Università e scuola

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UK, nuovo ritocco al rialzo delle rette universitarie

3 ottobre 2017

I dibattiti sulla Brexit e i risultati delle recenti elezioni politiche hanno tolto visibilità mediatica a un provvedimento governativo che in Gran Bretagna ha di nuovo modificato il sistema universitario. Poco prima del voto della primavera scorsa, infatti, il primo governo conservatore di Theresa May ha deciso di alzare il tetto massimo delle rette universitarie da 9.000 a 9.250 sterline.

Potrebbe sembrare un incremento minimo, una riforma di poca importanza. Ma il modo in cui è stato fatto e il valore simbolico del provvedimento sono destinati ad accendere polemiche che potrebbero mettere in crisi la già difficoltosa tenuta del secondo governo May.

L’aumento della soglia massima delle rette universitarie è stato autorizzato con un decreto di governo del marzo scorso. Come da regolamento era stato quindi calendarizzato un voto parlamentare entro i 40 giorni successivi, ma l’annuncio di elezioni anticipate e l’urgenza di discutere altri provvedimenti ha di fatto portato all’entrata in vigore della nuova legge senza un dibattito parlamentare nella Camera dei Comuni. E, se con la vecchia maggioranza, il voto sarebbe stato una pura formalità, dopo le elezioni del 5 giugno lo scenario politico è cambiato e la premier May si trova a governare con il decisivo appoggio parlamentare del Partito unionista democratico (DUP) dell’Irlanda del Nord. I dieci deputati del DUP sono essenziali per la tenuta del governo conservatore e la loro recente presa di posizione pubblica contro l’innalzamento delle rette ha scatenato la tradizionale opposizione del Partito laburista, che ha mosso i primi passi ufficiali per chiedere un ritiro della legge.

Formalmente, non c’è stata alcuna violazione e la storia parlamentare britannica è piena di esempi di decreti governativi riguardanti tematiche “minori” diventate leggi senza dibattito e voto parlamentare, scaduti i quaranta giorni. Ma i laburisti stanno esaminando tutte le possibili mosse per bloccare il provvedimento o perlomeno per ottenere un passaggio parlamentare. Da un ricorso all’Alta Corte a un’opposizione formale da materializzarsi nella Camera dei Lord, sono molte le opzioni legali a disposizione dell’opposizione parlamentare, che intravede la possibilità di aprire una crisi di governo, data la chiara opposizione del DUP al provvedimento.

L’intenzione non è solo quella di mettere in crisi la fragile maggioranza parlamentare ma anche quella di rinnovare e rinsaldare il rapporto con quella larga parte della società civile, dei sindacati e delle associazioni di studenti e docenti che furono al centro delle vigorose proteste del 2011 e del 2012, attuate contro il precedente provvedimento conservatore che innalzò il tetto massimo delle rette universitarie da 3.000 a 9.000 sterline. All’epoca gli scioperi e le proteste furono vigorose ma non fermarono il governo Cameron dal portare avanti la propria riforma.

Va tuttavia ricordato che furono proprio i laburisti a iniziare la corsa all’aumento delle rette, che fino al 1998 praticamente non esistevano in Gran Bretagna. Fu proprio il primo governo Blair a inserire il limite di 1.000 sterline all’anno nel settembre 1998, per poi incrementarlo a 3.000 sterline annue 6 anni dopo, a seguito del controverso Higher Education Act 2004. Questi primi provvedimenti vennero applicati alla lettera in Inghilterra e con poche variazioni in Galles e Irlanda del Nord mentre la Scozia difese fino al 2007 il proprio sistema di istruzione gratuito per tutti. La vera ‘scossa’ arrivò nel 2010 quando uno studio commissionato dal governo produsse un report, noto come Browne Review, che di fatto suggeriva alle università britanniche di avvicinarsi al sistema statunitense, consigliando l’innalzamento del tetto alle rette e l’introduzione di un sistema di prestiti agli studenti. Nonostante l’aspra opposizione, la legge divenne operativa, senza emendamenti significativi, dall’anno accademico 2012-2013.

Il nuovo innalzamento delle rette entrerà in vigore da settembre 2018 ma già ora sui siti online di molte università britanniche è possibile trovare un riferimento alla retta limite da 9.250 sterline. I più scettici potrebbero osservare che si tratta pur sempre di una cifra massima richiesta. Tuttavia, i dati relativi all’anno accademico 2015-2016 mostrano come oltre il 76% degli atenei applicasse già a tutti gli studenti la retta massima prevista dalla legge.

Marco Morini