Scienza e ricerca

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La sordità si tratta in una “stanza” con suoni in 3D

12 gennaio 2018

All'età di 8 anni a Davide Santacolomba è stata diagnosticata una grave forma di ipoacusia neurosensoriale bilaterale congenita e da allora porta protesi acustiche. Proprio a quell'età stava scoprendo la sua passione e il suo talento: il pianoforte. Davide non riusciva a udire il registro acuto, sentiva solo mezzo pianoforte. Per esercitarsi, suonava solo nelle scale dei suoni gravi; una volta memorizzati i movimenti trasponeva la mano destra in una zona per lui buia e grazie a uno sforzo logico-attentivo e di memoria muscolare eseguiva il pezzo.

Il 4 marzo 2015 Davide ha conseguito il diploma accademico in pianoforte con il massimo dei voti al conservatorio “Vincenzo Bellini” di Palermo e dopo aver superato una severa selezione nell'aprile 2015 è stato ammesso al Master of art in music pedagogy del prestigioso conservatorio di Lugano, dove ha studiato con Anna Kravtchenko.

Nel novembre del 2013 Davide si è sottoposto all'intervento di impianto cocleare a Padova, seguito dal professor Alessandro Martini, direttore della clinica otorinolaringoiatrica del dipartimento di Neuroscienze.

Giovedì 11 gennaio era presente anche Davide all'inaugurazione del ViSpA (Visual-Spatial-Auditory) Lab, un laboratorio d'avanguardia che sfrutta il sistema AudGam pro e che permette di trattare pazienti affetti da disturbi dell'udito in un modo mai visto prima, poiché integra gli stimoli uditivi a quelli visivi e spaziali.

Solitamente le sedute riabilitative mirano a ripristinare la funzionalità uditiva in ambienti silenti, come le cabine per i test audiometrici; protesi e impianti cocleari sono dispositivi tecnologici avanzati, ma spesso i pazienti riferiscono difficoltà che sono difficili da analizzare in un contesto ospedaliero con i mezzi finora a disposizione. Il ViSpA Lab invece è oggi in grado di riprodurre ambienti complessi come classi scolastiche, palestre, uffici, ristoranti, ovvero quegli ambienti ricchi di stimoli sonori in cui il soggetto si trova immerso nella realtà quotidiana. “Abbiamo a disposizione un cubo magico” ha riferito Martini. Si tratta infatti di un impianto di 8 casse acustiche sistemate su una struttura cubica a traliccio modulare, al centro della quale viene seduto il paziente. Come illustrato da Mattia Zaninoni, GN Hearing Italia, il software che comanda l'impianto, con il supporto del toolkit 3D Tune-in che si avvale di una libreria informatica per gestire la spazializzazione del suono, consente la virtualizzazione degli ambienti sonori in tre dimensioni, producendo attorno al soggetto una sfera sonora (configurazione ambisonica) che consente di localizzare i suoni sia sul piano orizzontale sia su quello verticale. Di fronte al paziente è collocato un monitor sul quale viene visualizzato l'ambiente (una classe ad esempio) e le fonti sonore vengono segnalate con dei puntini luminosi. Manovrando il software è possibile modificare l'ambiente sonoro simulando il movimento del soggetto al suo interno: alla lavagna parla l'insegnante, dal banco dietro il compagno sfoglia le pagine di un libro, fuori in cortile i bambini giocano durante la ricreazione, dal corridoio arriva lo squillo della campanella.

Con questo strumento è possibile effettuare test audiometrici innovativi in diversi ambienti e creare un profilo paziente che ne valuti le performance in contesti diversi (capacità di localizzare i suoni, discriminazione del parlato, discriminazione del parlato e del rumore, soglia di fastidio e soglia di minima udibilità) e che monitori i progressi durante le varie sessioni.

Così come usiamo due occhi per la visione, occorrono due orecchie per assegnare ai suoni una posizione nello spazio. “Occorre lo stimolo binaurale (l'ascolto con due orecchie, Ndr) per sviluppare correttamente la percezione del mondo esterno – ha spiegato Martini - e questo laboratorio servirà anche a studiare, nei soggetti che sono stati impiantati o che hanno le protesi, come ciò avviene, in modo da poter sviluppare strategie riabilitative specifiche. E non solo nei bambini, anche nell'anziano, nel quale il rapporto tra udito e spazialità è fondamentale. È noto che se non sentiamo bene abbiamo ad esempio più probabilità di cadute”.

Il ViSpA Lab è il frutto di un progetto di ricerca finanziato dal programma europeo Horizon 2020 che vede la collaborazione internazionale di numerosi partner, tra cui l'Imperial College di Londra, l'università di Nottingham, la De Montfort university di Leicester, l'università di Malaga, e partner privati come NG Hearing. Il ViSpA Lab, con un valore che si aggira intorno ai 2 milioni di euro. È arrivato a Padova per l'ineguagliabile esperienza che l'università può mettere a disposizione: dal 2010 ha eseguito circa mille impianti cocleari, ponendosi ai vertici nazionali e internazionali per il trattamento della sordità. “Sono interventi che possono cambiare la vita di una persona. Potremmo accontentarci dei risultati ottenuti, invece vogliamo sempre il miglior risultato possibile” ha detto Luciano Flor, direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Padova. “Si tratta di un risultato anche di grande prestigio” gli ha fatto eco Daniele Donato, direttore sanitario dell'azienda ospedaliera.

E la soddisfazione sarà ancora più grande quando vedremo i progressi di Davide Santacolomba, che oggi ha intrapreso la carriera di musicista professionista. “Innanzitutto mi sento una persona più sicura, conduco una vita normale. Grazie al lavoro che ho fatto e grazie all'impianto ora sono anche concertista”.

Francesco Suman