Università e scuola

Studenti all'opera nel laboratorio di legatoria dell'Istituto Fusinato (da Bollettino del centro didattico, anno II, 5 febbraio 1942)

Università e scuola

Sui banchi di scuola, tra fascismo e Resistenza

12 febbraio 2018

Circolari, carte d’ufficio, appunti personali e annotazioni, ritagli di giornale, manifesti conservati negli archivi delle scuole superiori di Padova sono al centro di un lavoro di ricerca che coinvolge l’università. Un’indagine di storia cittadina - condotta da Giulia Simone, ricercatrice e storica padovana, e Fabio Targhetta, ricercatore di Storia della pedagogia al dipartimento di Filosofia, sociologia, pedagogia e psicologia applicata dell’università di Padova - svela il passato di cinque istituti scolastici cittadini nel periodo che va dal 1938 alla fine della guerra. Lo studio ha coinvolto il liceo classico Tito Livio, le cui origini risalgono all’età napoleonica, il liceo delle scienze umane Amedeo di Savoia Duca D’Aosta e l’istituto di istruzione superiore Pietro Scalcerle, scuole nate nella seconda metà dell’Ottocento, l’istituto tecnico commerciale Pier Fortunato Calvi (frequentato anche da un giovane Giorgio Perlasca) e il liceo scientifico, scienze applicate, linguistico Ippolito Nievo (primo liceo scientifico di Padova), fondati negli anni Venti del Novecento, contestualmente alla presa del potere da parte del fascismo. Cosa accadeva, dunque, nelle scuole padovane negli anni in cui la riforma Gentile del 1923 restava il punto di riferimento normativo e il fascismo entrava prepotentemente in aula?

La sala delle macchine dell'Istituto "Calvi" (da R. Istituto Tecnico commerciale P.F. Calvi - Padova, Tipografia Antoniana, 1940

Avviata con obiettivi di ricognizione delle fonti archivistiche novecentesche degli istituti, a partire dalla promulgazione delle leggi razziali, l’indagine di Simone e Targhetta è cresciuta nel tempo, arricchendosi di documenti e storie di studenti, docenti e presidi, fino a diventare il libro Sui banchi di scuola tra fascismo e Resistenza. Gli archivi scolastici padovani (1938-1945), edito da Padova University Press. “Ogni archivio è frutto di una storia a sé: ci sono scuole come il Duca D’Aosta, il Tito Livio e lo Scalcerle che posseggono un archivio quasi del tutto completo, fruibile e in ottimo stato di conservazione, il Duca D’Aosta e lo Scalcerle offrono anche come supporto un inventario storico del materiale archivistico – scrivono i due autori -. Decisamente più lacunoso, specie per gli anni coperti dalla ricerca, si è rivelato essere il deposito documentario del Calvi e del Nievo, per queste scuole si è fatto maggiormente ricorso a fonti differenti: ricostruzioni storiche dei due istituti, documentazione conservata presso l’archivio generale del comune di Padova”.

 

Studenti del liceo Tito Livio impegnati nei lavori agricoli (da annuario del R. Liceo-Ginnasio Tito Livio in Padova, gennaio-dicembre 1939, Anno XVII-XVIIII E.F., Padova, Tip. del Messaggero di Sant'Antonio, 1940

La propaganda, le leggi razziali e poi gli anni del conflitto: quanto fu pervasiva l’opera di fascistizzazione della scuola superiore? Il libro ripercorre anni di grandi e dolorose trasformazioni: dall’abolizione del “lei” a favore del “voi” (così, dal 1938, gli studenti devono rivolgersi agli insegnanti) alle bonifiche razziali di uomini (con la campagna antisemita lanciata dal regime molti docenti e studenti “di razza ebraica” vengono allontanati dalle scuole: il Provvedimento per la difesa della razza nella scuola è del settembre 1938) e libri di testo. Al Tito Livio, “il preside Dal Zotto, impegnato in questo controllo, pone al Provveditore un quesito cha ha del grottesco: Fra i vocabolari di latino consigliati avrei quello dei proff. Ramoni-Senigaglia. Essendo solo consigliato, il vocabolario può essere anche ammesso, senza sostituzione. Senigaglia è famiglia ebrea, oppure ebrea battezzata; e c’è la famiglia Senigaglia ariana. Di che razza sarà il collaboratore di Felice Ramorino? Con osservanza”. Al Tito Livio, come all’Istituto magistrale Fuà Fusinato (solo più tardi, Duca D’Aosta), “dai documenti d’archivio non traspare nessuna forma sentita di congedo nei confronti dei docenti e degli studenti espulsi. Nell’annuario del 1938, ci si limita ad annotare che alcuni docenti hanno ‘per disposizione di legge […] lasciato la scuola’”.

