioni multimediali, video, tutorial, fumetti, blog e social network.

Non solo istituzioni, ma anche medici, operatori sanitari, blogger, studenti, genitori danno il proprio contributo. È il caso di TeamVaxItalia, un movimento che nasce a Fano nel 2015 allo scopo di diffondere una corretta informazione sulle vaccinazioni. Accanto a una ricca bibliografia sull’argomento e a strumenti di carattere divulgativo come #IoVaccino Guida intergalattica per genitori dubbiosi o Non Esitate. Parlate di vaccinazioni ai vostri amici dubbiosi con empatia e fiducia, il gruppo nel 2016 si fa promotore di una Carta italiana per la promozione delle vaccinazioni, una vera e propria “chiamata all’azione”, che chiunque può sottoscrivere impegnandosi in questo modo a promuovere l’importanza delle vaccinazioni. All’iniziativa hanno aderito, tra gli altri, la Regione Veneto, la Federazione nazionale ordine medici chirurghi e odontoiatri, l’Istituto superiore di sanità, il Cicap - Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze e l’Associazione italiana del Farmaco.

Monica Panetto

La relazione oltre la rete: il caso della Regione Veneto

Se l’informazione corre soprattutto in rete, questo non rimane ovviamente l’unico canale utilizzabile. La Regione Veneto, ad esempio, che pure veicola informazioni on line sui siti delle aziende sanitarie e su un portale dedicato (VaccinarSì in Veneto), riserva particolare attenzione al rapporto diretto con i genitori. Questo è emerso da uno studio condotto nel 2015 da Francesca Busetti che ha intervistato i responsabili vaccinali delle singole Ulss del Veneto, dove dal 2008 è stato sospeso l’obbligo vaccinale. Il Piano di comunicazione regionale a sostegno delle malattie infettive prevenibili con vaccino (2014-2018) sottolinea del resto l’importanza di formare gli operatori sanitari per migliorare le loro capacità di counselling, così da favorire l’apertura al dialogo dei genitori e costruire un rapporto di reciproca fiducia. Una linea ribadita anche dal Programma di formazione rivolto agli operatori sanitari.

In Veneto il “percorso di comunicazione vaccinale” inizia ancora prima della nascita del bambino con la presenza di igienisti o assistenti sanitari nei corsi pre-parto. In alcuni casi ulteriori informazioni sulle vaccinazioni sono fornite nel corso degli incontri con le neo-mamme, quando si insegna la gestione del neonato nei primi giorni di vita, o nel corso di riunioni collettive pre-vaccinali. Al momento delle prime vaccinazioni, i genitori ricevono una lettera di invito a casa a cui è unito un opuscolo informativo (Le vaccinazioni nell’infanzia. Perché, quando, come – informazioni per i genitori). Se il genitore non si presenta, viene ulteriormente contattato con un secondo invito. Nel caso di reiterata assenza alla convocazione, la maggior parte delle Ulss punta al colloquio personale con il genitore per capirne i dubbi e fornire i necessari chiarimenti. A disposizione del genitore è anche un secondo opuscolo distribuito dalla Regione (Vaccinazioni dubbi e risposte. Un aiuto tra vere e false informazioni).

Accanto alla procedura standardizzata e condivisa di contatto e comunicazione con i genitori, che si conclude con la compilazione dell’anagrafe vaccinale regionale, le Ulss promuovono anche altre iniziative. Tra queste incontri informativi a cadenza fissa aperti alla popolazione, istituzione di call center, interventi alla televisione o alla radio e visite domiciliari mirate. Esiste inoltre, già dal 1993, Canale Verde, un sito che raccoglie e rende pubblici i casi di reazioni avverse da vaccino segnalate e da qualche tempo l’app VaccinAzioni Veneto.