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Foto: Reuters/Stefano Rellandini

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Saranno i migranti a salvare l'Europa

2 agosto 2017

Nel clima corrente di paura del migrante in cui si sentono troppo spesso frasi come “arrivano a frotte a rubarci il lavoro”, "a minare la sicurezza interna”, "a rimpinguare la manovalanza” e di corsa alla chiusura delle frontiere, giungono totalmente inattese alcune voci che affermano esattamente il contrario: l’Occidente non ha bisogno di meno migranti, ma, al contrario, di un numero maggiore. Sarebbe una questione di cifre, di popolazione e di ricchezza, secondo studiosi come Bryan Caplan, Vipul Naik, Michael Clemens, ma anche secondo i dati Eurostat più recenti, che confermerebbero che le migrazioni, se i confini venissero aperti, non solo potrebbero contrastare la tendenza al collasso della demografia europea ma potrebbero anche rendere il mondo più ricco di ben 78 migliaia di miliardi di dollari.

L’apertura dei confini, che – come suggerisce l’Economist – non si deve intendere come dissoluzione dello Stato nazione stesso, ma letta in chiave mondiale, in un quadro generale di distribuzione delle ricchezze. Ad oggi 1,4 miliardi di persone vivono in Paesi considerati ricchi e 6 miliardi in Paesi non molto ricchi. Inoltre, secondo le stime della società americana di ricerca socio-demografica Gallup il 13% della popolazione mondiale (circa 630 milioni di persone) se potesse, migrerebbe in modo permanente e un numero ancora maggiore lo farebbe temporaneamente. Pur considerando la marginalità d’errore di ogni sondaggio, il flusso di persone sarebbe molto vasto e causerebbe un impatto imprevedibile negli Stati d’arrivo.

Le paure che l’ipotesi di una migrazione di massa porta con sé sono tante e si concentrano in particolare sul terrore di essere schiacciati da questa marea umana, o sulla paura che questi immigrati vadano ad occupare il nostro spazio, a “rubare” il nostrolavoro, a “rappresentare” il nostrogoverno. Ma alcuni luoghi comuni (sfruttati ampiamente dal populismo) vanno sfatati.

Lo scorso anno, secondo Eurostat, la sola causa di aumento della popolazione in Europa è stata l’immigrazione; dopo decenni di calo delle nascite, il numero di morti e di nati si è attestato, uguale, per entrambi i valori a 1,5 milioni di persone, mentre addirittura in 13 dei 28 Paesi membri, il tasso di mortalità avrebbe superato quello di natalità. Non solo. L’indice di crescita della popolazione europea è talmente basso che il Paese più popolato, la Germania, si attesta solo come sedicesimo nelle classifiche mondiali e, ad assicurarne ancora la crescita, è appunto quel largo afflusso misto di immigrati e rifugiati.

Nel 2050, prevede Eurostat, solamente Irlanda, Francia, Norvegia e Gran Bretagna vedranno la loro popolazione crescere senza l’apporto dell’immigrazione; Italia e Germania, invece, subiranno un calo della crescita pari rispettivamente al 16% e 18%; per i Paesi dell’est Europa invece, dove è già forte il fenomeno dell’emigrazione, le prospettive sono ancora più cupe.

Una soluzione al problema è indubbiamente auspicata e quella di incentivare l’arrivo di migranti potrebbe essere una di queste (e particolarmente vantaggiosa). Secondo diversi studi, in paesi ricchi dove vi siano strumenti più avanzati e in generale un sistema economico e lavorativo stabile e strutturato secondo la legge, i lavoratori provenienti da paesi poveri diventano molto più produttivi venendo così sottratti anche all’influenza di gruppi e milizie radicali. Gli immigrati, inoltre, sarebbero più propensi a portare idee innovative e a dare avvio a un proprio business, sarebbero meno dispendiosi in termini di risorse pubbliche e, se non qualificati, si occuperebbero anche dei lavori più umili, permettendo alla popolazione locale di dedicarsi a lavori più remunerativi.

Una migrazione di massa potrebbe anche risolvere il problema dell’affollamento mondiale, poiché il tasso di fertilità tende ad adeguarsi a quello del Paese d’origine e, a diminuire, potrebbe essere anche il rischio di terrorismo, come dimostra uno studio sull’immigrazione condotto in 145 paesi tra il 1970 e il 2000 dall’università di Warwick. Secondo questa ricerca, infatti, la minaccia terroristica viene ridotta dai flussi migratori, principalmente grazie all’incentivazione dell’economia che il fenomeno porta con sé.

Certamente i rischi di un’apertura totale dei confini sono molti e vari, ma il discrimine principale sta forse nella regolarizzazione. I migranti sono essenzialmente esclusi dai paesi ricchi, per raggiungerli pagano cifre esorbitanti (centinaia di dollari) in un sistema consolidato di tratta degli esseri umani e contrabbando, vi entrano (se giungono vivi) da irregolari e come talimolto spesso - vi lavorano, senza diritti e alternative legali. Suggerisce Caplan: “Se comunque, nonostante le condizioni disumane, continuano a venire, perché non integrarli a vantaggio dei nativi?” Lo spunto, per quanto discriminatorio, non è da accantonare nella sua totalità; sta a ‘tutti noi’ permettere loro di inserirsi regolarmente nel Paese in cui giungono e sta a ‘tutti noi’ definire cosa significhi il termine ‘regolarmente’. Senza contare l'obbligo morale di accogliere chi fugge da guerre e carestie.

Emma Zanini