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Premio Rita Levi Montalcini a Maria Elena Martino di Unipd

9 maggio 2018

Il Programma Rita Levi Montalcini rappresenta una delle principali iniziative del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca per consentire ai giovani ricercatori che lavorano all’estero di poter venire in Italia ed essere chiamati da una Università statale per svolgere la propria attività di ricerca. Annualmente vengono riservate specifiche risorse del FFO (mediamente 5 milioni di euro) per un bando di selezione nazionale che consente a circa 24 giovani ricercatori di presentare un progetto di ricerca e indicare un elenco di università in cui vorrebbero sviluppare tale progetto. I requisiti per partecipare alla selezione prevedono il possesso del titolo di dottore di ricerca da non più di 6 anni e da non meno di 3 anni e l’essere impegnati in attività all’estero in una università o in un centro di ricerca da almeno 3 anni. Una commissione ministeriale procede poi a valutare le candidature. In base ai risultati della valutazione, i vincitori vengono chiamati e l’Università indicata dal vincitore è finanziata direttamente dal Ministero per attivare un contratto triennale di ricercatore ai sensi dell’articolo 24, comma 3, lettera b) della Legge 240 del 2010. Il finanziamento ministeriale prevede altresì una somma aggiuntiva al costo del contratto per finanziare lo svolgimento del progetto di ricerca. A seguito del conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale, il titolare del contratto, alla scadenza dello stesso, è inquadrato nel ruolo di professore associato.

Maria Elena Martino del dipartimento di Biomedicina comparata e alimentazione (BCA) dell’università di Padova è una dei 24 vincitori del Premio Giovani Ricercatori “Rita Levi Montalcini”.

Maria Elena Martino si è occupata dello studio delle relazioni tra microbiota intestinale e organismo ospite, come le comunità batteriche influenzano la fisiologia animale. Martino, nata a Polistena (RC) il 5/5/1986, ha ricevuto la laurea in Biotecnologie per l’alimentazione all’università degli Studi di Padova, seguita dal titolo di dottore di ricerca in Scienze veterinarie. Successivamente ha lavorato per quattro anni come ricercatrice post-dottorato all’Istituto di Genomica Funzionale (IGFL) di Lione (Francia). I suoi interessi riguardano lo studio dell’evoluzione batterica, e in particolare l’analisi dei meccanismi secondo cui il microbiota intestinale influenza la salute animale e umana.