Università e scuola

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Sigismondo Polcastro e la famiglia di matematici più grande del mondo

2 settembre 2016

Tutti i matematici che oggi lavorano nel mondo discendono da sole 84 famiglie accademiche, con un capofamiglia riconosciuto. Tre su quattro (il 77%, per la precisione) discendono da sole 24 famiglie accademiche. E la famiglia più rilevante è quella che discende da un medico dell’università di Padova: Sigismondo Polcastro (1384-1473). Il nostro vanta ben 56.387 discendenti: pari al 30% del totale. Segue molto distanziata la famiglia del russo Ivan Petrovich Dolbnya (1853-1912), con 18.968 discendenti. Terza è la famiglia di un matematico francese molto noto, Jean Le Rond d’Alembert (1717-1783), protagonista del secolo dei Lumi e padre insieme a Denis Diderot dell’Encyclopédie. Segue poi la famiglia di un altro grande e famosissimo matematico e filosofo tedesco, Gottfried Leibniz (1646-1716), che conta 10.039 membri. In quinta posizione, infine, la famiglia che discende dall’inglese Henry Bracken (1697-1764) con 8.178 membri. Altri 19 fondatori, poi, vantano discepoli ai nostri giorni nel numero complessivo di 33.382.

Questa ricostruzione della storia della matematica è frutto del Mathematics Genealogy Project (MGP) realizzato dall’italiana Floriana Gargiulo, in forze all’università di Namur, in Belgio, e da un gruppo di suoi collaboratori, i cui risultati sono stati pubblicati ad agosto sulla rivista EPJ Data Science.

Diciamo subito che quelli presi in esame non sono l’universo intero dei matematici viventi oggi sul pianeta Terra, ma un grosso gruppo costituito da 186.505 studiosi concentrati soprattutto negli Stati Uniti e in Europa. La genealogia di ciascuno è stata realizzata, grazie a un database piuttosto corposo, risalendo nel tempo lungo la catena studente-maestro. Di queste catene ne sono state individuate un numero tutto sommato esiguo: 84. Ma le principali, sono 24. Che riportano ad altrettanti padri fondatori.

Certo, il campione esaminato non è del tutto rappresentativo. Tuttavia è piuttosto cospicuo. E può sembrare strano che ben oltre la metà (il 58%) appartenga a solo cinque famiglie, tutte europee. Ma chi conosce un po’ la storia moderna sa che la scienza attuale è l’estensione a scala mondiale della scienza europea nata (ma bisognerebbe dire rinata, dopo la grande crisi del XIV secolo) col Rinascimento italiano. Le catene genealogiche ricostruite da Floriana Gargiulo e dai suoi collaboratori non sono altro che una testimonianza di questa storia.

Un po’ più sorprendente – ma solo per chi non conosce a fondo la storia della matematica e/o dell’università di Padova – è che la famiglia più estesa al mondo di matematici faccia capo a Sigismondo Polcastro da Vicenza. Che matematico non era e che dai matematici è poco considerato. Non solo la sua non è tra le biografie dei grandi matematici tratteggiate da Eric T. Bell, ma il suo nome non viene citato nelle loro monumentali opere da due grandi storici della matematica come Carl Boyer e Morris Kline. Persino l’edizione italiana di Wikipedia non lo cita, mentre ne trovate una timida traccia nell’edizione inglese della grande enciclopedia digitale collettiva.

Per saperne di più dovente andare sulla Treccani e leggere il ritratto che ne fa Francesco Bottaro. Vi apprendiamo che Sigismondo è stato un uomo molto ricco, ma anche molto colto. Si è laureato a Padova nel 1412 in arti e, a partire dal 1422 ha insegnato per cinque anni filosofia naturale. Intanto, nel 1424 si è laureato in medicina, il che gli ha consentito di diventare docente prima straordinario poi ordinario di medicina teoria, con congruo stipendio.  Tra le sue numerose opere, tutte riguardano la scienza medica.   

Com’è allora che questo personaggio noto agli storici della medicina ma del tutto ignoto a quelli della matematica risulta il padre fondatore della più grande famiglia di matematici al mondo?

I motivi sono quattro e anche piuttosto semplici da spiegare. Prima come filosofo naturale e poi come docente di medicina teorica, Sigismondo Polcastro conosceva e insegnava la matematica, sia pure quella piuttosto elementare che dovevano apprendere i medici. Padova era in assoluto allora tra le più importanti università d’Europa e tra le primissime per la disciplina medica. Molti giovani venivano da tutt’Italia e da tutta Europa ad apprendere presso lo Studium patavino. E Polcastro era, infine, un ottimo e ammirato maestro, richiesto da diverse università europee. La sua fama ha attratto molti allievi a Padova. È normale che molti tra questi allievi, disseminandosi per tutto il continente, abbiano immediatamente esteso l’albero didattico che ha in Sigismondo la radice e il tronco. Anche perché è proprio in quegli anni che, a partire dall’Italia, vengono riscoperti e studiati i classici della matematica ellenistica e islamica e gli Europei iniziano a produrre “nuova matematica”.

Che poi gli storici della matematica non conoscano Sigismondo Polcastro, non è strano. Lui è stato un grande maestro, non un matematico creativo. La due dimensioni possono essere indipendenti tra loro. Isaac Newton, per esempio, è stato un filosofo naturale (un fisico) capace di creare nuova matematica (il calcolo differenziale, per esempio) ma non è stato un grande maestro. Il calcolo differenziale si è sviluppato soprattutto lungo la catena  maestro-allievo di Leibniz. Può dunque succedere ai grandi maestri che hanno passato la loro vita a seminare di essere dimenticati. Salvo poi scoprire che la loro influenza è inestimabile.

Da ciò segue una modesta proposta rivolta a coloro che elaborano i modelli per stilare la classifica delle migliori università al mondo. Si potrebbe (si dovrebbe) tener conto anche delle catene genealogiche e dei semi lanciati nel corso del tempo, con germogli che nascono oggi rigogliosi lontani dalle mani sapienti del seminatore.

Pietro Greco