Cultura

Rosalind Elsie Franklin in un laboratorio di Londra

Rosalind Franklin in un laboratorio di Londra

Cultura

Sei donne che hanno cambiato il mondo

16 aprile 2018

Marie Curie, Lise Meitner, Emmy Noether, Rosalind Franklin, Hedy Lamarr e Mileva Marić. Sono le grandi scienziate della fisica del XX secolo, nate tutte nell’arco di cinquant’anni, menti geniali e libere, instancabili studiose che hanno operato negli anni cruciali del Novecento, tra guerre e grandi scoperte scientifiche. Dall’infanzia all’età adulta, attraversando sfide e trasformazioni, fino a raggiungere risultati e successi; le loro vite sono state raccolte e raccontate nel libro finalista del Premio letterario Galileo 2018 per la divulgazione scientifica Sei donne che hanno cambiato il mondo (Bollati Boringhieri) scritto dalla fisica e giornalista Gabriella Greison. Sono scienziate pioniere che hanno dovuto lottare contro i pregiudizi e sfuggire persino alle persecuzioni, “ciascuna, inserita nel proprio ambiente e nel proprio paese, è stata a suo modo paladina di valori e di ideali - scrive Greison -. Sono loro le mie eroine di oggi, quelle che hanno preso il posto delle eroine dei fumetti, dei cartoni e delle serie televisive che i nerd di tutte le generazioni ancora frequentano. Sei stelle luminose nel buio del secolo breve. La loro luce si è spenta, com’è destino tra gli esseri umani. Ma la loro traccia è indelebile, lungo il cammino del progresso, non solo scientifico, dell’umanità”. Prima di approfondire le storie scelte, l’autrice propone al lettore assaggi di altre esistenze eccezionali, come quella della matematica e filosofa Ipazia, figlia di Teone. Vissuta ad Alessandria d’Egitto, tra il 370 e il 415, al tempo dell’imperatore d’Oriente Arcadio e del figlio Teodosio II, di lei così scrisse Socrate Scolastico (380-450): “Ottenne tali successi nelle letteratura e nella scienza da superare di gran lunga tutti i filosofi del suo tempo. Provenendo dalla scuola di Platone e di Plotino, lei spiegò i principi della filosofia ai suoi uditori, molti dei quali venivano da lontano per ascoltare le sue lezioni”. Ipazia formulò ipotesi sul movimento della Terra e, con buona probabilità, cercò di superare la teoria tolemaica, inventò l’astrolabio, il planisfero e l’idroscopio, strumento con cui si può misurare il diverso peso specifico dei liquidi. Fu uccisa da un gruppo di fanatici cristiani, che la fecero a pezzi e le diedero fuoco. Oggi resta un modello di intelligenza e coraggio. Facendo un salto in avanti, l’elenco delle donne nella scienza continua, anticipa e si sovrappone ai grandi esempi scelti dall’autrice per il suo approfondimento: Maria Gaetana Agnesi (1718-1831), per esempio, fu la prima donna in Italia a essere chiamata a ricoprire una cattedra, all’Università di Bologna, e Sophie Germain (1776-1831) fu un’esperta riconosciuta di teoria dei numeri e di fisica. E ancora, Maria Goeppert-Mayer (1906-1972) venne premiata con il Nobel per la fisica nel 1963, per la teoria sui numeri magici che determinano la stabilità degli atomi, e Beatrice Tinsley (1941-1981) studiò l’evoluzione chimica della galassia.

“Tutte le storie che hanno a che fare con la fisica sono straordinarie perché parlano di qualcosa, un’idea, un’invenzione, che prima non c’era e poi c’è – spiega l’autrice - e quando l’idea è davvero grande cambia per sempre la vita del mondo e il futuro delle persone”. Sei capitoli per sei donne, un racconto per ognuna di loro, accompagnato da una canzone: la vita di Marie Curie (1867-1934) viene svelata partendo da My way, nella versione dei Sex Pistols, quella di Lise Meitner (1878-1968) con I started a joke dei Bee Gees, per Emmy Noether (1882-1935) ci sono gli Air con Easy going woman e per Rosalind Franklin (1920-1958) Unfinished sympathy dei Massive Attack, Starway to heaven dei Led Zeppelin è la traccia scelta per raccontare in musica la scienziata e diva di Hollywood Hedy Lamarr (1914-2000): “There’s a lady who’s sure. All that glitters is gold. And she’s buying a stairway to heaven”. Infine, il racconto di Mileva Marić (1875-1948) è affidato a Le poinçonneur des Lilas di Serge Gainsbourg. Leggendo questo libro, viene da chiedersi: cosa si intende esattamente per divulgazione scientifica? In queste pagine troviamo senza dubbio la scienza ma, prima di tutto, troviamo la vita, o meglio le vite di chi si è occupato di scienza. Qui la divulgazione scientifica incontra felicemente la letteratura e accompagna il lettore alla scoperta di avventure uniche, di donne disposte a combattere contro i pregiudizi di genere e ogni tipo di difficoltà, icone della scienza novecentesca che hanno davvero cambiato il mondo con i loro studi sulla radioattività, sulla fissione nucleare o sulle moderne comunicazioni senza fili. Eppure di strada deve esserne fatta ancora, a tal proposito Greison cita uno studio svedese pubblicato sulla rivista Nature che spiega come, per ottenere una promozione per un ruolo di pari livello, una ricercatrice debba dimostrare d’essere due volte e mezza più brava di un uomo. Parlando di fisica, “un uomo sceglie sempre un altro uomo, il mondo tecnico-scientifico è la loro ultima roccaforte”, e sulla questione del merito e delle giuste opportunità, aggiunge: “Malgrado i grandi progressi fatti dalle donne, ci sono ancora notevoli disparità nel mondo del lavoro, della politica”.

In un freddo pomeriggio parigino, Greison incontra la nipote di Marie Curie: Hélène Langevin-Joliot è docente di fisica nucleare all’università di Parigi e, in qualità di presidente dell’Accademia polacca delle scienze, è da tempo impegnata nella battaglia per la parità di genere nei laboratori. “Le donne hanno fatto molti progressi da quando Marie Curie ha portato avanti la sua battaglia, ma c’è spazio per ulteriori miglioramenti – precisa Langevin-Joliot – A livello di ricerca in tutto il mondo, le donne costituiscono circa il 30 per cento degli scienziati, divise tra le diverse discipline. Questa percentuale si riduce quando si passa ad analizzare posizioni di prestigio o di comando […] Alle conferenze dove sono invitata posso dire che la presenza di donne è molto elevata, e questo non fa altro che portare onore al nome di Marie Curie. Lei, prima di tutte, ha combattuto con dignità e grande forza per ottenere questa strepitosa conquista. Andiamo avanti in questo senso, non ci fermiamo. Ricordiamoci sempre, in ogni azione quotidiana, le parole che diceva sempre Marie, ogni volta con grande stupore: ‘La fisica è una cosa bellissima’. Se sente qualcuno della nuova generazione dire una frase del genere, me lo faccia sapere”.

Francesca Boccaletto