Università e scuola

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Il tesoro di Pigorini, padre dell'archeologia preistorica

7 dicembre 2017

Il giorno del suo funerale fu un momento solenne per la città di Padova. In rappresentanza dell’università erano presenti l’allora rettore Luigi Lucatello e Carlo Anti, suo assistente per anni al Museo preistorico nazionale di Roma e, in quel 1925, direttore dell’istituto di Archeologia di Padova. Luigi Pigorini, considerato il fondatore dell’archeologia preistorica e protostorica in Italia, aveva vissuto nella città veneta a casa del figlio Luciano per due anni, dal 1923 fino alla morte. Con sé aveva portato carte e documenti che aveva raccolto nell’arco della sua carriera e che, dopo la morte della moglie, furono donati all’istituto di Archeologia dell’università, proprio in virtù del legame che univa Anti a Pigorini. Si tratta di un fondo consistente e di particolare valore per la storia della scienza che ora è consultabile online, grazie a un progetto del dipartimento di Beni culturali dell’università di Padova condotto in collaborazione con la Fondazione “G. Angelini” – Centro studi sulla montagna di Belluno (Integrazione tra cultura umanistica e cultura scientifica nella seconda metà dell’Ottocento. La nascita della Paletnologia in Italia attraverso i documenti del suo fondatore: Luigi Pigorini).

Il ritrovamento del fondo fu un fatto quasi fortuito che avvenne nel 1996 quando, in vista dell’istituzione del dipartimento di Scienze dell’antichità, si esaminò il patrimonio esistente nell’allora istituto di Archeologia. Fu in quel frangente che si constatò la presenza del lascito Pigorini, di cui ormai si era persa memoria. Complessivamente sono circa 14.000 carte, il cui corpo principale è costituito dall’epistolario privato dello scienziato, 10.600 lettere collocabili tra il 1854 e il 1925, alle quali sono spesso allegate fotografie, disegni, sezioni di scavo e relazioni. La parte rimanente del fondo comprende invece documenti di altro tipo, come bozze di articoli, documentazione di scavo, appunti, testi di lezioni universitarie, relazioni al Ministero e libri, anche se in quantità esigua.

È sull’epistolario che il gruppo di studiosi concentra la propria attenzione. Grazie a un finanziamento del Miur teso a valorizzare la cultura scientifica, nel 2014 si dà avvio alla digitalizzazione di tutte le lettere del fondo e alla creazione di un archivio consultabile on line. Lo strumento è tuttora in fase di implementazione, dato che oltre ai riferimenti già presenti è prevista la descrizione dei contenuti di ogni lettera, così da facilitarne la fruizione da parte della comunità scientifica. L’intenzione è di completare in futuro la digitalizzazione di tutti i documenti del fondo, con l’obiettivo di valorizzare e dare visibilità a un patrimonio tanto importante e al tempo stesso garantirne la conservazione.

Il corpus documentario permette di ripercorrere i fatti principali che portarono alla nascita e allo sviluppo dell’archeologia preistorica e protostorica nel nostro Paese, tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi due decenni del Novecento, e di altre discipline ad essa connesse come l’etnologia, la geologia, l’antropologia. In questo contesto Luigi Pigorini, ritenuto uno dei personaggi più influenti dell’epoca, si colloca con un ruolo propulsore. Solo per citare alcuni dei suoi contributi, nel 1875 fondò il Bullettino di paletnologia italiana, la prima rivista dedicata interamente agli studi di preistoria italiana, con Pellegrino Strobel e Gaetano Chierici. Nello stesso anno propose all’allora ministro Ruggiero Bonghi l’istituzione di un museo che illustrasse la preistoria del nostro Paese e nel 1876 fu inaugurato a Roma il Museo nazionale preistorico ed etnografico, diretto da Pigorini stesso. Si adoperò, inoltre, per la creazione della prima cattedra permanente di paletnologia in Italia che fu istituita nel 1877 e per 40 anni, fino al collocamento a riposo nel 1917, Pigorini coprì la carica di professore.

“Il Fondo Pigorini è un monumento di storia della scienza e della cultura – osserva Michele Cupitò, docente del dipartimento di Beni culturali di Padova e referente scientifico del progetto con Giovanni Leonardi –. Al suo interno è conservata la corrispondenza del fondatore della preistoria in Italia con i più grandi studiosi dell’epoca di archeologia preistorica, ma anche con geologi e naturalisti”. Tra questi John Lubbock, lo scienziato che introdusse il concetto di Neolitico, Gabriel de Mortillet, il maggiore paleoliticista di quei tempi, Ferdinand Keller, padre degli studi sulle palafitte svizzere, senza contare le moltissime lettere inviategli da Pellegrino Strobel. Con lui negli anni Sessanta Pigorini aveva iniziato una fruttuosa collaborazione e avviato i primi scavi nelle terramare, villaggi fortificati dell’età del bronzo, che sarebbero rimaste al centro dei suoi interessi per tutta la sua carriera.

“Si tratta – continua Cupitò – dell’unico archivio storico in Italia, di ambito archeologico, consultabile on line. Un bene storico inestimabile che consente di ricostruire la nascita e lo sviluppo della preistoria italiana, ma non solo: nelle lettere, a seconda dei diversi corrispondenti, vengono affrontate le tematiche più diverse, dalla politica dell’Italia post-unitaria, alla politica culturale, ai rapporti con il Ministero”. 

Monica Panetto