Comunicazioni del 4 ottobre 1938 del Provvidetorato in merito al "divisto d'adozione nelle scuole di libri di testo di autori di razza ebraica" (archivio Liceo Tito Livio)

In questo quadro di trasformazioni e imposizioni, ci si chiede: furono possibili ambiti di obiezione per insegnanti e presidi? L’adesione al regime del liceo Nievo viene contrastata da antifascisti come Adolfo Zamboni, docente di materie letterarie che aderisce alla Resistenza e, senza sosta né paura, invita gli studenti a sviluppare uno spirito critico e democratico: nel marzo 1944, Zamboni tiene un discorso “in occasione del 72esimo anniversario della morte di Giuseppe Mazzini, concluso con la preghiera elevata affinché Dio, che regge le sorti dei popoli, i martiri che si sono immolati per l’unità del Paese e gli artefici del riscatto nazionale diano la forza necessaria per restituire l’Italia agli italiani”. Il 16 dicembre 1943 Padova subisce la prima incursione aerea: tra le vittime ci sono anche due studenti del Tito Livio, Lina Meneghetti, figlia del farmacologo Egidio Meneghetti, che con Concetto Marchesi guida la Resistenza veneta e che in quel bombardamento perde anche la moglie, e Giuseppe Pagano. E questa non è certo l’unica storia di Resistenza legata al prestigioso liceo classico: “Il 29 giugno 1944 giunge infatti la notizia della morte di Mario Todesco, figlio del professor Venanzio, docente di lingua italiana, latina, greca e di storia e geografia nel ginnasio del Tito Livio. Lo stesso Mario, nel 1942, era diventato ordinario di materie letterarie presso il ginnasio, e contemporaneamente, in qualità di glottologo (si era laureato nel 1931 con Giacomo Devoto), era assistente volontario alla cattedra di Lingue e letterature slave all’università di Padova. Assieme al cugino Lodovico, laureando in medicina, è l’organizzatore delle prime formazioni partigiane sul Grappa; catturato dalla brigata nera Ettore Muti, per quattro mesi è tenuto nelle loro mani, resistendo alle torture senza fare nomi. È trucidato in pieno centro a Padova nella notte fra il 28 e 29 giugno 1944 e il suo corpo è abbandonato in via Emanuele Filiberto”. In suo nome, il liceo è stato insignito della medaglia d’oro al valor civile nel 2008 dal presidente della Repubblica dell’epoca Giorgio Napolitano, lui stesso diplomatosi al Tito Livio nel 1942. Oltre a quella di Todesco, altre storie partigiane hanno attraversato le aule del liceo classico e di altre scuole cittadine, vicende di uomini e donne di valore, esempi altissimi di coraggio.

Studentesse impegnate in lavori "donneschi" (da Bollettino del centro didattico, anno III, 6 marzo 1943)

Allo Scalcerle, una delle prime scuole secondarie femminili fondate in Italia, le pressioni fasciste si fanno sentire con prepotenza. L’obiettivo è chiaro: il fascismo vuole controllare ogni momento della vita sociale. Qui il materiale documentario è ricco: verbali del consiglio dei professori e circolari hanno permesso agli autori di “entrare in quel clima di imposizioni e violenze, anche psicologiche – scrive Targhetta -. In tal senso si devono interpretare le continue richieste all’istituto da parte di svariati enti e associazioni per sapere il nome di ciascun socio e la relativa data di iscrizione. Di particolare rilievo risultano le richieste alla direttrice da parte del Partito nazionale fascista, a partire dagli anni Trenta, per avere informazioni dettagliate sulle tessere di ogni docente”. Pressioni a cui si aggiungono, nelle scuole prese in esame, le esortazioni continue all’acquisto di libri, opuscoli, francobolli, calendari patriottici permeati di “vero spirito fascista”. All’Istituto magistrale Duca D’Aosta, per esempio, durante il consiglio del 14 maggio 1938, viene proposto di abbandonare la lettura de Le mie prigioni di Silvio Pellico per adottare invece il testo Combattere. Antologia della Guerra della Rivoluzione e dell’Impero di Domenico Lombrassa e Giorgio Vecchietti: “il volume che, come vi si scrive, raccoglie scritti moderni, ha l’obiettivo di essere un valido aiuto anche alle lezioni di storia, così da contestualizzare il nuovo ruolo imperiale dell’Italia mussoliniana”.

Al termine della guerra, gli anni di privazioni e regole feroci lasciano lentamente e faticosamente spazio a una speranza di futuro. Nel gennaio 1946, la nuova preside dello Scalcerle, Silvia Tarozzi, pronuncia un discorso che è la giusta conclusione di questo viaggio, un messaggio di speranza rivolto a insegnanti e studentesse. Tarozzi saluta i docenti, raccomandando loro “di riprendere l’attività rallentata e di aiutare le alunne a superare le durezze dei tempi, facendo sì che esse s’innalzino dalla visione della presente miseria alla certezza di tempi migliori".

Francesca Boccaletto