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La "Secessione" a Rovigo racconta Monaco, Vienna, Praga e Roma

Fino al 21 gennaio a Rovigo la mostra “Secessione. Monaco Vienna Praga Roma. L’onda della modernità” propone per la prima volta un panorama complessivo delle vicende storico-artistiche dei quattro principali centri in cui si svilupparono le Secessioni. Differenze, affinità e tangenze dei diversi linguaggi espressivi nel primo vero scambio culturale europeo sfociarono in esiti modernisti della secessione monacense, il trionfo del decorativismo della secessione viennese, il visionario espressionismo del gruppo Sursum praghese fino al crocevia romano alla ricerca di una via altra e diversa.

A sinistra: Carl Strathmann, Maria, 1897, Weimar, Kunstsammlung

A cura di Chiara Mezzalira

heine, die blumen
tre pitture monaco
klimt
la fortuna del caso
  secessione romana

 


Scandita per sezioni tematiche dedicate alle singole città europee, la mostra si apre, cronologicamente, con la Secessione di Monaco. Il focus di questa sezione è incentrato principalmente su gruppi di opere prodotte tra il 1898 e il 1910.

 

Nel 1892, al suo esordio, il movimento non presentava una fisionomia ben definita e specifica; presto avrebbe però assunto quel taglio modernista poi definito Jugendstil, titolo derivato dalla rivista "Jugend" che ospitò le illustrazioni della giovane bohème monacense e non solo, arrivando ad includere nel corso degli anni anche artisti italiani.

Al movimento aderirono Franz von Stuck, Anders Zorn, Max Klinger, Max Liebermann, Ludwig von Hofmann, Thomas Theodor Heine.



A destra:
Thomas Theodor Heine, Die Blumen des Bösen, 1895 [I fiori del male]. Prague, Akademie výtvarnýchumění v Praze

La Secessione di Vienna si formò nel 1897 e rappresentò, sin dal suo esordio, l’evoluzione e il superamento di tutte le formule allora esistenti, incluso il simbolismo.

Sostenuto dallo scrittore Ludwig Hevesi e dal pittore Gustav Klimt, al volgere del secolo il movimento iniziò a rappresentare con i suoi compiacimenti astratto-razionalisti e bizantineggianti una visione diversa dell’arte rispetto al Modernismo europeo, estendendo la sua influenza, come la consorella monacense, verso l’area italiana e slava.

 

"A Vienna la bellezza per eccellenza erano la femminilità, come nella Nuda Veritas di Klimt avvolta da ori trionfanti, da lapislazzuli, la geometria volta all’idea decorativa, i panneggiamenti erano fregi gemmati e il folle lusso di “Ver Sacrum”, sacro come le primavere colonizzatrici latine, trovava la sua corrispondenza nelle cupole dorate del Tempio dell’Arte di Olbricht" spiega il curatore della mostra, Francesco Parisi.

 

A sinistra, due opere di Gustav Klimt, entrambe appartenenti alla Klimt Foundation, Wien: Amiche I (Le sorelle), 1907; Manifesto per la prima mostra della Secessione Viennese (26.03.1898-­‐20.06.1898), 1898


La Secessione di Praga prese forma in una serie di gruppi di artisti più o meno organizzati, che a partire dal 1890 si ritrovarono a manifestare le loro idee in aperto contrasto con l’arte ufficiale boema.
Tra i primi movimenti modernisti sicuramente il ruolo di apripista lo ebbe il gruppo Manes, sorto singolarmente nell’accademia di Monaco, ma presto trasferitosi a Praga nel tentativo di riformare l’arte nazionale ceca. Attorno al 1910 si formò invece il più celebre gruppo Sursum, che manteneva al suo interno diverse anime, da quella più espressionista e Nabis di Josef Vachal a quella più finemente tardo simbolista di Frantisek Kobliha fino allo scultore Frantisek Bilek.

A sinistra: Josef Váchal, La fortuna del Caso, 1908. Praga, National Museum of Literature


A differenza delle secessioni europee, che mostravano tutte una predisposizione all’estetica simbolista, la Secessione di Roma (1913-1916) aveva una formula diversa, quella dell’esposizione libera e “giovane” che permetteva al suo interno, seppur con alcune limitazioni, lo svilupparsi di linguaggi differenti.
Ben distinta dalle avanguardie futuriste la Secessione romana era legata piuttosto a criteri che appartenevano ancora ad un ambito di “aristocrazia dell’arte” che ne limitava le sperimentazioni più ardite, ma altresì aperta a suggestioni internazionali: la Prima Esposizione Internazionale della Secessione fu l’occasione per vedere in mostra per la prima volta opere di Matisse e dei post-impressionisti, mentre l’anno successivo, alla II Esposizione, accanto a Cézanne e Matisse, furono presenti Klimt e Schiele.

In basso da sinistra: Giuseppe Biasi, Mattino in un villaggio sardo, 1912; Giudo Cadorin, Chimono, 1914; Lorenzo Viani, La cieca, 1913.


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